Skip to main content
Racconti CuckoldRacconti di DominazioneRacconti Gay

Marika: fine primo capitolo e inizio secondo capitolo (La vacanza a Rimini)

By 14 Marzo 2026No Comments

Ciao a tutti.

Innanzitutto volevo scusarmi con i tanti lettori che mi hanno scritto dopo aver pubblicato il primo capitolo di questa storia dandomi consigli su come continuarla. Purtroppo in questi mesi ho avuto alcuni problemi personali che non mi hanno permesso di continuare con il secondo capitolo, ma ora eccomi qui. Oltretutto, per un errore mio, il primo capitolo è andato perduto, ma, prima di proseguire vi farò comunque un rapido riepilogo.

Vi ricordo che questa storia è completamente inventata e che prevede cinque capitoli in cui, alla fine di ognuno (a parte l’ultimo ovviamente), lascerò il finale in sospeso e, in base ai consigli che mi arriveranno via mail, scriverò il finale nel capitolo che verrà… come una catena. Qualora non mi arrivasse nessun consiglio, il racconto terminerà qui e il progetto potrà considerarsi concluso anche se incompleto. Dopo il primo capitolo mi sono arrivate comunque molte mail con consigli interessanti pertanto sono speranzoso nella vostra collaborazione per continuare.

Eccoci dunque arrivati al secondo capitolo dove troverete anche la fine del primo, però, come scritto sopra, sotto forma di riepilogo.

I protagonisti di questa storia sono essenzialmente 3:

Enrico, ovvero il sottoscritto. Sono un ragazzo di circa 30 anni ma all’epoca dei fatti narrati ne avevo poco più di venti. Sono alto 180 cm, capello nero corto, fisico abbastanza palestrato, di aspetto piacevole, curato e pulito. Vivo a Cremona, nella depandance adiacente alla villa di mio padre, ricco industriale, divorziato; lui organizza anche festini orgiastici nella sua abitazione a cui io non ho mai partecipato per un rapporto di riservatezza che abbiamo costruito negli anni. Sono figlio unico e lavoro saltuariamente nell’azienda di famiglia. Sono parte del consiglio di amministrazione della stessa e ne possiedo una piccola percentuale. Posso permettermi praticamente qualsiasi cosa, auto, viaggi, vestiti costosi perchè appunto vivo di rendita dei profitti di mio padre. Ho il culto della palestra, sono iscritto a una del centro, oltre ad averne una mia personale nella depandance. Dopo aver conosciuto Marika (che a breve presenterò), dal punto di vista sessuale, ho cominciato ad ampliare le mie perversioni abbracciando anche aspetti di dominazione, tradimento e bisessualità. Compio gli anni a luglio.

Marika, la mia ragazza. Ha 20 anni e stiamo insieme da un anno. Alta 174 cm, fisico snello ma tonico, seconda di seno appena e un sedero tondo e piccolo che sembra disegnato, tra i più belli che io abbia mai visto. Di viso è spigolosa, con labrra carnose, occhi castani da cerbiatta e sguardo molto intenso e conturbante, ammaliante. Ha capelli castano ramati, porta un caschetto corto bob con frangetta e la nuca è rasata, a scalare. Ha un naso leggermente aquilino. Ha una vaga somiglianza con l’attrice turca Polen Emre, giusto per darvi un’idea. Anche lei ha la passione per la palestra e frequenta con me la stessa del centro città. Sessualmente è molto disinibita e fantasiosa, e con il tempo, capendo le mie perversione sessuali, le ha assecondate assumendo magistralmente il ruolo di dominatrice. Finite le superiori con il massimo dei voti si è trasferita da me, persuasa dallo stile di vita che le potevo permettere. Il sesso con lei è stato fantastico fin dal primo incontro, poi, con il tempo, è sopraggiunta una monotonia sessuale a cui abbiamo rimediato frequentando club scambisti in cui, più volte, abbiamo sperimentato lo scambio di coppia in presenza di entrambi. Al suo compleanno, a marzo, le ho regalato un escort di colore in un camera da albergo con cui ha scopato: io ho assistito masturbandomi e per la prima volta ho leccato il membro di un uomo, seppur per poco. Al mio di compleanno lei mi ha regalato (ovviamente con i miei soldi dato che anche lei è nullafacente) un intero pomeriggio nell’appartamento di una trans brasiliana con cui ho avuto rapporti orali insieme ad altre due sue amiche trans (Marika non era presente).

Franco, collega e socio di minoranza di mio padre. È un uomo sulla quarantina alto 185 cm, in discreta forma fisica, single. Al momento non ha un ruolo di rilievo nella storia ma sono ottimista nel farlo emergere nei capitoli successivi. Partecipa alle cene aziendali che mio padre è solito organizzare in villa, accompagnato sempre da una donna diversa, sempre bellissime e, secondo me, ha un debole per Marika con la quale ha diversi scambi d’occhiate durante le cene. Di questa cosa ho sempre provato un mix di gelosia ed eccitazione anche perchè Franco non mi è mai stato particolarmente simpatico. Ha un atteggiamento sfrontato ed esagerato ma devo riconoscergli comunque un buon approccio nel lavoro. È persona di fiducia di mio padre.

Bene, terminato il riepilogo della presentazione dei personaggi posso proseguire. Dove eravamo rimasti? Ah sì…. è novembre del nostro secondo anno assieme e sono qui, a pancia in su, ingabbaito e ammanettto alla testiera di un letto in uno squallido hotel gestito da una cinese, appena fuori dal casello autostradale di Piacenza. Marika mi sta sopra dandomi le spalle e io le sto leccando via lo sperma dalle natiche appena riversato dai due stalloni di colore che l’hanno scopata mentre io assistevo impotente e anche imbavagliato da un ball gag. Marika mi sta deridendo e offendendo e lo stesso faccio anch’io con lei. Mi sta massaggiando il cazzo ingabbiato con una magic wand aspettando che abbia un orgasmo che attendo da due settimane proprio dentro la gabbietta. Ma proprio sul punto in cui sto per venire ecco che si apre la porta della stanza e…

INIZIO SECONDO CAPITOLO

“Bene, bene…” disse la voce di un uomo. Marika si alzò immediatamente da me e si posizionò carponi alla mia sinistra. “Bene, bene…” ripetè l’uomo. Ora potevo vederlo. Alla soglia della porta c’era questo tipo, alto circa 1 metro e 90, sulla quarantina o forse oltre, capello spettinato, barba di due giorni, vestito con una polo rosa macchiata d’olio motore in alcuni punti, jeans logori. Con la mano destra si toccava la patta dei pantaloni, lentamente. Accanto a lui la proprietaria cinese dell’hotel che ci aveva accolto dandoci le chiavi della stanza. “Vedo che vi siete dati da fare” proseguì l’uomo. I due ragazzi di colore si erano rivestiti e avevano abbandonato la stanza pochi minuti prima per cui eravamo solo noi quattro. L’uomo fissava con uno sguardo vitreo Marika che aveva la bocca semiaperta in un’espressione mista tra stupore e paura.
“Dì un po’ ragazzina… quanti anni hai?”
Marika, balbettando, rispose “Ve… venti…”
“Santa madre di Dio” proseguì l’uomo non staccandole gli occhi di dosso e continuando a massaggiarsi il pacco “Cominciate presto voi giovani d’oggi…”. Poi proseguì “Ora vi spiego come funziona. In questo hotel avvengono cose molto più pervese e sporche di quelle che stavate facendo… non sono nuovo a questi tipi di cose… ora vi do due scelte”
Io ero ancora ammanettato al letto, il cazzo che implorava un orgasmo all’interno della gabbietta ma a poco a poco la paura stava prendendo il sopravvento sull’eccitazione.
“La prima, che è la più semplice e veloce, è che scendiate nel garage di sotto. Faremo le nostre cose e nel giro di mezz’ora sarete fuori di qui. La seconda, se volete provare piaceri forti, è quella di rivestirvi, salire in macchina con noi e andare in un casale non molto distante da qui dove, fino a quando non saremo soddisfatti, parteciperete a giochi erotici molto ma molto particolari”
Con la bocca secca a causa dello sperma che avevo leccato fin poco prima dal culo di Marika ebbi un sussulto di ribellione e lo affrontai “E se noi ci rifiutassimo di scegliere?” ribattei.
“Beh…” rispose l’uomo spostando lo sguardo verso la cinese e facendole un gesto con il capo. La cinese uscì dalla stanza ma tornò pochi istanti dopo mostrandoci una mazza da baseball… “Non credo siate nella posizione di rifiutarvi di scegliere”.
Io e Marika incrociammo i nostri sguardi e ognuno poteva vedere l’espressione di paura nell’altro. “La prima, la prima…” rispondemmo quasi all’unisono con la voce tremolante.
“Bene, avete fatto la vostra scelta” disse l’uomo “Ora, tu, ragazzina, prendi le tue cose e seguimi. Tu, cornuto, seguirai la donna dopo che noi lasceremo la camera…. ma prima, per favore, fatti liberare dalla tua donna, anche il cazzo, che ti devi divertire anche tu”. Marika mi tolse le manette e con le mani tremanti mi sfilò la gabbietta di castità con la chiave che portava nella collana, si rivestì velocemente e, presa sotto braccio dall’uomo, uscì dalla camera. Quanto a me, sotto gli occhi dominanti della donna che ancora reggeva la mazza da baseball, andai per rivestirmi ma la cinese mi fece intendere di rimanere nudo e di portarmi dietro i vestiti, come se mi servissero una volta finito tutto. La seguii per i corridoi e le scale. Arrivati alla reception notai che in parcheggio vi erano, oltre alla mia, altre tre auto parcheggiate che al nostro arrivo non c’erano. Le tende della hall erano state abbassate e la porta chiusa a chiave. La cinese mi mostrò tre gradini che si fermavano davanti a una porta tagliafuoco: era l’ingresso per il garage. Mi fece cenno di entrare e mi chiuse la porta dietro le spalle. Inizialmente era buio, poi i miei occhi cominciarono ad abituarsi alle luci di emergenza che debolmente illuminavano il garage. Scesi altri gradini e potei scorgere un grande spazio e la luce di una lampadina che scendeva a mo di corda dal soffitto. Sotto era posizionato un grande cuscino bianco. “Vieni avanti” sentii la voce dell’uomo rimbombare per tutto il garage vuoto. Mi avvicinai alla luce e poco distante potei scorgere la sua sagoma: era seduto su una poltrona, in penombra e alla sua sinistra vi era una poltrona identica, vuota. “Siediti qui e goditi lo spettacolo, tra poco si comincia”. Nudo, mi sedetti sulla poltrona. Sentii dietro di me dei passi, come se qualcuno stesse camminando sui tacchi. Non mi girai e poco dopo vidi un cuscino identico all’altro che veniva posizionato per terra, alla sinistra della mia posizione. Su di esso si inginocchiò una ragazza cinese, giovane e molto magra vestita con una semplice canotta a costine bianca e lunghi leggings neri. Aveva i capelli neri lunghi fino al culo e, anche se non si voltò mai completamente per guardarmi in viso notai che era una ragazzza piacevole, molto bella. “Ragazzina, vieni avanti” disse a voce alta l’uomo. Da una zona oscura del garage vidi Marika avanzare verso la luce della lampadina “Inginocchiati sul cuscino, si comincia” Poi sentii una mano avvolgermi il cazzo e cominciare a segarlo: era la cinese che, con lo sguardo rivolto verso Marika, aveva cominciato a masturbarmi. Io, purtroppo, essendo due settimane che non venivo e dopo aver subito il trattamento di Marika in camera, vennì copiosamente dopo pochi secondi, riversando lo sperma sulla mia pancia. “E’ brava vero?….Oh ma sei già venuto?!?” chiese l’uomo guardandomi negli occhi. Notai che era a petto nudo e i jeans calati alle caviglie. “Che peccato…lo spettacolo deve ancora cominciare!” La ragazza cinese mi guardò il cazzo e fece una smorfia di disgusto con le labbra. Si pulì la mano sporca del mio sperma direttamente sulla mia pancia e abbastanza scocciata si alzò e se ne andò. Nel frattempo Marika, inginocchiata sul cuscino, nuda, si copriva i seni con le braccia. Capii che con il gioco di luci e ombre non poteva vedermi, non sapeva che ero lì. Tutto a un tratto, lentamente vidi dietro di lei, sempre in penombra avvicinarsi due figure. Arrivarono ad affiancarsi a lei, erano due uomini completamente nudi, uno abbastanza in carne, l’altro molto magro. La posizione della lampadina non permetteva di vederli in viso. Di certo avevano i cazzi belli in tiro e di dimensioni rispettabili anche se non esagerate. “Avanti, comincia a succhiarli, ragazzina, uno alla volta” dette ordine l’uomo sulla poltrona, cominciando a sua volta a toccarsi il cazzo. Marika cominciò a fare un pompino al tipo magro alla sua sinistra. Aveva un ritmo lento, probabilmente era impacciata a causa della paura che provava. “Più veloce troietta, più veloce…” impartì nuovamente l’uomo. Notai che entrambi gli uomini avevano della peluria bianca sia sulle parti intime che sul petto e dedussi che erano avanti con l’età, sicuramente oltre i cinquant’anni. Marika cominciò ad impartire un ritmo più veloce e si dedicava a entrambi i cazzi. Poi mi voltai verso la poltrona al mio fianco e notai che oltre a masturbarsi l’uomo aveva cominciato a pizzicarsi i capezzoli per aumentare l’eccitazione. Bonfocchiava offese a Marika impercettibili, sotto voce, e ansimava… era veramente disgustoso. Da parte mia non potevo fare molto, venuto ero venuto, al massimo potevo guardare. Poi avvenne una cosa che non mi sarei mai aspettato. Marika aumentò di molto il ritmo, come se volesse far venire al più presto i due uomini con la sua bocca e andarsene da lì nel più breve tempo possibile, come da accordi in camera. Con il cazzo del magro in bocca e guardandolo negli occhi con il suo sguardo da giovane cerbiatta cominciò a pomparlo come una puttana. L’uomo, colto alla sprovvista, si inarcò e le venne copiosamente in bocca. Marika prese tutta la sborra in bocca e si spostò immediatamente a servire quello più in carne alla sua destra. Questi, raggiunto un alto grado di eccitazione, evitò di metterglielo in bocca ma le ordinò di mostrare la lingua in fuori tutta sporca di sperma e di guardarlo negli occhi. Con un mano cominciò a masturbarsi furiosamente e poco prima di venire, con l’altra le sollevò la frangetta e scaricò il suo orgasmo sul volto, grugnendo come un maiale. “Brava troietta, brava…così…” disse l’uomo sulla poltrona. Mi girai e vidi che il suo cazzo stava pulsando sperma mentre lui con entrambi le mani si tintillava i capezzoli: stava avendo un orgasmo a mani libere molto lungo. Quando tutti e tre ebbero l’orgasmo i due uomini lasciarono la stanza senza che mai avessi avuto la possibilità di vederli in volto. Marika rimase sul cuscino ansimante con lo sperma che le colava dal viso e dalla bocca. L’uomo in parte a me, una volta ripulito e indossato i suoi stracci si voltò verso di me prendendo un biglietto dal portafogli. “Bene, potete andare” mi disse “Ma prima volevo dirti che se avete voglia di provare altre esperienze…beh questo è il mio numero, basta che mi chiamiate e vediamo di organizzare qualcosa” E mi porse un bigliettino di carta chiusto. Frettolosamente, senza dire nulla, ci rivestimmo ed uscimmo dall’hotel. Al primo cestino gettai il biglietto e salimmo in macchina per tornare a casa.

Quella che avvenne all’interno dell’auto quel pomeriggio, durante il ritorno, la ricorderò come la più grande litigata tra me e Marika che avessimo mai avuto. Litigata non è il termine esatto. Sfuriata da parte sua nei miei confronti è più adatto. Cominciò a sbraitarmi contro che non ero uomo abbastanza per proteggerla, che ero un inetto, un viziato del cazzo. Io che volevo controbattere esprimendo il mio disappunto dettato dal fatto che non potevo fare nulla dato che ero stato minacciato di essere bastonato non riuscii ad emettere suono dato che mi bloccava ogni volta che tentavo di aprire bocca. Avevamo un’ora di strada per tornare, per mezz’ora Marika me ne disse di tutti i colori. Poi si bloccò e si chiuse in un silenzio che io non tentai di rompere; sfruttai quel tempo per metabolizzare alcune cose. La prima era che lei aveva organizzato l’incontro con i due ghanesi perchè LEI voleva avere il controllo su di me e sul SUO piacere. LEI doveva avere il controllo, odiava essere comandata o che il suo piano non riuscisse. La seconda era che effettivamente aveva fatto un errore di valutazione, probabilmente aveva scelto un hotel sbagliato o forse non era ancora pronta a fronteggiare cambi di programma così “forti” per intenderci. Attribuii questo errore al fatto che fosse molto giovane e ancora inesperta. Io comunque finalmente ero venuto e sotto sotto la cosa non mi era dispiaciuta…. ma pensai anche che volesse lasciarmi e, una volta arrivati a casa, prima di scendere dall’auto le chiesi “Che cosa vuoi fare ora?” lei si girò con gli occhi pieni di lacrime e con uno sguardo cattivo ma con tono fermo rispose “Non lo so ancora. Lasciami riflettere stanotte e domattina ne riparliamo” Passammo la notte dormendo in camere separate.

Il mattino dopo, a colazione, sembrava tutta un’altra persona. Era sorridente, rilassata, quasi di buon umore si può dire. Finito di bere il caffè a tavola si presento con un foglio A4 scritto a penna con la sua calligrafia. Mi disse che si trattava di una specie di contratto, non modificabile. Disse che erano cinque semplici regole, che se la volevo ancora con me le dovevo rispettare altrimenti se ne sarebbe andata…”certo” pensai tra me e me “e dove vuoi andare che non hai una casa e nè un lavoro? E poi sono io quello che ti mantiene, se mi stanco sono io che ti lascio” ma Marika era molto intelligente e con quel contratto aveva di nuovo fatto leva sulle mie pulsioni e depravazioni. Mi conosceva bene e trovavo eccitante questa cosa, non potevo farne a meno sotto sotto. Dunque le regole erano queste: la prima, che non avrei mai avuto più un rapporto vaginale con lei. Mai più. La seconda, che eravamo una coppia aperta, ognuno poteva fare sesso con chi voleva ma mai all’interno della nostra depandance e soprattutto io non avrei potuto scopare con altre/i in sua presenza. La terza era un po’ più complessa e riguardava il dominio che Marika avrebbe avuto nei miei confronti: ovvero che, periodicamente, a sua scelta, avrebbe deciso dei periodi di astinenza nei miei confronti che prevedevano rinuncia a masturbazione o a qualsiasi rapporto sessuale con altri. Questi periodi avevano una durata massima di 15 giorni senza bisogno di strumenti di castità, bastava la parola. Marika mi disse che si era informata su questo e che indossare gabbiette per lungo tempo era controproducente per la mia salute. Quello che interessava a lei era avere un dominio mentale nei miei confronti senza minare la mia salute fisica. La quarta regola è che io non avrei più potuto frequentare la palestra del centro in cui andavamo insieme. Ero libero di scegliermi una nuova palestra o al massimo usare quella privata della depandance. La quinta regola, l’ultima, riguardava l’indipendenza economica: mensilmente dovevo ricaricarle una carta di credito di un valore che andava dai 5000 ai 10000 euro, valore che sceglieva lei a ogni ricarica. Erano cifre basse per me, quindi la cosa era fattibile, mi chiedevo semplicemente cosa le servissero tutti quei soldi dato che comunque potevo soddisfare tutti i suoi bisogni e capricci. Stetti al gioco e, divertito, firmai il contratto. Come detto non credevo molto a questa cosa, effettivamente non aveva nessun valore legale e una volta che avessi voluto cambiare idea o che mi fossi stancato avrei troncato con lei. Ero giovane, ricco e anche piacente….chi me lo faceva fare di farmi ridurre a uno schiavetto già a ventun’anni con tutte le esperienze che avrei potuto provare? Già… sottovalutavo il controllo mentale di Marika e me ne sarei reso conto ben presto.

Le settimane successive passarono con la totale indifferenza nei miei confronti da parte di Marika. Faticava a salutarmi, raramente dormivamo assieme e non parlavamo mai. Usciva ogni giorno in tarda mattinata con la borsa della palestra e tornava nel tardo pomeriggio e qualche volta la sera. Sospettai avesse una relazione ma, da contratto che avevo firmato, non potevo farci nulla. Dal canto mio tutta i propositi di sfogarmi con altre donne o escort svanì… ero entrato in un mood abbastanza monotono. Mi svegliavo annoiato, facevo un po’ di palestra in casa e qualche volta mi masturbavo sui primi siti porno gratuiti che cominciavano a spuntare come funghi in quegli anni. Piano piano la masturbazione fu l’unica mia valvola di sfogo sessuale. Quando Marika usciva mi fiondavo direttamente al computer e cominciavo a spulciare i video. La mia scelta, sempre più spesso, cadeva su temi cuckold e femdom. Avevo 21 anni e mi resi conto che ero diventato schiavo del porno online. Arrivarono le feste di Natale che trascorremo con mio padre e altri parenti in villa, senza particolari sussulti, mantenendo falsamente un rapporto di facciata davanti agli altri. Per dire… l’ultimo dell’anno, mentre mio padre organizzava una delle sue solite orge in villa, io e Marika lo passammo a guardare un film in tv con lei che manteneva un distacco ferreo nei miei confronti.

Poi un pomeriggio, febbraio mi sembra, mentre mio padre era fuori per motivi di lavoro e la servitù era di riposo, mi addentrai in villa, annoiato, per curiosare un po’. Cominciai ad aprire dei cassetti per spidocchiare finchè non trovai all’interno di una credenza una serie di DVD ben organizzati e disposti. Li spulciai e su ognuno era indicata con un indelebile una data, alcune abbastanza recenti: combiaciavano esattamente con le stesse date in cui mio padre dava i festini in villa. Presi quello più recente e lo inserii nel lettore della sala tv dove c’era un televisore da 85 pollici. Le immagini erano riprese da una telecamera amatoriale e ritraevano persone mascherate che facevano sesso all’interno del salone della villa. Il filmino iniziava con il primo piano di un uomo nudo grassoccio che si masturbava su un divano e guardava verso la sua destra. La telecamera si spostò e inquadrò un uomo seduto su una poltrona che si stava facendo spompinare da una donna e da un trans inginocchiati ai suoi lati. Pensai che il grassone che si stava masturbando fosse il cuckold della tipa che stava spompinando. Poi la telecamera virò verso destra, proprio di fronte alla poltrona e lì c’era una ragazza giovane molto magra e con poco seno e lunghi capelli neri sciolti. Aveva le braccia distese sopra la testa e i polsi legati a una corda che scendeva dalle travi del soffitto. Era l’unica che non aveva maschera ma una benda che le copriva gli occhi rendendola pertanto irriconoscibile comunque. Attorno a lei c’erano una donna e un uomo, anch’essi mascherati, che la toccavano e la accarezzavano dappertutto, la donna le leccava le orecchie e ogni tanto la baciava, mentre l’uomo si era fissato con le ascelle, che leccava avidamente. Era tutto estremamente eccitante. La ragazza era in balia del piacere più perverso e cercava di liberarsi dimenandosi. L’inquadratura rimase fissa su questa scena per due minuti quando a un certo punto sentii nel video “Ehi inquadrami”. La visuale tornò alla poltrona e l’uomo seduto, quello che stava subendo il doppio pompino guardò l’obiettivo e disse “La prossima volta vorrei che ci fosse la fidanzata di Enrico al suo posto”. Rabbrividii. Non tanto per le parole pronunciate ma perchè riconobbi quell’uomo. Sebbene mascherato, i tatuaggi che aveva sull’avambraccio, ovvero un teschio e tibie incrociate e più sotto una croce celtica, mi fecero capire che si trattava di Franco, il viscido e antipatico socio di mio padre. Poi la telecamera si spostò in basso e inquadrò l’operatore che si stava masturbando. Bloccai la visione immediatemente, schifato. Dall’orologio che portava al polso capii che chi filmava era proprio mio padre. Sistemai tutto e tornai in depandance. Passai il resto del pomeriggio perplesso, provando sentimenti misti tra rabbia, delusione, stupore e anche un po’ di eccitazione. Di notte a letto, non riuscii a prendere sonno e verso le tre andai in bagno masturbandomi furiosamente pensando a Marika al posto di quella ragazza legata.

Siamo a marzo. È il giorno del compleanno di Marika. Il nostro rapporto fino ad allora non aveva subito variazioni. Impacciato e indeciso non sapevo cosa regalarle così optai per una collana d’oro. Ma quando le consegnai il pacchetto non lo degnò minimamente, anzi lo ripose senza aprirlo sopra a una credenza. Eravamo in cucina, era mattino e lei si stava preparando per uscire. Disse che prima doveva parlarmi. Ci accomodammo seduti a tavola, la stessa dovevo avevo firmato il contratto. Mi presentò una busta di carta e mi disse: “Oggi è il mio compleanno ma sono io che voglio fare un regalo a te. Aprila.” Aprii la busta e all’interno vi erano delle foto di un formato abbastanza grande. Erano circa trenta. Marika disse:” Me le sono fatte fare in palestra. Come puoi vedere sono tutte abbastanza provocanti e stuzzicanti…” in effetti, spulciandole, ritraevano Marika concentrata in esercizi ginnici in cui in primo piano c’era quasi sempre il suo bel culo stretto nei leggins attilati da palestra. In altre faceva smorfie e linguacce. Erano tutte molto eccitanti. Proseguì: “Poi ce ne sono alcune con dei ragazzi ma il loro volti li ho fatti pixellare dal fotografo prima di stamparle. Non voglio che tu li riconosca”. La seconda parte delle foto ritraevano Marika abbracciata con un ragazzo diverso ogni volta, in alcune anche in posizioni sexy. Addirittura in alcune mostrava le corna all’obiettivo mentre era esplicito che qualcuno aveva le mani su suo culo. “Bene. Io esco. Ho pensato che potrebbe essere materiale interessante per le tue lunghe sessioni di masturbazione” e ridacchiò. Poi tornò seria di colpa guardandomi con disprezzo “Quanto sei patetico… a farti le seghe su quei siti porno”. Mi lasciò così, allibito. Come faceva a saperlo? Avevo dimenticato di cancellare la cronologia? Mah… prima di uscire dalla porta si voltò e mi disse. “Sfogati pure come vuoi. Sappi che è l’ultima settimana. Tra sette giorni ti imporrò un periodo di astinenza, devo ancora decidere di quanti giorni” e uscì. Nel giorno del suo compleanno tornò a sera tardi quando io stavo già dormendo. Per tutto il pomeriggio non feci altro che segarmi tra video porno e quelle foto. Aveva ragione, ero proprio patetico.

Sette giorni più tardi era aprile. Come anticipato, mi comunicò di astenermi da qualsiasi attività sessuale. In pratica dovevo solo non masturbarmi, ma questo lo sapevo solo io, dato che non avevo rapporti con altre donne. Mi disse che aveva deciso che per aprile e maggio la mia astinenza sarebbe durata sempre una settimana, da venerdì a venerdì e che ci avrebbe pensato lei a farmi venire. Così passavo i giorni a cazzeggiare, evitando i siti porno o le sue foto per non infoiarmi, guardare film e mangiando schifezze. La palestra quasi non la usavo più mentre lei ci andava tutti i giorni, in centro. Poi, il primo venerdì, al suo ritorno nel tardo pomeriggio, lavata e profumata mi disse di spogliarmi e sedermi sul divano in sala con le mani sotto il sedere mentre lei inseriva un DVD di un film porno bisessuale dove tre uomini e una donna si davano piacere. Lei si sedette in parte a me e con lo stesso atteggiamento di indifferenza che aveva avuto la ragazza cinese nel garage dell’hotel guardava il film mentre con la mano destra mi masturbava senza proferire parola. Alla vista di quelle scene, che comunque non era tra i miei temi preferiti, venivo comunque in pochi minuti dato che ero in astinenza da diversi giorni. Poi le si alzava, andava a lavarsi le mani e riprendeva la sua solita vita senza rivolgermi parola. Dalla settimana successiva decise che, siccome le faceva schifo che le sporcassi di sperma la mano, di masturbarmi usando leggins o calzini appena usati in palestra. Almeno avrei sporcato quelli che tanto andavano lavati. E questo tolse il contatto diretto tra me e lei. Questo andò avanti per tutte le settimane di aprile. A maggio divenne più sadica perchè a questa pratica mi impose l’assunzione degli alfabloccanti.

Per chi non lo sapesse gli alfabloccanti sono dei farmaci sotto forma di pillola che aiutano chi soffre di ipertrofia prostatica. Non era di certo il mio caso, ero giovane e in forma. Ma tra gli effetti collaterali di questo farmaco c’è l’eiaculazione retrograda, ovvero un’eiaculazione in cui lo sperma non esce ma finisce in vescica. Non è un farmaco pericoloso, di certo ci vuole comunque la ricetta, ma Marika mi disse che un farmacista frequentatore della palestra riusciva a venderglieli sotto banco. Cominciai questa “cura” ai primi di maggio assumendo una pastiglia al giorno. Dato che Marika voleva che mi abituassi a questa nuova condizione mi regalò una settimana libera in cui potevo masturbarmi quando volevo. Notai subito un miglioramento nell’urinare (anche se non ne avevo bisogno), ma la cosa più assurda era effettivamente l’eiaculazione….che non avevo più. Ciò mi creava molta frustrazione che a sua volte innescava eccitazione come un circolo vizioso. Ricominciai a masturbarmi anche 5 volte al giorno senza mai eiaculare e provando orgasmi sempre meno potenti e soddisfacenti. Poi al venerdì, solito rituale, lei che mi masturbava sul divano mentre io guardavo film bisex. Quando sentiva che stavo per avere l’orgasmo ridacchiava e mi derideva dicendo che ero un uomo da niente, patetico e inerme. E difatti aveva ragione. Ma ciò non fece altro che farmi scivolare ancor di più in quel processo di umiliazione che trovavo eccitante ma mai abbastanza soddisfacente da sentirmi appagato.
La cosa peggiore fu quando mi impose nuovamente l’astinenza. Arrivavo al venerdì, alla sua solita sessione di seghe con film bisex, in cui ero super eccitato. Mi avvolgeva i leggins e cominciava una sega lenta e monotona. Io impazzivo dal piacere, volevo che accelerasse ma lei manteneva sempre la stessa velocità e non mi degnava di uno sguardo. Poi prima dell’orgasmo aveva imparato a lasciarmi lì ad implorare di venire. Toglieva la mano, guardava il mio cazzo che pulsava e a volte rideva e a volte aveva uno sguardo schifato. Dovevo cercare con la schiena un contatto con i leggins per avere un orgasmo rovinato senza eiaculazione. Era sadismo allo stato puro.
Poi l’ultimo venerdì di maggio torna a casa abbastanza scazzata e per la prima volta è vestita ancora da palestra. È sudata e umida. Sembra aver fretta. Avvia il DVD dove stavolta si tratta di un’orgia bisex con 4 uomini e 4 donne e comincia la sua solita sega lenta mentre il mio cazzo è avvolto nel suo calzino sudato. Contrariamente alle altre volte stavolta ha il suo capo appoggiato sulla mia spalla. Sento la sua pelle umida e l’odore dei suoi capelli misto a sudore. È super eccitante. Dopo alcuni minuti sto per venire. Lei se ne accorge, toglie la mano, e con sottovoce calda mi si avvicina all’orecchio e mi dice “Lo sai vero che me lo scopo?” Io impietrisco all’istante mentre il cazzo comincia a pulsare per l’orgasmo. Arrossisco, la guardo negli occhi “Chi?” e lei massaggiandomi il petto “Uno dei ragazzi delle foto della palestra… sono mesi ormai…”. Vengo come mai prima, con nessuna eiaculazione ma con un orgasmo che dura per diversi seconda. Ora so che mi cornificava a mia insaputa.

Siamo a giugno e succede quello che non mi aspetto. Da qualche giorno ho smesso di prendere i farmaci e ho avuto qualche giorno di sfogo masturbatorio in cui tutto, fortunamente, è tornato come prima. E’ un sabato mattina soleggiato, Marika si sveglia di buona lena e mi dice: “Voglio una vacanza al mare. Prenotiamo a Rimini, una settimana. Dai che partiamo lunedì”. Così sia io che lei ci mettiamo a cercare un alloggio a Rimini. Alla fine sceglie lei, un appartamento abbastanza grande di un caseggiato dove c’è solo un altro appartamento. Uno sopra e uno sotto. È libero quello sotto. Chiamiamo e prenotiamo. Un po’ sorpreso, dato che avrei potuto permettermi di prenotare nel più lussuoso hotel della città chiedo a Marika il perchè di questa scelta. Lei: “Sai, dopo l’ultima esperienza in hotel a Piacenza…beh credo che se ci dovesse capitare un’avventura particolare almeno siamo più sicuri. Ecco perchè” In effetti aveva ragione, in questo senso si era fatta più accorta e premurosa.
Il lunedì partiamo, è bel tempo, c’è caldo. Siamo entrambi di buon umore. Non appena arriviamo scarichiamo le valigie in appartamento. Abbiamo scelto un bel posto, abbiamo addirittura un po’ di giardino con due lettini per prendere il sole. Siamo a pochi passi dalla spiaggia e passiamo il resto della mattina e tutta la giornata quasi come due fidanzatini parlando del più del meno, spruzzandoci in acqua. Ogni tanto la accarezzo o la bacio sulla guancia e lei sorride ma non ricambia. È comunque un bel momento e me lo godo finchè posso. Alla sera, dopo essere rientrati dalla cena in una pizzeria, io mi sistemo sul divano a guardare la tv, esausto. Marika invece esce in giardino per fumare una sigaretta. Poco dopo sento voci di almeno tre ragazzi e la sua. Ogni tanto lei ride. Sono troppo stanco per alzarmi e uscire anch’io, sto quasi per prendere sonno e dunque non ci do tanto peso. Lei quando rientra dice:”Ho conosciuto i vicini che stanno sopra il nostro appartamento. Sono tre ragazzi albanesi, molto simpatici” ma, come detto, son troppo stanco e crollo poco dopo sul divano. Se fossi stato attento avrei notato un velo di malizia sul suo volto.

Il giorno dopo, l’atteggiamento di Marika cambiò nuovamente. Sta sulle sue, mi evita, non parla. Cerco di capire cos’ha ma passa tutta la mattina a leggere sotto l’ombrellone e la vedo spesso a scrivere con il cellulare. Decido di lasciar perdere e per un paio d’ore nuoto in mare. Al ritorno in spiaggia non è cambiata di una virgola. Io, vuoi il caldo, il sole, un po’ di sonno da smaltire, mi addormento sotto l’ombrellone. Quando mi sveglio è già pomeriggio inoltrato e Marika non c’è più, e nemmeno le sue cose. Sistemo le mie cose e la provo a cercarla nei bagni, nel bar della spiaggia, nei dintorni. Provo anche a chiamarla più volte ma lei non risponde. Così, un po’ preoccupato e rassegnato torno in appartamento. Da lontano noto che sta prendendo il sole sul lettino del giardino del nostro appartemento. Indossa un costume due pezzi ramato che si abbina perfettamente al colore dei suoi capelli. Porta gli occhiali da sole scuri e ha la pelle permeata dalla crema solare: è una bomba sexy assurda. Una gamba è distesa mentre l’altra piegata in su. Quando arrivo di fianco a lei e mi siedo di lato sull’altro lettino, si accende una Marlboro 100’s e aspira lentamente senza degnarmi di uno sguardo, continuando a fissare davanti a lei, il mare. C’è un silenzio assurdo tra noi e come un lampo butto fuori una domanda senza pensarci “Te li sei scopati, vero?” lei si gira accigliata e mi fissa da dietro gli occhiali. Poi emettendo una boccata di fumo risponde: “Solo uno. Chi mi credi?”. E torna a fissare di fronte a lei. La sua risposta mi lascia abbastanza indifferente. Dopo tutto quello che ho passato in questi mesi, il fatto che si scopi qualcuno a mia insaputa, non mi provoca più nessuna reazione. Dopo alcuni momenti di silenzio è lei a romperlo: “Mi hanno detto che organizzano feste particolari…hai capito a che sfondo, no?” io rimango in silenzio come ad assentire “è che hanno un costo queste feste per parteciparvi. Ovviamente voglio che venga anche tu ma mi hanno detto che non ci saranno variazioni nel prezzo.” sembrava interessante, al che chiesi “di quanto si tratta?” “duemila euro” rispose lei. Sorrisi: per me duemila euro erano una miseria. “Però…” proseguì “vogliono conoscerci meglio, pertanto stasera, dopo cena, siamo invitati da loro. Io sono già lavata, al massimo mi do una risciacquata prima di andare. Tu vatti a lavare. Non serve vestirsi bene, indossa quello che ti viene più comodo”.

Alla sera, dopo cena, saliamo le scale esterne che portano all’appartamento del piano di sopra. Marika indossa una semplice canotta bianca con stampa senza reggiseno e degli shorts in denim. Ha un trucco leggero che però le dona un’aria da troia. Io una maglietta e pantaloncini in felpa. La porta è stata lasciata semiaperta volontariamente. Entriamo e noto subito che le luci sono spente eccetto un chiarore bluastro che proviene da una stanza in fondo al corridoio. Pervade l’aria una musica lounge chillout. “Permesso? Siamo arrivati” esclama Marika non vedendo nessuno ad accoglierci. Dalla stanza si innalzano delle urla maschili di approvazione. “Venite avanti. Siamo nella stanza in fondo, dove vedete le luci blu” A passi lenti seguo Marika nel corridoio, entriamo nella stanza ed ecco quello che ci si presenta: una stanza con letto matrimoniale e uno singolo, a lato. Nel perimetro del battiscopa sono posizionate decine di piccole luci blu a led che creano un effetto intimo e un po’ soporifero. Qui la musica si sente meglio, infatti noto uno stereo con CD. Appoggiati al muro ci sono tre giovani ragazzi, tutti nudi, che si stanno “scaldando”, masturbandosi lentamente il cazzo. Ci accolgono con un breve applauso, sorrisi e qualche urlo di incitamento…sembrano abbastanza su di giri. Sono tutti e tre fisicamente prestanti. “Blerim, piacere” alza la mano il più alto dei tre. “Io sono Artan” si presenta il ragazzo di mezzo: noto che è completamente depilato, ascelle e pube compresi. Tiene stranamente gli occhi fissi su di me anzichè su Marika. L’ultimo si presenta con il nome di Fatmir: è il più basso dei tre, raggiunge a fatica i 170 cm ma è il più muscoloso e ben modellato, ed ha una faccia che non promette nulla di buono. Ha una cicatrice sulla sopracciglia sinistra e l’occhio sinistro sembra “stanco”, leggermente chiuso. È tatuato su gran parte del corpo. Poi noto il suo cazzo che è più lungo degli altri. “Tu devi essere Enrico” mi fa Fatmir e mi sgancia un sorriso sornione, di sfida. Mi comincia a stare sul cazzo subito, ha un fare antipatico e strafottente. Poi prosegue “Bene, cominciamo!” Marika si volta verso di me “Tu siediti sul letto singolo e spogliati. Fa come vuoi, se vuoi toccarti, guardare e basta… io vado a divertirmi con quei tre fusti, quando vorrò ti farò un cenno e dovrai avvicinarti a noi, chiaro?” Faccio di sì con il capo e vado a sedermi sul letto. Nonostante tutto la situazione è eccitante, e poi son mesi che non vedo Marika nuda. Lei e i ragazzi si accomodano sul letto matrimoniale. I maschi stanno in piedi, mentre lei comincia a spogliarsi lentamente rimanendo solo in perizoma. Poi si mette in ginocchio sul letto e i ragazzi si avvicinano regalandole i loro cazzi da succhiare. Marika mi da le spalle e io, che nel frattempo mi ero spogliato completamente, comincio a masturbarmi lentamente. Passano cinque minuti in cui Marika ha praticamente spompinato i tre facendo loro aumentare l’eccitazione quando all’improvviso si stacca, si volta leggermente verso di me e con l’indice sinistro mi fa segno di avvicinarmi. Ha un sorriso malizioso che mi mette inquietudine. Lentamente mi alzo e vado per avvicinarmi quando noto Fatmir fare un cenno del capo ad Artan. Marika sorride maliziosa guardandolo. Vedo Artan scendere dal letto e dirigersi verso di me posandomi una mano sul petto: è uno stop, fermati qui. Guardo Marika per capire cosa fare quando lui avvicina la sua bocca alla mia nel tentativo di baciarmi. Io immediatamente mi sposto per evitarlo e lui non ha nessuna reazione, va bene così. La sua mano sinistra si spinge verso il mio cazzo e comincia ad accarezzarlo. Arrossisco di vergogna e lo lascio fare. “Voi due” fa Marika “mettetevi nel letto singolo e divertitevi. Enrico, mettiti in una posizione in cui puoi vedermi bene” Indietreggio spinto delicatamente da Artan e mi trovo nuovamente seduto sul letto singolo. In qualche maniera ci accomodiamo in un 69 in cui io riesco comunque ad avere la visuale di Marika e gli altri. Artan mi prende il cazzo in bocca e con una mano mi spinge con delicatezza verso il suo membro. È profumato e pulito e non sta forzando nulla. Mi trovo con il suo cazzo in bocca e cominciamo a spompinarci a vicenda quando Marika si mette carponi mentre Fatmir comincia a prenetarla da dietro e Blerim le offre il suo cazzo da succhiare.
E’ tutto molto lento e piacevole. La musica lounge e le lucine hanno creato un’atmosfera rilassante. I gemiti di Marika son appena impercettibili e la stanno trattando bene, dedicandosi anche a strofinarle il clitoride e i capezzoli mentre la scopano a turno. Quanto a me, non essendo la prima volta che succhio un cazzo (vero, è la prima volta che è il cazzo di un uomo e non di una trans) cerco di godermi il momento e fare il meglio possibile per dare piacere all’altro. Artan invece è molto bravo, ci sa fare e quasi non mi accorgo di venirgli in bocca da quanto bravo è. Pochi secondi dopo sento il suo seme inondarmi la bocca mentre con una mano mi spinge la testa fino in fondo nel tentativo di farmelo ingoiare il più possibile. Marika e gli altri due hanno cambiato diverse posizioni e il ritmo è leggermente aumentato. Lei ora è in una cowgirl reverse con Fatmir che la penetra da sotto e Blerim che si fa spompinare. Con la bocca piena di sperma (qualcosa involontariamente ho ingoiato) vado per alzarmi dal letto quando sento la mano di Artman sulla spalla che mi blocca. Si avvicina all’orecchio e sottovoce mi dice “Ehi! Pensi sia finita qui?”

Bene caro lettore. La prima parte del capitolo finisce qui. Ora lascio a te la possibilità di darmi indicazioni su come continuare. Accetto qualsiasi tipo di proposta, dalla più romantica alla più perversa. Qualora non mi arrivasse nessuna risposta questo racconto termina qui e non verrà proseguito. Ti lascio la mia nuova mail (l’altra non esiste più) dove poter scrivere la tua proposta. Nel frattempo ti ringrazio per la lettura e spero di farvi leggere il continuato.
Grazie,

Enrico

e.madini1985@proton.me

Leave a Reply