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La Caduta, atto decimo. Del Sacco di Fez

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Non era stato facile per Eria eludere la sicurezza di Aristarda Nera, né arrivare al confine, ma la Stirpe aveva risorse ovunque. Il Legato Noveria Maltia, una donna di origini hiberiche ma fortemente indipendente, aveva patteggiato per Septimo, poi per Vanadio Antonio, il fu governatore delle Isole Tirpolitanee, salvo poi tradirlo e prendere per sé la provincia, dichiarando la secessione. Leale alla Stirpe per il suo lignaggio, aveva subito messo le sue forze al servizio di Eria. Dopo aver spiegato la situazione, la donna velata aveva rapidamente raggiunto Fez, distanziando o ingaggiando e distruggendo le truppe di Aristarda che, evidentemente, cercavano a loro volta Alexander Varus. Noveria aveva distaccato una parte delle sue forze dietro di sé, decidendo di tenere una retroguardia, poi la sua armata si era immersa nel deserto.
Fez era nota. L’Impero già commerciava con la città e Noveria ne conosceva il sovrano, Kadhir Bey.
In quel momento, sotto una tenda approntata più per salvare le apparenze e le usanze che per reale bisogno, Kadhir Bey e la sua scorta erano in presenza di Noveria e di Eria. La donna velata lasciò che fosse l’altra a parlare.
-La pace sia con te, Noveria Maltia al-Rumanei.-, disse Kadhir. Non abbisognava d’interpreti.
-E con te, Kadhir Bey, Amir di Fez.-, rispose Noveria, -Io vengo a farti un offerta.-.
-Offerta? Invero é ben strano. Ti presenti armata e con le truppe schierate a battaglia a fare offerte? Ben strane le costumanze di Roma.-, disse lui. Lei sorrise.
-Necessità dettata dal caso. Kadhir Bey, so che la tua gente sopravvive grazie al commercio. Roma guarderebbe lieta al tuo popolo, e ad un’alleanza tra le nostre genti.-, rispose, pacata e sorridente.
Kadhir finse impassibilità, ma durò poco. I membri del suo entourage mormoravano, evidentemente colti di sorpresa dalla proposta, e lieti dell’occasione. Eria sorrise.
“Avvoltoi. Tutti. Nessuno di loro a un briciolo d’onore.”.
-Fra di voi vi é un Romaneo. Alexander Varus. So che é giunto presso di voi. Si nasconde tra le vostra gente. È ricercato presso la mia. Consegnatecelo, e Roma estenderà una mano in amicizia ed eterna alleanza.-, disse Noveria. Eria sorrise. Nulla di tutto ciò era vero: Roma non aveva interesse in Fez. Non era né ricca né potente, né una minaccia, né tantomeno un alleato utile.
E sopratutto, Noveria non parlava per Roma, ma per sé. La donna, i capelli castani che portava raccolti in una coda e il viso altero delle hiberiche, attese la risposta, paziente.
-Io… voi sapete che l’ospitalità é sacra presso di noi.-, rispose Kadhir dopo aver messo a tacere i battibecchi dietro di sé. Uno dei suoi consiglieri si chinò a parlare ma lo tacitò in fretta e con poche parole che non parvero necessitare di traduzione..
“Vuol fare il puro, ma vedo che non tutti sono d’accordo. Varus cadrà presto in mano nostra.”, pensò Eria con un sorriso celato dal cappuccio.
-Sì. So che avete questa legge. Ma comprendete: Alexander Varus è un criminale e si esige che egli venga punito dalla mia gente. È un piccolo prezzo da pagare. L’Impero brama di poter commerciare con la vostra città, e sappiamo bene che i vostri mercanti anelano a maggiori scambi con noi.-, insistette Noveria Maltia con un sorriso che Eria trovò seducente.
Noveria era bella, ma la vita che aveva fatto era stata dura. E lei personalmente non l’aveva certo voluta rendere più facile. Carriera militare non proprio rapida, un carisma nato dalla crudeltà e dalla necessità, insofferenza ai superiori e ai politici debosciati e corrotti mista ad avidità smodata.
Qualità, tutte qualità che l’avevano resa perfetta per quell’incarico.
-Io, comprendo.-, disse Kadhir, -Ma voi dovete comprendere: la nostra legge è la nostra legge. Se questo Varus è davvero un criminale e un nemico di Roma, dovrete attendere che lasci la nostra dimora. Nulla v’impedirà poi di perseguirlo.-. Qualcuno vociferò. Fulmineo, Kadhir si voltò, rimproverando l’indisciplinato consigliere con un’invettiva palesemente irritata. Il bersaglio di tale rimprovero si chiuse in un mutismo dopo poche parole di scusa.
-Capisco.-, disse Noveria con un sorriso mesto, -Ma Varus sicuramente sarà sul chi vive. Potrebbe persino sfuggirci, cosa che sarebbe un grave smacco per l’Impero. E come voi tenete alle vostre leggi, noi teniamo alle nostre. L’offerta è questa: due ore. Due ore per consegnarci Alexander Varus, in cambio dell’alleanza perpetua con la mia gente e i mutui benefici che ne conseguiranno, oppure due ore per prepararvi all’ira della Legio Griphonis su Fez.-.
Kadhir e i suoi parlarono tutti assieme, e nessuno disse di fatto nulla. Evidentemente c’era dissenso. La domanda ora era se effettivamente Kadhir sarebbe stato determinato a mettere l’onore e uno straniero al di sopra della salvaguardia della sua gente.
Ma Eria ne dubitava. Ne aveva visti tanti così. Onorevoli fino a che non arrivava il momento di mantenere quanto promesso. Non si stupiva che l’Impero di Roma avesse da tempo sacrificato l’integrità in nome del quieto vivere. In realtà era sorpresa che qualcuno ancora valutasse l’onore in quanto tale. Non che fuori dall’Impero le cose stessero poi diversamente.
-Richiedo di poterne parlare con la mia gente. Non sta a me decidere da solo.-, rispose infine Kadhir. Era un uomo notevole, muscoloso, il viso cotto dal sole, gli occhi fieri, il profilo aquilino e i capelli scuri che teneva sciolti sulle spalle.
-Fallo. Possa tu fare la scelta giusta.-, disse Noveria Maltia. Kadhir non rispose.

-Non dovevi dar loro tanto tempo.-, disse Eria. Era irritata dalla calma di Noveria.
-E tu non dovresti dubitare di me.-, rispose la donna. Aveva invitato Eria a condividere del vino e un pasto. Pur sapendo che l’urgenza del momento imponeva assoluta concentrazione, la donna velata poteva comprendere l’offerta. L’aveva accettata perché intendeva tenersi buona l’alleata, ma dentro di sé iniziava a sentirsi irritate da quella sua sicurezza. La Stirpe non poteva permettersi il lusso della fiducia nei confronti del fato.
-Kadhir pareva molto affezionato all’onore e alle sue usanze.-, fece notare Eria.

-Lo sono tutti, finché non si comincia a parlare dei vantaggi del tradimento.-, replicò la soldatessa. Si verso un bicchiere di vino diluito con l’acqua. Eria non aveva ancora toccato cibo. Preferiva continuare quella conversazione.
-Come sai che Varus non tenterà di fuggire?-, chiese la donna velata.
-Oh, io ci spero: ho qualche informatore in città. Gente insospettabile. Alla meglio ci consegneranno Alexander, alla peggio potremo avere un indizio su dove stia recandosi.-, rispose Noveria con un sorriso. Eria annuì. Però, ancora non si sentiva tranquilla.
-Rilassati. Avremo la risposta a breve.-, le disse il Legato donna.
-Maledizione! Sembra quasi che non t’importi cosa c’é in gioco!-, Eria concesse alla sua frustrazione di far capolino. Noveria rimase immobile.
-Esatto.-, replicò bevendo. Eria si alzò, facendo cadere la sedia da campo. Appoggiò le mani sul tavolo, il viso vicinissimo a quello dell’altra donna.
L’altra la guardò. Il cappuccino non copriva da quella distanza e il successivo rivelarsi del viso della donna fu solo questione di un attimo. Ma non ci furono suppliche o preghiere.
No: il Legato donna continuò a sedere, impassibile e aumentò solo l’irritazione dell’altra.
-Beh, faresti bene a cambiare opinione. Ho ucciso moltissimi uomini e donne. Saresti solo un altro numero.-, ringhiò Eria, -E sappiamo bene che le tue guardie non ti salveranno.-.
Calmissima, Noveria Maltia bevve di nuovo, una mano risposta in grembo.
La mano di Eria frustò l’aria, strappandole il calice di mano e versando il vino sulla sabbia. Noveria si alzò, calma.
La mano di Eria corse ai coltelli. Non ci arrivò. Non prima di notare la pistola, primitiva ma minuscola in pugno alla donna. Un’arma minuscola, sarà stata di . Ma letale.
-I barbari usano armi affascinanti. Non si preoccupano di nozioni quali onore o disonore. Conta solo trionfare, a ogni costo. Sopravvivere e sopraffarre. Licanes avrebbe dovuto imparare da loro. Codici d’onore, grandi ideali, predestinazioni divine, inni gloriosi…-, Noveria fece un sorriso che non arrivò agli occhi, l’arma sempre puntata su Eria.
-Tutte idiozie. Il nostro mondo, e tu lo sai meglio di me, non si basa su questo. Non è mai stata la pietà a muovere gli uomini e mai lo sarà. Neppure Janus lo poté ignorare, temo.-.
Eria rimaneva immobile, la mano sospesa. L’impugnatura dei una delle lame era a portata di mano, ma sarebbe riuscita a evitare il proiettile mortale da quella distanza?
-Il mito ci insegna che fu la compassione e l’anelito per la gloria a fargli scegliere di unire il nostro popolo ai Cimanei, di riunire tre genti nel grembo dell’Impero. Ma se fosse stata solo la seconda? Ci hai mai pensato? Io sì. Da sempre. È da quando sono stata in grado di comprendere quanto il mondo sia intimamente crudele e menefreghista che mi sono decisa a seguire questo semplice dogma…-, la voce della donna fece una pausa, -La vittoria è di chi è disposto a immolare tutto per essa.-.
-Tu…-, il ringhio di Eria era quello di una tigre, di una belva.
-Io non ho paura di te. Né del resto della Stirpe. Siete la mia famiglia? Sì. Vi aiuto? Sì. Vi temo? No. Non ne ho motivo. Potete solo uccidermi, alla fine. Ma tutti muoiono. Neppure le leggende permarranno in eterno. Quindi a che pro temerti?-, lo sguardo di Noveria si piantò sul viso della donna impossibile che aveva davanti, spavaldamente priva di timore.
-Ti aiuterò. Recupereremo il coltello, perché così ti ho promesso e perché Fez è un utile esercizio per i miei uomini, oltre che piena di bottino che sicuramente sarà apprezzato. Ma poi tu e gli altri mi lascerete tornare alla mia isola e lì rimarrò, sovrana e libera dalle pastoie delle vostre idee vacue e prive d’importanza.-.
-Il retaggio della nostra Stirpe…-, iniziò Eria, trattenendosi a stento dal balzare su Noveria per farne scempio a pugnalate, -È molto più di tutti noi. È per rettificare il torto fattoci che lottiamo, che manipoliamo, che ci muoviamo nell’ombra.-.
-E una volta che lo avrete fatto? Il mondo non cambierà. E neppure voi. State inseguendo una chimera.-, senza preavviso, Noveria Maltia ripose la pistola e si allontanò di un passo, -L’Impero di Licanes è finito, si vede. E il nostro potere qui non è definito da vane pretese dovute agli avi, ma dalla stretta della nostra mano sulla gola del Fato. Niente più.-.
Eria sospirò. Abbassò la mano, lasciandola cadere.
-Ho sbagliato.-, disse infine. Noveria la guardò, curiosa.
-Ho sbagliato su di te. Credevo fossi solo una tra tanti. Invece mi sbagliavo. Sei pericolosa. E se la situazione lo permettesse saresti già morta.-. Noveria sorrise, divertita in apparenza dall’idea. In realtà, entrambe sapevano che quell’alleanza era essenziale.
-Non credo ti capiti spesso di sbagliare così, no?-, chiese il Legato.
-No. Proprio no.-, ammise Eria. Ora sentiva qualcosa. Ammirazione persino. Perché nonostante Noveria Maltia fosse irritante fino all’eccesso e non comprendesse minimamente, almeno non era stata ipocrita. Quanti altri, in seno alla Stirpe, la pensavano come lei? E quanti avrebbero avuto il coraggio di palesarsi?
-Almeno non sei così ipocrita da negare le tue convinzioni. Un pregio raro.-, le riconobbe la donna velata. L’altra sorrise, sorniona. O c’era dell’altro in quel sorriso? Non lo capì.
-L’Impero ci ha resi fiacchi e deboli. Su quello concordiamo, presumo?-, chiese Noveria.
-Sì.-, ammise Eria. Notò che la donna si era avvicinata.
-Allora, possiamo dire che il vero potente oggi è colui che si prende ciò che desidera.-, concluse l’altra. Si avvicinò e sfiorò la bocca di Eria con un bacio, che subito divenne molto più del casto bacio di circostanza. La donna velata si staccò rapida. Noveria, compiaciuta, si leccò le labbra con un ghigno lascivo.
-Pensavo non ti dispiacesse…-, disse con civetteria. Eria sospirò. Non l’era dispiaciuto.
Ma non erano gli altri a fare la prima mossa con lei. Mai.
-Sono io che conduco il gioco.-, rispose. Con calma assoluta, Noveria la guardò.
-Si chiama variazione sul tema. E comunque so che ti è piaciuto.-, replicò.
Eria scoprì i denti in un ghigno feroce.
Era la prima volta che qualcuno osava prendersi gioco di lei!
-Questa me la pagherai. Ma non come credi.-, promise, gli occhi ridotti a fessure.
-Oh, spero tu abbia in mente quello che credo… Le donne sono infinitamente più eccitanti gli uomini, non credi? Insomma, essere possedute, invase da un uomo… Bah, mai capito cosa ci si trovi. Ma le donne riescono a farmi godere in modi che non credevo. Gli uomini invece sono così monotoni, eternamente alla ricerca del loro solo godimento, incapaci di concepire l’idea di soddisfarci prima di inseguire il proprio piacere. E anche nei giochi che solitamente implicano il dominio, gli uomini sono rozzi e privi d’immaginazione.-, disse Noveria. Una sua mano si era portata verso l’inguine, apparentemente abbandonata.
-Basta con questo scadente intermezzo! Quanto tempo è passato?-, chiese la donna velata, ignorando di proposito quella suggestione erotica. Non era il momento, né il luogo.
Noveria Maltia gettò un’occhiata al temporis contator nell’angolo.
-Un’ora buona. Ma confido che avremo presto risposta.-, disse.

 

Di fatto, come profetizzato da Noveria, la risposta arrivò. L’emissario era un vecchio, avvolto in vesti lunghe che svolazzavano al vento della sera, che soffiava in modo impietoso accompagnato da due uomini armati di lame che parevano più cerimoniali che altro. Eria sorrise. Un vecchio! Avevano mandato un vecchio a parlare.
Kadhir doveva evidentemente far fronte a problemi interni.
“Ma comunque non è detto che abbiano deciso di piegarsi”, pensò.
Noveria invece pareva sicurissima di sé e della capitolazione degli abitanti di Fez.
-La Loya Jirga ha deciso.-, dichiarò il vecchio. Noveria annuì, in attesa.
-È con estremo rammarico rifiutiamo. Le leggi dei nostri avi sono sacre e inviolabili e…-.
Il resto delle parole dell’emissario furono ininfluenti. La rabbia di Eria si palesò.
Sfoderò i coltelli. L’emissario fece per protestare. Uno dei due spadaccini si trovò la lama del coltello della donna velata nell’occhio destro. L’altro estrasse a mezzo la spada prima di vedersi il cuore trafitto dall’altra lama. La donna sfilò le armi dai morti.
-Dio mio…-, sussurrò l’emissario. Eria rise. Di cuore.
-Nessun dio. Gli dei sono morti, o indifferenti.-, disse avanzando. L’uomo, inginocchiato, supplicava, implorava. Improvvisamente parve cambiare atteggiamento. La guardò.
-Non è da popoli civili uccidere dei messaggeri. Non è bene. Neanche i popoli pagani lo fanno. Non credevo che voi Romanei poteste giungere a tanto.-, disse.
-La situazione lo richiede. Ma consolati: nessuno sentirà la tua mancanza.-, rispose Eria.
La lama colpì.

 

Noveria guardò Eria abbattere i messaggeri uno ad uno, senza pietà ne sprechi.
Una combattente letale, doveva riconoscerglielo. La conosceva, come anche il resto della Stirpe. Eppure, la donna non temeva quella guerriera che pareva muoversi e colpire con superba perizia. Non la temeva perché, dentro di sé, Noveria già sapeva la verità.
La Stirpe era condannata, così come l’Impero. Il lignaggio di Janus si era ormai scostato dal favore del Cielo. Di fatto, gli Dei avevano visto anche loro come dei nemici.
Ed era giusto così. Noveria chiamò gli attendenti che arrivarono, armati e pronti.
-Fai suonare l’attacco. Prenderemo Fez. Oggi stesso insegneremo ai barbari che la loro potestà non è che un’ombra fuggevole della nostra potenza.-.

 

Le schiere della Legio Griphonis calarono su Fez da più parti, scatenando una prima salva che rase al suolo mura e case. I difensori lottarono con vigore, ma la città non vedeva conflitti da molto. In poco meno di un’ora, le mura orientali subirono una breccia.
Eria vi si precipitò, alla testa dei legionari. Gli uomini non sapevano chi fosse, né come potesse una donna mascherata e priva di armatura sperare di sopravvivere se un proiettile l’avesse colpita. Ma, quasi fosse stata benedetta dal Dio dei Morti, la donna velata non fu colta da colpo alcuno. Si muoveva rapida come il vento, giungendo in fretta a contatto coi nemici, laddove le sue lame poterono invero dare il loro contributo.

L’attacco di Eria fu devastante: i legionari la videro calare su quattro nemici che al suo confronto parvero goffi e impacciati. Ogni fendente o stoccata andava a segno con maestria e nel mentre, i colpi e le lame degli avversari venivano schivati o parate In poco tempo, dei quattro non rimase nulla.. Ai rinforzi che giunsero poco dopo non andò meglio.
A vederla pareva un tornado d’acciaio temprato. I legionari assicurarono la breccia, le armi pronte. Respinsero la carica nemica.
Dall’altro lato delle mura, Noveria Maltia aveva sfondato a occidente, presso la Porta del Profeta. Coordinando superbamente l’attacco, faceva precedere l’assalto da colpi di artiglieria e avanzava, calando sui superstit alla testa dei suoi uomini.
La Legione non incontrò che poca resistenza. I difensori di Fez erano in gran parte mercenari, per nulla decisi a perire per un compenso che non avrebbero potuto spendere. Si arresero rapidi o tentarono la fuga. In diversi videro la possibilità di ingraziarsi i conquistatori con il sangue dei loro ex-commilitoni e si volsero su di loro con ferocia.
I restanti invece cercarono di asserragliarsi in punti strategici, di far guadagnare tempo ai fuggitivi. Ma non vi era via di fuga: Noveria aveva inviato le sue forze a circondare le possibili uscite dalla città. Dei profughi non scampò quasi nessuno. Furono presi schiavi, tutti. Chi si ribellò ricevette una morte rapida e null’altro. Senza più reali speranze di vittoria, i membri restanti delle forze di difesa della città si raccolsero nella moschea, il tempio dedicato al loro dio. Quivi, Noveria offrì a Kadhir di potersi arrendere.
Ma l’Amir aveva ormai compreso che l’onore romaneo era morto con i suoi messaggeri uccisi e sputò in segno di disprezzo. Dopodiché, i legionari lanciarono l’assalto finale.
Kadhir e gli ultimi difensori combatterono con tale ardore da meritare un plauso da parte di Eria. Poi la donna velata entrò nel tempio, ormai lordo di sangue e corpi.
-I miei complimenti. Una resistenza degna di ben altri tempi.-, disse.
Kadhir, vivo e invitto ma ferito, ringhiò un insulto. Sprezzante sino in fondo.
Eria sorrise. E attaccò. Erano rimasti in pochi, appena cinque uomini e Kadhir.
Morirono tutti, abbattuti da quella guerriera implacabile.

 

Il sacco di Fez non terminò con la morte di Kadhir e dei suoi ultimi difensori: i legionari sciamarono in città razziando ciò che potevano, uccidendo e prendendo prigionieri, insomma comportandosi come se non peggio dei barbari stessi. Le donne ebbero maggior sfortuna: l’ira dei legionari divenne lussuria e, come spesso accadeva in quei casi, fu rivolta verso di esse. Schiave, furono prese dai conquistatori come bestie, spogliate di ogni dignità.
Le prostitute del Quartiere delle Eteree accolsero tale evento con stoicismo misto a una buona dose di compiacenza. Sapevano che darsi ai conquistatori era il solo modo per superare la tempesta senza subirne i peggiori effetti e d’altronde, nel loro mestiere erano ben veterane della bramosia scellerata dei maschi. Dunque, il Quartiere delle Eteree fu praticamente lasciato intatto, venendo solo spogliato di pochi gioielli e svuotato del vino.
Le donne che vi abitavano non subirono altre molestie che quelle della prima orda, poi il Tribuno Cortio Valero ordinò che venissero lasciate in pace.
Le altre zone della città non ebbero altrettanta fortuna: il quartiere dei mercanti fu razziato e qualcuno diede fuoco alle zone mercantili una volta terminato il saccheggio. Rapido, il fuoco divorò la moschea minore e altri luoghi, sacri e profani senza distinzioni.
I quartieri popolari furono passati al setaccio ed Eria per prima volle entrarvi. Scannò personalmente un uomo che ancora tentava di difendere casa propria, perquisì quella zona e le altre, ma di Alexander Varus non vi fu traccia. Senonché, infine fu un informatore di Noveria a dire che il giovane Romaneo era fuggito insieme a una ragazza, verso il deserto e altre città. Mentre la Legio Griphonis si dava al saccheggio e alla bisboccia, contando felice il bottino e distruggendo ciò che restava di Fez, Eria ordinò a due centurie di prepararsi ad attraversare il deserto. Alexander Varus non era ancora fuori dalla loro portata.


Noveria Maltia ordinò alle sue forze di radunare il bottino e contare i morti, poi concordò con Eria, affidandole due centurie. Le forze di Noveria erano ingombre di bottino ed era ben comprensibile che la donna prediligesse tornare presso la provincia a lei sottomessa.
Eria d’altronde non contestò tale decisione, preferendo la rapidità alla possibilità di prendere con sé più uomini che, di fatto avrebbero solo attirato ogni attenzione nemica.
Tuttavia, non dimentica dell’arroganza di Noveria, si accordò con il tribuno Cortio Valero.

Eria partì poche ore dopo la fine del Sacco di Fez. Noveria Maltia, Legato della Legio Griphonis, morì in circostanze poco chiare poche ore dopo. Il tribuno Cortio Valero prese il comando della Legione, tornando alle Isole Tripolitanee per reclamarle e costituire il Regno Indipendente di Tripolitania.

Ma coloro che erano scampati alla strage non dimenticarono. E ciò avrebbe avuto funeste conseguenze nei mesi a seguire.

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