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Io sono composta, raccolta e silenziosa, visto che ogni notte nel dormiveglia di continuo mi masturbo, nulla di male, certo, perché dovrebbe essere un problema? Lui è lì, accanto a me, abbiamo già fatto l’amore ed è notte fonda, eppure nei pensieri leggeri del sogno mi compaiono lucidi dei segnali e netti dei sintomi, perché vedo alquanto chiaramente l’ultima penetrazione che m’ha regalato qualche ora prima, per il fatto che capto lucidamente il suo energico respiro e addirittura i miei gemiti.

Io rivivo e sento rinascere dentro di me la sensazione irruente e veemente di quanto affondi e di quanto vibri a tal punto il mio desiderio di stringermi attorno a lui, di succhiarlo anche con quella profondità come ho fatto prima con la bocca, perché è come un’autentica magia, una delizia e un incanto che si ripete, visione effettiva e reale quanto lo è stata quella fisica, perché avverto limpidamente il suo sesso che scivola e ancora mi bagno al semplice pensiero. Non posso dire che sia meglio dell’essere presa realmente, ma senza dubbio non ho nulla da invidiare né rodermi più oltre, tenuto conto che la cavità pelvica si muove, l’immagine distinta del suo pube contro il mio, l’epidermide d’entrambi che si tocca e in ultimo il calore che inizia a diffondersi.

Io vengo velocemente, dal momento che si tratta d’una soddisfazione piena, indefinibile e intensa, piccola e liquida che si contrae velocemente e poi d’improvviso m’addormento. Chissà come sarebbe, se lui si svegliasse, se sul serio mi riprendesse di nuovo, in quanto notte dopo notte si ripetono condizioni e situazioni simili: ormai è una piacevole abitudine spartire con qualcuno delle ore di passione piacevole e poi riviverla da sola, malgrado ciò il compagno d’una notte sia lì accanto a me, però abilmente mi sbalordisce sorprendendomi. Io sono sfinita, dal momento che la giornata è stata lunga e quando due corpi s’incontrano le prime volte non smettono mai d’esplorarsi, di frugare e di scoprire, dato che è spettacolare qualsiasi dettaglio che varia per ogni ogni spasimante dagli amanti precedenti. Lui per esempio è adorabile e delizioso per come china la testa per udire il mio corpo, ma altrettanto poderosa è pure decisiva e l’irrevocabile gagliarda forza con cui m’infila le dita nella fica e non si fa pregare per nulla se io gliene chiedo diverse, ulteriormente è pure sorprendente come non abbia indecisioni né titubanze di sorta, perché si prende tutto ciò che aspira e che brama, mettendo in atto purchessia condotta, e su come decida d’insinuarsi esplorandomi quando stabilisce in conclusione di farmi godere.

Io sono più sicura che con gl’indumenti addosso non era così, perché non diramava né trasmetteva quell’idea di mettere le mani addosso alle donne in quel modo, di mordere, di bucare, d’intrufolarsi, d’avere una propensione così forte, istintiva e possente. Da individuo vestito, invece, non sembrava neppure così potente, rispettoso e valoroso, da vestito non lasciava rivelare né sfuggire la carica né l’energia né la spinta che assisto attualmente, perché al presente lui mi prende, mi gira, mi scopa dappertutto e non posso fare altro che provare radicalmente piacere, giacché il cuore mi batte sulle tempie e non ho nessuna intenzione di trattenere imprigionando gemiti né mugolii. E’ piacevole anche per me sentirmi urlare, perché quindi non dovrebbe esserlo allo stesso modo per lui?

Ogni tanto mi trovo in apnea e lui mi sussurra di respirare. Ha però lui mai provato a respirare profondamente, quando il ritmo ti prende tra le gambe e ti trascina via? Lui afferma sostenendo che m’ha riempito in ogni parte, ed è vero tutto ciò: come si fa infatti a respirare profondamente, quando stai esplodendo e non riesci a stabilire un limite tra quello che effettivamente senti, fra quello che sta accadendo e tutta la sensazione che è fuori di te e che riempie la stanza? In questo momento non mi bastano i gemiti e le urla, non mi basta godere una volta, non mi basta neppure averlo accolto ovunque, poiché tutto risuona e fa eco all’impazzata, perché non ci sono appigli né riferimenti, dal momento che tutto quello che può immaginare di farmi è ammesso e godibile.

Tutto quello che ho voglia di fargli è un piacere fantasioso, perché ogni striscia di pelle è leccata, strofinata e toccata, perché le mie labbra vogliono correre in ogni luogo e pretendono d’essere accontentate e soddisfatte, la gola mi brucia, perché l’attesa che sempre accompagna paziente il movimento del corpo diventa un patimento, una sofferenza tangibile, sì, il patimento compiacente e piacevole di chi ha la certezza di una nuova esplosione dopo che la voglia è salita, per il fatto che la testa è di nuovo in blocco e il respiro di nuovo in apnea, nuovamente la sensazione di possedere qualcuno e d’essere dominata e sedotta, intanto che lui spinge e io che lo accolgo.

Al momento lascio e prendo qualsiasi cosa, in quanto le dita s’intrecciano e stringono quando lui infila il suo intimo desiderio prestante e travolgente nella mia voglia morbida. In un baleno incrociamo i nostri sguardi, appendiamo l’anima, dopo ascoltiamo, percepiamo, il captare prende prontamente spazio, giacché le sue mani mi stringono forte per i fianchi dopo avermi fatto girare, in quanto sento le dita limpidamente sulla mia epidermide che mi conducono rasserenata vicino al suo corpo, poi lui m’agguanta da dietro con delle soavi parole facendo il resto. Io dicevo che sono sfinita, ma lo è anche lui, dato che ci addormentiamo, l’abitudine e l’usanza vorrebbero che un paio d’ore dopo io ricordi da sola in maniera nitida le immagini vissute in quella sera d’amore.

Io dormo solamente circa per un’ora e mi rendo conto che non mi tocco così, perché le mie dita non s’infilano nel sedere per farmi godere, poiché la mia testa è in mezzo a un altro corpo, la bocca è già riempita di sesso, oppure è la mia immaginazione questa volta così grande e potente da sferrarmi sensazioni così nitide e vere? Esattamente non saprei, no, però non voglio svegliarmi, dal momento che sembra come se avessi la grazia di poter godere all’infinito, eppure se rimango lì nel dormiveglia vedo soltanto i profili del corpo nella penombra che entra da fuori.

In questo momento sono all’estremità della coscienza, poiché si tratta palesemente d’una terra di nessuno, una mano mi spinge la testa con forza decisa e sensuale, perché non ho nessuna intenzione di muovermi da lì, non sarebbe necessario avere delle dita che accarezzano e che premono tra i capelli, però è affascinante e avvincente sentirsi guidata. E’ piacevole succhiare, gradevole è il senso di pienezza, accattivante e gradevole è la lingua che corre lungo i contorni del cazzo, perché non c’è nessuna ragione, affinché io possa anche solamente immaginare di spostarmi da quella posizione con lo stesso ritmo tra le labbra della mia bocca e quelle della fica. Il suo cazzo è nella mia lingua che scivola e che scorre, le sue dita s’infilano più a fondo e poi ritornano tra i contorni della mia voglia, nel frattempo vengo immancabilmente un’altra volta gemendo e sbraitando di gusto.

Tutto ciò è disinvoltamente come un regalo confidenziale, inatteso, intimo e speciale tra l’immaginazione, l’intuito e il sogno, dato che non ha confini di tempo né di contorni e nemmeno di profili palpabili e reali.

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 24 Agosto 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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