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i dopo … 40anni di Zia Lella (Part.1)

By 24 Aprile 2026No Comments

Prima di raccontarvi questa storia — una storia reale, che ancora oggi mi torna alla mente con una nitidezza sorprendente — bisogna fare un passo indietro. Torniamo al 1986.

Era una giornata calda, una di quelle in cui l’aria sembra vibrare. Io e la mia fidanzata di allora, Luisa, una splendida ragazza mediterranea dai ricci scuri e dal fisico che attirava sguardi ovunque andasse, decidemmo di andare a trovare sua nonna Michela. Una donna molto anziana, fragile, che viveva con l’ultima delle sue figlie: Lella.

Io mi chiamo Felice. Oggi ho sessant’anni, ma allora ne avevo venti. Frequentavo la palestra con costanza, e il mio corpo era quello tipico di un ragazzo che si allena seriamente: spalle larghe, muscoli definiti e resistenza da vendere.

E poi c’era lei: Lella, la donna che ho desiderato di possedere dal primo giorno che la conobbi, ancora oggi è una di quelle donne che sa come soddisfare un uomo.
Nel 1986 aveva trentotto anni. Non molto alta, capelli corti e neri, occhi castano chiaro che sembravano osservare sempre un po’ più a fondo del necessario. Il suo corpo era… difficile da ignorare. Curve decise, un portamento naturale, una femminilità che non aveva bisogno di sforzi. Era una di quelle donne che, anche solo entrando in una stanza, la riempiono.

E quel giorno, in quella casa, qualcosa iniziò a muoversi sotto la superficie. Qualcosa che allora non capivo, ma che avrei imparato a riconoscere molto bene.
Ricordo ancora l’odore di quella casa. Un misto di caffè, mobili antichi e bucato steso al sole. Era un odore che sapeva di famiglia, di abitudini, di vita semplice. Ma quel giorno, per me, avrebbe assunto un significato completamente diverso.
Entrando, da dietro la porta della cucina, apparve Lei, Lella.
Non so se fu la luce del pomeriggio a colpire i suoi occhi, o il modo in cui si asciugò le mani sul grembiule prima di guardarci. So solo che, per un istante, mi sembrò che tutto il resto si fosse fermato.
Lei mi osservò. Non un semplice sguardo di cortesia. No.
Uno sguardo che durò un po’ più del necessario.
Uno sguardo che ti attraversa, che pesa, che valuta.

Questi sguardi durarono qualche secondo, dopo un pò che mi osservava e mi scrutava mi disse:

«Felice, sei diventato un ometto» disse con un sorriso appena accennato, inclinando la testa di lato.
La sua voce era bassa, vellutata, con quella sfumatura naturale che alcune donne hanno senza nemmeno rendersene conto.

«Già…» risposi, cercando di sembrare disinvolto. «La palestra aiuta.»

Lei rise piano. Una risata breve, ma calda.
E mentre si voltava per tornare in cucina, notai il modo in cui il suo corpo si muoveva: naturale, sicuro, quasi… consapevole.

Luisa non fece caso a nulla. Era abituata alla presenza di sua zia, e forse non vedeva ciò che io, in quel momento, stavo iniziando a percepire.

Durante il pomeriggio, ci sedemmo tutti in salotto. La nonna raccontava aneddoti, Luisa la ascoltava con affetto, e io… io mi accorgevo che ogni tanto, da dietro la porta della cucina, Lella mi osservava.
Non apertamente.
Non sfacciatamente.
Ma con quella discrezione che rende uno sguardo ancora più difficile da ignorare.

Ogni volta che i nostri occhi si incrociavano, lei non distoglieva subito lo sguardo.
Lo lasciava lì, sospeso, come se volesse capire qualcosa.
Come se stesse aspettando una reazione.

E io, senza volerlo, gliela davo.

Verso il tardo pomeriggio, Luisa decise di aiutare la nonna a sistemare alcune cose in camera. Io rimasi in salotto, da solo.

Fu allora che Lella entrò nella stanza.

Non disse nulla.
Si limitò a passarmi accanto per prendere qualcosa da un mobile.
Ma mentre lo faceva, mi sfiorò la mano con il sedere. Un gesto leggerissimo, quasi impercettibile.
Eppure, lo sentii come una scarica.

«Sei cambiato molto, Felice» mormorò, senza guardarmi.
«In meglio.»

Con quel suo modo di camminare sexy si diresse verso la cucina; passando davanti alla luce che filtrava dal balcone, notai attraverso il sottile vestito trasparente che indossava che non aveva le mutandine e che calzava le sue solite calze color fumo rette da un sottile reggicalze.
Non so cosa successe di preciso nella mia mente, ma fu proprio quella visione che mi spinse a raggiungerla in cucina; prima di entrare mi assicurai che Luisa stesse ancora chiacchierando con sua nonna in camera da letto presi coraggio ed entrai in cucina dove trovai Zia Lella seduta su di un angolo del tavolo con il vestito tirato fino al ventre che si masturbava. Mi avvicinai piano, quasi per avere un suo assenso a poterla toccare.
Mi inginocchiai davanti a quel meraviglioso cespuglio folto di peli neri, ben visibili, e preso da un irrefrenabile voglia di leccarle la fica, immersi la mia faccia tra quelle gambe; con una mano spinsi verso l’esterno del tavolo la gamba per farle capire che doveva divaricare di più le gambe per facilitarmi sia la vista che l’introduzione della mia lingua in quella meravigliosa fessura bagnata.
Iniziai a leccargliela con la stessa voracità che ci potrebbe mettere un bambino quando magia un cono gelato mentre colo sciolto dal sole il cioccolato lungo il cono.
Ansimava dal piacere, mentre il mio cazzo duro come la roccia comprimeva sulla patta dei pantaloni. Mi disse aspetta che sto per venire, spostandomi la testa e facendomi capire di alzarmi, si sedette a gambe aperte sulla sedia, mi abbasso la cerniera dei pantaloni e mi tirò fuori il cazzo che, come un elastico schizzo fuori sbattendogli sulle labbra; con la bocca piena di saliva si fece scomparire tutto il mio cazzo in bocca, facendoselo arrivare fino in gola.

Preso da tutta quella foga e passione, le feci capire di staccarsi dal mio cazzo perché volevo rigirarmela tra le braccia per fare in modo che, la sua figa mi arrivasse al viso e lei a testa in giù che mi succhiava il cazzo come una forsennata.
Non ricordo quante volte mi venne in faccia, ma dopo 15 minuti che si andava avanti così, le inondai la bocca di sperma.

Mi disse di rimetterla giù, e ancora una volta, si abbasso e mi ripulì tutto il cazzo stracolmo di sborra.
Ero talmente eccitato da quella situazione che dopo qualche secondo che lei mi continuava a leccare e succhiare il cazzo, mi ridiventò duro.
Guardandomi negli occhi e nel contempo girandosi di spalle abbassandosi lentamente sul tavolo, alzò la gamba appoggiandola su di un mobiletto che sta posizionato a fianco al tavolo, mi mostrava nuovamente quella fica meravigliosa e stracolma di umori; con voce bassa mi chiese di chiavarla nel culo.
Non persi nemmeno un secondo ad eseguire quel comando, mi abbassai di nuovo iniziai a leccarle il buco del culo, le introducevo la lingua quando più a fondo potevo e per insalivare anche l’interno delle sfintere per bene per facilitare la penetrazione.
Mi alzai e appoggiando la mia cappella a quel bocciolo rosa che, mi face l’occhiolino ogni qualvolta le divaricavo con i pollici il culo, feci entrare la cappella e lei con voce soffusa mi disse:
fai piano che è la prima volta che qualcuno me lo mette nel culo, ma, oggi ho deciso che voglio essere trattata come una puttana navigata, senza tabù e senza nessuna remore; quelle parole mi eccitarono ancora di più e piano piano iniziai a penetrarle il culo, emise un lieve gemito, tra dolore e godimento, quando il mio cazzo raggiunse lo sfintere interno; mi fermai un attimo per far abituare il retto al mio cazzo e quando mi accorsi che anche lei si era rilassata un pò, iniziai con un movimento lento ad andare con i fianchi avanti ed in dietro, aumentando ogni volta la velocità di penetrazione. Continuammo così per circa 10 minuti fino a quando, lei stessa con una mano si coprì la bocca e mugolando qualcosa, mi chiese di continuare a spingere fino in fondo che stava per venire la terza volta. Dopo un pò le riempii il culo pieno di sperma e contemporaneamente lei inizio a squirtire, bagnandomi tutti i pantaloni.
Giusto il tempo di ricomporci che sentimmo le voci di nonna e Luisa che si avvicinavano.
Luisa si accorse che avevo la patta tutta bagnata, mi chiese cosa fosse successo e Lella da buona troia che era, rispose che per sua distrazione aveva fatto rovesciare in modo violento l’acqua della bacinella sul lavello e parte di quella mi si era riversata a dosso.

Menomale che la prese per buona quella risposta e quel giorno tutto finì bene.

Da quel giorno, quindi da 40 anni, continuiamo a fare porcate ogni volta che ci incontriamo a casa sua, mia e in altri luoghi.
Fatemi sapere se vi è piaciuto così vi racconterò altre porcate varie che abbiamo fatto negli anni a venire.

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