Scrivere, raccontare….significa evocare sensazioni ed emozioni che fanno rivivere quanto si è vissuto. Certe emozioni e passioni rimangono dentro ed evocarle significa il desiderio di ripeterle ancora. Soprattutto quando queste hanno trasformato l’essere di chi le racconta.
Con GIanco (Giancarlo) avevamo una ragazza, Lella; non era molto bella, ma aveva una grande disponibilità a fare tutto. Uscimmo in tre la prima volta e lei volle farlo con tutti e due. La seconda volta Gianco le chiese se volesse farsi chiavare e eli rispose: “ Faccio tutto quello che volete farmi e farmi fare, con tutti e due”. La portammo nel garage del palazzo dove abitava Gianco, in un box per auto. Toccò prima a me e la penetrai da dietro, facendole tenere le mani poggiate su una macchina. Poi Gianco cominciò a carezzarle il sulo e penetrarle l’ano con un dito. “Hai un bel culo – le disse – Lo voglio”. “No,no – rispose lei – fa male, lo so. Nrl culo no”. “Zitta, troia – le disse lui – prima o poi lo dovrai fare e voglio essere il primo.” Le si avvicinò col cazzo dritto, le fece tenere le natiche aperte e le carezzava l’ano con il glande. “Gianco, no – ripeteva lei – mi farai male, me lo rompi”, ma lui aveva già cominciato a pressarle il glande sull’ano. Poi diede una spinta di forza e Lella urlò. Stava piangendo e diceva “Vigliacco, me lo stai rompendo. Fa maleee”. Poi anche lei cominciò a spingersi contro il cazzo. Io ebbi una nuova erezione. Io conoscevo le sensazioni che stava provando Lella: la pressione del glande sull’ano, poi il cedimento, la forzatura e la lacerazione dello sfintere, il dolore, la sensazione di essere invasa da quell’oggetto vivo che allargava il suo corpo, il piacere della sottomissione che la spingeva ad andare incontro al cazzo nonostante il dolore, il desiderio che durasse di più.
Quella sera ci ripensai e capii; quella erezione mi era venuta non per il culo della ragazza ma quando avevo visto il cazzo duro di Gianco che si avvicinava alle sue natiche. Mi era rimasta in mente quella immagine che aveva risvegliato il desiderio ed il ricordo di quando un uomo adulto mi aveva penetrato per la prima volta. Risentivo il dolore e risentivo il desiderio che me lo facesse. Non lo avevo più fatto dopo le cinque o sei volte che quell’uomo mi aveva chiavato e ricordavo che dopo le prime due volte ero stato io a chiedergli di farmelo ancora. Erano passati cinque anni ma quei ricordi erano sempre stati vivi nella mia mente e più volte mi ero masturbato ripensandoci; ma non lo avevo più fatto, mi erano mancate le occasioni e per la paura di farmi scoprire. Ma avevo anche capito che lo avrei cercato, avevo il desiderio di sentirmi sotto un uomo che abusasse del mio corpo per il suo piacere, magari facendomi sentire sottomesso e costretto a fargli fare quello che voleva. Il mio primo uomo era un cinquantenne, vicino di casa, un vedovo, rozzo e brutale. “Ora sei tu la mia femmina” mi diceva mentre spingeva con forza il suo cazzo nel mio corpo, e quella frase mi emozionava, mi veniva il desiderio di farlo godere, di sentire che il mio corpo era capace di dargli il piacere dell’orgasmo, di sentire il mio ano bagnato dal suo sperma.
Ricominciai a pensarci, era una ricerca non del tutto cosciente di una occasione. Il mese dopo cominciavano le vacanze e preferii andare ad aspettare la mia famiglia nella casa al mare. La prima sera che passai da solo volli fare un giro per riappropriarmi della conoscenza di quel posto. Andai un po’ in giro per le stradine che portavano alla spiaggia e vidi un locale in una svolta fuori mano. Sembrava un bar o un dancing e volli entrare a bere qualcosa. Mi sedetti ad un tavolino, ma il cameriere ritardava ed aspettai. Era un posto singolare, non vedevo donne, ma vidi un paio di persone effeminate che parlavano. Poi venne il cameriere e mi disse: “Sei qui da solo, giovanotto? Quel signore – e mi indicò un tavolo dove c’erano sedute due persone – ti ha invitato al suo tavolo. Dimmi cosa vuoi e te lo porto lì.”
Mi avvicinai a quel tavolo. C’era un uomo maturo, bella presenza, capelli brizzolati e simpatico; l’altro era un uomo bruno, sembrava un atleta, molto abbronzato; il viso non era bellissimo ma aveva un fisico imponente.
– Vorrei ringraziarvi – dissi – ma non ho il piacere di conoscervi.
– Siediti con noi, sei nostro ospite.
Avevo guardato in sala mentre andavo e avevo visto coppie di uomini che ballavano con molta intimità.
– Questo è un locale speciale, riservato – disse l’uomo brizzolato – Non lo conoscevi? Mi sembri sorpreso da ciò che vedi. Qui ci si incontra tra uomini, anagraficamente maschi ma in realtà di varie tendenze.
– Non ti piace l’amore uomo-uomo? – chiese quello bruno
– Non ho esperienze di questo tipo, ma la penso liberamente. Mi chiamo Renato.
– Io sono Mauro e lui è Giovanni. Qui ci diamo del tu.
– Non hai esperienze? – chiese Giovanni – Forse non sai cosa ti stai perdendo. Metti da parte le tue inibizioni e vivi quello che la vita ti offre. Sai ballare? Vieni a ballare con me.
In realtà erano coppie che si baciavano e si toccavano seguendo una musica lenta.
– Non hai mai baciato un uomo? – mi chiese Giovanni – A volte è più bello che baciare una donna.
Lo disse mentre mi teneva per i fianchi e mi baciava sul collo; mi eccitava, anche perché sentivo il suo corpo sul mio e sentivo la durezza del suo cazzo sulla pancia.
– Dai, prova, vedi com’è.- disse Giovanni mentre accostava le sue labbra alle mie. Io non feci nulla, ma lui dovette sentire la mia erezione di eccitazione. Mi mise la sua lingua in bocca e poi mi succhiò il labbro inferiore. Mi feci coraggio e gli risposi, gli succhiai anch’io il labbro inferiore.
– Bravo – disse – Lascianti andare alle sensazioni, vedo che ti sta piacendo.
Tornammo al tavolo, bevvi la mia bibita e Mauro disse:
– Noi adesso andiamo a casa. Vieni anche tu, stai un po’ con noi.
Tornando per la stradina verso il centro, Giovanni mi mise un braccio intorno alla vita.
– Vedi, Renato, per rinunciare a qualcosa devi prima conoscerla. Vorrei farti conoscere il nostro modo di stare insieme. Sai che anche il corpo dell’uomo è bellissimo e può dare molto piacere?
Spostò il braccio sulle mi spalle e con la punta delle dita mi sfiorava un capezzolo sotto la camicetta. Mi eccitava da morire quella carezza e Mauro, capendo la cosa, mi toccò sulla patta sentendo la mia erezione.
Appena chiusa la porta, Giovanni mi prese per i fianchi e mi baciò di nuovo in bocca, ma mentre lo faceva, prese la mia mano e se la mise sulla patta. Aveva il cazzo duro e mi resi conto che era molto grosso. Lo carezzai, non seppi trattenermi e lui si aprì la cerniera e lo mise fuori. Glielo presi in mano e mossi un po’ la mano a masturbarlo lievemente.
– Ti dà piacere tenerlo in mano, vero? Ma sai, la bocca è più sensibile della mano. Bacialo e capirai.
– Ma Giovanni io……
– Fallo, lo stai desiderando, prova.
Mi pressò sulle spalle e mi fece abbassare, poi passò il glande sulle mie labbra ed io di istinto gli aprii la bocca. Aveva ragione; la sensazione era bellissima, sentire il liscio del glande sotto il palato ed il ruvido dell’asta nella mano. Continuai, mi piaceva e mi piaceva che me lo avesse fatto fare.
– Giovanni – gli dissi dopo – è bello sentirti così. Voglio farlo ancora.
– Certo, sul letto. Devi godere tutto il corpo dell’uomo.
Mi tolse lui la maglietta e cominciò a succhiarmi e mordicchiarmi i capezzoli mentre mi abbassava i pantaloncini. Si stese sul letto, era nudo ed anch’io, ed io ricominciai a prenderglielo in bocca. Sentivo la mano grossa e forte di Mauro che mi accarezzava i capelli mentre lo facevo e lui mi faceva sentire il suo cazzo duro sulla schiena. Ma Giovanni si era molto eccitato, sentivo le contrazioni del suo cazzo vicino all’orgasmo e Mauro mi sussurrò:
– Non lasciarlo, fatti venire in bocca – e mi teneva una mano sul collo per impedirmi di allontanarmi.
Sentii il sapore acido dello sperma mentre Mauro mi pressava sul cazzo di Giovanni.
– Non lasciarlo – mi disse ancora – finchè non gli è caduta l’erezione.
Andai a lavarmi la bocca, Mauro mi seguì in bagno.
– Ora lo devi fare con me – disse – Mi avete fatto arrapare troppo.
– Cosa vuoi da me ? – gli chiesi
– Il tuo culetto, mi piace.
– Mauro ma non l’ho più fatto da che ero ragazzo, mi farai male.
– Devi fartelo fare. Piacerà anche a te, vedrai.
Aveva un cazzo che mi spaventava un po’, lungo normale ma grosso, mi avrebbe dilatato. Mi rassegnai, ma la verità era che non volevo rinunciare, quel cazzo mi incantava.
– Mauro…..
– Poche storie, lo devi prendere o te lo farò fare per forza.
Mi portò nella stanza dove c’era Giovanni.
– Giovanni, tienilo fermo mentre lo inculo.
– Avanti, piccolo, sottomettiti. Vedrai che ti piacerà, passato il primo momento. Accetta il tuo destino, impara a fartelo mettere.
Usò del gel, ma non molto. Io capivo, non voleva scivolare, voleva forzare, dilatarmi e poi sbattermi come volesse sfondarmi. Ma lo volevo anch’io, anche se avevo paura del dolore. Sentii lo strappo violento allo sfintere anale e la forza brutale con la quale spingeva e mi accorsi che mi aveva provocato erezione. Se ne accorse anche lui. Ma io capivo che era quello che desideravo e mi eccitava che mi trattassero come una troia. E ripensavo a Gianco. Appena tornavo volevo farmi fare da lui, magari davanti a Lella.



Anche a me piacciono molto i piedini, bel racconto, continua!
Una saga che spero non finisca mai
Sempre più eccitante. In crescendo, complimenti
Minima immoralia è di Daniele Scribonia.
Il racconto l'ho scritto io, Daniele Scribonia. Niente anonimato.