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Quel giorno era uno come tanti, l’usuale appuntamento, il brio e la gaiezza di rivedersi. Era una strana amicizia la loro, perché invero s’amavano, ma per una serie di situazioni entrambi non erano mai andati oltre un abbraccio, eppure ognuno dei due sentiva profondamente ciò che li legava:

‘Sai una cosa, mi piacerebbe molto bendarti e dopo fare l’amore con te’ – le ripeteva lui carico di brama e d’accennata libidine. Lei lo guardò intensamente negli occhi sorridendo e in maniera allusiva e tentatrice gli annunciò: 

‘Lo sai che non lo farei, mi conosci, e poi io bendata? E se ti bendassi io invece?’.

Lui rimase pensieroso al ricevimento di quell’inattesa, non era la cosa nella sua indole però, provò ad immaginare la situazione ed accettò ma anteponendo delle condizioni. In un primo momento gli affiorarono alla mente situazioni comiche come il cercarsi in una stanza a mosca cieca, inciampando in mobili, saltellando su d’un piede reprimendo imprecazioni, certo che di sensualità ce ne sarebbe stata ben poca, perché a conti fatti tutto sarebbe finito a risate. Lui la desiderava, perché ogni giorno di più sentiva crescere un qualcosa che aveva timore di definire e di precisare, ma si rendeva marcatamente conto che provava una sorta di pudore nei suoi confronti, anzi, impaccio e turbamento. La sua era una questione assurda e incongruente, a tratti irragionevole, per il fatto che aveva avuto molte donne e di certo non era più un introverso e insicuro ragazzino, ma allora perché possedeva tutta quest’apprensione? Sapeva che lei non aveva mai avuto un uomo, sarebbe stata la prima volta, ecco forse era questo, poiché avrebbe voluto donarle qualcosa pari ai sentimenti, ma nulla gli sarebbe apparso sufficiente, in quanto pensieri non svelati rimasero ad aleggiare nella sua mente, poi bruscamente si riscosse:

‘Andiamo’ – disse deciso prendendola per un braccio, perché così facendo la condusse dinanzi un negozio di foulard di seta.

‘Prendine due, uno per te e uno per me, ma fa’ in modo che siano speciali’.

Quando uscirono diretti verso l’albergo, lui la tenne stretta appoggiandole il braccio sulla spalla, adesso ne percepiva l’emozione, la captava attraverso le dita. In stanza ci fu un momento d’imbarazzo, perché erano lì, uno dinanzi all’altro, da soli con la porta chiusa. Entrambi erano turbati, consapevoli d’un qualcosa che avrebbe potuto cambiare molto fra loro due, un vortice d’emozioni e di desideri al presente fremeva:

‘Questo non è un gioco, lo sai vero? Senza vederci assaporeremo l’odore dell’altro, perché i nostri corpi sentiranno, esploreranno, parleranno e gioiranno di noi’ – dichiarò lui.

In seguito le porse uno dei foulard ed aspettò che glielo annodasse sugli occhi, poi fece lo stesso con lei. Iniziò ad accarezzarla dolcemente sulle spalle mentre delicatamente le dita salivano lungo il collo sfiorandole il viso per poi infilarsi nei capelli massaggiandole la nuca. In quell’atto c’era quasi un timore, una delicatezza innata in quelle mani, come se toccassero un fiore dai petali limpidi. Adesso le labbra s’accostarono per cercarne la morbidezza, saggiandone il contatto in un brivido di caldo piacere. Si posavano momentanee per poi fuggire e ritornare nuovamente, mentre i loro corpi aderivano sempre di più sino a che il desiderio fu un onda tempestosa, perché i vestiti caddero scivolando ai loro piedi. Un passo, un solo passo di lui che la spingeva lievemente sino a quel letto, nel tempo in cui il corpo di lei fremeva e vibrava, così come le corde di un’arpa da cui si spandeva la musica dell’amore.

In quegl’istanti i profumi di quei corpi si spandevano, durante il tempo in cui le fameliche bocche senza ritegno alcuno si cercavano con le loro lingue come dei serpenti. Le sue labbra scivolarono su di lei per succhiare i capezzoli, in principio indugiando, successivamente ritraendosi per poi digradare sovente più giù con la lingua. Il profumo del suo sesso gli riempì le narici, lo stordì per un attimo portandolo al di fuori del tempo e dello spazio, ne gustò il sapore dolce ed aspro, mentre la punta della lingua s’insinuava nel suo solco, vi affondava dentro, indietreggiava per risalire verso il clitoride fino a tormentarlo con delle lievi pressioni, girandoci attorno lo succhiava facendoglielo rizzare, mentre il ventre si sollevava sporgente offrendosi a lui. Si girò, risalì verso il corpo di lei quasi scivolandole sopra mentre la ricopriva di baci, i suoi fluidi lo infradiciarono dappertutto, dopo la penetrò delicatamente entrando e uscendo con un ritmo cadenzato imprimendole un’indolente afflizione senza smettere di baciarla, senz’interrompere di tenere le mani nei suoi capelli e stringerla a sé.

Lui sentiva il cuore palpitare forte contro il suo, quel battito che pareva tutt’uno e il respiro diventare più veloce, le dita tremare mentre lo stringevano. Entrò sempre più dentro, completamente, ambedue i corpi ansimavano e gemevano, in seguito fu la volta di lui.

Sfilò la benda e rimosse la sua, lo guardò negli occhi dolcemente, senza una parola strinse a sé il suo cazzo. Con abilità e con bravura lo portò lentamente all’apice di quel piacere prolungato e sospirato, finché non sopraggiunse l’onda di lui che l’allagò tutta cospargendole sul seno tutta l’appassionata e densa linfa vitale.

Con vera passione, furono un unico corpo e un’unica anima. 

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 19 Settembre 2017Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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