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Il convoglio si snoda slegandosi a rilento verso quei binari che nemmeno conosco, le pareti dei muri della stazione sono deturpati e sfregiati da sigle e da simboli senza alcun senso apparente con dei colori da tempo sbiaditi. Nel frattempo, entra nel corridoio dello scompartimento un ragazzino dalla faccia birichina e monella, quasi certamente è un nomade, per il fatto che sorregge tra le braccia una fisarmonica a momenti più grande di lui, tuttavia il giovinetto si muove spostandosi con grande padronanza e perizia, tenuto conto che inizia a eseguire il brano ‘Wonderful World’ di Louis Armstrong.

In quel puntuale istante io mi lascio dondolare placidamente da quella musica, perché tutto intorno l’atmosfera e la dimensione nel frattempo cambia, sennonché all’improvviso a tal punto mi ritrovo a Madrid, sì, proprio perché il terminal dello snodo centrale ferroviario della città di Madrid è una vera raffigurazione, direi una reale rappresentazione come poche, perché con le sue ampie e imponenti arcate assemblate in ferro, si erige ben edificato e combinato assieme al suo maestoso vivaio tropicale, collocato accuratamente nel fulcro, dove l’acquosità prodotta e originata da un raffinato apparato opportunamente allestito, permette di mantenere splendidi e suggestivi tutti gl’imponenti alberi che s’innalzano nel cuore della stazione stessa. Io che perdo in quella mattinata l’aereo, mentre tu, che giudiziosamente mi proponi di spartire con te la carrozza regalandomi in modo inatteso l’opportunità di rientrare in Italia, a se dire il vero la nostra conoscenza &egrave insufficiente, per il fatto che abbiamo solamente una beneamata amica in comune, considerato che quest’estate lei facendo da portaordini ci ha presentato una sera a cena a casa tua.

In quel preciso momento mi viene in mente che t’ho visto girare nel tuo giardino a lume di candela dopo cena, poi all’eleganza con la quale ti sei spogliata per entrare nella piscina illuminata, per come ho osservato la tua casa il giorno dopo rischiarata dal sole e curata nei dettagli, proprio come te. Il sapore e l’odore dell’estate sono piuttosto lontani, dato che è un cappotto scuro a tre quarti che t’abbraccia insieme alla sciarpa di seta appoggiata sulle spalle, dal momento che mi vieni incontro alla stazione con un sorriso che io ricambio con gioia. Io incrocio nuovamente i tuoi occhi azzurri e t’abbraccio in maniera leggera quando ci salutiamo. Sei in splendida forma come ti ricordavo e te lo dico, tu abbassi leggermente lo sguardo e abbozzi un rossore che non t’appartiene. Il treno è bellissimo e nonostante la divisa super moderna, all’interno mantiene un fascino d’altri tempi, quasi come il leggendario Orient Express. Il tuo vagone letto è in realtà un mini appartamento ordinato e profumato, nel pannello collocato a manca c’è il canapè che si trasformerà in un giaciglio, sulle pareti ci sono differenti disegni con le scene di caccia e due lampade, effettivamente niente a che vedere con i vagoni letto delle bistrattate e deturpate ferrovie italiane.

Io sbircio tutto quello contesto, così come farebbe una fanciulla indelicata, scortese e spiona per il fatto che vorrei toccare tutto, rappresentare con precisione nella mia testa ogni dettaglio, dato che tu mi squadri nel tempo in cui colloco i bagagli nello scomparto lassù in alto. Accendo nel frattempo la radio e scelgo il canale soul, dove un pianoforte e un sassofono accompagnano la voce suadente d’una cantante di colore. Tu sei a tuo agio, lo percepisco da come ti muovi, da come sfili le scarpe basse e sportive, mentre le riponi in un armadietto da dove estrai delle pantofole di spugna, precisamente come quelle offerte sugli aerei o negli alberghi, niente da dire, il servizio è senza una piega e lo sei anche tu.

L’alloggiamento del bagno è invece lineare, sobrio, con quel lavabo in stile d’altri tempi che risalta ben incastonato alla perfezione nell’arredo, il camerino è rivestito con dei tramezzi di legno di varie sfumature, mentre accanto all’angolo c’è l’immagine raffigurante una figura femminile girata di spalle che verosimilmente t’assomiglia. In quell’istante ironizziamo sulle mie spiritosaggini, del montaggio del convoglio, considerato che lo stesso inizia ad avviarsi adagio, sbuchiamo dal capolinea nel tempo in cui l’atmosfera lassù è diventata grigia, adesso sono le ore venti e la luce è cambiata intanto che il rumore modulato e ritmico del treno pigramente m’ipnotizza. Io non perdo un dettaglio di te, perché mi piace osservare le persone, scoprirne i frammenti e immaginarne i pensieri, così iniziamo a tal punto a conversare in attesa della cena che consumeremo lì. A tratti, quest’inaspettata intimità m’imbarazza un poco, in quanto non è da me, perché in effetti era stato indiscutibilmente più intimo l’incontro ai bordi della tua piscina, ma, sta di fatto che tu sei una donna alquanto avvincente e interessante, dallo sguardo fiero, con l’aria seria e con un fascino naturale, poiché mi chiedo se qualche donna ha mai avuto l’audacia e la sfrontatezza di dirtelo.

Quest’aria inamovibile e rigorosa da gentildonna con lo sguardo a tratti compassato e sobrio, a mio avviso nasconde un comodo e lieve imbarazzo, una sorta di protezione e di riparo della tua innata e naturale dolcezza. Io credo e presumo tu sia una donna che non si lascia affiancare né avvicinare facilmente, in quanto sei tutta da conquistare, da scoprire e da sedurre. Io gioco con le parole e gli sguardi, i discorsi a doppio senso e ti guardo ridacchiare con me. In quell’istante arriva la cena, la lista delle pietanze è quasi artificiosa e per libera scelta pure ricercata: un antipasto a base di formaggio stagionato con il miele e una crema di sesamo con una salsa agrodolce ai peperoni. Io osservo con attenzione quel miele scintillante che s’adagia delicatamente sul formaggio abbracciandolo e avvolgendolo, stillando piccole gocce luminose sul piatto, giacché lo sento fondersi sul palato insieme al formaggio.

Io t’osservo accuratamente mentre parli, perché mi piace sostenere il tuo sguardo diretto e profondo, quasi come se fosse un braccio di ferro fiducioso, sensuale e spensierato, però non posso fare a meno di giocare con te. Mi rendo conto che ti sorprendi un po’ di te, perché lo capisco da come contrattacchi e da come reagisci spontaneamente, poi ascolti, divulgando in seguito cose che non avresti mai immaginato di riferire a una donna. Le tue mani si muovono su di te in cerca d’attestazioni e di conferme, giocherelli con la collana, ogni tanto osservi il paesaggio là di fuori, lì, dove la tua immagine è perfetta, dato che quasi stenti a riconoscere. Sì, cara amica, tu stai giocando la parte di donna seduttiva, quella che adesca nel modo disinvolto e naturale come sai fare, però di fronte a te hai una donna che mette sul tavolo le tue stesse carte. Ti sembra inconsueto e inverosimile, lo immagino, eppure stai cedendo all’innata e all’istintiva bizzarria che io ho intravisto nei tuoi occhi assieme alla complicità di quest’inaspettata intimità e del vino, tenuto conto che t’aiutano a rilassarti e infine a lasciarti andare.

Io non scialacquerò quest’opportunità, perché sarò saggiamente come una macchina fotografica, dove imprimerò tutte le tue capacità espressive, dal momento che i tuoi portamenti rimarranno scolpiti nel mio intelletto. La tua bocca adesso accoglie un piccolo boccone, il miele che si posa sulle tue labbra, la salvietta che le strofina, il vino limpido che le abbevera. Tu sei un vero spettacolo e mi chiedo se forse il mio modo d’osservarti ti stia mettendo a disagio, ma sinceramente non m’importa granché, lo so, in quanto sono un po’ irriguardosa e sfrontata come al solito. Non essendo peraltro impratichita a bere, il vino inizia a intorpidirmi compiendo il suo dignitoso ed efficace risultato, sono euforica, ciononostante in buona compagnia, siccome tu hai una luce differente negli occhi, cosicché inizi gradualmente a rilassarti narrando notizie sul tuo conto. Le ore trascorrono senza accorgercene, infatti dalla tavola ci spostiamo sul canapè, proseguendo la nostra ricca e interessante conversazione.

Il nostro itinerario prosegue e penetra la notte velocemente, per il fatto che questo treno porta con se le nostre parole e i nostri sguardi, le risate soffocate e la complicità che nasce talmente spontanea. Io vorrei tanto che questo tempo non finisse mai, come spesso desidero sia il tempo che trascorro con le persone che sento affini, dello stesso genere. La notte defluisce lesta allontanandosi, in quel momento nel buio dello scompartimento squadriamo commentando le luci che appaiono lontane nell’oscurità, mentre le oscillazioni continue del convoglio dondolano i nostri ragionamenti. Lo so, che ti sei resa conto che la mia mano si è gradualmente posata più volte sul tuo ginocchio e sul tuo braccio per dare risalto a un’affermazione, per cercare la tua partecipazione, poiché sarei curiosa di sapere quale vibrazione t’ha attraversato anche solamente per un momento. Tu neppure sai quanto sarei capace d’attendere per far scorrere le mie mani su di te e osare una carezza sul tuo viso, nemmeno puoi immaginare quanto sarebbe amabile e delicato un bacio in questo momento, mentre le mie mani non perderebbero la rotta questa notte, perché saprebbero dove posarsi e vagherebbero per esplorarti tutta, per ricreare una mappa che porterei via con me.

Io bevo le tue parole come un bicchiere, che goccia dopo goccia si posa sulla lingua, il suo profumo è forte, perché il colore intenso sembra il sangue di un patto, un’intesa d’amore, d’innata e di totale complicità. Io bevo le tue parole che scendono piano nella gola e si fermano sul cuore, dato che scaldano come una goccia d’alcool, dal momento che ne esalta infiammandone il destino. La mia voce immediatamente si fa appassionata, ardente e profonda, ti parla di desideri e d’anime che s’intrecciano, di lampi e di momenti che restano incollati all’anima. Io potrei desiderare da pazzi un momento come questo, se non fosse già accaduto, potrei restare ancora tante ore tra le tue braccia, se non fossimo arrivati alla stazione finale. Io potrei benissimo innamorarmi di te, eppure a questo punto restano solamente le note del brano ‘Wonderful World’, il suono di quella fisarmonica che non accenna a finire e che mi riporta alla realtà, dato che scendo dal treno trascinandomi la valigia senza nessuna tentazione né voglia di rientrare nel mio oggi.

Ebbene sì, nel momento in cui il sole s’allinea appoggiandosi garbato sulle mie spalle in un abbraccio consolatorio e rasserenante, sulle labbra mi resta il gusto, il sapore e lo spirito d’un bacio rubato e ben stampato dentro di me, che onestamente, sia pure difficilmente e faticosamente scorderò.

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 26 Giugno 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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