Leggi qui tutti i racconti erotici di: Carla63

Questa sera tutte in discoteca! Le mie colleghe più giovani sono finalmente riuscite a convincermi. Dico ‘finalmente’ perch&egrave in fin dei conti, nonostante le perplessità, sono molto eccitata. Le vedo riunite nel parcheggio come un branco di pecore nere, questo &egrave il colore dominante, che agitano per il freddo le gambe: specialmente quelle fasciate dalle sole calze. Io ho scelto pantaloni molto aderenti e stivaletti. Giada prorompe in un ‘Che vi dicevo!?’. Sicuramente qualcuna avrà scommesso contro di lei che mi sarebbe mancato il coraggio, alla fine….Giada invece ha avuto gioco facile, infatti ho perso il sabato pomeriggio assieme a lei solo per scegliere i vestiti, nel mio guardaroba non molto attrezzato e per la mia vita che coi capi più vecchi ogni tanto regala brutte sorprese. E ho avuto modo di comunicarle il mio entusiasmo, oltre alle mie remore. é ora di entrare nel pub, togliere la chilometrica sciarpa e la giacca ed esibire alle sgallettate del ramo sinistri la mia tenuta, che prevede oltre ai succitati pantaloni di pelle nera aderenti e stivaletti con tacchi urticanti una bella camicia bianca con colletto appuntito e asimmetrico dalla scollatura che può essere resa vertiginosa manovrando un solo tattico bottoncino a clip in avorio…Sotto un reggiseno nero pizzettato ma non troppo aiuta a sostenere due tette che sarebbero una terza abbondante ma un po’ cascanti per l’età. Non solo le natiche ben sagomate ma anche i fianchi purtroppo esplodono dai pantaloni ma la camicia &egrave svasata e pietosa, nasconde anche la panciotta, ovviamente neanche ci penso a mostrare l’ombelico come le più giovani. Come nel più classico raduno di singles allupate eccoci acute gridolinare passando in rassegna ora l’una ora l’altra di noi. Nessuna mi fa un complimento per gli stellari pendenti d’argento a forma di giglio che pensavo fatti apposta per i miei focosi capelli biondoramati (tintura ovviamente)…..ah ecco, Francesca, volevo ben dire..’Grazie…Grazie….Certo, il regalo di un uomo, ma non ti dico chi!’ (Fosse vero…). ‘Lilla: sei tu stessa un gioiello stasera, pendenti e nastri a parte. Sei molto bella! Farai strage di piselli!’ ‘Oh Francesca, non preoccuparti, anche tu sei arrapante!’. Mi sono sempre curata abbastanza, e nelle occasioni come questa preferisco essere fresca, minimizzando lo stucco sulla faccia e con poche pennellate colorate. Ho un bel viso, begli occhi…qualche ruga, collo o fronte, ma non mi rovina e non mi preoccupa: potrei comunque definirmi una bella signora, se non fossi piuttosto una zitella. ‘Finalmente ci hai dato un taglio col circolo culturale! Basta professori dalla mente celestiale ma impotenti! Stasera vedrai un po’ di gioventù, ti piacerà’. In effetti mi hanno fatto un gran pressing da settimane: dandomi l’impressione di compiere stasera un dovere morale. Divertirmi…come da anni non mi capita. Già cominciamo a scolarci qualche cocktail: ‘Coca havana per me…’ ‘Poca coca molto havana!’ ‘Giada, che dici!’ ‘Guarda Lilla, l’alcool &egrave fondamentale. Sarà il tuo carburante!’ Il fatto di tenere sempre in bella vista a casa il carrello dei liquori fa credere alle ragazze che io sia una specie di alcolizzata…’Guarda che non ne serve molto per farmi ubriacare al contrario di quello che credete…’ Mi dà un po’ fastidio che saltino le distanze: io sono la superiore di quasi tutte, qui…ma tant’&egrave, beviamo…

Com’era prevedibile, siamo davanti alla discoteca che già non capisco niente. Quant’&egrave? Qual &egrave la fila? Perch&egrave la saltiamo tutta ed entriamo di là? Ah già, &egrave già tutto pagato, abbiamo il tavolo riservato. Dove ci aspettano zuppiere di cocktail…Siamo solo dodici o tredici, tutti quei bicchieri impilati, tutto quel bere, e le cannucce che odio. ‘Basta! Siete pazze!’ La parola d’ordine &egrave: ditemi dov’&egrave la pista! Non so che ora sia, ma &egrave già pieno di gente. Non si vede niente, c’&egrave un gran casino, mi guida la schiena nuda di Francesca (e già, &egrave proprio arrapante) che sto attenta a non perdere, ma devo badare anche a non pestare nessuno, e questo maledetto bicchiere, ti&egrave, lo appioppo ancora mezzo pieno con cannuccia e tutto ad un ragazzetto che mi guarda allibito. Ecco Francesca e Giada, non le ho perse, c’&egrave anche Silvia, facciamo l’ingreso in pista, almeno così sembra dalle luci colorate e dalla gente che si dimena, io caracollo tra due divanetti neri ed eccomi tra le mie amiche. La musica ora che mi prendo un po’ di tempo per capirla sembra rock, me l’avevano garantito, una musica decente. Certo che &egrave difficile apprezzarla, così alta…’Ragazze! Cosa volete dirmi, non vi sento!!’, Giada mi urla nell’orecchio sinistro ‘BALLIAMO!!’ e contempla i pendenti. E via allora!! Tra l’altro le due pisciate che abbiamo già fatto mi hanno aiutato, comincio a rinsavire nonostante la musica, mi guardo intorno. Mentre Giada mi guida nei movimenti, mi afferra per le braccia, mi si accosta sempre più, mi governa come fossi una pupazza, mi mette una gamba tra le gambe per darmi il ritmo come un timone danzante….io mi vergogno un po’, penso ‘Ma sarà lesbica?’, poi noto che Francesca e Silvia fanno uguale anche se non attaccate perch&egrave sono più coordinate, anzi tutte, le donne ballano con le donne e gli uomini ci ronzano intorno, ci guardano, ci provano…a parte qualche coppietta che simula improbabili amplessi, e questi altri che fanno le giravolte….Ora ci prova anche Giada a farmi giravoltare ma ci arrivo in ritardo, allora lo fa lei, poi ci ritroviamo faccia a faccia e stiamo più larghe. Ho preso i ritmi, a ogni canzone ci azzecco e Giada &egrave soddisfatta. La nostra età media (a parte io, tutte attorno ai trent’anni) sembra già alta per il posto: non dico adolescenti, ma la gran parte sono poco più che ventenni. I movimenti di Giada (che imito) ora sembrano fatti apposta per mostrare il culo, le gambe, le tette: o salta, o si piega sulle gambe, ruotando il bacino, risalendo sinuosa, e sempre sculetta sui tacchi, avanti indietro o di lato, a volte con violenza più che con grazia. Vorrei vedermi, lì dietro, il mio culone rivestito in pelle che terremoti fa: percepisco quasi i ragazzi che si scansano, che lo guardano….Che vergogna….e che eccitazione!!! Silvia e Fra si sono aperte un po’, hanno fatto intromettere un paio di maschioni e ballano davanti a loro…devo studiarle…Io ne ho qualcuno che ronza, mi guarda, balla qui affianco a me, poi si gira, si rigira, ricompare, non mi piace, faccio finta di non vederlo, mi giro, seguendo Giada, che &egrave anche lei impegnata in tattiche simili per scansarne degli altri. Mossa a sorpresa: allunga la mano e mi sbottona le tette! Che cominciano a sobbalzare timidamente con soddisfazione dei ragazzotti….uno fa l’occhiolino! Che megera!! Via! La prendo per un braccio e mi faccio portare alla toilette, tanto ne ho anche bisogno, mi riassetto un po’ e piscio la vodka.

‘Giada!’ ‘Che c’&egrave, Lilla?’ E qui non so più cosa dovevo dire….ecco: ‘Se uno mi piace che faccio?’
‘Ci balli!’
‘E tu?’
‘Io mi arrangio….Senti Lilla, non fare quella faccia. Mi hai rotta….Stasera tu sei qui per scopare, va bene? Devi trovarti un puledrino con le palle piene di sperma, devi provocarlo, toccarlo, vedere se &egrave buono e un po’ esperto, se ti tocca e ti fa sentire qualcosa mentre ballate. Qualcosa dentro. Se sì, te ne vai e te lo scopi. Fanculo la menopausa. Devi scopare, capito?’
‘…’
‘Mi capisci? Siamo volute venire con tante macchine quando ne bastavano tre apposta per questo. Forse non te ne sei neanche resa conto….Se ce la fai a guidare, ti do le mie chiavi, te lo porti a casa e ti fai chiavare in tutti i buchi come quella gran troia puttana che sei. Ora andiamo al tavolo, devi bere ancora un goccio per lanciarti, ma mi raccomando, poi basta senò a guidare non ce la fai’
‘E se…’
‘Non ti preoccupare, se &egrave uno OK ci guardiamo noi, frequentiamo i locali e i giovani di vista li conosciamo tutti, se poi &egrave un marziano te lo diciamo. Sei sott’occhio!’
Io mi guardo il timbro dell’ingresso sull’avambraccio.
‘Giada, come sei brutale, sono pure mezza ubriaca!!’
‘Non preoccuparti per la mia macchina, lo sai che &egrave una bagnarola. Te lo dico ora perch&egrave mi sa che &egrave l’ultimo momento di quiete che abbiamo. E poi…sei bellissima’.
E mi schiocca un bacio sulla fronte, che devo pure lavare via.

In pista mi sono scatenata, per sfruttare al meglio l’ultimo alcool. Ora, due di notte, ballo con due ragazzi insieme, ma ormai sono stanca. Già dire che ballo, dopo due ore qui dentro e quando intorno a me sembra non raggiungersi mai l’apice della bolgia, &egrave un’iperbole, diciamo che dondolo sotto gli occhi vigili delle mie amiche (ma come faranno a vigilarmi, se stanno avvinghiate con quei tipi, o sdraiate sui divanetti del tutto ubriache?). Dondolo tra questi due ventidue o ventiquattrenni che mi smanazzano, mi avvinghiano, sento le loro mani sui fianchi, sul culo di cui già parecchi hanno saggiato la consistenza e anzi mi hanno carezzata anche sotto ma senza grandi emozioni; uno ora mi cinge con le braccia da dietro e mi solleva, da un pezzo si dondolava tenendomi il pacco premuto contro il culo….Basta, quando atterro come una bambina scema li mando affanculo e mi trascino via con tutta la mia carne, tra bracciate spallate e schienate vado verso il nostro tavolo, basta dondolamenti osceni e incontrollati. Appoggiato ad una colonna c’&egrave un tipo, gli sbatto contro, quasi cado; ma lui riesce a tenermi per un braccio, un po’ goffamente. Nell’altra mano ha un bicchiere ancora mezzo pieno che nella concitazione si rovescia un po’. Ma io lo riconosco! E anche lui….sorridente questo ragazzo mette il bicchiere controluce e mi mostra l’impronta rosso scuro del mio labbro inferiore sul vetro…che carino! Il liquido ha un altro colore, ma il bicchiere &egrave lui. Che carino! In questo momento di estasi sento qualcosa di freddo nella mia mano sinistra…. ‘Giada, che fai?’ Ma ho già capito, sono le chiavi della macchina. Le guardo un po’ meglio, non sono dotata di zip come Giada e non so dove metterle, così infilo l’indice nell’anello del portachiavi. Tutti i miei movimenti sono rallentati, mi sento una moviola, per colpa del bere e del frastuono che mi hanno rimbambita. Il ragazzo &egrave ancora qui, sembra giovanissimo, mi guarda la scollatura. Mi accorgo solo ora che lo sto stringendo tra la colonna e un divano, bloccandolo. &egrave castano, alto poco più di me che però ho i tacchi, snello, un bel viso incorniciato da barbetta giovanile che manda riflessi rossastri, capelli corti, occhialetti da intellettuali. Ma questo mi sa che non &egrave impotente…con la mano lo prendo sotto il mento e lo guardo negli occhi, &egrave tutto rosso! Via questo bicchiere, mettimi le mani addosso, puledrino! Chissà cosa penserà: ‘Che vuole da me questa tardona rugosa culona!!’. &egrave paralizzato dall’imbarazzo, tantomeglio, recuperando di colpo tutte le energie lo porto via con me verso il guardaroba, anzi prima passo dal tavolo a salutare e prendere la borsetta. Il poveretto lì dietro segue passivo, credo che mi guardi il culo. Agito la mano per salutare le ragazze, non so se si rendono conto. Lui trova il coraggio di gridarmi in un orecchio: ‘Cosa fai?’ ‘Ti porto a casa mia, ti voglio’. Stranamente il suo volto si illumina, ma &egrave tremando che dice: ‘Vado ad avvisare i miei amici’.

Finalmente siamo fuori. ‘Come ti chiami? Io Giorgio’ ‘Antonella’. ‘Quanti anni hai?’ ‘Non dovresti chiedermelo per galateo, ma hai il diritto di sapere perch&egrave mi scoperai. Quarantotto’ ‘Urka!’ ‘Non dire che sono troppo vecchia, tanto lo so che così gratis &egrave raro che una scopata cada dal cielo’ ‘Ma scherzi? Sei una bellissima donna. Sei un po’ ubriaca?’ ‘Sì, abbastanza, ma riesco a guidare. Tu quanti?’ ‘Ventitre’. ‘Senti, io non ho bisogno solo di essere farcita di sperma, ma anche di un po’ di tenerezza, non sono una puttana, anche se ti sembrerà così. Sono una signora’ ‘Ok. Che lavoro fai?’ ‘L’assicuratrice. Tu?’ ‘Studio medicina’ ‘Ah. Stanotte…lezione di sessuologia. Ecco la macchina’ ‘Se preferisci guido io, Antonella’ ‘Ok, &egrave meglio’. ‘Ti piacciono le tardone?’ ‘Tu mi piaci’ ‘Ti sembro dotata?’ ‘Sei molto eccitante’ ‘Cio&egrave?’ ‘Quando mi hai lasciato il bicchiere, mi &egrave già venuto duro’ ‘Bravo, sciogli pure il linguaggio. Duro?’ ‘Sì’ ‘Allora sei un bel po’ represso anche tu’ ‘Già’ Gli prendo la mano destra e me la porto tra le gambe. ‘Devo cambiare marcia ogni tanto!’ ‘Scusa…e dai, sciogliti!!’ ‘Perbacco, potresti essere mia madre!’ ‘Forse anche tua nonna. Non demolirmi così, ti desidero troppo’ ‘Cosa vuoi combinare?’ ‘Voglio una grande prestazione, ti voglio dappertutto, in bocca, davanti e dietro. Voglio che tu mi lecchi dappertutto’ ‘Ok, al buio non c’&egrave problema’ ‘Che stronzo’ ‘Ma no! Sai, ce l’ho durissimo. Fra un po’ vengo nelle mutande, a sentirti parlare così, una signora così…’ ‘Vecchia!’ ‘L’hai detto tu!’ ‘Ma anche così bella…così…’ ‘Così?’ ‘Rizzacazzo!’ ‘Ripeti!’ ‘Ri…Rizzacazzo!!… Vacca!!’ ‘TI VOGLIOO!!!’ ‘Calmati…vaccona mia…ecco, siamo sulla circonvallazione, dov’&egrave che abiti? Un semaforo rosso…Dai, fatti dare una carezzatina…’

Eccoci a casa. ‘Posa lì le chiavi. Ti vedo agitato. Hai paura?’ ‘Sai….’ ‘Spogliati’. E anch’io mi spoglio, senza indugi o danze mi tolgo tutto, e andiamo in camera da letto. Non mi vergogno se il trucco tiene ancora per miracolo, se le tette mi cascano un po’, se ho un po’ di pancia, se ho un culone bello ma non armonioso, se non sono bella tesa come una ventenne ma anche l’interno coscia &egrave un po’ flaccido: per ora tiro indietro lenzuola e coperta, anche se fa un po’ freddo tutti nudi. Giorgio &egrave molto bello, non &egrave palestrato o che, &egrave esile, peloso il giusto e il suo uccello circonciso svetta con la cappella come la testa di un draghetto, le grosse vene pulsano…’Penso di aver sudato molto stasera…’ ‘Non preoccuparti Antonella…’ ‘Che bello sentirti dire il mio nome. Ti piaccio?’ ‘Molto. Dai, stenditi, la luce va bene accesa, no?’ Mi sento osservata, analizzata, giudicata mentre faccio per stendermi, le mammelle palpitano libere, non mi vergogno affatto di questo sconosciuto. Penso: grazie, Giada. Sono sdraiata a pancia in su. ‘Apri le gambe?’, ed inizia ad esplorarmi, con le mani e con la lingua ‘Sei bella depilata’, ‘Sei tutta slabbrata’, ‘Non scopo granch&egrave, ma mi masturbo con la frutta…’ ‘Non scherzare, amore…’; esplora i miei anfratti succolenti, quello che tra poco, lo sento, sarà il suo nido. &egrave fantastico Giorgio nelle carezze, così spontanee, tremanti, un po’ esitanti, quasi come se per lui fosse la prima volta: ammira controluce la peluria bionda sul mio ventre non bellissimo, sulla mia schiena e sulle natiche, mi bacia a lungo dappertutto, risento il mio sapore nella mia bocca e mi stupisce che non mi disgusti stavolta, penetra con la lingua la mia bocca la mia pelle, il collo tutto, rughe comprese. ‘Quante ragazze hai già avuto?’ ‘Sai, &egrave la mia prima volta…completo…non usiamo il preservativo, tanto a quanto ho capito tu non…folleggi granch&egrave.’ ‘Ooh! Ma certo, bambino mio…’ Piango dalla commozione e dal piacere. Anch’io lo lavoro con le mie mani, non sono più stanca, il letto fa un gran casino, fortuna che sotto e di là non c’&egrave nessuno. Cerco il suo membro, che ora perde liquido tra le mie gambe. ‘Sai qual &egrave la mia perversione?’ ‘Qual &egrave?’ ‘Ho sempre desiderato fare l’amore con una signora, una donna della tua età. Con l’eleganza, l’esperienza, la tenerezza e la forza che nessuna ragazzina sembra avere. La tua?’ ‘La mia…sarebbe vivere senza pudori, pensare che sotto i vestiti di ogni persona che incontriamo per strada si nascondono desideri e organi sessuali, non dico girare nudi, ma non avere tare mentali o sociali che ci impediscano di godere, donarci…come noi ora’ ‘Già: quante signore arrapanti al supermercato…quante magari mi guardano e pensano che bel ragazzo, che aria seducente, però niente…’ ‘Tutti repressi…ma noi non più, non lo saremo più’ Lo stringo più forte tra le mie braccia, tesoro mio, che bello. Ci ritroviamo a grufolarci tra le gambe come maiali, cavalchiamo a lungo uno dentro l’altra sulle piste del sesso, ora io sopra, poi sotto. Anche nel culo me lo faccio mettere, e anche lì viene, mi nasce dentro una calda stella bianca, mentre mi tremano le gambe dallo sforzo e dal piacere e urliamo entrambi: ma Giorgio non &egrave instancabile, e neanch’io, l’energia di un ventenne mi sconvolge. Poco dopo l’ultimo orgasmo Giorgio lo subisce nella mia vagina, lo sento vibrare in un orgasmo praticamente asciutto, non ne ha proprio più; ma le ultime penetrazioni, noi ormai in silenzio come fosse un rito sacro, mi sembrano lenitive, sono tutta un fuoco dal ventre in giù; servono a ristabilire un equilibrio tra il davanti e il dietro. Un flebile: ‘Antonella….ti amo…’

Non so che ora sia quando, spenta la luce, ci addormentiamo in un lago di liquidi, squassati dai numerosi orgasmi, entrambi sverginati (eh sì, ho perso una mia seconda verginità stanotte): so solo che sono le otto del mattino quando ci risvegliamo sotto le coperte, a cucchiaio io dentro lui, un suo braccio intorno alla mia vita, il suo respiro sulla mia schiena, la bocca impastata ancora forse dallo sperma… Abbiamo un disperato bisogno di farci una doccia accurata! E i suoi genitori? Sono le otto! Che si inventerà? ‘Sveglia!! Vieni in bagno’ Facciamo la doccia insieme, la sua mezza erezione non mi tenta, ‘Puoi tornare. Dopo ti do il mio numero. Ho bisogno di te…’ ‘Mi hai regalato la notte più bella della mia vita…mamma mia…faccio fatica a parlare…!!’ Sotto l’acqua ci baciamo, mi ripassa con la lingua tutte le mie adorabili grinzette… mi soppesa e bacia ancora le mammelle, mi sfrega i capezzoli coi denti per darmi piacere…La doccia ci tonifica e risveglia. ‘Ora no. Ma vedrai, sarò per te una seconda madre, la tua vacca sempre in calore…Dai asciugati e vestiti, ti porto verso casa tua. Prima una bella colazione, senò mi svieni in macchina…’

Giada, &egrave tutto qui. Magari te lo presento, un giorno di questi. Ora come sai &egrave passato un anno, lui studia ancora ed &egrave frequente ospite del mio letto, io ho quarantanove anni e mezzo e sono più vispa, più allegra, mi alleno, ho ripreso a giocare a tennis. Frequento ancora il circolo culturale. L’altra sera era il nostro anniversario. Vedi quello lì su quella mensola? Eh già, Giorgio lo aveva rubato, quel bicchiere, lo ritrovasti tu in macchina la domenica, ricordi? Del rossetto non c’&egrave più traccia, ovviamente…l’anniversario l’abbiamo celebrato scopando come due scemi, ubriacandoci, bevendo solo da quel bicchiere. &egrave bello rievocare con te quei momenti. E tu, chi ti scopi in questo periodo?

Autore Pubblicato il: 29 Dicembre 2008Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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