Per chi volesse leggere la puntata preceente la trova
Il racconto mi è stato inviato da una coppia come avvenuto a loro e con la richiesta di sistemarlo, cosa che ho fatto arricchendolo senza però cambiare i fatti occorsi. Inoltre la lei amerebbe avere i vostri commenti, se lo desiderate potete scrivere a: Soniadalo05@gmail.com
Trascorsero due giorni ed arrivò quello del matrimonio. Simona era stupenda, indossava un vestito bianco molto attillato con ampia scollatura anteriore coperta con un velo e con lungo strascico.
La cerimonia fu bellissima, in chiesa i violini accompagnavano l’organo nell’esecuzione dei brani di musica classica e sacra.
Uscimmo dalla chiesa bombardati da manciate di riso ed iniziò la sequenza dei parenti che venivano a farci le loro congratulazioni e gli auguri. I parenti di Simona erano molto numerosi e provenienti da diverse zone d’Italia, qualcuno anche dall’estero. Da parte mia invece c’erano una ventina di persone, qualche amico e le colleghe dell’ufficio dove lavoravo. Una volta arrivati al ristorante che aveva uno splendido giardino, c’era un aperitivo prima del banchetto, sollevammo i calici mangiammo un salatino quindi il fotografo ci “sequestrò” per andare a fare le fotografie nel parco della villa che ospitava il pranzo di nozze.
Appena ci allontanammo dal tavolo degli aperitivi si avvicinò un uomo, non molto alto di circa 60 anni rotondetto e con diversi tatuaggi che spuntavano dalla splendida camicia di lino azzurra molto aperta che faceva vedere una pesante catena d’oro, il look era completato da un vestito sempre di lino di taglio sartoriale color sabbia. Le scarpe color cuoio come la cintura avevano un’aria molto costosa ed erano probabilmente fatte su misura. I capi di abbigliamento aiutavano a rendere la figura certamente non da modello, un po’ meno goffa.
Si presentò, era Roberto lo zio che ci aveva regalato il viaggio di nozze; non era affabile anzi parlava con fare altezzoso e nei pochi minuti che restò con noi sciorinò i suoi successi ottenuti con il duro lavoro. Il fotografo fortunatamente ci richiamò perché altrimenti la luce non sarebbe stata quella giusta per le fotografie per l’album. Ci congedammo da lui salutandolo e ringraziandolo ancora. Lui, prima di tornare verso la zona degli aperitivi, abbracciò Simona per salutarla e nel farlo allungò le mani tastandole con forza il sedere. Simona evitò di fare casino, non le sembrò il caso ed anche io che mi accorsi della cosa lo guardai un po’ imbronciato ma nulla più.
Quando tornammo dove c’era la zona aperitivi la gente aveva già iniziato ad entrare in sala da pranzo, una splendida veranda con vetrate aperte che facevano sì che il clima fosse fresco nonostante la già calda giornata di primavera inoltrata.
Il pranzo iniziò e proseguì senza eventi particolarmente strani, i soliti cori “bacio bacio” ed i brindisi agli sposi ed alle famiglie.
Come da tradizione venne il classico momento del taglio della cravatta e della giarrettiera, io fui preso dai miei amici per provvedere a fare a fettine la mia cravatta e poi passare fra gli invitati a raccogliere le offerte.
Simona invece fu circondata da alcune sue amiche per prelevare dalla coscia la giarrettiera rossa come da tradizione ma, improvvisamente, fra le ragazze si fece largo lo zio Roberto che si inginocchiò davanti a mia moglie si fece dare le forbici ma non puntò subito alla giarrettiera. Posò le forbici per terra, estrasse dalla tasca una scatolina che aprì. Conteneva una sottile cavigliera d’oro con un charms, sempre d’oro che raffigurava un serpente a forma di S che allacciò alla caviglia di Simona. Solo allora prese le forbici da terra, con una mano scostò la gonna e, molto lentamente, si infilò sotto e tagliò la giarrettiera rossa con una calma olimpica. Cosa aveva fatto con le due mani sotto la gonna di Simona era intuibile anche perché lei si era irrigidita ed era diventata rossa come un peperone. Lo capii fino in fondo solo quando mia moglie mi raccontò i dettagli di quanto avvenuto. Quando Roberto si rialzò, aveva un sorriso beffardo e Simona lo ringraziò con voce bassa ed imbarazzata per il regalo della cavigliera. Roberto allora si avvicinò mettendosi fra noi due e, sempre a voce bassa, disse che Simona doveva ancora imparare il rispetto per le persone che contano veramente e che possono avere un grande impatto sulla propria vita ma che aveva tempo per farlo essendo molto giovane quindi si allontanò con un ghigno diabolico.
Simona mi guardò sorridendo cercando di dissimulare il suo turbamento.
La giornata proseguì normalmente come avviene nei banchetti di matrimonio, dopo il taglio della torta iniziammo il giro per salutare e ringraziare gli invitati per le generose offerte seguite al taglio di cravatta e giarrettiera. Fu un lungo giro e quando capitammo da Roberto lui ci diede appuntamento al villaggio, Ci disse che lo avremmo trovato là e che avremmo avuto molte piacevoli sorprese. Calcò molto la mano sull’aggettivo piacevoli facendo capire senza fraintendimenti che piacevoli avrebbe potuto essere sostituito da libidinosi e o goduriosi.
Quella sera, finalmente a casa, stanchi per l’impegnativa giornata facemmo l’amore in modo dolce e poco libidinoso quindi mi addormentai per la stanchezza.
Forse per il pranzo particolarmente ricco o per lo stress accumulato, il sonno non fu continuo ed ogni tanto aprivo mezzo occhio. Durante uno di questi episodi sentii Simona che ansimava e che si stava toccando. Capii così che si stava masturbando cercando di non fare rumore per non svegliarmi. Feci finta di continuare a dormire ma di sottecchi stavo guardando mia moglie che, mentre con una mano si torturava pizzicandosi i lunghi capezzoli, con l’altra si accarezzava il clitoride tirandolo con le dita. Alternava i massaggi del clitoride ad una penetrazione con le dita lasciando fuori il pollice che continuava lo sfregamento della parte esterna. Quanto più affondava le dita, tanto più i suoi gemiti erano profondi fino a che ne lanciò uno particolarmente lungo, stette ferma qualche secondo quindi, tremolante sulle gambe si alzò ed andò in bagno. Qualche minuto dopo quando tornò io feci finta di essere addormentato e lei si coricò vicino a me cercando di non fare rumore per non svegliarmi
Il giorno successivo, mentre finivamo di preparare le valige ed eravamo praticamente pronti per partire, Simona mi chiamò, mi fece sedere ed alzò la gamba che spuntavano da una minigonna a piegoline e me ne mise una in grembo. Indicò la cavigliera e disse che le piaceva molto, che la riteneva molto sexy con il ciondolo a forma di serpentello che poteva essere l’inziale del suo nome. Mi domandò cosa ne pensassi. La guardai meglio e più da vicino. Lo charm aveva una forma inquietante. Il serpente, per come era fatto, assomigliava a quello di alcune rappresentazioni sacre in cui tentava Eva nel paradiso terrestre. Simona poi mi fece notare che oltre a piacerle molto il serpentello, anche la catena era molto spessa e che quindi, essendo in oro, doveva essere costata parecchi soldi. Le restava qualche dubbio sul significato della S ma ci dicemmo che avremmo chiesto conferma a Roberto una volta arrivati al villaggio turistico. Le feci una carezza sul viso baciandola, mi ero arrapato anche perché la gonnellina si era sollevata ed avevo ad altezza viso la sua passera coperta solo dal minuscolo perizoma trasparente che indossava e che col movimento di sollevare la gamba, si era ulteriormente ristretto perché finito fra le grandi labbra della sua fighetta. Le sarei saltato addosso ma era ormai orario di partire per non arrivare tardi al villaggio e così presi le valige caricandole in auto. La aspettavo fuori la vidi chiudere il cancello di casa e, con il sole alle spalle, la sua figura controluce era evidenziata e la silhouette perfettamente disegnata. Mentre camminava inoltre le sue grandi labbra che aveva particolarmente pronunciate, si intravvedevano attraverso al leggera gonnellina trapassata dal sole.
Prima di uscire aveva anche indossato una canottiera di maglina di cotone molto sottile a costine piccole, ovviamente senza reggiseno ed i capezzoli spingevano contro il tessuto quasi bucandolo. Inutile dire che quella visione mi procurò una eccitazione ed una erezione tremendi.



Anche a me piacciono molto i piedini, bel racconto, continua!
Una saga che spero non finisca mai
Sempre più eccitante. In crescendo, complimenti
Minima immoralia è di Daniele Scribonia.
Il racconto l'ho scritto io, Daniele Scribonia. Niente anonimato.