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Sono le otto e trenta, devo fare più in fretta poiché m’aspettano per la visita. Oggigiorno non posso permettermi delle scuse, per il fatto che dopo tanti mesi che li curo seguendoli come i miei figli. Io ho avuto molti clienti prima di loro, sì certo, però questo contratto potrebbe essere un inizio, quel cambiamento e quel miglioramento che cerco da qualche tempo, in realtà so bene che il vero problema non è il lavoro né la carriera, malgrado ciò so altrettanto bene che questo è l’unico piano, l’unico proposito sul quale adesso posso muovermi senza dubbi e senza paura alcuna. 

Il cellulare squilla come sempre, un’ora esatta prima d’ogni incontro, a ogni appuntamento importante, al momento è Nadia. E’ da quasi tre anni che abbiamo confidenza e da diverse settimane ha stabilito di far parte della mia esistenza, dei miei giorni, oltre che delle mie notti naturalmente. Io ho sempre pensato che sia una donna molto acuta, ingegnosa e intelligente, oltre che avvenente. Lei è una donna sicura di sé, affascinante, delicata ed elegante, perché ha ben chiaro costantemente che cosa dire, quando ridere e quando tacere, quasi certamente ha già stabilito quale sarà il futuro della nostra relazione. Presentazioni ufficiali, la convivenza in una grande casa in centro, serate con gli amici per mostrare le foto dei nostri viaggi, una vita perfetta per una coppia perfetta, tutto così lineare, così logico e persino razionale, però al presente non mi va di rispondere, perché non ho voglia di sentire la sua voce delicata, così precisa e senza nessun’inflessione, non so perché però da qualche tempo m’innervosisce e m’irrita, cosicché io le rispondo con un messaggio:

‘Sono già per strada, non tarderò molto. M’accorderò per l’investimento e alle quattordici ci ritroveremo di fronte al cascinale per celebrare al meglio l’evento’.

La mattina è splendida, perché la luce di maggio è decisamente brillante, chiara e trasparente. Il caldo è un pretesto perfetto per togliere la giacca, allentare il colletto della camicia, l’ideale per creare un clima disteso, tutti sono soddisfatti per l’accordo, per la giornata e per l’atmosfera magica del luogo che ho scelto. Dovrei essere orgoglioso del modo in cui ho organizzato quest’incontro, dominatore di me stesso e della situazione dall’inizio alla fine, perché tra poche ore potrò tornare in ufficio, raccogliere i complimenti e gli elogi invidiosi dei colleghi e poi partire per le vacanze, con Nadia naturalmente. Non è però così, perché da qualche giorno sento una strana irrequietezza, una piccola ansia che m’affanna, la sensazione che i battiti del mio cuore siano sempre più forti, più pesanti. Per l’occasione sbottono ancora un po’ la camicia, giacché mi sento soffocare, eppure non fa così caldo.

All’improvviso sento un soffio leggero sulla schiena, un sollievo inaspettato, per il fatto che girandomi vedo un’ombra alta, delicata ed esile: una figura femminile che silenziosamente è arrivata, ha aperto una piccola finestra rimanendo nascosta dietro una colonna. Si muove lentamente, flessuosa e leggera, i suoi passi non lasciano tracce, quasi non si sente il rumore dei tacchi sul marmo, i movimenti sono eleganti, l’acconciatura è raccolta, tutto è intonato con questi corridoi di marmo bianco illuminati dalle enormi finestre rivolte sui giardini e sulle fontane. Quando lei s’avvicina io m’accorgo che non è alta quanto sembrava, però il suo viso si trova giusto a livello del mio petto e quando si rivolge a me è obbligata a sollevare il mento allungando il collo sottile. La stoffa del suo vestito è fresca, leggerissima, quasi molle, così come i piccoli fiorellini bianchi che a stento riesco a vedere: 

‘Buongiorno, io sono Eulalia, sono la vostra guida per oggi’.

Lei ci conduce attraverso stanze meravigliose, dal fascino straordinario, con quegli spazi immensi e spettacolari. La sua voce è delicata, lieve, con qualche irregolarità nel tono che mi costringe ad avvicinarmi per distinguere bene le parole. Io riesco a sentire il suo profumo, frutti e agrumi del mediterraneo e delle colline, note e fragranze che s’intonano perfettamente. E’ più giovane di me, credo che non abbia ancora trent’anni, probabilmente è una studentessa, forse questo è il suo tirocinio di laurea e senz’altro ha studiato il percorso alla perfezione, eppure ogni tanto mentre gli altri sono impegnati ad ammirare i particolari degli arredi, mi rendo conto che le sue parole sembrano perdersi, come non fossero più importanti, come se qualche altro pensiero rapisse d’improvviso la sua mente e lei non potesse ignorarlo. Il suo sguardo è chiaro, fermo e sereno, perché guarda tutti con la stessa sicurezza e attenzione. 

A tratti però si rivolge verso di me sollevando un poco il viso, non perché io sia più alto degli altri, ma come se volesse attirare la mia attenzione sulla sua bocca, non sulle parole, o forse sono io che non posso fare a meno di sentirmi attratto e tentato da quelle labbra, sì, piccole e morbide d’un bel colore rosa. La bordatura è perfetta, la dentatura da fanciulla fa emergere in me la voglia di saggiarne opportunamente il morso, che immagino peraltro amabile e gentile: come sarebbe diverso invece morderla, se solo potessi affondare la mia bocca nelle pieghe di quel collo fine, ma forte in quelle spalle piccole e impertinenti. Io avverto distintamente un indomabile, fiera e coinvolgente lussuria d’impormi e di predominare su di lei, su quella sua scioltezza accomodante e irrilevante, quel bisogno bramoso e famelico di toccarla, di stringerla, di captare appieno la sua carnalità, la sua intima realtà, di fermare le sue parole, di fissare i suoi occhi nei miei. Io non saprei dire quante donne ho incontrato e incrociato nella mia vita, quante volte sono stato affascinato da corpi, visi e gesti, in quanto ogni volta mi sono lasciato guidare, tentare e sedurre. 

Io adoro vivere i desideri delle donne, essere il protagonista dei loro sogni, questo però lo sono sempre stato: un attore, oppure ancora più spesso uno spettatore, coinvolto sì, ma stando sempre un po’ distante, come chi al cinema si siede vicino all’uscita di sicurezza. Francamente mi piace vivere le loro fantasie, però non ho mai lasciato che nessuna mi trascinasse via con sé, che mi sradicasse dalle mie certezze, che mi strappasse dalle mie convinzioni, che mettesse in dubbio il mio ruolo e il mio livello, perché ho sempre deciso io quando il film doveva finire. Nel frattempo entriamo in una stanza da letto, le alte pareti bianche fanno da sfondo alle poltrone e ai divanetti di velluto rosso con le rifiniture dorate, la toilette e gli specchi richiamano immediatamente la mia attenzione portandomi a immaginare donne d’altri tempi, con sottovesti e corpetti di pizzo, occupate a incipriarsi il viso e a confidarsi lusinghe, tentazioni e voglie in un continuo brusio allegro e un po’ rozzo.

Lei s’avvicina a uno specchio ovale e quando tutti gli sguardi tranne il mio sono rivolti altrove, dopo essersi leggermente chinata in avanti, con un gesto veloce ma non rapido, alza leggermente la gonna per scoprire il ricamo della calza trasparente che avvolge la gamba senza stringere, quel poco che serve per stare su e con due dita lo solleva un po’ come per aggiustarlo, mentre con l’altra mano accarezza la coscia fino al ginocchio. Io non avevo notato prima come le sue ginocchia fossero belle, piccole e rotonde, senza angoli sporgenti, sicché la immagino mentre s’inginocchia davanti a me con lo sguardo fisso nel mio, giacché illude e incanta. Io suppongo d’accarezzarle i capelli, mentre le mi sbottona la camicia per baciarmi il ventre e per stringermi i fianchi, tirandomi delicatamente verso la sua bocca. Immagino in seguito d’inginocchiarmi anch’io di fronte a lei, di baciarla dolcemente tenendole il viso tra le mani, per non rischiare di perderla neanche per un istante. Smarrito in questa delizia non m’accorgo che si è avvicinata a me, mi sta guardando e incuriosita mi chiede che cosa stia pensando, se per caso ci sia qualcosa che voglia chiederle: io vorrei chiederle di sciogliere i capelli, di lasciarli cadere sulle spalle per coprire la sua schiena felina che tanto m’attrae e mi spaventa al tempo stesso. Temo di non resistere, di girarla bruscamente lasciando che la mia lingua la percorra tutta, dalla curva del sedere fino al collo lasciandomi senza fiato, schiavo d’un desiderio assurdo e irrefrenabile. Io non rispondo, la guardo e il mio respiro per un istante si ferma, lei s’avvicina ancora di più, con una mano mi sfiora il braccio:

‘Signore, per caso si sente male?’. 

‘Sì, può essere, sarà il caldo, avrei bisogno d’un sorso d’acqua’.

In quel preciso istante scusandosi con gli altri della comitiva e invitandoli a precederci nei giardini, lei m’accompagna fuori dalla stanza verso un punto di ristoro. Al momento non c’è nessuno, l’orario della visita è quasi concluso e tutti i gruppi sono ormai usciti. Alle pareti ci sono degli arazzi che raffigurano prati, animali selvatici, ruscelli e ragazze pronte a entrarvi con i vestiti sollevati e i seni semi nudi. Lei sorride guardandoli, poi si rivolge verso di me e con gli occhi diversi, più luminosi e presenti mi guarda come se finalmente fosse giunto il momento di lasciarsi andare, come se adesso potesse svelarmi un segreto. In quell’attimo mi sembra di tornare bambino, quando con le amichette ci rincorrevamo maliziosi senza neanche sapere perché, lasciandoci guidare da un istinto non ancora intrappolato e richiuso nei modelli e negli schemi degli adulti. Io anelo percepirmi in tal modo, bramo consumarmi in quello sguardo, desidero che le sue mani mi depredino dagl’indumenti che ho indosso e delle mie finte, chiedo che il suo respiro dia il ritmo al mio cuore, voglio odorare la sua epidermide, cogliere la sua essenza odorosa, la sapidità dei suoi sensi, bramando che mi riveli segretamente che mi vuole, gioia, delizia ed ebbrezza della mia voglia.

Sollevandosi sulle punte dei piedi la sua bocca raggiunge il mio collo e facendomi sentire il calore del suo respiro mi bacia: finalmente sento quel morso che tanto ho desiderato, perché come avevo immaginato è sensuale ma lieve, mi prende, però senz’intrappolarmi. Lei mi tira fuori la camicia dai pantaloni, m’accarezza i fianchi, mi cinge la vita, sento il raso leggero del suo vestito sulla mia pelle, mentre i suoi seni leggermente gonfi spingono contro il mio petto scoperto. Percorrendo lentamente la sua schiena con le dita io apro i bottoni del suo vestito avvertendo i suoi muscoli contrarsi leggermente accompagnati da un piccolo sussulto. Lascio scivolare il vestito sul suo corpo che si muove al ritmo dei miei baci, il suo ventre preme contro il mio, poiché sento il battito del mio cuore e del suo che s’armonizzano percorrendo insieme la strada dei nostri istinti. Io mi chino e le sfilo docilmente le calze baciandole e accarezzandole le gambe, poi le mutandine, perché voglio vederla nuda di fronte a me, solamente lei nella sua modestia, nella sua naturalezza e nella sua scioltezza.

Io so che mi perderò, ma questa volta non voglio fermarmi, perché so che lei non scapperà. Non so perché, non la conosco, eppure avverto intuendo che staremo uno accanto all’altra avvolti soltanto dai nostri corpi, senz’incertezze, senz’apprensioni, unicamente noi due in quest’attimo di assurda pazzia, però insieme, poi ci perderemo entrambi, ma per ritrovarci l’uno nell’altra. Ripenso a prima, quando le sue parole sembravano fuggire, eppure non ho paura, perché sento che quel pensiero che la rapiva è lo stesso che m’ha perseguitato tormentandomi in questi ultimi giorni, ebbene sì, quella stessa ansia, quella stessa inquietudine, quell’identico bisogno di trovare qualcuno in cui potersi abbandonare, perché solamente lei, ignota e inattesa femmina può essere tutto questo. 

Attualmente sono nudo anch’io, vinto, battuto dal mio stesso desiderio, prigioniero del mio bisogno di libertà, infatti mi siedo su d’una poltroncina e lei su di me, mentre muovendo il bacino avanti e indietro stimola la mia voglia senza mai lasciarmi uscire. Le mie mani sono sul suo sedere, la spingo e l’allontano, la prendo e la lascio andare, sicuro che tornerà. Lei si sposta lasciandomi entrare e uscire in lei, mentre con la lingua io le lambisco le tette, infine le succhio con la fermezza della mia creatura innata di rapace, sapendo che lei predilige essere il mio bottino offrendosi in tutto il suo essere come un autentico bersaglio. Successivamente s’alza, mi volge la schiena, mi prende le mani e le appoggia sui suoi fianchi, dopo s’aggrappa al muro con una mano e con l’altra m’indica la strada del suo piacere. Io m’introduco dentro di lei, la tiro forte verso di me, le stringo il collo con una mano e con pochi movimenti decisi lascio che urli tutto il suo godimento, intanto che sente il mio calore pervaderla rendendola mia per quest’attimo d’infinito.

I giardini sono incredibilmente belli, ordinati e scrupolosamente impeccabili, dal momento che stiamo procedendo verso le nostre autovetture, tra poco ci saluteremo, io andrò all’appuntamento con Nadia. Lei saluta gli altri con educazione ed eleganza, è contenta del suo lavoro, perché ha ricevuto molti complimenti e indubbiamente otterrà una congrua ricompensa. Io ho finito il mio affare, il contratto è firmato e adesso potrò concedermi un po’ di vacanza. Nel tempo in cui ci salutiamo io le stringo la mano, lei mi guarda negli occhi con un sorriso di totale complicità e di netta partecipazione, finalmente non ho più quel senso d’ansia e di soffocamento che m’aveva assalito, finalmente mi sono perso. Io saluto in conclusione i miei clienti dirigendomi verso la macchina, prendo il telefono e scrivo un messaggio: 

‘Farò tardi’. 

Accendo frattanto il motore, dentro l’abitacolo inizia a suonare il brano blues ‘Only Fool in Town’ di Gary Moore, sorrido verso Eulalia e guido senza mai lasciarle la mano. 

{Idraulico anno 1999}  

Autore Pubblicato il: 30 Dicembre 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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