Senza fiato… resto, affannoso
il petto; sudore dalla fronte
le guance imperla come lacrime,
ma non di pianto, del godimento
il frutto. Le spalle, il petto,
gli ancora turgidi capezzoli grondano,
stillando rivoli di umori, il caldo
m’incalza e con esso il fallo.
M’investe, il caldo; mi piega e mi fa suo,
il tuo fallo, e io…sudo. Sudo il sangue
che succhi dalle vene mentre mi concupisci.
Le gambe molli si fanno sul disfatto letto,
tremando sbando e m’abbatto prono
al tuo volere, al mio peccato. Ti sento;
sento il tuo peso che piuma mi pare
per il diletto, che mi procuri, intenso.
Affanno, affanno, aria prendo a bocca
aperta, mentre affondi la lama
nella ferita fonda; la muovi, l’agiti,
la scuoti, caroti nelle visceri del mondo.
Oh, quanto, quanto ti ho aspettato…
mio esploratore oculato, mio strenuo,
solerte escavatore, mio bulldozer,
mio amico/nemico, mio tutto e solo
appaltatore dei lavori che in me si fanno!
Prendimi, sfaldami, lastricami, asfaltami,
come vuoi tu trasformami che io serva
al tuo scopo e tu produca in me
la sensazione perfetta di essere da te
costrutto al tuo piacere, al mio piacere
[indissolubilmente stretta e legata.



Cara Errica, scusami se ti rispondo con ritardo ma ho letto adesso il tuo commento. Grazie. Scrivimi le tue fantasie…
Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche