Passò un’altra settimana e per Manuel la situazione era diventata insostenibile. Ormai non provava nemmeno più a raccontarsi balle. L’orgoglio da maschio alfa, quello che lo faceva camminare a gambe larghe per il cantiere con lo sguardo fiero, si era trasformato in una recita che crollava non appena rimaneva da solo. Non riusciva più a scoparsi i ragazzi che lo cercavano sui social; ci provava, ma quando si trovava sopra di loro, con la faccia sul loro collo, sentiva solo una tremenda mancanza di quel calore bagnato tra le sue chiappe e di quel dito che gli frugava dentro le viscere fino a fargli scoppiare il cervello.
Voleva Christian. Ne aveva un bisogno fisico, quasi chimico.
Venerdì sera si presentò a casa di Christian senza nemmeno avvisare. Bussò alla porta col cuore che gli batteva in gola, i pugni serrati nelle tasche del giubbotto di pelle. Quando Christian aprì, Manuel lo spinse dentro e si chiuse la porta alle spalle con una pedata. Non c’era rabbia stavolta, solo una fretta disperata, una fame che lo stava consumando da giorni.
«Spogliami,» ordinò Manuel, ma la voce gli uscì strozzata, priva di quella spocchia dei primi tempi. Era quasi una supplica camuffata da comando.
Christian fece un sorriso lento, lo sguardo che scendeva dritto verso il pacco di Manuel, già vistosamente gonfio sotto i jeans. Senza dire una parola, Christian lo prese per mano e lo guidò verso il letto. Lo fece sdraiare a pancia in su, poi si mise in ginocchio tra le sue gambe e cominciò a svestirlo con calma, godendosi il modo in cui Manuel ansimava, con gli occhi spalancati e le labbra socchiuse, completamente alla sua mercé.
Quando Manuel si trovò completamente nudo sul materasso, Christian gli afferrò le cosce muscolose e gliele aprì di colpo, sollevandogliele verso l’alto. Stavolta Manuel non accennò la minima resistenza; anzi, inarcò leggermente il bacino, offrendo il proprio culo bagnato di sudore direttamente alla faccia di Christian.
La lingua di Christian si abbatté sull’anello teso di Manuel come una frustata calda. Manuel cacciò un gemito profondo, chiudendo gli occhi e piantando le mani nei cuscini. Christian lo leccava con una foga selvaggia, bagnandogli tutto il perineo, infilando la punta ruvida tra le pieghe della carne che tremava a ogni tocco. Manuel oscillava leggermente con le chiappe, spingendo spontaneamente il proprio buco contro la bocca di Christian, completamente perso in quella morsa di bava e piacere.
Poi, Christian decise che era il momento di spingersi oltre.
Afferrò il tubetto del lubrificante e ne versò una dose generosa sulle dita della mano destra. Senza smettere di leccare, infilò il primo dito. Manuel emise un sospiro tremulo, rilasciando subito i muscoli: il suo corpo si ricordava perfettamente di quella sensazione e si aprì per accoglierlo. Ma un secondo dopo, Christian spinse dentro anche il dito medio.
Due dita.
Manuel sgranò gli occhi, le labbra che si contraevano in una smorfia che era pura estasi mista a uno shock sensoriale. «Ah… cazzo… Christian… due… sono due…» farfugliò, col fiato corto, mentre sentiva le pareti interne tendersi all’inverosimile per fare spazio a quello spessore inedito.
«Sì, due. E vedi di fartele bastare, perché ora ti sistemo,» sussurrò Christian, staccando la bocca dal suo culo solo per guardarlo negli occhi mentre allargava le dita dentro di lui con un movimento a forbice.
Il dolore iniziale svanì in un attimo, seppellito da un’ondata di piacere così denso da risultare quasi violento. Christian cominciò a muovere le due dita dentro e fuori, con un ritmo serrato e impietoso. A ogni spinta profonda, le dita di Christian andavano a premere con forza chirurgica contro la prostata di Manuel, quella ghiandola nascosta che l’attivo non sapeva nemmeno di avere.
L’effetto fu devastante. Manuel cominciò a scuotere la testa sul cuscino, emettendo dei versi acuti, femminei, che non avrebbe mai pensato potessero uscire dalla sua gola. Non aveva più nessun controllo sui suoi muscoli. Il suo cazzo si sollevò, completamente viola per la pressione del sangue, bagnando la sua stessa pancia di liquido trasparente a ogni movimento delle dita là dietro.
«Dio… oh Dio… sì… spingi lì… più dentro…» implorò Manuel, con la bava che gli colava dall’angolo della bocca e la faccia completamente paonazza. Il ragazzo duro che dominava i letti era sparito. Al suo posto c’era un corpo nudo, muscoloso, totalmente schiavo delle dita di un altro uomo.
Christian aumentò il ritmo, spingendo le dita fino alla radice della mano, sculacciandolo forte sulla natica sinistra con l’altra mano, lasciando un’impronta rossa sulla pelle chiara. Il rumore delle dita che entravano e uscivano dal buco inzuppato di gel e bava riempiva la stanza. Manuel era ridotto a un ammasso di carne tremante; inarcava la schiena a ogni colpo, sollevando il culo dal letto per accogliere quelle dita sempre più a fondo, supplicando Christian con parole sconnesse e sporche, desiderando solo che quel tormento non finisse più.



Hai ragione, ma la storia è stata presentata così perché è stato soprattutto lui a confidarmi le loro esperienze, con…
È così, alla fine si capisce quanto hanno influito i rapporti incestuosi della famiglia in come è diventata Laura, la…
E mano male che la signora la volta precedente diceva che era il marito che aveva voluto… Che famiglia…
Beh a me non dispiacerebbe invece il racconto da parte di Laura. Ormai da parte di lui è diventato ripetitivo.…
Ti ringrazio per il bel commento. In realtà la storia è basata sulla lunga confidenza di una coppia di sottomessi,…