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Io sguscio fuori dalla vasca e acciuffo il canovaccio per asciugarmi. La mia capigliatura è alquanto scarsa, visto che è appena sufficiente sfregarla un istante giacché diventi asciutta. Io ti squadro, tu sei il mio compagno, il mio affettuoso e incantevole essere, tu sei parzialmente scoperto di fronte al lavello con unicamente un asciugamano avvolto in giro ai fianchi, in quanto stai terminando comodamente di sbarbarti, eppure io medito con discrezione esaminandoti, in tal caso vuol dire che stasera hai cupidigia e volontà di fare l’amore. Per l’appunto, perché quello è un netto segnale, è una chiara manifestazione, peraltro distinguibile, esplicita e precisa.

Ti sbarbi ogni qualvolta che ritieni probabile condurre a termine la battaglia del giorno in quest’amabile e attraente atteggiamento, per scongiurare così che la tua barba grinzosa infastidisca la mia morbida epidermide, mentre tu con la tua faccia attraversi integralmente la mia corporatura per sparpagliarlo di baci. Ti rilavi la faccia e dopo la riasciughi con un tovagliolo, mentre io completo assorbendo l’umidità residua dal corpo e m’infagotto in un canovaccio pulito. Tu posi il rasoio, la schiuma e il dopobarba nel pensile, io m’accosto al lavello per ammirarmi alla specchiera.

Io ho in quel momento le pupille infiammate dalla spuma del detergente, perché abitualmente ho successo nel farmi introdurre la schiuma dappertutto negli occhi così come quando ero una fanciulla. In quell’istante esatto capto la tua profonda sbirciata per mezzo della specchiera, in viso tu hai un risolino beffardo, quasi ironico, perché al momento azzardo che stai riflettendo come di consueto che io mi sono talmente incaponita con il mio atteggiamento, dato che mi frugo e che vado a caccia di continuo a tutti i costi trovando imperfezioni più o meno inesistenti. Io non so esattamente il perché, eppure tu mi trovi avvenente e gradevole, quando io non trovo in alcun modo niente d’esclusivo né di singolare in me, che possa ispirare e suscitare tanta ammirazione e meraviglia in un uomo.

Molte persone affermano, dichiarano e sostengono che l’affettuosità, l’amore e la tenerezza siano ciechi, dissennati e sconsiderati, però anche tu per me sei l’uomo più accattivante, appetibile, di bell’aspetto e seducente del pianeta, malgrado tu ti senta costantemente ogni volta un deforme e uno sgradevole individuo, viceversa, tu sei una magnifica persona e solamente scrutarti o badare a te determina in me delle percezioni armoniose, infinite e poderose in compagnia d’un appetito e di un’eccitazione che neanche concepisci.

Tu sei concentrato in pieno, visto che non distacchi da me quell’intenso e stupendo sguardo, nel frattempo giungi dietro di me agganciando la tua faccia, io percepisco la tua epidermide profumata e vellutata lasciata dal gel del dopobarba sulla mia collottola, così io in quel contrasto di odori riesco tra l’altro a inspirarne appieno anche la fragranza rilasciata dal mio bagnoschiuma. Io m’accorgo vivamente della tua figura dietro di me, il tuo ardore, il tuo fiato sulla mia cute, in quanto &egrave un soave tremito tallonato dal bruciante ravvivarsi e scuotersi della mia vitalità che s’arrampica fin su la la mente e che m’attraversare tutto il dorso. In seguito io rido a fior di labbra alla specchiera quando tu inaspettatamente mi sfili il canovaccio e osservo che squadri con ambizione e lussuria il mio fisico indifeso. Io avverto di netto che tu collochi le mani sopra i miei fianchi: il tuo elementare e genuino sfioramento come ogni volta sa scompigliarmi e la tua bramosia di fare l’amore che m’arriva veramente come un’onda impetuosa e irrefrenabile domina e influenza pure me, poi dopo appena io cerco di voltarmi per stringerti tu prontamente esclami:

‘No aspetta, sta’ ferma unicamente per dieci minuti. Tu sarai la scultura della mia divinità, io dovrò consegnarti alla vita’.

Io t’assisto squadrandoti da parte a parte nella specchiera, noto chiaramente nell’espressione e nella luce allusiva del tuo sguardo un ardore e una lussuria infinita, considerato che l’euforia che t’anima e che t’esorta penetra pienamente pure dentro di me, dunque io acconsento di rimanere statica al tuo comando, assaporando le circostanze gradevoli che innegabilmente inventerai per delineare meravigliosamente questo passatempo. Tu prosegui nel tuo intento e mi stringi determinato verso di te, tutto &egrave poderoso in te, le tue mani appassionate e robuste comprimono amabilmente ma saldamente sulla mia corporatura facendola combaciare totalmente alla tua. Io colgo e avverto lucidamente in tal modo il tuo ardore, il tuo entusiasmo, l’aderenza addosso a me, la sollecitazione del tuo busto sul mio dorso e quella del tuo cazzo apertamente e distintamente infervorato sul mio didietro. A dire il vero &egrave una percezione magnifica, io serro lo sguardo e mi lascio riempire da quest’inatteso flusso di godimento che aumenta, crescere e che penetra ogni filamento della mia persona, la mia ragione e il mio nucleo. Le tue accorte e graziose mani intraprendono a toccare delicatamente le mie tette, dal momento che non posso fare a meno di comprimerle davanti a quelle dita abili e competenti, che si svagano con i miei capezzoli e scatenano infinite reazioni in tutto il mio corpo.

Io capto inoltre che le tue labbra roventi attualmente attraversano con cupidigia la mia collottola sbaciucchiandola con impeto e con passione quasi vampiresca, per poi risalire in direzione dell’orecchio e trasferirsi lentamente verso la bocca, sennonché trattenendosi depravatamente prima di raggiungerla. Al momento agguanti la mia mano e inizi a sbaciucchiarla con dei brevi e ardenti sfioramenti delle labbra e della lingua. Al mio interno il plasma defluisce e scorre come un fiume di magma incandescente, fino a ritornare ancora una volta alla collottola. Io viceversa, non posso muovermi. Devo realmente ammettere mio benigno amore, che tu hai escogitato un’armoniosa e una soave tortura per quanto deliziosa. Io esigo passionalmente di volgere la faccia nella tua direzione, di percepire la tue labbra sopra le mie, darti un bacio ed essere ricambiata, assaggiarti, ciononostante a fatica, quando tento di muovermi, tu continui a trattenermi bloccandomi, nel tempo in cui insisti a trastullarti con le mie tette scendendo lungo la vita per poi massaggiarmi lievemente l’addome.

Io m’accorgo molto bene che tu digradi più giù in direzione del monte di Venere, mentre mi stringi sempre più contro di te, giacché pigi il tuo fisico di fronte al mio: attualmente colgo pienamente ogni tremito, ogni sussulto che lo percorre, come so molto bene che tu distingui e provi chiaramente e lucidamente tutte le manifestazioni di desiderio e di piacere che mi stanno totalmente possedendo. L’impossibilità di reagire e di ribellarmi amplifica e potenzia ulteriormente quelle sensazioni che in usuali circostanze m’avrebbero già spinto a supplicarti di farmi tua, d’intrufolarti all’interno di me, di sentirti in me per cercare insieme il tuo e il mio piacere. Io non resisto più, inarco la schiena e appoggio la testa alle tue spalle, visto che sono priva di forze ed eccitata all’inverosimile. Adesso sento la tua mano che s’avvicina sempre più al mio sesso, lo raggiunge, tu sei il mio universo.

‘E stupendo, &egrave un’estasi’ – penso tra me e me, mentre tu afferri con le dita il fluido viscoso che fluisce dalla coppa ardente e vogliosa della mia fica, per innaffiarne il lato esteriore e rendere in questo modo più semplice la manovra con cui tu ambisci puntando a vivacizzare il mio godimento. Come se ce ne fosse necessità caro amore mio, perché tu neanche capisci né intuisci così come riesca a scompigliarmi e a mettermi sotto sopra persino per molto meno: in effetti io m’accontento delle tue parole dette al telefono, o d’un tuo inatteso messaggio quando siamo distanti per farmi sentire in visibilio amore mio, perciò al momento io mi trovo candidamente e onestamente a un passo dall’inizio dell’acme del piacere. Io non posso spostarmi né conversare, tuttavia la mia bocca si schiude ugualmente, per il fatto che ne fuoriescono lamenti e piagnucolii man mano che le tue dita s’introducono al mio interno. Sì, così mio caro, le tue labbra adesso conquistano le mie e percepisco chiaramente la tua lingua che ne asseconda il profilo intimo.

Tu mi fai smaniare e ribollire dalla passione di contraccambiare il tuo lambirti caro amore mio, malgrado ciò io osservo le norme dell’intrattenimento e mi dissuado d’obbiettare e d’oppormi. A questo proposito tu ripigli a digradare con la bocca, stavolta però lungo il dorso fino ad arrivare alle mie chiappe. Ebbene sì, sono davvero energiche quelle percezioni che tu riesci a trasmettermi, tenuto conto che sono al momento sempre di più emozioni di godimento, malgrado io credessi fosse inattuabile e irrealizzabile superare il limite a cui tu eri già riuscito a condurmi. Successivamente ti muovi dinnanzi, io distinguo che tu lambisci la mia fica ardente e inzuppata e che sali nuovamente di sopra, giungi alle mie tette, arrivi ai capezzoli a questo punto ingranditi e diventati molto irti e sensibili: ti inizi a sfiorarli, dopo a suggerli come farebbe un marmocchio.

Io sto testualmente perdendo il controllo dalla bramosia di sbaciucchiarti, di sfiorarti e di farti accedere dentro di me. Ti voglio amore, ti voglio, ti prego. Tu in quell’occasione t’inerpichi alla volta della mia bocca, mi regali un bacio accalorato e gioioso, malgrado ciò proprio in questo momento termina il tempo. Grazie a Dio, perché non resistevo più amore: da ultimo posso mettermi in moto e spostarmi, visto che posso corrispondere il tuo bacio. Io t’abbraccio accarezzandoti ardentemente la schiena e avvolgo le gambe intorno a te. Al momento &egrave arrivato il tuo turno di lasciarti trascinare e travolgere dalla mia risposta appassionata e vibrante, tanto che, bruciando a tua volta d’intenso desiderio tu m’agguanti per i fianchi e mi sollevi facendomi sedere a stento sull’estremità della lavatrice.

A quel punto divarichi con gentilezza le mie gambe e t’introduci tra di esse pigiando il tuo ventre dirimpetto al mio, nel momento in cui io innalzo lievemente la cavità pelvica per agevolarti, tu entri piano dolcemente, apprezzando e godendo appieno la percezione che ti provoca ogni volta quest’essenziale e lineare gesto, che con tutto ciò risulta procurare in noi, mentre tu continuando a tenermi leggermente sollevata per non farmi male inizi a incitare e a spingere, io di rimando rispondo ondeggiando a ritmo il mio addome verso il tuo a ogni tua spinta. A dire il vero non sto neanche a descriverti né a esporre tutto quello che segue, dato che già sai che ogni acrobazia ci affascina, c’imprigiona e ci conduce costantemente e immancabilmente ancora più su. L’impressione e la meraviglia della combinazione tra di noi d’essere un’azione e una faccenda sola, l’armonia con cui ci dirigiamo, con cui i nostri corpi e le nostre menti ambiscono e si si cercano, si fondono, s’incontrano e s’uniscono.

Le nostre strette, le nostre carezze, i nostri ansimi, le nostre palpitazioni accelerate, i rammarichi, i piagnucolii, il rincarare del piacere, i sussulti dei nostri organismi che s’aspettano e che s’incrociano ogni volta. Tu sai molto chiaramente quanto sia notevole per me sentirti in me, apprendere che ti muovi dentro di me, scrutarti negli occhi e trovarli carichi d’amore, osservare il diletto e la gioia che cresce, che cola e che filtra dalla tua espressione, ascoltare i nostri ansimi che diventano più affrettati e frettolosi fino a frantumarsi, per lasciarci senza fiato, completamente insaziabili esclusivamente di sfamarci l’uno dell’altra.

E’ realmente sublime muovermi con te alla cadenza che l’amore ci disciplina d’attenerci per approdare al suo litorale, per accodarsi e per capire questa splendida e unica notazione musicale che da tempi antichissimi e imprecisabili governa e regola questa armonia dei corpi e del cuore tra un uomo e una donna. Conoscere e sapere che ti tieni a bada, che lotti, finché senti che anch’io arrivo alla soglia, che l’oltrepasso, che m’investe e che mi sconquassa: tu lo assimili e lo cogli dalle risposte del mio organismo, dentro di me, giacché tu sei riuscito a farmi tastare la volta celeste, gli astri e la beatitudine.

E’ incantevole accorgermi nel vederti godere, mentre tu vieni annientata e sbaragliata da un flutto dietro l’altro di limpido e di naturale piacere, tu invece t’accorgi che sto lucidamente per sborrare, visto che lo intuisci esplicitamente dai miei movimenti affannati che si fanno costantemente più rapidi. Fino a quando, all’improvviso ti blocchi e con quell’occhiata amabile e disponibile m’abbracci forte baciandomi con uno slancio incalcolabile. Ebbene sì, tra di noi non finisce qui, mai, perché proseguiamo ad accarezzarci al momento con più delicatezza, a sfiorarci, a pronunciare le cose meravigliose che ogni volta suscita in noi lo stare insieme, lo stare apertamente e semplicemente vicini.

Noi due non ci annoieremo in nessun caso, non ci stancheremo di ribadircelo reciprocamente di quanto ci vogliamo bene, quant’è delizioso gustarsi, sentirsi, sfiorarsi, sapere d’essere insieme per associarsi e per condividere istanti così belli, incantevoli e sereni. Attimi bellissimi che indubbiamente ci scorteranno in ogni secondo della nostra esistenza, con la certezza e la convinzione d’amare ed essere riamati, una cosa che da sola ti dà la forza e il vigore di movimentare, di spostare e di vivacizzare l’intero universo.

Ti amo tesoro, onestamente, senza confine né limite alcuno.

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 30 Maggio 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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