Mi ricordo di quando, io e Antonietta, ci eravamo conosciuti, due anni fa rispetto a quando scrivo.
Il nostro rapporto non decollò subito, anzi ci mise parecchio… Un po’ perché non ci vedevamo mai, un po’ perché, a detta dell’amico che ci presentò, al primo impatto non me la cavai troppo bene.
Forse era imbarazzo da parte mia… O forse erano le 12 ore di lavoro da cui arrivavo che non mi avevano reso particolarmente energico.
Lei comunque mi rimase impressa. Una ragazza di ventisette anni, alta un metro e 75. Un fisico sicuramente avuto con dura palestra. Tonico, longilineo, gambe sode e affusolate. Un didietro tondo e sodo, un qualcosa di straordinario. Due bei seni, di misura perfetta, né troppo grandi né troppo piccoli. Lunghi capelli neri, due splenditi occhi verdi, che le davano uno sguardo da gattina. E ultimo, ma importantissimo: un sorriso bello e solare. Di quelli che ti fanno dimenticare ogni male.
Di mestiere faceva l’assistente sociale, ciò le conferiva una buona apertura mentale, quindi in sua presenza qualche stupidaggine si poteva dire.
Fidanzata con un palestrato’ Io, dal canto mio, vado a correre quasi tutte le mattine e faccio pesi in casa. Non sono un palestrato, ma non sono nemmeno flaccido. Un tipo atletico… Nei suoi limiti…
Mi accorsi abbastanza presto, però, che certi problemi non se li faceva, se trovava un ragazzo carino, era carino e basta. Quindi l’attrazione fisica c’era per entrambi. Ma purtroppo era dal lato caratteriale che non funzionava, io ero appena uscito da una brutta storia, e con lei non mi sentivo troppo a mio agio. E lei, quelle poche volte che parlavamo, mi rispondeva a monosillabi’ Forse era ancora delusa per il modo non proprio felice in cui c’eravamo conosciuti? Non ero il solo a pensarlo, ma certo anche lei poteva evitare di farla tanto lunga.

Comunque. Non ci vedemmo per diversi mesi, entrambi avemmo altri problemi:
Io, alla disperata ricerca di un nuovo lavoro. Dopo che l’altro mi aveva dato un commiato non desiderato. E in una piccola guerra con mio padre.
Lei, con riduzioni di stipendi. Una padrona di casa che voleva buttarla fuori. E il fidanzato che la lasciò dopo cinque anni di fidanzamento.

Ci rivedemmo al compleanno di un amico in comune. E questa volta riuscimmo a dialogare, entrando un po’ più in confidenza.
Devo ammettere che la trovai più spiritosa di quanto ricordassi, ed anche lei doveva avermi trovato interessante dal momento che mi parlò in modo più aperto.
Ma, alla fine, rimaneva comunque un rapporto di semplice amicizia e nulla di più.
Anche se, sempre nella combriccola, ci vedevamo molto più spesso, notai di come fosse una che prendeva in giro parecchio quelli con cui stava in confidenza. E quando litigava diventava insopportabile.
L’angelo privo d’ali aveva i suoi limiti, belli marcati in nero. A me non ha mai sfottuto più di tanto, perché non le davo appigli per farlo. Una cosa che mi piacque di lei, era il fatto che le piacesse la letteratura.
Lo scoprii una notte quando ci invitò a me e altre due persone a casa sua per bere qualcosa. In realtà dovevano controllare un’informazione su internet, relativa ad un viaggio che avrebbero dovuto fare.
Dico ‘avrebbero’ perché io non potevo parteciparvi.
Possedeva diversi libri, sia fantasy che saggistica, ed alcuni erano di componente eros. Stesse identiche cose che piacevano a me. Era ora che trovassimo degli interessi in comune. Io però non ci tenevo a farlo sapere in giro, mentre lei non se ne vergognava affatto.
Fu allora che le rivelai quello che &egrave uno dei miei hobby principali. La scrittura.
Lei per la prima volta sembrò affascinata, soprattutto quando le dissi che scrivevo anche cose erotiche, quando ero particolarmente ispirato.

Fu una sera qualche mese dopo che accadde il fatto che avrebbe dovuto dare la svolta agli eventi.
Eravamo ad una delle svariate cene che il nostro comune amico organizzava a casa sua’ E dopo aver finito di mangiare, la presi in un momento in cui era distaccata, e le dissi che avevo pubblicato un racconto erotico su un sito.
Lei mi rispose con un sorridente. -Ma dai?! Non ci credo!-
-Vuoi venire a vedere?- Le proposi.
Chiedemmo allora al padrone di casa se potevano usare il suo computer, alla risposta affermativa, andammo nel suo studio e ci collegammo al sito.
O meglio lo feci io, sbagliando la password tre volte. Ero un po’ brillo’
Alla fine riuscii ad accedere al mio racconto.
Era abbastanza corto in realtà, ma io lo definirei piuttosto caldo.
Ci mise pochissimo a leggerlo, poi col suo sorriso e il suo sguardo da gattina.
-E’ carino. Ma non &egrave il massimo’ E poi &egrave totalmente inverosimile-
-Chi ha detto che il genere Eros deve realistico per forza?! E poi’ E’ solo una sperimentazione. Non &egrave escluso che possa ricevere un numero alto di letture-
-Bé’ Se succede sono contenta per te’- E qui incominciò col suo tono sarcastico. -Ma se riesce a prendere più di 80 letture. Domani nevica!-
Ecco fatto’ Avevo scoperto un nervo, e lei subito aveva preso a punzecchiarlo. In tutta franchezza, non mi piace quando ci si prende gioco della mia arte. Magari piccola, ma sempre di arte si tratta.
Così mi girai verso di lei un po’ furente.
-Che ne dici di farci sopra una bella scommessa?!-
Il suo sorriso scomparve. Il suo sguardo da gattina perse un po’ di sicurezza.
-Che tipo di scommessa?’-
-Del tipo in cui chi perde paga-
Divenne dannatamente seria. Aveva già capito dove sarebbe andato a parare il discorso’ Forse anche prima di me’
-Lasciamo il racconto su internet, e vediamo da qui una settimana quante letture riceverà’ Se saranno più di 80, avrai perso e dovrai esaudire un mio desiderio. Intendo qualunque desiderio. Se io ti dico di camminare sulle mani per tre giorni, tu lo fai. Se ti dico di dare uno schiaffo in faccia al tuo capo, tu lo fai’- affilai lo sguardo a questa conclusione, guardandola dritto negli occhi. -Se ti dico di farmi un pompino’ Tu lo fai!-
Devo ammettere che l’essere pieno di alcol mi diede una risolutezza e una fantasia uniche. Da sobrio non mi sarebbe mai venuta un’idea del genere. O comunque non avrei avuto il coraggio di attuarla.
Naturalmente la sua espressione divenne piuttosto incredula’
Mi aspettavo si mettesse ad urlare un ‘COOOSAAAAAA?!’ o che mi arrivasse una sberla in faccia. Mi si mettesse a dire che ero un porco’
Niente di tutto questo.
Dopo lo sgomento iniziale si mise a pensare. Il gioco’ Alle donne piace il gioco.
Stava soppesando i rischi.
-E se per caso dovessi vincere io’ Tu dovrai assolvere un mio desiderio. Giusto?- Lo disse con una faccia sorridente e beffarda, che poco mi piaceva. Ma allo stesso tempo mi intricava.
-Bé, sì-
-Affare fatto- ci demmo la mano. -Ci vediamo la settimana prossima-
Sembrava essere già convinta della vittoria. Solo dopo avrei capito il perché.
Il sito era molto vasto e pieno di opere, e quelle lette più di 80 volte, erano presenti da un mese’
Lei l’aveva capito da subito, mentre io ci arrivai solo il giorno dopo a queste conclusioni.
Diavolo’

Dovevo andarci un po’ più largo coi tempi’ Maledizione a me’

Nei giorni seguenti non controllai mai il sito, preferivo la sorpresa finale. Ad ogni modo mi stavo un po’ maledendo, era chiaro che avrei perso’ 80 letture erano ardue da fare in una settimana.
Avrei potuto chiamare i miei amici, e dirgli di aprire il racconto, in modo da aggiungere letture. Ma poi scartai l’idea, se dovevo vincere l’avrei fatto in modo corretto.

Qualche giorno dopo, iniziai a pensare a cosa sarebbe successo se avessi vinto. O più che altro, mi preoccupava cosa sarebbe successo se avesse vinto lei.
Cosa avrebbe potuto chiedermi?’ Magari cose innocue tipo ‘lavami e puliscimi casa per un mese. La voglio bella splendente’. Oppure ‘portami giù il frigorifero, che lo devo cambiare, sono solo otto piani senza ascensore’.
Ma poteva anche esserci di peggio. Immaginavo che mi legasse al suo letto, e poi chiamasse tutte le sue amiche più racchie, per farmi trombare da loro a rotazione’ Magari riprendendo tutto con una telecamera, minacciando di mandare il video su internet, se non lo avessi fatto ancora’
Tremavo all’idea’
E nemmeno potevo rifiutarmi, la scommessa era quella.
Che razza di casino! Come ho fatto a cacciarmici?

Arrivò il giorno in cui dovevo scoprire le letture…
Accesi il computer, dopo essermi bevuto un sostanzioso caff&egrave. Ci mise diversi secondi ad avviarsi’
Poi entrai in Internet. Avevo già l’icona pronta, ma preferii fare la ricerca.
Il cuore mi batteva all’impazzata, mentre trovavo il sito e cercavo il racconto.
La schermata comparve, non subito naturalmente’ Cercai il numero delle letture, poste sotto il titolo’

81

Mi ricordo un balzo in aria, assieme ad un ‘Sì’ fortissimo. Letteralmente alzai le braccia in aria.
Evvai! C’&egrave l’avevo fatta! Cavolo! Non ci credevo.
Antonietta era mia! Perlomeno la sua splendida e solare bocca’
Per un attimo pensai di chiamarla, e urlarle in faccia che aveva perso. Ma ci ripensai’ La sera stessa l’avrei vista in un uscita assieme ai nostri amici comuni.

Quella sera, infatti era presenta. Cercai un paio di volte di ammiccarle un sorriso, per farle capire’ Ma evitava il mio sguardo. Sapeva!
Non si aspettava di perdere’ Ed evitava sempre di parlare con me. Certo davanti agli altri preferivo non dare spettacolo. E lei forse aveva bisogno di un po’ di tempo per digerire la cosa.
Decisi di lasciar passare qualche giorno.
Alla fine passò una settimana.

Mi aspettavo che mi chiamasse, ma non lo fece. E la cosa mi dava sui nervi. Io le avrei già dato modo di riscuotere se avessi perso.
Per fortuna qualche cosa su di lei, l’avevo imparata:
Lavora tutti i giorni dal lunedì al giovedì di mattina. Mentre il venerdì attacca all’ora di pranzo. La sua coinquilina lavora sempre la mattina invece’ Quindi se mi fossi presentato da lei venerdì tra le 9.00 e le 10.00 l’avrei sicuramente trovata sveglia.

Quel giorno mi precipitai a casa sua, come un treno, non mi fermarono otto piani senza ascensore.
Suonai alla porta.
Mi aprì.
Come prevedevo era sola.
-Cosa diavolo ci fai tu qui?- Mi chiese sorpresa.
-Volevo salutarti. Vorrei dire che passavo di qui per caso, ma non &egrave così-
-Che vuoi dire?- Tentò di fare la vaga.
-Sai benissimo perché sono qui-, risposi io con calma. -Vuoi farmi entrare? O ne dobbiamo parlare sul pianerottolo?-
Mi guardò un po’ titubante, poi si decise e mi fece entrare.
La vidi’ Ero capitato proprio al momento giusto: un accappatoio aperto bianco, che celava il suo splendido corpo, a coprirla c’erano solo un paio di mutandine rosa, e una canottiera grigia, che nascondeva pochissimo quei due seni.
Ragazzi che roba’
Lei, naturalmente, si era già accorta dei miei sguardi. Il suo volto era serio, ma non accusatorio, né imbarazzato.
-Senti’- disse. -Non si potrebbe evitare. Perlomeno chiedimi qualcos’altro’ Insomma’-
La guardai con severità. -Capisco quello che pensi. Ma la vittoria &egrave stata regolare. Lo sapevi benissimo cosa c’era in ballo, e hai accettato il rischio. Quindi’ Ora sono qui e riscuoto! O vorresti farmi credere che, se avessi vinto tu, non mi avresti già fatto pagare pegno?-
-Io non ti avrei mai umiliato!-
Lo disse con una certa irruenza. In effetti quello che le chiedevo, doveva essere una brutta umiliazione per lei. Ma stavo facendo il ragionamento sbagliato! Non dovevo farmi prendere da stupidi scrupoli.
Non l’ha obbligata nessuno a scommettere. E una scommessa &egrave una scommessa!
Quanto al fatto che non mi avrebbe umiliato &egrave tutto da dimostrare.
-Ci vogliamo muovere, non ho tutto il giorno. E nemmeno tu- usai il tono più irremovibile che potevo.
Lei si arrese.
-Dove vuoi farlo?-
-Nella camera da letto-
La casa era abbastanza grande, ma non aveva una vera e propria stanza da letto. Più una sorta di sala per dormire, senza porte. Una cosa un po’ particolare.
Arrivati vicini il suo letto mi liberai della giacca, e mi sbottonai i pantaloni.
Lei s’inginocchiò davanti a me, con fare sottomesso. Ancora non ci credeva’
Tirai fuori il mio membro, che letteralmente svettò, tanta era l’eccitazione.
Antonietta se lo trovò di fronte il suo viso, vicino le sue stupende labbra.
Lo avvicinai ad esse premendolo sopra, come a chiedere permesso’ Le schiuse, accarezzando la punta del glande con esse. Dio quanto erano morbide’
Dischiuse la bocca e lo avvolse con lentezza, il calore della sua bocca, mi accolse come un caldo rifugio’ Che sensazione stupenda.
Solo che non si andava avanti’ Lei era ancora bloccata. Se non volevamo rimanere così per la prossima mezz’ora, dovevo cercare di scuoterla.
-Cerca di collaborare un po’ maledizione! Non stai mica morendo! Muoviti!-
Sembrò funzionare’ Riaprì gli occhi, fino a quel momento chiusi. Si tolse con una mano i capelli dalla fronte, portandoseli dietro l’orecchio.
Finalmente cominciò a muovere la bocca. E la lingua’ Saliva e scendeva’ Leccando, succhiando e baciando la mia asta, in tutta la sua lunghezza. Dolce, lenta, non si fermava’ Si prendeva cura del mio membro nel modo migliore possibile. Leccava il glande con la lingua, poi passava all’asta. Tornava sulla punta e lo avvolgeva nella bocca ingoiandolo, fino a farlo sparire. Lo fece per diverse volte, e ogni volta non era mai uguale alla precedente.
La stavo scopando, dopo tante volte passate ad ammirarla e basta.
Preso da un’ovvia eccitazione, mi tolsi la maglietta, i pantaloni mi calarono.
Le misi le mani sulle spalle e feci scivolare i lembi dell’accappatoio. La canottiera mi regalava una splendida scollatura, senza reggiseno’ Era incredibile che fossero così dritte. Le misi una mano dentro il labile tessuto arrivando sul suo seno, allargando le dita più che potevo, cercando di prenderlo in tutta la sua grandezza. Prima lo accarezzai dolcemente, morbido e sodo allo stesso tempo. Mai avevo accarezzato un seno più perfetto, sembrava quasi adattarsi al tipo di tocco che riceveva. Poi, preso dalla sempre maggior foga lo strinsi con forza’
L’altra mano la portai dietro la nuca di Antonietta, dandole il ritmo che più mi aggradava.
Feci entrambe le operazioni senza fermarmi un attimo. Sentivo il calore, sentivo il godimento che mi stava prendendo, aumentai il ritmo in modo sempre più serrato. I suoi gemiti, di qualunque natura fossero, mi eccitarono sempre di più. Le strinsi forte il seno, sentendola guaire.
Continuai a guidarle la nuca sempre più veloce. Sentivo che stava arrivando, il godimento.
Ma non riuscii a fermarmi’
Venni! E fu come un’esplosione!
Mi sentii come se una parte di me venisse buttata fuori’ Ero in estasi’
Avevo alzato la testa in aria, respirando affannosamente’

Con calma la riabbassai.

Vidi, Antonietta, con lo sguardo basso. Il bianco che le colava dalle labbra.
Le tolsi la mano dalla nuca, mentre con l’altra ancora le tenevo stretta la mammella destra.
Mi godetti ancora un po’ quel tocco, la palpeggiai qualche altro secondo, poi distaccai la mano.
Lei poté liberarsi anche la bocca, si mise una mano davanti, mentre si alzava, avviandosi verso il bagno.
Io ancora ansimante, mi sdraiai sul letto per riprendermi.
Non mi era mai capitato di godere così intensamente, forse era il desiderio recondito che avevo di lei’ Che avevo sempre avuto di lei. In fin dei conti era una ragazza di gran fascino.

Quando mi ripresi, sentii l’acqua del lavandino. Compresi che si stava lavando.
Eravamo tutti e due mezzi nudi. Anzi, io lo ero del tutto, essendomi liberato di pantaloni scarpe.
Quello che feci dopo fu ovvio.
La raggiunsi in bagno. C’era la porta aperta’
Si era tolta la canottiera, e si stava asciugando. Quando mi vide si coprì il seno con l’asciugamano.
Mi fece tenerezza.
-Andiamo’ Mi hai appena fatto un pompino e ti vergogni a farti vedere nuda?!-
Sembrò accogliere la critica, ma comunque non si scoprì.
-Cos’altro vuoi?!- Chiese aggiustandosi i capelli.
-Immagino che tutti e due dovremo farci una doccia. Quindi’ Perché non farla insieme?- La buttai proprio così, a provarci insomma.
La sua risposta fu abbastanza impetuosa.
-Non sono obbligata, stavolta!-
-Bé’ In effetti la scommessa non c’entrerebbe più. Ma lo prenderei’ Diciamo come un favore personale’ E se lo farai’ Dopo oggi avrai un pretendente in meno-
Sul momento, non sapevo proprio che altro inventarmi. E non era tanto male come proposta.
Lei sembrò soppesare la richiesta.
Poi mi guardò. -D’accordo. Abbiamo ancora un oretta a disposizione-
Sì!!
Partii di gran carriera verso la doccia, e subito aprii l’acqua calda.
Mentre lei rimetteva apposto l’asciugamano.
-Immagino di dovermi togliere le mutandine- disse forse pentita.
-Immagini giusto!-
Mi voltai mentre eseguiva.
Si girò di spalle, dandomi modo di ammirare il suo stupendo fondo schiena. Dopo essersele tolte, si girò assordata in tutta la sua bellezza. I peli neri, erano presenti e molto curati. La vidi entrare nella doccia sinuosa’ Radiosa.
E mettersi sotto l’acqua, in quel momento il suo sorriso era tornato.
Che feci in quel momento?’ Godermelo al massimo. Godermi ogni centimetro di lei.
Presi il docciaschiuma e lo versai sulla mano. Poi cominciai ad insaponarla: partii dai piedi, per salire sui polpacci e le caviglie, cercando di carezzarle il più dolcemente possibile. Poi le cosce’
Soprattutto il loro interno’ Vicino la sua femminilità, ma volevo andare per gradi. Passai al piano superiore, insaponandole le spalle, le braccia, la schiena, l’addome. Poi di nuovo le mammelle’
Oh! Quanto mi ci soffermai sulle sue mammelle’ Tante carezze massaggianti. Tornai dietro la schiena. E scesi giù, fu la volta del suo fondo schiena. Duro come il marmo, dalla pelle liscia’ Mi ero sempre chiesto come fosse. Di una forma invidiabile. Continuai a toccarlo, a massaggiarlo per parecchio. Il mio membro era già tornato duro da parecchio, mi alzai e le misi le mani sul ventre, e poi lentamente, dolcemente scivolai giù: sulle labbra vaginali.
Avevo raggiunto la fonte. E che fonte’
Morbida larga e, quando vi inserii le dita, anche profonda, e’ Bagnata. Non certo per via dell’acqua. Evidentemente le mie carezze, non erano mal gradite.
A quel punto reagì.
Si girò verso di me, prendendo il mio membro in mano, carezzandolo. E facendolo scorrere più volte lungo le due labbra, godendosi il contatto più che poteva.
Mi guardò negli occhi per tutto il tempo, mentre godeva. Era tornato il suo sguardo da felina.
Lentamente lo fece entrare’ Sentii le pareti della sua vagina: calde, accoglienti, un insieme di sensazioni che la bocca non mi aveva dato.
Non mi fece muovere all’inizio, volle fare tutto lei. Io mi ero abbassato un po’, in modo da permetterle il movimento. Lo faceva uscire quasi del tutto’ Per poi lasciarlo sprofondare fino ai testicoli.
Mi stava sopra. Il cervello mi andava in subbuglio’ Persino la sua voce mentre ansimava mi faceva godere.
Il piacere che stavo provando era forse la sensazione migliore della mia vita. Andò avanti così per diversi minuti e poi anche lei’
Ebbe la sua eruzione vulcanica. Non le era ancora successo’
Mi abbracciò, e accostò la sua bocca al mio orecchio.
-Vuoi sapere una cosa?’ Anche se avessi vinto io’ Non sarebbe cambiato niente-
Forse fu l’inflessione tremendamente sensuale che diede a quel sospiro. Ma qualcosa in me scattò.
Come un leone che si libera dalla gabbia.
La presi, alzandomi e senza uscire da lei, la misi contro il muro, il pene era tornato in tiro, raggiungendo apici mai avuti. E poi cominciai a pomparla. A scoparla. Ad impalarla. Con una furia animalesca, mentre lei mi abbracciava con forza, ansimando rumorosamente, e affondandomi le dita nella schiena.
Sentivo un’energia che non avevo mai avuto, che si tradusse in una forza di spinta, di desiderio di volerla possedere! Con furia perché era lei a volerlo. Lei si sentiva bene, e voleva far star bene anche me.
Così continuai con irruenta forza a muovermi dentro di lei. Mi abbracciava con le gambe mentre io continuavo a spingere con tutto il corpo.
Entrambi ci muovevamo a ritmo sempre più serrato, ansimando in modo quasi animalesco.
La guardavo negli occhi’
Forse solo in quel momento, in quell’incontro, scoprimmo quanto eravamo davvero affini.
Solo in quel momento di godimento massimo’ Scoprimmo entrambi chi eravamo veramente l’uno per l’altra.
In quell’incontro ci eravamo visti per davvero.
Un incontro che, diversi minuti dopo, raggiunse il suo apice massimo di piacere’ Venimmo entrambi nello stesso tempo, stavolta: segnando la fine di quell’incontro.
Non ci baciammo mai. La nostra era attrazione, selvaggia quasi’
Niente sentimentalismi.
Questo forse’ Antonietta lo sapeva meglio di me. Ecco perché accettò quella scommessa.

Ricorderò sempre quella mattina dalle 9.00 alle 12.00, come una delle più belle della mia vita.
Naturalmente mantenni la mia promessa. Anche se ci vedemmo poco nei mesi successivi, quando succedeva non la degnavo di una parola. Non era una cosa nuova, nessuno sembrò farci caso.

Ora sono qui, mentre a casa del mio amico stiamo mangiando.
Vado in cucina a prendere qualcosa da bere, visto che c’é penuria.
In cucina la trovo, Antonietta, bella come sempre; mi guarda senza dire nulla. Mi affianco a lei per aprire il frigo.
Improvvisamente sento una mano che mi accarezza il sedere, e mi va tra le gambe afferrando saldamente.
Mi accosta la bocca all’orecchio.
-Venerdì dalle 9.00 alle 12.00-