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La coppia sottomessa – A letto con la suocera

By 5 Marzo 2026No Comments

Le vicende che vi sto narrando risalgono a parecchi anni fa, un tempo in cui io e Laura eravamo persone diverse, molto più giovani, inesperte, forse anche piuttosto ingenue. Io sicuramente lo ero. Negli anni mi sono chiesto come tutto ciò sia potuto succedere, ed in particolare come io abbia potuto permetterlo, accettarlo. Vedevo mia moglie sprofondare nell’abisso della perversione, alla costante ricerca di una nuova esperienza, di nuove sensazioni, emozioni sempre più estreme. Mia moglie era fuori controllo, senza dubbio, ma il suo comportamento non era irrazionale, bensì derivante da fattori precisi e dal suo vissuto, che spero vi saranno più chiari nel seguito del nostro racconto.

Dopo la pazzesca notte al cinema trascorremmo diversi giorni di relativa calma. Maria si era dovuta assentare per motivi personali, io ero in ferie ma non avevamo programmato alcuna vacanza, così passavamo la maggior parte del tempo a casa, io a fare lavoretti o a leggere, mia moglie a prendere il sole in giardino (sempre completamente nuda, oramai era la nuova norma e quasi non ci facevo più caso). A volte uscivamo a fare delle passeggiate, a fare le spesa, insomma ci comportavamo come una coppia quasi normale.

Quel periodo venne bruscamente interrotto una mattina da una telefonata. Era mia suocera, avvertiva Laura che il padre era ricoverato in ospedale a causa di un lieve malore, ed era tenuto in osservazione per dei controlli e degli esami. Mia moglie avviso’ Maria, che era ancora via a causa del suo impegno, e ci preparammo per raggiungere al più presto i miei suoceri.
Laura indossò il vestito più sobrio che le era rimasto, ma le due giovani zingare le avevano buttato via praticamente tutto, e così si ritrovò comunque in minigonna ed una camicetta in seta bianca. Non proprio l’abbigliamento più appropriato ma sarebbe passato senza dare scandalo, vista la stagione e quelle giornate di grande caldo.

Partimmo appena pronti, e nel primo pomeriggio eravamo già dai suoi. Laura abbracciò la madre, che provò a tranquillizzarla. Il padre aveva avuto un calo di pressione, era caduto ma gli accertamenti non avevano rivelato fratture, solo ematomi e qualche graffio, ma i dottori avevano comunque voluto trattenerlo in ospedale visto lo stato di shock, per sincerarsi che non ci fosse nulla di più serio. Laura disse che voleva andare a trovarlo, la madre acconsentì, l’ora delle visite era fino alle 4 e al padre avrebbe fatto piacere rivederla.

“Mettiti questi però, non puoi presentarti in ospedale vestita in questo stato.”

Le passò dei fuseaux, che però a Laura stavano molto aderenti, non mi parve che il cambio avesse migliorato granché il contegno di mia moglie ma così almeno non aveva le cosce in mostra.
La visita fu veloce ma sufficiente a tranquillizzare mia moglie. Tornammo a casa dei suoi e venne deciso che saremmo rimasti lì a cena e poi anche la notte, sua madre non voleva che ci mettessimo in strada col buio. La serata passò senza che sua madre mi rivolgesse la parola. Su sua richiesta Laura andò a dormire con lei, nel lettone, mentre io avrei dormito da solo nella camera degli ospiti.

Non riuscivo a prendere sonno, e così mi alzai per un bicchiere d’acqua. Passai davanti alla loro stanza, le sentii parlare fitto, mi fermai ad ascoltare. Mia suocera le chiedeva come era potuta cadere così in basso, la incalzava con mille domande, voleva sapere. Laura alla fine cedette, e si mise a raccontare, mentre la madre ora ascoltava in silenzio Alla fine disse, “Lo sapevo, avevo ragione, è tutta colpa del cornuto! Con quanti uomini hai scopato?”

Sua figlia non rispose.

“Sei veramente una troia, vergognati! Ho una figlia cagna, mi vergogno di me stessa! Cosa abbiamo sbagliato con te? Ma ti avevo avvisato più volte che il cornuto non era adatto a te, meritavi molto meglio!”

“Mamma… io sto provando emozioni fortissime, con lui non ho mai provato niente di simile…”

“Cosa credi, che non mi sia accorta che prendi di nuovo gli ormoni? E questo è il risultato!”

Sollevò il lenzuolo, mia moglie era completamente nuda.

“sì mamma, è vero, li prendo ancora… e questa volta è molto diverso, mi causano un’ecitazzione continua che non so controllare, è come se il mio corpo avesse bisogno di essere costantemente stimolato… mi masturbo spesso quando sono sola, e durante il sesso raggiungo più orgasmi, uno in fila all’altro, ravvicinati, e sempre più profondi, è incredibile…”

“E Maria? E la zingara? A loro l’hai detto?”

“No… mi vergogno…”

“Ti vergogni! Ed intanto obbedisci ad ogni loro comando!”

“Si, mamma… i loro ordini mi fanno eccitare, non riesco a dirgli di no, non posso resistere…”

“Sei impossibile! se ti chiedessero di battere il marciapiede lo faresti!”

“Si, lo farei…”

“Ho davvero una figlia non solo troia, anche puttana!”

Non riuscivo a credere che una madre potesse rivolgersi così ad una figlia, ma Marta era così, parlava senza filtri, era sempre stata molto diretta, quello che pensava lo diceva in faccia, non si faceva certo problemi preoccupandosi se le sue parole potessero offendere. E d’altronde mia moglie non provava a ribattere, cercava solo di giustificarsi, di scusarmi per quel suo comportamento.

“Spero mi perdonerai, prima o poi tutto questo finirà…”

“Lo spero, per il bene di tutti… se lo sapesse tuo padre…”

Spensero la luce, e ci fu solo silenzio

La mattina seguente appena sveglio sentii dei rumori in casa. Uscii e buttai un occhio nella loro stanza. Laura dormiva ancora ma la madre non c’era. La trovai in lavanderia, era al telefono. Capii che stava parlando con qualcuno, doveva essere Maria, o Zora. Stava raccontando tutto ciò che la figlia le aveva confidato la notte precedente, ed incolpava ripetutamente me di tutto. Ma rimasi molto stupito sentirla dire che non dovevano fermarsi adesso, solo voleva essere tenuta al corrente di tutto. Poi riattaccò.

Quando più tardi si alzò anche Laura facemmo colazione assieme, e ripartimmo. Arrivammo a casa nel primo pomeriggio, e trovammo Zora, che si informo’ su mio suocero. Ma una volta sincerarsi che non era successo nulla di grave cambiò subito atteggiamento.

“E ti sembra il modo di vestire questo?”

Laura farfugliò qualcosa, “mi scusi, sono fuseaux di mia madre, me li ha prestati per andare a trovare mio padre in ospedale.”

In tutta risposta le arrivarono due forti ceffoni. La zingara la strattonò, facendo saltare diversi bottoni della camicetta. Non contenta le rifilò altri due ceffoni, violenti. Poi andò a prendere una forbice, con cui tagliò i fuseaux sul davanti, strappandoli via. Prese mia moglie per i capelli, la fece inginocchiare, e la schiaffeggio ancora, poi la trascinò in camera di peso.

“Puttana, ti do mezz’ora per lavarti e vestiti come una troia, stasera devi tornare al cinema!”

“Ancora al cinema? Anche stasera? Ci dobbiamo trovare con quei tipi?”

“Stai muta, puttana, vatti a cambiare e zitta!”

Mia moglie si ripresentò poco più tardi, profumata e truccata, con una micro gonna verde ed una camicetta smanicata e trasparente. Zora le girò attorno, tirandole più su la gonna.

“Così puo’ andare”

E poi, rivolgendosi a me, continuò.

“E tu, devi riferire al cassiere che si può tenere tua moglie fino a domani. Ha organizzato tutto Maria, con lui ed i vostri amici carabinieri. Tu stasera l’accompagni, te ne rimani a guardare in disparte e poi te ne verrai via, capito?”

Abbassai lo sguardo. “Sì, signora.”

Partimmo subito, quella volta arrivammo al cinema molto prima, era ancora pomeriggio e lo trovammo chiuso. Scorgemmo dei tizi seduti a bere birra su degli scalini, poco distante. Non sapevamo bene come comportarci, erano li per noi? Ci spostammo sul lato dell’edificio, c’era una porticina laterale, provammo la maniglia ed era aperta. Entrammo, chiedendo permesso. Si presentò davanti a noi un marocchino, ci chiese cosa stavamo facendo lì. Gli chiedemmo dell’anziano gestore, spiegando che avevamo bisogno di parlargli.

“Ah, siete qua per il Signor Vito? Benissimo, vi aspetta.”

Ci fece cenno di seguirlo, facemmo una rampa di scale finendo in un grande salone sopra al cinema. Due uomini stavano seduti di spalle, su due poltrone. Il marocchino chiamò Vito, il gestore si girò, col solito sigaro in mano, ci fece segno di avvicinarci. Feci andare avanti prima Laura, io mi misi in disparte, come mi aveva detto Zora. Mia moglie si portò davanti al gestore, in piedi, con le mani dietro la schiena, le gambe allargate, e gli disse, “La mia padrona Zora mi mette a sua completa disposizione, sono sua fino a domani.”
Il signor Vito la guardava, si tirò su dalla poltrona, incominciò a slacciarle i bottoni della camicia, lentamente, uno alla volta, aprendola. Le accarezzò un seno, e rivolgendosi al secondo uomo che era rimasto seduto in silenzio gli disse, “Questa è la troia di cui ti ho parlato.”

Anche lui era un uomo di una certa età, si alzò a sua volta e si avvicinò a mia moglie, chiedendole il nome.

“Mi chiamo Laura.”

“E lui chi è?”

“Quello è mio marito… ma ci siamo presi un periodo di pausa, quindi lui non conta niente, per me decidono solo Maria e Zora, le mie padrone.”

“Mmhh… bene, bene. Allora facci vedere come sei fatta, mettiti nuda.”

Mia moglie senza obiettare si mise a spogliarsi.
Sfilò la camicetta già aperta, poi fece cadere la gonnellina, spostandola via con un piede, divaricò leggermente le gambe. Non indossava intimo, restò subito totalmente nuda. Rimase in piedi di fronte a quei due, con le mani dietro alla schiena, inarcandosi..

“Una gran bella cagna, hai una fica molto sporgente, ci sarà da divertirsi.”

Intervenne dj nuovo Vito che le disse, “rivestiti, troia!” E poi al marocchino, “portala di, sotto, dagli altri. Vi potete divertire con lei per un paio d’ore.
Fatene quello che volete, ma quando finite riportala su ripulita, e senza un graffio.”

Appena Laura si fu rivestita il marocchino la prese per un braccio, e la portò via. Io lì seguii per le scale, lui subito le strappò via la camicetta e la prese per i capelli, tirandole giù la gonna. La spinse nel vano scala, scendemmo giù in sala.
Due suoi connazionali stavano facendo le pulizie, lui li chiamò, vedendo mia moglie nuda arrivarono di corsa.

“Il capo ci lascia questa troia per due ore, possiamo farle tutto quello che vogliamo, andiamo!”

(Continua)

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