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Racconti Erotici Etero

Bimba e Sogno – La piscina 2

By 28 Giugno 2026No Comments

L’ultima settimana l’ho passata quasi tutta in opere di falegnameria.
Il tablet con i lavori sulle piscine è rimasto chiuso dove l’ho messo tornando a casa quella sera.
Oggi mi hanno chiesto di ampliare l’arredo di un lavoro dell’anno scorso.
Vado in cerca del tablet e sollevo la copertina.
Lo schermo è tutto sporco.
Sto per passarci un panno quando mi rendo conto che quelle tracce circolari altro non sono che le impronte delle tue tette quando sei crollata sul tavolo mentre io mi affannavo sulla tua pozzetta.
Il ricordo di quel breve pomeriggio mi colpisce come un diretto.
Nel tablet non ci sono immagini della più bella piscina che non ho fatto.
Quelle immagini sono impresse nella mia memoria.
“Pronto ?”
“Buongiorno Bimba, hai pensato cosa vuoi fare della piscina ?”
“Alla buon’ora che ti fai sentire dopo una settimana. Comunque no, la tua proposta non mi è chiara.”
“Allora bisogna approfondire.”
“Facciamo domani ?”
“Non vedo l’ora.”

Sono puntualissimo.
Non devo neanche scendere a suonare che il cancello si apre da solo.
Evidentemente mi stavi aspettando.
Salto giù dal pick-up e mi avvio verso la porta da cui mi hai fatto entrare l’altra volta.
“È permesso ?”
In piedi rivolta al bancone della cucina stai armeggiando con qualcosa.
Da una corta salopette di jeans spuntano le tue bellissime cosce abbronzate.
Sopra la cintura solo le bretelline che si incrociano a metà della schiena nuda.
“Vieni, vieni, ti sto facendo una spremuta.
Col caldo che fa oggi …”
Mi appoggio a te da dietro pressandoti contro il bancone.
Infilo le mani ai lati della pettorina prendendo possesso della tua pancia.
Ti mordo nell’incavo fra la nuca e la spalla.
Sospendi le operazioni di spremitura e ti abbandoni contro di me.
Sospiri godendoti la carezza della mia lingua che sta lasciando una scia bagnata risalendo il tuo collo fino a mordere il lobo dell’orecchio.
Le mani sono sempre sulla pancia ma sento il peso delle tette che vi si appoggiano sopra.
“Prendile …”
Un invito che non si può eludere.
Salgo lentamente ad avvolgere la tua carne morbida, le prendo a mano piena, le stringo.
Ti appoggi a me ancora di piú.
Le dita stuzzicano i capezzoli.
Un brivido percorre il tuo corpo.
Ho appoggiato il mento sulla tua spalla e mi sto godendo lo spettacolo delle mie mani che ti strapazzano le tette.
Giri la testa verso di me.
Mi fissi negli occhi, la bocca ansante.
Appoggio le labbra sulle tue e finalmente ti do un bacio dei nostri, profondo ed avvolgente.
Le lingue si rincorrono impazzite.
Le tette si spingono ancora più avanti, i capezzoli turgidi premono sui palmi delle mani.
Lascio le tette, ti prendo per le spalle e ti giro verso di me.
Anche vista di fronte la salopette ti sta divinamente.
Detto che la pettorina ha dimensioni particolarmente ridotte, le tue tette esuberanti sfuggono da tutti le parti mostrando la tua pelle abbronzata ma anche un bel po’ di quella usualmente celata dal costume da bagno.
Immagino che in altre occasioni tu la indossi con sotto una maglietta (o è riservata solo a Daddy).
Porto le mani sui ganci della pettorina.
Ti guardo negli occhi e ne faccio saltare uno, la bretellina non più trattenuta salta su, la stoffa davanti si piega e scopre una parte generosa del tuo petto.
Faccio saltare anche l’altro.
La pettorina si piega in vita svelando le tue fantastiche tette che si ergono e spingono verso di me due capezzoli già turgidi.
Vi poso le mani aperte e me ne impossesso iniziando a palparle con evidente piacere di entrambi.
E ricomincio a baciarti con una foga che prelude all’innalzamento del livello dello scontro.
Scendo con le mani carezzando i fianchi e raggiungo il bottoni che chiudono gli shorts.
Li prendo e li slaccio simultaneamente.
La salopette, non più trattenuta, scivola giù per le cosce raccogliendosi in un mucchietto ai tuoi piedi.

Sei rimasta quasi nuda.
Restano a coprire la pozzetta un paio di semplici mutandine bianche di cotone che, nella loro essenzialità, risultano pazzescamente eccitanti sulla pelle abbronzata.
Mi blocco e faccio scorrere lo sguardo ammaliato su tutta la tua pelle esposta.
Sei stupenda.
Una leggera ombra di bagnato sulle mutandine rivela che anche tu sei eccitata perlomeno quanto lo sono io.
Ti prendo il viso tra le mani e ti poso un bacio leggero sulle labbra.
“Completa tu, per me, l’opera Bimba”.
Con un passo indietro mi appoggio al tavolo e resto a fissarti negli occhi lucidi di voglia trattenuta.
Non replichi alla mia richiesta.
Resti immobile a guardarmi per alcuni istanti che ad entrambi paiono un’eternità.
Abbassi gli occhi come per accertarti di cosa devi fare, porti le mani ai fianchi e prendi con le dita l’elastico delle mutandine.
Mi guardi di nuovo come a chiedere conferma.
E con un lungo sospiro fai scendere le mani lungo le cosce fino ad arrivare alle caviglie.
“Ferma così !”
Sei praticamente piegata in due.
Le tette oscillano sotto il tuo corpo.
Davanti a me c’è tutta la tua schiena nuda, una rampa in salita che, superate le fossette, culmina nelle rotondità del tuo splendido sedere.
La pelle tesa invita a sculacciare le tue natiche così scandalosamente esposte.
Invece mi avvicino e comincio a carezzarle.
Le mani si insinuano nel solco che le separa, conquistano la pozzetta, scivolano sulle grandi labbra.
La pozzetta è leggermente aperta e sulla fessura le mie dita trovano quel filo di bagnato che ha inumidito le mutandine.
Ti prendo per le mani e ti traggo verso il tavolo.
Passo dietro di te e ti faccio appoggiare sul bancone della cucina.
Stavolta non c’è di mezzo il mio tablet e l’impronta delle tue tette resterà impressa sul ripiano laccato.
Come già la scorsa settimana mi trovo a contemplare il tuo splendido sedere, prima apprezzato in movimento in giardino e poi goduto con mani e bocca a poca distanza da dove è esibito adesso.
Mi avvicino, resisto alla forte tentazione di dargli un morso, vi appoggio invece le labbra in un bacio appassionato.
Prendo i glutei con le mani e li allontano facendo aprire la fessura fra di loro che cela la pozzetta, oggetto della mia voglia.
Ed eccola apparire di fronte a me, come la ricordavo dalla scorsa settimana.
Le labbra bagnate sono gonfie dall’eccitazione e si separano lasciando in vista l’interno roseo che proteggono.

Da quando ti ho coricata nuda sul bancone non ti sei mossa nè hai detto una parola.
Alzo entrambe le mani e poi le abbatto contemporaneamente sui glutei facendoli risuonare nel silenzio della stanza.
Cacci un urlo, più di sorpresa che di dolore, e ti inarchi sul bancone.
Giri la testa verso di me.
“Così mi fai male !”, ma mi guardi e sorridi.
Sollevo di nuovo le mani.
Strizzi gli occhi in attesa del secondo colpo che però non arriva.
Appoggio invece le mani sulle impronte arrossate della prima sculacciata e ti massaggio facendoti sospirare di piacere.
Torno a separare i glutei con le mani.
Avvicino la faccia facendoti sentire il mio respiro caldo sulle labbra.
Senti la mia bocca prossima al contatto e trattieni il fiato in attesa di cosa accadrà.
Ti bacio l’interno coscia, prima uno e poi l’altro.
Un’altra coppia di baci più vicino alla pozzetta.
Al terzo giro sono quasi sulle labbra.
Hai smesso di respirare quando ho cominciato la ricognizione.
Riempi i polmoni di colpo inarcandoti quando la lingua colpisce di piatto la pozzetta, scivolando lungo le labbra gonfie per tuffarsi infine fra di loro separandole e affondando dentro di te per tutta la lunghezza possibile.
“Aaaaaaaaanngggggg ….”
Un lungo lamento di piacere esce dalla tua bocca spalancata.
La lingua è uscita dalla pozzetta, ha ripassato le labbra morbide, fatto un giro intorno al bottoncino turgido e si è rituffata a fondo dentro di te.
“Mmmmmm … aaaaaaaa …”
Continuo a lappare con insistenza il lago che sta sgorgando fra le tue cosce aperte.
E tu continui a scuotere il tuo bel sedere nel tentativo di sentirmi sempre di più affondato nella pozzetta.
Poso le mani sui glutei, le avvicino alla pozzetta, infilo due dita nella fessura, uno per mano, e la allargo un poco.
L’interno è caldo e morbido, invita a raddoppiare il numero delle dita e la pressione esercitata per aprirti.
Un rivolo di ambrosia scorre sul fondo della pozzetta, invitando ad essere lappato.
Il bottoncino, stuzzicato dall’azione circostante, si protende all’esterno in cerca di appagamento.
Vi appoggio le labbra, lo aspiro, lo tiro verso di me, lo mordicchio.
“Aaaaaanngggg … Siiiiiiiii …”
Incitato dal tuo gradimento mi concentro sul bottoncino succhiandolo e colpendone la punta scoperta con la lingua.
Intanto le dita che aprono la pozzetta sono diventate tre per parte e lo spettacolo che si presenta ai miei occhi è sublime.
“Siiiiiiii … daaaiiiiii … mi fai godereeeee …”
E cominci a tremare nelle mie mani mentre la bocca continua a divorarti.
Ti accasci sul bancone.
Ti sei aggrappata con le mani al bordo come se tu temessi di scivolare giù.
Ma è impossibile perché dietro di te ci sono io.
E oggi non intendo farmi sfuggire quello per cui l’altra volta non c’è stato il tempo: invaderti con uilli.
E questa volta c’è il tempo ?

Slaccio la cintura dei jeans e li lascio cadere a terra.
I boxer coprono uilli che è duro come non mai per lo spettacolo che si è appena dipanato.
Lo impugno e lo dirigo verso la pozzetta gonfia e grondante.
Lo strofino sulle labbra e intorno al bottoncino.
Ti riscuoti dalla tua inazione e cominci ad ansimare.
Lo appoggio all’ingresso ed inizio a spingerlo dentro lentamente.
Voglio che tu mi senta penetrarti con dolcezza, un centimetro alla volta.
Sei così fradicia che scivola anche troppo velocemente ed in breve è tutto dentro di te.
Inizio un movimento di vai e vieni accompagnandolo con le carezze sul tuo magnifico sedere.
Quando hai cominciato ad ansimare hai cominciato anche a spingerlo verso di me per farti penetrare più a fondo.
Appoggio le mani sulla tua schiena sudata e inizio un lento massaggio che parte dai glutei tremolanti, risale tutta la spina dorsale fino ad arrivare al tuo collo.
Ti afferro per le spalle e ti tiro verso di me facendo affondare uilli nella pozzetta.
“Mmmmmmm …”
Ansimi e ti agiti.
Mi distendo sul tuo corpo fino a raggiungerti il collo con la bocca, ti mordo la nuca.
Passo le braccia sotto le tue ascelle e unisco le mani sulla nuca così da bloccarti nella posizione.
Sei schiacciata tra me e il tavolo, impossibilitata a qualsiasi movimento, in mio completo potere.
Di colpo comincio a percuotere la pozzetta con forza.
Un urlo spezzato, poi ti manca il fiato.
Segue un lamento ritmato con i colpi che riceve la pozzetta.
“Daaaaiiiii … più forte, voglio sentirti tanto” mi inciti quando riprendi a respirare.
Mi aggrappo alle tue spalle e ti martello con foga.
Cominci a tremare e la cosa mi induce ad andare ancora più veloce.
“Aaaaaaaaaanngggg … vengooooo … ”
Squassata dall’orgasmo ti agiti sotto di me mentre io continuo a incalzare la povera pozzetta che sta colando umori a profusione.
Nell’istante in cui vengo dentro di te tu squirti copiosamente inarcandoti sul piano del bancone.

Crolliamo esausti uno sull’altra ansimando come mantici per lo sforzo e il godimento provato.
Ti alleggerisco del mio peso e tu ti rigiri a pancia in su.
Le tue splendide tette sono tutte arrossate per essere state schiacciate e strofinate sul bancone, i capezzoli turgidi.
Guadagno le tue labbra con la bocca per darti un bacio profondo e dolcissimo.
“Era tanto che non facevo l’amore con questo impeto”
“Mi è piaciuto tantissimo”
Un’altro bacio suggella questa nostra sintonia di emozioni.
Restiamo così, fermi fianco a fianco, a guardarci negli occhi mentre il respiro torna normale.
“Con tutto ciò siamo punto a capo”
“Cosa vuoi dire”
“Dovrò chiamare una ditta specializzata in piscine. Se aspetto che me la faccia tu …”
“Ti prometto che la prossima volta ci dedichiamo a qualcosa di serio (come se ci fosse qualcosa di più serio di quello a cui ci siamo dedicati finora)”.

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