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Quella sera era tardi, io stavo guardando fuori dalla finestra mentre avevo addosso una di quelle camicie estive da notte che arrivano al ginocchio a forma di canottiera, visto che lasciano intravedere tra l’altro la schiena scoperta fino alle scapole. D’improvviso udii percuotere all’ingresso, aprii e lì davanti c’eri tu, in quell’attimo spontaneamente ti ho abbracciato, tu in un primo momento hai stentato, in seguito mi hai stretto con un braccio intorno alle spalle e una mano l’hai appoggiata decisa ed energica sul mio sedere.

Io ti ho guardato sorridendo mentre la mano che prima era intorno alle mie spalle l’hai fatta scivolare con dolcezza lungo la mia schiena, poi hai fatto qualche passo in avanti senza lasciarmi da quell’abbraccio così caldo e con un piede hai spinto la porta fino a chiuderla. Successivamente mi hai poggiato dolcemente per terra mentre portavo un dito sulle mie labbra, senza però riuscire a staccare i miei occhi dalla tua figura, poi ti sei tolto la giacca che avevi sopra e ti sei seduto davanti a me, scostando il mio dito e posando il tuo sulle mie labbra.

Senza dirci niente, senza emettere nessun suono, eppure soltanto guardandoci, io ho aperto le mie labbra baciando il tuo dito, dato che la mia lingua sempre famelica e smodata ha cominciato a scivolare su di esso. Io ho afferrato con la mia mano il tuo polso e ho lasciato che la mia lingua scorresse fino a giungere sul tuo collo e con un movimento leggero mi sono messa sopra di te, cingendoti con le gambe senza smettere di leccarti e di succhiarti il collo. Le tue mani finalmente si sono posate sulle mie cosce fino a giungere sul mio sedere, mentre un tuo dito accarezzava spudoratamente il mio solco.

Con la testa ti sei chinato come per voler baciare i miei seni, io ho posato le mie mani dietro il tuo collo e mi sono spostata leggermente indietro per donare i miei seni alle tue labbra vogliose. Da sopra la camicia da notte hai cominciato a stuzzicare i miei capezzoli, dato che loro hanno risposto senza farsi attendere troppo diventando duri sotto le carezze della tua lingua. Io ero interamente abbandonata a te, alle tue carezze, intanto che quei gemiti leggeri quasi sussurrati hanno infranto quel silenzio.

Le tue mani sono salite fino ad arrivare sotto le mie ascelle, mi hai messo davanti a te in piedi, ci siamo guardati e in un attimo ci siamo capiti. Io mi sono voltata, mi sono piegata mostrandoti il mio sedere mentre mi toglievo gli slip, perché tu senza freno e quasi con rabbia mi hai afferrato le cosce avvicinando il tutto alla tua lingua appassionata e vogliosa, io ti ho lasciato fare intanto che le mie mani raggiungevano le tue che erano sulle mie cosce.

Con un sorriso che sfiorava la perversione io ti ho fermato, mi sono girata e ho sfilato la camicia. Attualmente mi piego sulle ginocchia e prendendo il tuo viso fra le mani ti bacio, mentre le tue mani tornano sul mio sedere invitandomi a tornare nella posizione di prima. Io continuo a baciarti, presa dalla foga, dall’eccitazione, cosicché m’intrufolo con la lingua nella tua bocca, mentre tu scendi giù portando anche me fino a sdraiarti per terra. Senza staccarmi da te io strappo con rabbia la tua camicia, in quel momento le miei mani s’intrufolano nei tuoi pantaloni, slacciandoli e afferrando il tuo membro duro ti guardo e poi ti dico:

‘Non resisto, voglio sentirti dentro di me, adesso’. Tu m’afferri per i capelli, per un attimo mi guardi e bisbigli:

‘Non resisto neanch’io, lo sai questo, vero?’.

In quel preciso momento tu mi porti giù, io schiudo le labbra e comincio a leccarlo, la mia lingua calda e morbida è diventata incontrollabile, giacché sotto quei colpi di lingua il tuo membro ha come dei sussulti, allora lo faccio scivolare lentamente nella mia bocca, lo succhio gustando interamente il suo sapore. Io sento i miei fluidi adagio colare fra le gambe, la mia mano scivola marcata sul tuo membro, mentre le mie labbra succhiano e sento i tuoi ansimi liberarsi e scivolare sul mio corpo nudo. Di colpo lo lascio, ti guardo e salgo sopra di te facendo sfregare i due sessi l’uno contro l’altro. Tu lo agguanti e lo punti all’entrata del mio paradiso, io ti guardo per poi scendere determinata su di esso e lasciarlo scivolare dentro di me. Io chiudo gli occhi restando ferma e assaporando quel dolce brivido che mi percorre la schiena e le braccia, poso alla fine le mie mani sul tuo petto e senza staccare i miei occhi dai tuoi comincio a muovermi.

In quel momento infiniti brividi e innumerevoli sensazioni m’attraversano, lo sento duro, lui mi graffia dolcemente dentro e a ogni mia discesa i miei gemiti impazziti si fondono ai tuoi, tu sei mio, non mi resisti. In quel preciso istante io lo sento gonfiarsi dentro di me, avverto e capto ogni minimo movimento del tuo sesso, per il fatto che il piacere sta per coinvolgerci e per trascinarci nel suo vortice, a quel punto ci lasciamo andare, giacché prima cadiamo e in seguito rotoliamo nella sua armoniosa e soave e trappola.

Io urlo, strilli però anche tu, come non abbiamo mai fatto prima, dal momento che il mio sesso si contrae forte, mentre io m’accorgo e infine sento i nostri liquidi unirsi e colare fra le mie gambe.

Io apro gli occhi e mi ritrovo nel mio enorme letto, dato che adocchio per qualche istante il soffitto, alzo di poco le coperte e portando una mano fra le mie gambe scopro d’essermi bagnata:

‘Forse sono venuta’ – mi domando curiosa e piuttosto interessata. I miei occhi ancora un po’ assonnati si guardano intorno, un sorriso si stampa sulle mie labbra pensando a te:

‘Guarda che cosa mi hai fatto fare’.

Io percepisco un fremito, la mia mano accarezza il mio sesso bagnato di te, un gemito s’incastra in gola, nel frattempo mordo il cuscino per non farmi sentire.

In conclusione io mi raggomitolo placidamente su d’un fianco e mi riaddormento ridendo a fior di labbra di te.

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 18 Maggio 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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