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omaggio a schiavi della setta – capitolo 4.2 la verità

By 9 Marzo 2026No Comments

Educatore Z ci fissò con occhi grigi che tagliavano come lame, il suo portamento elegante che amplificava il silenzio opprimente della sala. Il mio cuore batteva forte, un misto di terrore e un’eccitazione perversa che mi faceva tremare. Ero nudo, inginocchiato sul freddo mosaico, stringendo il vibratore anale e la vagina di plastica, simboli della mia umiliazione. Ogni tanto, il mio sguardo cadeva sulla vagina di plastica, e un’ondata di calore mi travolgeva, facendomi pulsare nella gabbietta. Dovevo respirare a fondo per reprimermi. Elena, nuda accanto a me, era illuminata dalle candele, il suo corpo perfetto teso tra paura e determinazione. La mia mente era ancora annebbiata dalla doccia con Franco, dal suo tocco ripugnante, e sapevo che il peggio poteva ancora venire. Ma non potevo deludere Elena.
“Che la cerimonia abbia inizio,” ripeté Educatore Z, la voce profonda che echeggiò come un verdetto. “La cerimonia si articola in tre fasi. La prima, Verità, dove affronterete il vostro cammino passato con onestà. La seconda, Accettare il Dono, dove riceverete la visione del vostro futuro. La terza, Estasi, dove celebrerete la vostra sottomissione al Cammino.”
Il suo abito nero frusciava, ogni gesto carico di autorità. “Nella fase della Verità, risponderete a domande sul vostro percorso. Marco, Educatore X e Francesco testimonieranno la vostra sincerità. La verità è l’unico sentiero. La menzogna porterà ripercussioni gravi.”
Un brivido mi attraversò. Ripercussioni gravi? La sala, con il marmo nero e gli affreschi di corpi intrecciati, sembrava chiudersi su di me. Sentii lo sguardo di Educatore X, intenso, scrutatore, e non capivo perché mi fissasse così.
Educatore Z continuò, inflessibile. “I novizi devono provare un assaggio della punizione per estirpare la menzogna. Mettetevi a quattro zampe. Inarcate la schiena, esponetevi.”
Obbedimmo, tremanti. A quattro zampe, inarcai la schiena, l’aria fredda sul mio ano, i testicoli gonfi esposti. Elena fece lo stesso, il suo corpo inarcato. Vidi Marco avvicinarsi con un frustino per cavalli, notato all’ultimo, e il cuore mi si fermò.
“Marco, procedi,” ordinò Educatore Z.
Marco annuì, teso. Il frustino sibilò e colpì il mio culo, un dolore lancinante che mi fece urlare, il corpo che si inarcava. Era il peggior dolore mai provato, un bruciore che sembrava spaccarmi la pelle. Poi Elena urlò, colpita a sua volta, il suono che mi spezzò il cuore.
Marco, frustino in mano, chiese: “Oserete rifugiarvi nella menzogna?”
“No!” rispondemmo, in lacrime. “Giuriamo di dire la verità!”
Il dolore pulsava, ma giurai di essere sincero. Sentii ancora lo sguardo di Educatore X, che mi confondeva.
Educatore Z annuì. “Iniziamo con te, Elena. Rispondi con verità, o il frustino tornerà.”
Elena annuì, a quattro zampe, la voce tremante. “Sì, Educatore.”
“Prima domanda: qual era la tua prima paura con Educatore X, e hai capito che l’umiltà è la chiave?”
Elena esitò. “Temevo di non essere all’altezza, di fallire. Nel suo ufficio, mi ha ordinato di spogliarmi, di mostrarmi nuda. Tremavo, ma quando mi ha toccata, ho sentito vergogna e liberazione. Ho capito che l’umiltà significa cedere, servire.”
Le sue parole mi ferirono, ricordando quel giorno. Sentii gelosia, ma anche orgoglio per la sua forza. Lo sguardo di Educatore X su di me si intensificò.
“Verità,” disse Educatore X. “Prosegui.”
“Seconda domanda,” continuò Educatore Z. “Qual è stata la cosa più umiliante nella Casa? Ogni dettaglio.”
Elena arrossì. “La sera con Simone e Angela. Supplicavo Angela per venire, mentre mi dilatava con lo strapon, e poi Simone… il suo membro enorme mi possedeva analmente, mentre Luca leccava le sue palle. Ero legata, a pancia in giù, Angela mi lubrificava l’ano, deridendomi. Lo strapon bruciava, ma mi eccitava. Supplicavo, ‘Per favore, lasciami venire,’ e lei rideva. Poi Simone… mi apriva, il dolore era acuto, ma il piacere immenso. Urlavo, spingevo indietro, mentre Luca guardava.”
Educatore Z incalzò: “Perché era umiliante? Scava più a fondo.”
“Perché godevo davanti a Luca, che era umiliato. Mi sentivo sporca, ma volevo di più.”
“Non basta. Cosa provavi mentre Simone ti possedeva?”
Elena pianse. “Il suo membro mi spaccava, ma ogni spinta era piacere puro. Sapere che Luca leccava le sue palle mi faceva sentire potente, ma in colpa. Godevo, e questo mi faceva odiare me stessa.”
Le sue parole mi trafissero, un misto di dolore e desiderio. Educatore X mi fissava ancora, e la confusione cresceva.
“Verità,” confermò Maestro Francesco. “Prosegui.”
“Terza domanda: quali sentimenti provi per Marco? Perché ti sei concessa a lui?”
Elena arrossì. “Ammiro Marco. È dominante, sicuro. La prima volta, quando Luca mi ha preparata per lui, leccandomi, ho sentito il suo controllo. Mi lega, mi fa male, ma mi fa godere. Lo desideravo, volevo servirlo. Come guida, mi spinge oltre i miei limiti, mi rende umile.”
Sentii una fitta di gelosia, ma anche eccitazione. Marco annuì. “Verità.”
“Quarta domanda: qual è il ruolo di Luca? Come vi ha cambiati?”
Elena mi guardò, gli occhi umidi. “Luca è il mio compagno. La sua sottomissione mi ha liberata dal proteggerlo. La sua gabbietta, il suo servire, mi fanno sentire potente, ma responsabile. Io sono più umile, lui accetta il suo posto. Siamo uniti, ma diversi.”
Le sue parole mi scaldarono, ma mi ferirono. Educatore X mi scrutava ancora.
“Verità,” disse Educatore X.
“Quinta domanda: cosa ti eccita, e perché?”
Elena tremò. “L’umiliazione, il dolore che diventa piacere, essere dominata. Quando Marco mi lega i seni, il dolore mi libera. Con Simone, il suo membro mi dilata, e il dolore mi eccita perché mi sottomette. Supplicare mi fa sentire viva, libera dall’orgoglio.”
Educatore Z insistette: “Un momento specifico.”
“Con Marco, legato i seni, mi schiaffeggiava, chiamandomi ‘troia’. Supplicavo, ‘Usami!’ e godevo, piangendo.”
“Verità.”
“Sesta domanda: come azzerare del tutto il tuo orgoglio?”
Elena esitò. “Essere usata pubblicamente, come un oggetto, o servire Luca umiliandolo.”
Educatore Z scosse la testa. “Non basta. È troppo facile. Dammi di più.”
Elena pianse. “Essere costretta a tradire Luca, umiliarlo davanti a tutti, dicendo che non è abbastanza.”
“Non ancora,” incalzò Educatore Z. “Scava più a fondo.”
Elena singhiozzò. “Essere privata di ogni piacere, servire senza ricevere nulla, per mesi, finché il mio orgoglio muore.”
Educatore Z la fissò, severo. “Non sono soddisfatto. Non stai mentendo, ma quel briciolo di orgoglio è ancora lì. Devi soffrire per questo.”
Fece un cenno a Marco. “Un’altra frustata.”
Marco colpì il culo di Elena con forza brutale. Lei urlò, un suono straziato, e crollò in avanti, piangendo. “Perdonatemi!” supplicò. “Vi prego, Educatore Z, sgretolate il mio orgoglio come volete, ma accettatemi nell’Ordine! Ho bisogno di essere vostra!”
Educatore Z si alzò, posò un piede sulla sua testa, spingendola delicatamente verso il pavimento, schiacciandole la guancia contro il mosaico. “Inizia a stare faccia a terra nella vita, Elena,” disse, la voce fredda ma potente.
Elena singhiozzò, la guancia premuta contro il pavimento. “Sì, Educatore… sì…”
Il dolore della gabbietta mi trafisse, un’agonia lancinante, ma l’eccitazione cresceva. Ogni secondo aumentava il mio rispetto e la mia paura per Educatore Z, il suo potere che mi schiacciava. Sentivo ancora lo sguardo di Educatore X, sempre più intenso.
Educatore Z si voltò verso di me. “Ora, Luca. Rispondi con verità, o il frustino tornerà.”
Tremavo, il cuore in gola, pronto a essere interrogato, la paura e l’eccitazione che mi consumavano.
Educatore Z mi fissò, i suoi occhi grigi che sembravano scavarmi dentro, il suo portamento elegante che rendeva il silenzio della sala ancora più opprimente. Il mio corpo nudo tremava sul freddo mosaico, i testicoli gonfi che pulsavano nella gabbietta, il vibratore anale e la vagina di plastica stretti nelle mani come simboli della mia umiliazione. Ogni tanto, il mio sguardo cadeva sulla vagina di plastica, e un’ondata di eccitazione mi travolgeva, un calore che dovevo reprimere con forza. La frustata di poco prima bruciava ancora, il dolore che si mescolava alla confusione per la doccia con Franco e allo sguardo insistente di Educatore X, che continuava a fissarmi senza che ne capissi il motivo. Il rispetto e la paura per Educatore Z crescevano a ogni istante, il suo potere che sembrava avvolgere tutto.
“Luca,” iniziò Educatore Z, la voce calma ma affilata, “rispondi con assoluta verità, o il frustino tornerà, e sarà spietato. Sei pronto?”
Annuii, la gola secca. “Sì, Educatore.”
“Prima domanda,” disse Educatore Z, piegandosi verso di me. “Qual era la tua prima paura con Educatore X, e hai capito che la sottomissione è la tua strada?”
Esitai, il ricordo che mi bruciava. “Temevo di perdere Elena. Nel suo ufficio, ci ha ordinato di spogliarci. Io… non volevo che lei si mostrasse, né che vedesse la mia debolezza. Quando l’ha toccata, fatta venire davanti a me, con i suoi gemiti che riempivano la stanza, mi sentivo distrutto. Ma ho capito che la sottomissione era l’unico modo per restare con lei, per essere Pisellino.”
Educatore Z incalzò: “Cosa provavi mentre lei godeva?”
“Gelosia, dolore, ma… anche eccitazione. I suoi gemiti mi spezzavano, ma mi eccitavano. Ho capito che dovevo cedere.”
“Verità,” disse Educatore X, il suo sguardo su di me.
“Seconda domanda,” continuò Educatore Z. “Qual è stata la cosa più umiliante nella Casa?”
Arrossii. “La doccia con Franco. Mi ha ordinato di spogliarlo, inginocchiarmi, lavarmi. Ha tolto la gabbietta, insaponato il mio membro, e io… godevo, pur odiandolo. Mi ha fatto aprire le natiche, si è masturbato, venendomi addosso. Poi… le sue dita nel mio ano, e il piacere mi disgustava.”
“Perché era umiliante?” insistette.
“Godevo, anche se lo odiavo. Il suo sperma, le sue dita… mi sentivo una troia, e volevo di più.”
“Verità,” confermò Marco.
“Terza domanda,” disse Educatore Z. “Quali sentimenti provi per Elena? Come ti ha cambiato vederla sottomessa?”
“La amo. Vederla con Marco, con altri, mi ferisce, ma mi eccita. Ho imparato ad accettare che non posso soddisfarla come loro. La sua sottomissione mi ha reso più sottomesso.”
“Verità,” disse Maestro Francesco.
“Quarta domanda,” disse Educatore Z, il tono tagliente. “Qual è il ruolo di Marco nel tuo cammino? E dimmi del suo membro, Luca. Come lo confronti con il tuo?”
Tremavo, il cuore in gola. “Marco è la mia guida, mi ha insegnato a servire. Quando prepara Elena, o mi ordina di lubrificarla, mi sento al mio posto. Il suo membro… è grande, potente, molto più… impressionante del mio. È lungo, venoso, pieno di forza, mentre il mio… è piccolo, chiuso nella gabbietta, inadeguato.”
Educatore Z incalzò, gli occhi scintillanti. “Non basta. Cosa provi quando vedi il membro di Marco? Sii onesto.”
Arrossii violentemente. “Io… lo ammiro. È… perfetto, dominante. Mi fa sentire inferiore, ma… mi eccita guardarlo, sapere che soddisfa Elena come io non posso.”
“Ancora di più, Luca,” insistette Educatore Z. “Provi piacere nel vederlo nudo?”
Piansi, la vergogna che mi consumava. “Sì… mi eccita. Il suo membro, così duro, così potente… mi fa desiderare di essere ancora più sottomesso.”
Educatore Z sorrise, crudele. “Hai mai fantasticato di servirlo con la bocca?”
Le lacrime mi rigavano il viso. “Sì… ci ho pensato. Immagino di inginocchiarmi, di prenderlo in bocca, di sentirne il sapore, il calore, per compiacerlo, per servire Elena attraverso di lui.”
“Verità,” disse Marco, il tono serio.
“Quinta domanda,” disse Educatore Z. “Cosa ti eccita, e perché?”
“Mi eccita l’umiliazione, essere usato. La gabbietta, il dolore, mi ricordano che non ho controllo. Guardare Elena godere mi eccita, anche se mi ferisce.”
“Un momento specifico,” ordinò.
“Con Angela, quando mi ha usato la bocca. Il suo sapore, il suo odore… mi soffocavano, ma volevo di più.”
“Verità.”
“Sesta domanda,” disse Educatore Z, il tono tagliente come una lama. “Come possiamo azzerare del tutto l’orgoglio di Elena? Non puoi ripetere ciò che ha detto lei, Luca, o sarai punito. Proponi qualcosa di più umiliante, più degradante, qualcosa che la spezzi completamente.”
Tremavo, terrorizzato. Elena aveva già suggerito idee estreme, e ora dovevo superarle, scavando in un abisso di vergogna. “Io… costringerla a servire ogni inserviente della Casa, come Franco, in pubblico, pulendo i loro corpi con la lingua, dalle ascelle ai piedi, mentre tutti ridono di lei, chiamandola ‘cagna inutile’.”
Educatore Z scosse la testa, gli occhi scintillanti di disapprovazione. “Non abbastanza. È simile a ciò che ha detto lei. Qualcosa di più devastante, Luca.”
Le lacrime mi rigavano il viso, la mente in tumulto. “Far… farla strisciare nuda per la Casa, con un collare da cane, supplicando ogni Maestro e inserviente di punirla, di usarla come un oggetto, dichiarando che non è degna di essere una novizia, che è meno di un giocattolo, e costringerla a bere da una ciotola come un animale, senza mai alzare lo sguardo.”
“Non ancora,” incalzò Educatore Z, la voce crudele. “Più profondo, più umiliante. Scava, Luca.”
Piansi apertamente, il cuore che batteva forte. “Costringerla a rinunciare a ogni identità, a essere chiamata solo ‘cosa’ o ‘oggetto’ dall’Ordine, a servire come una schiava senza nome, pulendo con la lingua i pavimenti della Casa dopo ogni cerimonia, esposta nuda in una gabbia come un trofeo, costretta a supplicare per ogni minima attenzione, anche la più degradante, come essere usata da chiunque senza mai ricevere piacere, finché il suo orgoglio non sia ridotto a nulla, finché non dimentichi chi era.”
Educatore Z mi fissò a lungo, poi scosse la testa. “Non sono del tutto soddisfatto. Le tue idee sono vicine, ma c’è ancora un’ombra di resistenza nel tuo modo di pensare. Tuttavia, non meriti un’altra frustata… per ora.”
Un’ondata di sollievo mi travolse, mescolata a una gratitudine profonda per la grazia ricevuta. “Grazie, Educatore,” mormorai, la voce rotta. Ogni minuto che passava, ammiravo sempre di più Educatore Z, il suo potere che mi schiacciava e mi affascinava. Ma quando pensavo alle sue parole, alla sua autorità, la gabbietta mi stringeva dolorosamente, il mio membro che pulsava contro la plastica. E quando la mia mente vagava su immagini di me che servivo lui, il mio ano si irrigidiva, un brivido di eccitazione che scacciavo subito, terrorizzato da quei pensieri.
Prima che Educatore Z potesse continuare, Educatore X si alzò dalla sua sedia, il suo sguardo sempre fisso su di me, intenso e impenetrabile. “Permettetemi di parlare del mio primo incontro con questa coppia,” disse, la voce profonda e carica di autorità. “Luca ed Elena sono arrivati nella Casa come novizi inesperti, pieni di paure ma con un potenziale nascosto. Luca, fin dal primo momento, si è rivelato un maschio inferiore. Nel mio ufficio, quando ho ordinato loro di spogliarsi, ho visto il suo tremore, la sua vergogna nel mostrare il suo corpo, il suo membro piccolo, inadeguato, che cercava di nascondere. Quando ho toccato Elena, facendola venire davanti a lui, ho visto nei suoi occhi la gelosia, l’impotenza, ma anche un’erezione che tradiva la sua eccitazione. È un maschio che trova il suo posto solo nella sottomissione, nell’essere Pisellino, un servo che guarda mentre i veri maschi prendono ciò che è suo.”
Fece una pausa, guardandomi con un sorriso sottile. “Elena, invece, è una cagna sottomessa, nata per servire. Nel momento in cui le mie dita l’hanno esplorata, ha ceduto, il suo corpo che si inarcava, i suoi gemiti che riempivano la stanza. Ma ciò che la rende speciale è il suo orgoglio: è fiera di servire i veri maschi, di essere usata, di essere ridotta a un oggetto. Questo amore per la sottomissione è la chiave del suo orgoglio, ciò che la rende resistente. Crede che servire sia la sua forza, ma è proprio questo che deve essere spezzato.”
Mentre Educatore X parlava, i ricordi di quel primo incontro mi travolsero. Rividi Elena che si spogliava, il suo corpo nudo sotto le mani di Educatore X, il modo in cui si contorceva, gemeva, mentre io stavo lì, impotente, il mio membro che si induriva nonostante il dolore. Sentii di nuovo la vergogna, la gelosia, ma anche quell’eccitazione perversa che mi faceva odiare me stesso. Il suo sguardo su di me mi confondeva ancora di più: perché mi fissava così? Cosa vedeva in me?
Educatore Z annuì, pensieroso, poi si voltò verso Elena, ancora con la guancia premuta al pavimento. “Le parole di Educatore X sono chiare. Il tuo orgoglio, Elena, è radicato nella tua fierezza di servire. Un po’ di sano dolore ti piegherà del tutto.” Si alzò, il suo abito nero che frusciava, e la sua voce si fece inflessibile. “Elena, alzati e apri le natiche, come quando offri il tuo ano ai veri maschi. Mostraci la tua sottomissione.”
Elena si alzò, tremando, le lacrime che le rigavano il viso. Si piegò in avanti, le mani che afferravano le natiche, aprendole lentamente, esponendo il suo ano roseo e vulnerabile sotto la luce delle candele. Io ero spaventato, ma terribilmente eccitato, il mio membro che pulsava dolorosamente nella gabbietta, il cuore che batteva forte. La sua vulnerabilità, il suo sacrificio, mi spezzavano e mi eccitavano allo stesso tempo.
Educatore Z posò di nuovo il piede sulla sua guancia, schiacciandola delicatamente contro il pavimento. “Lecca il fondo delle mie scarpe, Elena,” ordinò, la voce fredda. “È sporco, pieno della polvere della Casa, ma è ciò che meriti. Mostra a tutti che sei inferiore.”
Elena singhiozzò, ma obbedì, la lingua che sfiorava il cuoio sporco delle sue scarpe, il sapore acre che la faceva rabbrividire. Educatore Z fece un cenno a Marco. “Tre frustate, sull’ano. Forti.”
Marco annuì, il frustino che sibilava nell’aria. Il primo colpo colpì il suo ano esposto, e Elena urlò, un suono straziato che echeggiò nella sala. Il secondo e il terzo seguirono, ogni colpo più brutale, il suo corpo che si contorceva, ma la sua lingua non smise mai di leccare le scarpe di Educatore Z, un atto di sottomissione totale.
Io ero sempre più eccitato, il dolore della gabbietta che mi trafiggeva, il rispetto e la paura per Educatore Z che crescevano a dismisura. Non capivo perché lo ammirassi così tanto, perché ogni suo gesto mi facesse desiderare di compiacerlo, di essere degno di lui. Il mio ano si irrigidiva a tratti, pensieri osceni che scacciavo subito, terrorizzato.
Educatore Z alzò una mano, il volto impassibile. “La fase della Verità è conclusa. Ora, Accettare il Dono.”
La sala rimase in silenzio, il peso della cerimonia che ci schiacciava. Elena, ancora tremante, continuava a leccare, e io, Pisellino, sapevo che il nostro destino era nelle mani di Educatore Z.

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