Mi chiamo Pippo, ho 50 anni sono di aspetto piacente, buona dotazione sempre pronta a servire la femmina che mi capita sotto tiro. Peppa invece è il mio cane, un pastore miscuglio di razze, bianco con chiazze beige con un musino dolce che attira l’attenzione e le coccole di chiunque le arrivi vicino.
Peppa è la mia fedele alleata di conquiste e mi ha aiutato a conoscere un sacco di donne. Sono divorziato da 10 anni anche per questo mio vizietto di dar retta a tante gonnelle, la mia ex moglie mi ha beccato e ad un certo punto ha deciso che era stufa di portare corna. Nessun figlio ha fatto si che il matrimonio si chiudesse senza danni per entrambi, ognuno per la sua strada, lei che lavora nella P.A. ha chiesto il trasferimento al nord ed è tornata alla sua città di origine.
Quella che vi racconto oggi è una avventura molto particolare, credo la più originale delle conquiste fatte da Peppa per me.
Molto spesso, quando la stagione lo consente, mi trovo con i miei amici a prendere l’aperitivo ai tavolini di un bar in centro sulla piazza della cittadina dove vivo. Peppa è sempre con me, si siede acciambellata ai miei piedi e scodinzola facendo il musino tenero e dolce a tutte le donne che passano nei dintorni. La maggior parte fa un sorriso e passa, alcune si fermano e le fanno due coccole chiedendo un po’ di informazioni su di lei, qualcuna, invitata da me, si ferma anche a prendere l’aperitivo ed in quel caso il gioco è fatto. E’ solo questione di tempo e la femmina in questione accetterà il mio invito ad uscire e poi …
Ramona di lavoro fa la parrucchiera, è una bella donna di pochi anni più giovane di me, sposata con un appassionato di triathlon nei weekend viene spesso lasciata da sola anche perché, per il suo lavoro, il sabato è la giornata più importante della settimana.
E’ capitato che passasse e fosse attratta da Peppa, che si fermasse a fare due chiacchiere ma, anche se il marito non era con lei, non si è mai fermata a prendere l’aperitivo. La cosa è ovvia, la cittadina è piccola e sarebbe stata sgamata subito facendo nascere molte chiacchiere.
Era una domenica mattina presto di una splendida giornata primaverile, Peppa era molto irrequieta per cui, a fatica, mi alzai dal letto per portarla fuori. Erano le 6:30 mi vestii ed uscimmo.
Peppa girolò in una direzione che non prendeva di solito ma nel suo giro mattutino la lascio sempre andare dove vuole, è la sua passeggiata ed è giusto che scelga lei dove andare ad annusare.
Mi portò verso un parco con delle montagnole sui cui confini era stato costruito da circa 5 anni un complesso molto grosso con parecchi edifici.
Ad un certo punto Peppa si fermò ed iniziò a scodinzolare, mi guardai intorno e non capivo da chi fosse stata attirata la sua attenzione. Sentii poi un rumore, una tapparella che si sollevava e una donna che si sporgeva dal terzo piano da una porta finestra con ringhiera ma senza balcone sbattendo le lenzuola. Indossava una canotta molto scollata lunga che in pratica le faceva da miniabito. Aveva delle splendide gambe e mi soffermai ad osservarle. Dopo pochi colpi la donna rientrò e subito dopo, con in mano un altro lenzuolo, ripeté l’operazione. Questa volta mi mossi leggermente, Peppa continuava a scodinzolare puntando con la testa verso la finestra. La donna se ne accorse, posò il lenzuolo e mi fece cenno di avvicinarmi. Quando fui più vicino la riconobbi, era Ramona. Mi salutò con la mano e ricambiai poi mi fece un ceno inequivocabile come di un invito per prendere un caffè ruotando il polso con pollice ed indice uniti.
Le feci segno di si con la testa e lei mi indicò con la mano di entrare e salire al terzo piano a destra.
Seguii le indicazioni e, preso l’ascensore, sbucai sul pianerottolo vedendo un uscio socchiuso, mi diressi lì ed entrai dicendo permesso.
Ramona mi accolse dedicando le sue attenzioni a Peppa facendole un sacco di carezze e coccole.
Poi mi parlò.
“Buongiorno Pippo, sono contenta che sia passato ed abbia accettato l’invito per il caffè”.
“Buongiorno Ramona, la ringrazio, è stata gestibilissima, ma suo marito non c’è?”
“No, è partito mezz’ora fa, andava a fare una gara di triathlon a 200 chilometri da qui, credo che tornerà nel tardo pomeriggio o addirittura in serata”
Quindi si girò e si diresse verso la cucina.
Non si era messa altro, indossava la canotta lunga che probabilmente usava come camicia da notte ma che tanto lunga non era. Oltre che scollata, le arrivava due dita sotto le natiche.
Ci fece accomodare in cucina, prese una ciotola la riempì d’acqua e la mise vicino a Peppa insieme a dei croccantini per cani che Peppa divorò prima di iniziare a bere poi preparò la moka e la mise sul fuoco.
Quando il caffè fu uscito lo versò in due tazzine e le mise n tavola insieme ad una zuccheriera ma io lo bevo amaro. Iniziammo a chiacchierare ma io ero terribilmente distratto, la scollatura della camicia da notte ed il suo muoversi facevano ondeggiare il suo bel seno che ad occhio doveva essere di una quarta misura appena scarsa e, sedendosi, la canotta era risalita ed ogni volta che incrociava le gambe, per un attimo mi mostrava la natura.
Era una situazione di stallo. Era abbastanza chiaro che mancava pochissimo per concludere ma mi serviva una scusa originale. Vidi che il lavandino gocciolava e così le chiesi se, già che ero lì (faccio l’idraulico di mestiere) potevo ringraziarla sistemandole la piccola perdita. Ramona sorrise aprì un armadietto e tirò fuori una cassetta dei ferri.
“E’ pesante meglio se mi dai una mano”
In questo modo i nostri corpi vennero a contatto e lei potè sentire la mia erezione.
Ma non era ancora matura, estrassi un pappagallo, mi sdraiai sotto il lavandino, smontai e riavvitai un dato sistemando la guarnizione che si era spostata. Quando mi spostai fuori da sotto il lavello, Ramona era lì a gambe aperte in posizione per farsi vedere in tutto il suo splendore.
Non fu necessario parlare, mi alzai, mi abbracciò mettendomi la lingua in bocca affondando il bacino verso di me. La abbracciai pure io anche se una mano sporca di grasso fece sì da lasciare una traccia della mia mano sul suo culo.
Si tolse la canottiera ed io mi spogliai nudo. La sollevai di peso mettendola sul bancone iniziando a leccarle la figa. La mordicchiavo e leccavo strappandole piccoli gemiti. Affondavo la mia lingua sempre di più dentro il suo sesso fino a che lei non spinse via la mia testa. Mi prese per mano e mi portò in camera.
Mi spinse sul bordo del letto e si inginocchiò iniziando a leccarmi le palle risalendo in quello che fu uno dei migliori pompini della mia vita. Quindi, sempre senza parlare, mi fece cenno di spingermi verso il centro del letto e si mise con il pube sopra il viso. Preparami il culo, ti voglio lì.
Non me lo feci dire due volte iniziai a leccarla insalivandole per bene il buchino nfilando poi un paio di dita facendole andare avanti ed indietro. Quando ritenne di essere pronta si spostò e si calò su di me indirizzando il cazzo nel culo. La cappella ci mise un pochino ad entrare ma poi scivolò dentro con tutto il corpo. Iniziò a dettare il ritmo mentre le strizzavo le belle tettone pizzicandole i capezzoli che erano dritti come chiodi. La sentii gemere dopo 5 minuti, io ero ancora lontano dal venire ma lei godette quindi si sfilò e si accovacciò di fianco al mio uccello portando a termine l’opera e facendosi sborrare in bocca, sul viso e sulle tette. Non disse altro che ciao mentre si indirizzava verso il bagno. Tornai in cucina, raccolsi i miei abiti e mi rivestii, presi il guinzaglio di Peppa che stava sonnecchiando, lei si alzò ed uscimmo per riprendere la passeggiata.
Ramona è passata altre volte mentre prendevo l’aperitivo e Peppa le ha sempre fatto molte feste ma noi continuiamo a darci del lei e no, la domenica non mi ha più invitato per il caffè.



Grazie mille!
Ottimo come sempre, egregio!
continua???? bello sto racconto
a nessuno andrebbe di fare dei disegni illustrativi di questa serie?
Ti ringrazio, Agavebet: sapere che ti è piaciuto lo considero un vanto 😄