Ormai Marta ha accettato la verità: non può essere la migliore cameriera nel bordello e scopre che proprio la sua testardaggine a volerlo essere le precludeva la parte migliore e più soddisfacente del lavoro. La tensione che ha con Giulia le ha impedito di essere l’amante di Andri, e questo non potrà perdonarglielo…

Il mio riflesso mi fissa dallo specchio, il viso sporco di scariche di sborra che lo attraversano come ferite di guerra. Qualche goccia è anche sui capelli. Il cliente si è dato da fare… o io l’ho davvero eccitato.
Non trattengo un sorriso. Sarà l’ultima volta che mi specchierò dopo che un uomo ha svuotato le sue palle sulla mia faccia? Dario sarà favorevole a fare qualcosa di simile, quanto torneremo a fare sesso insieme?
Una punta di delusione oscura la gioia nel mio petto al pensiero di come scopa, di quanto sia scarso come amante… Dovrei fare qualcosa per po—
«Marta…» Una voce maschile alle mie spalle mi fa sussultare.
Mi volto, per qualche motivo sono pronta a trovarmi davanti proprio il mio fidanzato, stupito – inorridito – nel vedermi in questa condizione. Invece, a pochi passi da me c’è Andri.
Lui scopa bene. Molto bene. Molto più di Dario.
Ma lo so per sentito dire e per averlo visto, non per averlo sperimentato di persona.
La gioia nel mio petto passa da grigiolina a prossima al buio più pesto.
È l’ultima volta che lo vedrò…
«Andri…» Quasi nemmeno io sento la mia stessa voce tanto è flebile.
Un angolo della sua bocca si solleva, mi guarda con uno sguardo che non è il libidinoso che usava quando c’eravamo appena conosciuti, e nemmeno quello evitante che aveva assunto in seguito. È lo sguardo di un caro amico.
Un leggero bruciore sorge nei miei occhi.
Lui non si avvicina. «Marta, sono dispiaciuto che questo sia l’ultimo giorno che lavoreremo insieme.» Abbassa lo sguardo, ma non per guardare il mio corpo nudo. Sospira. «Io… io pensavo che tra di noi avrebbe potuto esserci qualcosa di più di un semplice rapporto di lavoro, un paio di mesi fa.»
Non sta parlando di solo sesso… Il respiro passa con fatica nel naso, devo scostare le labbra. Deglutisco per aprire la gola. «Andri… Per… per un periodo l’ho pensato anch’io…» Dio, quanto ti volevo dentro di me, volevo essere la tua puttana… Invidiavo Eva e Sabine per essere state le tue fidanzate, e anche Sasha per quella volta che te la sei scopata sotto la doccia come regalo di nozze… E di tutte le clienti che hanno avuto dentro di te il tuo cazzo! «…ma… ma ho un ragazzo che amo.»
Andri mi guarda in volto, il volto sporco della bega pisciata da uno a cui ho leccato le palle e mi ha scopato la bocca… «È un ragazzo fortunato.»
Il buio nel mio petto mi afferra il cuore, lo strizza. «Lo è anche Briana…» Il sorriso più falso di tutta l’estate lo sto davvero usando con il ragazzo che avrei voluto mi scopasse in una doccia fino a tramortirmi? Davvero, Marta? Davvero?
Andri discosta un istante il suo sguardo sui lavandini, il suo petto si gonfia e si sgonfia, torna a guardarmi. «Ieri pomeriggio stavamo parlando a casa mia…»
Nudi, bellissimi, bagnati di fluidi sessuali, in un turbinio di lenzuola stanche e fradice. Scaccio quel pensiero.
«…e abbiamo deciso di andare insieme in America.»
«Quando?» Questa volta nemmeno io sento la mia voce.
Lui deve aver letto il mio labiale. «Non abbiamo ancora deciso: lei vuole fare ancora un po’ di pratica… nel campo… prima di provare con l’industria del porno.»
«E tu?»
Andri si morde le labbra. «Sto pensando di tentare anch’io.»
Un sorriso si forma sulla mia bocca. Un sorriso mesto, che non prova nemmeno a illuminare il mio viso. Accenno al suo cazzo. «Con quello, ti prenderanno senza problemi.»
«Tu cosa farai? Hai già dei programmi, una volta tornata nel mondo normale?»
«Quelle cose che si fanno vestiti: tornare all’università e vedere se questi due mesi hanno insegnato qualcosa anche a me per scrivere scene di sesso migliori di quelle che buttavo giù prima.»
Lui allunga la mano verso di me. «In bocca al lupo.» Sorride. «Spero di leggere presto un tuo romanzo erotico.»
Gliela stringo e mi lancio contro di lui. Lo abbraccio. Dopo sessanta giorni, scopro com’è avere il suo cazzo contro la mia figa. Mi sento morire, al posto della mia passera sono i miei occhi che si stanno riempiendo di liquidi. La gola mi si stringe, il dolore mi sta strozzando. «Scopale tut…»
Lo lascio, inghiotto il grido di dolore che scuote il mio petto e mi lancio in un box doccia. Tiro la tendina, apro l’acqua al massimo – calda o fredda, non importa – e mi accascio a terra.
Porto le mani agli occhi e scoppio a piangere.
È tutta colpa di Giulia, è lei che mi ha impedito di abbandonarmi tra le braccia del ragazzo più bello che abbia mai conosciuto… lei e i suoi stupidi squirti!
Il profumo di torta che colma la casa mi riempie la bocca di acquolina: mamma aveva promesso di prepararmene una per il mio ultimo giorno di lavoro, e quella in forno è alla pesca.
Lei si sporge oltre la porta della cucina. Voci maschili e femminili recitano pessime battute. Dev’essere ancora qualche soap opera turca. «Sei in ritardo: hanno organizzato una qualche festa al bar per salutarti?»
Trattengo un sorriso. Se sapesse che sono stata due mesi in un bordello, mi avrebbe chiesto se mi avessero organizzato un’orgia o una gang bang? I muscoli che celano il mio divertimento si trovano a sforzarsi a vuoto: non c’è stata nessuna orgia, o gang bang, o anche solo una bevuta alla mia salute. A parte Andri che mi ha comunicato la sua decisione di andarsene in America con la cagnetta a stelle e strisce, e Hans che mi ha fatto l’imbocca al lupo per l’università e assicurato che anche l’estate prossima avrò un posto garantito nel suo porno fast food, nessun’altra mi ha rivolto la parola.
Sospiro. «Eh, qualche abbraccio e qualche lacrima…» Appoggio sul tavolo del salotto il casco e il computer portatile che ho comprato all’Unieuro pochi minuti prima con i soldi della paga. Dopo anni di ristrettezze, potrò usare per scrivere qualcosa di meglio della tastiera a schermo di un tablet da 200 euro. Era Umberto Eco che sosteneva che cambia lo stile di scrittura a seconda di che strumento si usa?
Chissà se, dopo questi due mesi, saprò esprimere meglio le mie emozioni nelle scene erotiche?
Mi affaccio alla cucina. Il tavolo è un caos di piatti e posate sporchi, il mattarello è di traverso su un paio di asciugamani bagnati e un barattolo di confettura gialla è vuoto per metà. Il profumo è ancora più intenso, e l’umidità è quella di una serra. Mamma è seduta a guardare la tv.
Mi sorride. «Ti mancherà il bar, Marta?»
Chissà se un giorno, per sbaglio, la correggerò dicendole che era un bordello, o quando sarò vecchia e svampita racconterò ai miei nipoti che la nonna, da giovane, si scopava i clienti che ordinavano la colazione. Mi prenderanno per rincoglionita totale. «Beh, sì.» Nel bene e nel male, sì, e più di quanto tu possa immaginare.
Si volta a guardare la torta nel forno. Il timer è tra il 20 e il 25. «Ci vorrà ancora un po’.»
«Non preoccuparti, al momento non ho fame…» È inutile che me lo nasconda, è da quando ho avuto il mio ultimo scambio di battute con Andri nel locale docce che mi si è chiuso lo stomaco e non ho più mangiato nulla dalla colazione. «Vado a cambiarmi.»
Senza la tuta da motociclista – la userò ancora, quest’anno? – torno in salotto e mi lascio cadere sul divano. I cuscini mi avvolgono il sedere e sprofondo appena. Afferro il telecomando dal tavolino e lo punto verso il televisore: mi mancano un paio di puntate per completare la stagione di “Fiamma e…
Il pollice si ferma sul tasto di accensione senza premerlo, il telecomando mi pende dalla mano. Abbasso il braccio e mi volto verso il tavolo: la scatola del portatile è ben visibile. Sembra chiedersi perché non lo sto usando.
Già… voglio essere una scrittrice, non una telespettatrice.
Abbandono il telecomando sul divano, prendo la scatola e la apro. Ne estraggo il portatile e getto cartoncini e polistirolo nella scatola. Finirà sugli spazzacà anche questa, insieme a quella della tv e del tablet.
Appoggio il portatile sulle gambe e lo accarezzo. La superficie del coperchio è liscia e grigia, con una texture che simula qualcosa che mi ricorda le assi di legno finte sui muri de “La fritula”. Sorrido: io e te scriveremo delle grandi avventure dove i protagonisti impugnano pistolini invece di pistole…
Sollevo lo schermo e accendo il computer. Immetto il mio profilo e avvio Word.
Intreccio le dita e spingo le mani oltre il monitor. «Vediamo se mi ricordo ancora come si fa a scrivere…»
Le dita si muovono ad una lentezza spaventosa sui tasti, righe rosse compaiono sotto troppe parole. I due mesi di inattività si fanno sentire, ma il bisogno di scrivere è troppo forte.
Una campanella trilla, la sedia in cucina striscia sul pavimento, le cerniere dello sportello del forno cigolano. «La torta è cotta,» grida mamma dalla cucina.
Piombo fuori dallo stato di concentrazione in stavo scrivendo. Sospiro. «Va bene!»
«Adesso deve raffreddare, però.»
Lo so, grazie. Sullo schermo c’è quasi una pagina scritta, e stavo andando davvero bene dopo aver perso la ruggine dalle dita. Faccio una smorfia: dovrebbero vietare per legge di disturbare chi è concentrato su qualcosa. Anche quella dannata televisione sempre accesa… Scema io a non aver comprato un paio di cuffie per ascoltare musica mentre scrivo per alienarmi dal resto del mondo…
Scuoto la testa. Domani torno al supermercato e ne prendo un paio.
Mi appoggio allo schienale del divano e rileggo.
”Le foglie si muovevano al soffio del vento che sollevava appena i capelli bianchi dello Strigo. Il cavallo avanzava lentamente nel bosco lungo un largo sentiero segnato da profonde tracce di carri piene della pioggia caduta nella notte appena trascorsa.
Geralt tirò con delicatezza le redini e fermò il cavallo quando furono oltre la foresta. La strada svoltava a destra, scendendo con le spire di un serpente seguendo il movimento del declivio che calava fino alla città di—”
Interrompo la lettura. Una smorfia di delusione compare sulla mia bocca: davvero voglio scrivere un’altra fanfiction erotica su The Witcher? Ne ho già fatte cinque: ognuna sembrava peggiore dell’altra e nessun appassionato di quella serie l’ha mai considerata, e la editor della Wade Imaginarium ha detto che non possono pubblicarle per problemi con i diritti d’autore.
Mi stringo le labbra. Mi serve qualcosa di originale, qualcosa che… qualcosa che gira nella mia mente da mesi. Da quando ho avuto la disgrazia di conoscere Giulia.
Gli angoli delle mie labbra si sollevano. Premo Control, A e faccio sparire tutto con Canc. Sulla pagina di nuovo bianca riprendo a scrivere. Non so ancora cosa… ma so già che sarà fantastico, altro che raccontare di Geralt che si fotte Yennefer e Ciri.

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Questa parte di capitolo, un po' moscia, ha lo scopo di preparare il terreno per quanto succederà nelle prossime, ben…
Ciao. Questo brano è solo una parte del secondo capitolo, ben più lungo, nel quale ci sono tre scene di…
La scrittura resta ottima, anche sul "plot twist" dell'identità di Will. Per la trama sembra più un capitolo interlocutorio, in…
Bello! Li ho letti tutti di un fiato. Spero di non dover attendere molto per leggere il seguito!
Spero davvero che continui!