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In svariate occasioni mi hanno sempre riferito e di continuo ribadito allo sfinimento che ho un fondo schiena fantastico, davvero splendido, rotondo e sodo, dal momento che sono costantemente emotiva, impressionabile e sensibile ai complimenti, non ho mai resistito nel pensare di farmelo toccare e schiaffeggiare per bene da ruvide mani, anche se finora ho sempre resistito cercando di oppormi, non mettendo in atto simili pensieri, eppure quella sera non so che cosa effettivamente mi prese colpendomi oltremisura e sbaragliandomi completamente i freni.

Io ho perennemente vissuto con la mia identità in maniera appartata e segreta, azzarderei dire una specie di seconda personalità con quell’altra capricciosa, disubbidiente e irrequieta Marta, quella che le piace sentirsi offesa, schernita e sottomessa, quella che con notevole imbarazzo e titubanza da parte del mio ego amabile e sensibile, visto che pensava sempre a delle situazioni assurde e irrazionali, in momenti e in occasioni che mi vedevano in completa balia e in totale potere di lavoranti agricoli, camionisti, carpentieri e muratori che m’insultavano e mi sculacciavano agguantandomi in tutti i modi più degradanti, svilenti e umilianti.

Erano le due del pomeriggio in quella tranquilla serata di luglio, viaggiavo da sola in autostrada con la mia Opel Corsa cabriolet, superavo di tanto in tanto numerosi autoarticolati, mentre la musica trasportava lontano i miei pensieri, quando a un tratto m’accorsi che la minigonna che indossavo m’era salita fino a scoprirmi le mutandine. In quell’inconsueta circostanza m’approntavo per riaggiustarla, quando lei, l’altra indocile e ribelle Marta, mi fece ripensare a quei molteplici autotrasportatori che avevano incessantemente sbirciato con piacere le mie gambe spoglie, probabilmente rivolgendomi apprezzamenti lascivi, giudizi pesanti e viziosi, toccandosi infine a loro volta pensando alle mie cosce. In quell’istante mi sentii immediatamente bagnata, confusa e disorientata, mentre il perfido e il perverso piacere che provai mi convinse nel far rimanere la mia gonna in risalto in quella specifica posizione, anzi, con un leggero movimento in avanti la sollevai maggiormente. Se il mio fidanzato potesse vedermi in questo momento pensai, chissà che cosa e quante me ne direbbe appresso, malgrado ciò lui era lontano, mentre l’altra fiera e indomabile Marta era dentro di me e stava emergendo svisceratamente, stava spuntando in maniera impulsiva, incontrollata e sconsiderata nel suo modo innato e radicale d’essere.

Io guardai nel frattempo la camicetta che indossavo, pensando su come scoprire opportunamente ancor di più le tette, così mi convinsi del fatto che senza reggiseno sarebbe stato meglio guidare, cosiffatto mi diressi verso l’autogrill e parcheggiai l’autovettura vicino al bar dirigendomi in direzione dei bagni con l’intenzione di togliermi il reggiseno e di lavarmi la faccia, per dissolvere spegnendo in ultimo quelle improvvise e insolite voglie. La toilette riservata alle signore era limitrofa a quella degli uomini, di questo andare mentre mi preparavo per entrare, assistetti che un un giovane maschio con un abbigliamento tradizionale da autotrasportatore mi scrutava fisso valutandomi le cosce, si parò sennonché di fronte all’ingresso del bagno guardandomi irrompere in quello delle donne.

In quel preciso istante io venni catturata, direi irrimediabilmente pizzicata da un’estrosa e stravagante agitazione nel tempo in cui lui mi squadrava, poiché una stretta allo stomaco mi fece immediatamente riflettere di voler essere sodomizzata brutalmente lì e in modo avvilente, così sculettai allusivamente di proposito in modo indegno e sconveniente mentre camminavo passandogli infine vicino. Non so precisamente come né perché, però quell’individuo evidentemente capì intuendo e cogliendo nettamente alla svelta il mio esclusivo e singolare stato d’animo, in tal modo appoggiò una mano sulle chiappe sollevandomi in ultimo anche la minigonna, giacché la gioia e il piacere che mi produsse sentirmi tastata in quel modo mi fece compiere quello che l’austera, bizzosa e inflessibile Marta di tutti i giorni non avrebbe giammai fatto né permesso a nessuno, cio&egrave scansare la mano e rimproverare a ragion veduta in modo ferreo e tenace l’uomo sorridendo in modo che capisse che non mi ero a conti fatti offesa, tutt’altro.

‘Dai su, però vedo che ti piace, oltre a ciò hai persino un magnifico fondo schiena’ – mi rispose lui, palpandomelo di nuovo, stringendolo e tenendolo questa volta con abuso e prepotenza come per saggiarlo ulteriormente.

Io emanai stavolta distintamente un grido di piacere, giacché ormai ero completamente bagnata e con la mente radicalmente trafitta e saziata da ondate d’intenzioni lascive e da pensieri perversi, sennonché lui continuando a toccarmi i glutei, m’incitò affrettandomi a intrufolarmi nel nella toilette riservata agli uomini, nel tempo in cui io continuavo a protestare e a ribellarmi, eppure godendo immensamente delle sue mani sulle mie natiche protette solamente dalle mutandine che indossavo.

Quando entrai nella mestizia e nello squallore di quella toilette dell’autogrill pensavo frattanto dentro me stessa alla desolazione che ci avrei trovato, rimasi però inspiegabilmente a bocca aperta, palesemente sbigottita: quella toilette era dabbene, emanava una fragranza di pulito, gradevole, persino accogliente, seppur sui muri e sulle porte si potevano visibilmente squadrare i disegni e le figure pornografiche dipinte qua e là, con tutti i numeri di telefono contrassegnati con il pennarello e con svariati abbozzi di cazzi e di fiche. In quel preciso istante, infatti, la mia mente inesplicabilmente s’arrese arretrando e capitolando totalmente a quella potentissima eccitazione d’essere sottomessa e umiliata proprio là in quel luogo, così quando lui mi sfilò le mutandine continuando a toccarmi in modo avido e vorace, io mi buttai subito in ginocchio sul pavimento e gli slacciai argutamente i jeans.

Il poter pensare, in quell’istante d’essere lì, in ginocchio nuda, nella toilette d’un autogrill e succhiare agevolmente il cazzo a un inedito autotrasportatore, mentre io mi masturbavo rabbiosamente con impazienza e con una smania inverosimile la fica, mi fece diventare ancora più baldracca, perché penso che come glielo succhiai all’epoca tirando fuori la lingua e guardandolo negli occhi con una destrezza e con una scaltrezza fuori dall’ordinario, posso confessare per certo che quell’azione bizzarra e inconsueta non la misi mai più in atto con nessuno. Prontamente in modo brusco e inatteso lui m’agguantò per la capigliatura e mi sollevò rigirandomi, io mi piegai docilmente sfregando il mio fondo schiena sul suo cazzo implorandolo di farmi male. Lui mi possedette interamente per più di dieci minuti, chiamandomi con tutti gli appellativi e i titoli più mortificanti e più umilianti e alla fine, fintanto che io mi mordevo la lingua, per non gridare invereconde oscenità e impronunciabili e sconvenienti brutture, lui mi sborrò a lungo sulle chiappe riempiendomele e sporcandomele con quel liquido bianco e vischioso affrancandosi e riscattandosi per l’opera appena compiuta.

Alla fine lui se ne andò senza dirmi una parola, io feci altrettanto, giacché sembravamo come manovrati e basta. Io mi sentivo indebolita e sfinita con il disagio, il turbamento e la vergogna che cercavano silenziosamente e sottilmente d’appropriarsi e d’impadronirsi ancora attraverso la mia smisurata e tremenda eccitazione.

Io avevo goduto almeno tre volte, una quando ero in ginocchio e due mentre lui mi scopava alla pecorina da dietro. Attualmente nel ripensarci bene, io ero venuta sempre masturbandomi da sola, cionondimeno posso pacificamente e tranquillamente divulgare ed esprimere, che non avevo giammai provato né vissuto niente di simile fino a oggi.

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 29 Agosto 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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