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La sorella maggiore – episodio 18 – Per sempre La Notte delle Stelle

By 17 Luglio 2026No Comments

Il portoncino del “La Notte delle Stelle” si apre con un cigolio familiare, e Silvia varca la soglia del locale immerso nella penombra del pomeriggio. Le lampade a sospensione a quell’ora sono spente; la luce naturale filtra solo dalle sottili feritoie delle alte finestre laterali, disegnando strisce dorate sul pavimento di legno scuro.

I locali sono stati fatti arieggiare, ma sotto si sente l’odore dei prodotti che gli inservienti hanno usato fino a poco prima per pulire i tavoli rotondi ed i divani in velluto bordeaux. Augusto è in piedi dietro il bancone del bar, con uno straccio buttato sulla spalla, intento a controllare le bolle delle consegne. Alza lo sguardo, e il suo viso si apre in un sorriso largo, gli occhi che si stringono in due pieghe felici. «Eccola, la mia Silvia!» esclama, allargando le braccia. Silvia attraversa la sala con il suo passo lungo, i tacchi a spillo che risuonano sul legno, e si lascia stringere in quell’abbraccio che sa di acqua di colonia da due soldi e sigaro. «Come stai oggi?» gli chiede, posandogli una mano leggera proprio sul davanti, direttamente sul pacco. Un piccolo scherzo che ormai lei gli fa sempre, ma che ogni volta fa eccitare Augusto.

Lui si ritrae e la guarda con simpatia, scuotendo la testa mentre sorride. «Bene, bene. Ieri sera abbiamo fatto il pienone! Sia di là che di qua. Un addio al nubilato con trenta donne scatenate nella sala privata, dovevi vedere che roba, e un compleanno con quindici maschi urlanti nella sala uomini.» Silvia sorride, si sbottona il primo bottone della camicetta, e si appoggia al bancone. «Molto bene.» Poi lo guarda negli occhi, e la sua espressione si addolcisce. Sta ripensando a come tutto è iniziato.

Il ricordo di quel pomeriggio di sei mesi prima, quando era uscita dallo studio dello psicologo, con il sapore dello sperma ancora sulle labbra ed un’idea in testa che le era spuntata dal nulla brillando come una luce accecante. Lo psicologo le aveva consigliato: accetta te stessa, trova uno spazio dove i tuoi desideri possano esprimersi senza conseguenze. E lei, quello spazio, se lo era creato. Lo aveva costruito mattone dopo mattone, mettendo mano a tutti i suoi risparmi, con il coraggio di lasciare un posto sicuro per buttarsi in un’avventura che la faceva tremare di eccitazione. Ed aveva avuto ragione.

Era stata Marinella a tessere la prima trama, dandole un aiuto. Marinella, che già lavorava al locale, che era la preferita di Augusto per la sua energia contagiosa e la sua disponibilità totale, aveva parlato con lui e gli aveva preparato il terreno. Gli aveva detto: «Augusto, guarda che mia sorella Silvia ti farebbe raddoppiare gli incassi in pochi mesi. È la donna più in gamba che io conosca, ha le mie stesse passioni con in più un cervello sopraffino. Parla con lei, fammi solo questo favore.» E Augusto, che non era uno stupido, aveva accettato di incontrarla nel suo ufficio. Era bastato poco perché rimanesse conquistato anche da Silvia, come prima era già rimasto conquistato da Marinella. Quando aveva cominciato a descrivergli l’esperienza che, secondo lei, una donna voleva vivere entrando in un posto come quello, Augusto aveva subito capito il potenziale. E poi, già pensava da tempo che aveva bisogno di una mano. Da solo non riusciva più a farcela, e finalmente aveva incontrato la persona giusta. Non avrebbe mai pensato che sarebbe stata una donna, ma era ben felice di essersi sbagliato.

Silvia era diventata socia al 50%. E subito aveva dimostrato di che pasta era fatta. l’Idea principale, quella che aveva fatto brillare gli occhi ad Augusto, era stata quella di aprire anche una sala riservata agli uomini. E assumere anche una squadra di ragazze, spogliarelliste, per i festeggiamenti maschili. Compleanni ed addii al celibato. Raddoppiato il pubblico, raddoppiati gli incassi. Per farlo, avevano dovuto compiere dei sacrifici iniziali: acquistare il magazzino che era a fianco e ristrutturare, ingrandendo così il locale. E poi raddoppiare gli stipendi per il personale, con l’assunzione delle ragazze.

Oggi, sei mesi dopo, Silvia è in piedi nel locale che è anche suo, mentre Augusto gongolando le racconta con soddisfazione che gli incassi, continuando a questo ritmo, permetteranno loro di rientrare dell’investimento anche in anticipo, rispetto a quanto avevano preventivato.

Lei lascia scorrere lo sguardo sulle sale che ha contribuito a costruire. Le sale private, tre in tutto, ciascuna con un divano semicircolare in pelle nera, luci regolabili, un palchetto basso dove gli spogliarellisti possono esibirsi vicino alle clienti, e un tavolino laterale sempre fornito di salviette, bottiglie d’acqua e un cestino discretamente posizionato.

Il palco principale, quello nella sala grande dove si ascolta musica, si assiste agli spettacoli e ci si può lasciare andare alle cose più proibite anche in mezzo agli estranei, naturalmente esiste ancora. Silvia non lo toglierebbe mai. E’ stato il suo primo amore, l’esperienza fondamentale da cui tutto ha avuto inizio, e che ha cambiato la sua vita.

«Dov’è Marinella?» chiede ora Silvia, appoggiando il bicchiere vuoto sul bancone. Augusto fa una faccia rassegnata. «È di là, nella sala uomini. Sta preparando la coreografia per stasera. Dice che vuole provare una cosa nuova con una piuma. Bah.»

Silvia ride, scuotendo la testa. «Certo che mia sorella ha più energia di una centrale elettrica.» Attraversa il corridoio che collega le due ali del locale, quello che hanno fatto costruire durante i lavori di ristrutturazione, e spinge la porta della sala uomini. I tavoli sono più piccoli, ravvicinati, il palco è ampio. Il velluto qui è verde scuro, non bordeaux, e le luci hanno una tonalità più fredda, più bluastra. Marinella è sul palco, in pantaloncini corti di jeans e canottiera bianca, i capelli legati nella solita coda di cavallo che oscilla mentre lei si muove. Sta provando dei passi di danza, come una vera professionista, le braccia alzate, il corpo magro e lungo che si flette come un giunco. La vede, ed il suo viso da ragazzina si illumina. «Silvia!» Salta giù dal palco e le corre incontro, abbracciandola con foga. «Stasera voglio provare una cosa nuova. Faccio lo spogliarello con la piuma, sai quella piuma di struzzo enorme che abbiamo trovato nella soffitta di casa? La passo sul corpo mentre mi spoglio, e poi sul festeggiato, gliela faccio sentire sul.. capito no?» Silvia la guarda con un’espressione che è metà di sopportazione e metà di divertimento. «Sì, ho capito. Sono sicura che farai impazzire il festeggiato, prima di arrivare all’agognato pompino finale.» Marinella allarga il suo sorriso. «Già. Il pompino finale. Che poi non è mai solo un pompino, sorella, perché lo sai che io mi ci metto con tutto il cuore.» «Lo so bene, sorellina. Lo so fin troppo bene.»

Silvia si siede su uno dei divanetti verdi e guarda la sala vuota, immaginandola piena di uomini che gridano, che brindano, che guardano Marinella danzare nuda. Marinella dà una mano quando può, nei fine settimana. Sta continuando a studiare, ma quando avrà finalmente preso la laurea vuole lavorare a tempo pieno nel locale, glie lo dice sempre. «Ora raccontami del compleanno di sabato scorso. Voglio sentirlo raccontato da te, nei minimi dettagli. Lo sai che mi eccita» dice Silvia. Marinella si siede accanto a lei, incrociando le lunghe gambe. «Era un ragazzo, ventitré anni, compiva gli anni. I suoi amici avevano prenotato il pacchetto completo. Erano in dodici, tutti maschi, tutti un po’ brilli già quando sono entrati. Ho fatto lo spettacolo, mi sono spogliata piano piano, li ho fatti aspettare, sai come piace a me. Il festeggiato stava seduto proprio qui, dove sei tu adesso. Gli ho messo le gambe sulle spalle, gli ho sfregato la figa sulla faccia attraverso le mutandine, e lui respirava forte, voleva odorarmi, il maialino, sentivo il suo fiato caldo sul tessuto. Poi mi sono tolta le mutandine, e gli ho messo di nuovo la figa in faccia.. lui ha cominciato a leccarmi, e io l’ho lasciato fare. Sai che era bravo? Alla fine mi sono eccitata così tanto che dopo il pompino finale c’è stato anche un seguito… me lo sono portata nella stanzetta di là, in privato. Avevo voglia di farmelo. Intanto le altre ragazze si occupavano degli amici. Mi hanno detto che li hanno fatti venire tutti, non ce n’è uno che è tornato a casa con le palline ancora piene. Bene no? L’unica cosa è che dopo ci abbiamo messo un sacco a pulire, c’erano schizzate di sborra ovunque…sul tavolo, sui divanetti. Mamma mia, sono tornata a casa stanchissima.”

Silvia ascolta, e sente un calore diffuso che le si propaga nel basso ventre. Conosce quella sensazione, la conosce bene. «E com’era?» chiede, con la voce un filo più bassa. «Lui? Grosso il giusto. Aveva un sapore buono, di sapone, si vedeva che si era preparato lavandosi bene. L’ho succhiato piano all’inizio, con la lingua gli facevo dei cerchi sulla cappella, poi l’ho preso più in fondo, fino a sentirmelo contro la gola. I suoi amici urlavano, battevano le mani, alcuni hanno anche tirato fuori il telefono per filmare, allora vedendo che mi filmavano mi sono impegnata di più.”

Silvia ride. “Lo sai che ci tengo a fare bella figura in video! Il festeggiato mi teneva le mani sulla testa, non spingeva, ma le stringeva, sai, come per dire ‘non ti fermare’. Ma io mica volevo fermarmi, ti pare? L’ho lavorato con la bocca e con la mano insieme, lo masturbavo e lo succhiavo allo stesso tempo, e quando ho sentito che il cazzo gli pulsava e diventava ancora più duro, ho accelerato il ritmo, e lui è venuto. E lì devo dire che mi ha sorpreso. Ha sborrato tanto. Tantissimo. Mi ha riempito la bocca due volte, e io ho mandato giù tutto, naturalmente. Proprio una bella bevuta!» Marinella fa una pausa, e il suo sguardo è perso nel ricordo. «E poi?» la incalza Silvia. «Poi era carino, e mi andava, così alla fine me lo sono portato nella saletta privata numero tre. Ci siamo chiusi dentro, e l’ho fatto sdraiare sul divano. Mi sono messa di impegno con la bocca e dopo poco era già di nuovo duro, beh sai, a ventitré anni si recupera in fretta. Ero già tutta bagnata. Mi sono messa a cavalcioni e l’ho preso dentro. Era bello duro, mi riempiva bene, e io mi muovevo piano, per farlo durare più che potevo, sentendolo scivolarmi dentro e fuori, la figa che si bagnava sempre di più. Lui mi teneva i fianchi, e mi guardava con quegli occhi spalancati, come se non credesse che stesse succedendo davvero. Io mi sono chinata, gli ho messo le tette in faccia, lui le ha prese in bocca, mi succhiava i capezzoli, e io acceleravo, a quel punto l’ho cavalcato più forte, fino a sentire le palle che sbattevano contro la mia figa bagnata. Quando stava per venire la seconda volta, mi sono staccata, e naturalmente l’ho finito con la bocca. Sai quanto mi piace la sborra. E lui me ne ha data un altro pò, neanche poca considerando che era già venuto poco prima.» Silvia ha il respiro più corto, adesso. Si è bagnata, sente l’umidità tra le cosce, le mutandine che si appiccicano. «Sei proprio una gran troietta, Marinella.» «Lo so,» risponde Marinella con un sorriso sfacciato.

«Ma anche tu non scherzi, vero sorellona? Non mi hai ancora raccontato com’è andato poi il “colloquio” del nuovo spogliarellista. Lo assumiamo?»

Silvia si limita ad un sorriso lento, carico di sottintesi. «Marco. Si chiama Marco. Non lo so ancora ma sembra… promettente.»

«Ma lo hai testato?» chiede Marinella.

«Non ancora. Alla fine non è potuto venire per un impegno imprevisto, così gli ho dato un altro appuntamento per oggi, è tra poco.»

Marinella batte le mani. «Posso partecipare? Sai che mi piace fare i “colloqui” con te.»

Silvia annuisce. «Ma certo. Anzi, vai intanto nel mio ufficio, ormai starà per arrivare.»

La porta dell’ufficio si riapre, e Silvia rientra seguita da un ragazzo alto, muscoloso, con i capelli biondi tagliati corti e un sorriso timido. Indossa una maglietta bianca aderente e jeans stretti. «Marco, ti presento Marinella.» Marco stringe la mano di Marinella, che è rimasta seduta sul divano. La sua mano è calda e asciutta, la stretta ferma ma non troppo. «Piacere, Marco.» «Marinella. Diamoci pure del tu.»
Marco annuisce, ma resta in piedi, rigido. Sa perché è lì, verrà messo alla prova.

Silvia lo guarda dritto negli occhi. «Sai come funziona qui, vero?» Marco deglutisce. «Sì. Ho due amici che già lavorano qui. So cosa si aspettano le clienti.»
«Bene. Allora vediamo. Spogliati. Ma con calma. Voglio vedere anche come ti muovi.» Silvia si siede sul divano insieme a Marinella, accingendosi ad osservare Marco all’opera.

Marco inizia a sfilarsi la maglietta, rivelando un torace ampio, pettorali definiti ma non esagerati. Si muove con una certa grazia, Silvia nota come Marinella tiene gli occhi fissi su Marco, le labbra leggermente dischiuse. Marco si slaccia i jeans, li abbassa, e sotto porta dei boxer neri aderenti che evidenziano un rigonfiamento consistente. Bene, sembra ben dotato. Si ferma, guardando Silvia con una domanda muta negli occhi. «Continua pure» dice Silvia, con voce bassa. Marco non si scompone, è ovvio che per quel lavoro devono valutare anche il suo cazzo.

Si sfila le scarpe, poi i jeans che erano rimasti calati alle caviglie, e infine abbassa si abbassa i boxer. Il suo cazzo riposa morbido contro la coscia, la punta della cappella rosa che spunta dal prepuzio, le palle gonfie e totalmente rasate. Non è gigantesco, ma le dimensioni sono comunque notevoli, e ha una forma dritta, elegante. Marinella emette un piccolo “mh” di approvazione, e anche Silvia è soddisfatta di ciò che vede. «Ora vieni qui,» dice Silvia, indicando lo spazio davanti a sé. Marco si avvicina, e Silvia allunga la mano, gliela posa sul fianco, sentendo il calore della sua pelle. Poi l’altra mano scende, gli circonda la base del cazzo, e lo sente pulsare sotto le dita, cominciare a indurirsi. La sua mano è fresca contro quel membro che si riempie di sangue, e lo guarda crescere, allungarsi, diventare duro, la cappella che si fa più scura, le vene che emergono lungo l’asta. «Molto bene,» mormora Silvia, e si china in avanti. La sua lingua esce, rosa e bagnata, e lecca la punta del cazzo di Marco, un colpo solo, lento, che va dalla base della cappella alla fessura in cima. Marco inspira forte, le mani che si stringono a pugno lungo i fianchi. Silvia lecca di nuovo, questa volta più lentamente, facendo scorrere la lingua piatta sulla parte inferiore della cappella, dove la pelle è più sottile e sensibile. Sente il sapore della sua pelle, e poi quello del pre-cum che inizia a sgorgare dalla fessura. Un sapore pulito, leggermente salato, e l’odore del suo sudore che si mescola insieme. Il cazzo ora è completamente duro, dritto verso l’alto, e fa sicuramente la sua porca figura.

“Tu che ne dici Marinella?”

“Direi che rispetta perfettamente gli standard richiesti” scherza Marinella, e rivolge un sorriso a Marco per incoraggiarlo.

“Ora, Marco… l’occhio vuole la sua parte, ovviamente. Ma capirai che abbiamo anche bisogno di valutare le tue.. “prestazioni”. Abbiamo una clientela femminile molto esigente… non so se mi sono spiegata.”
“Ti sei spiegata benissimo. Non c’è problema, procediamo pure.”

Silvia si china su di lui e lo prende immediatamente in bocca. Lo fa scivolare oltre le labbra, sentendo la cappella che le riempie il palato, la consistenza setosa della pelle contro la lingua. Lo prende più in fondo, fino a sentire il glande che le sfiora il punto di riflesso in gola, e lì si ferma, respirando dal naso, lasciando che la sua bocca si abitui. Poi inizia a muoversi. Su e giù, con un ritmo lento e costante, le labbra strette attorno all’asta, la lingua che lavora la parte inferiore del cazzo mentre la bocca lo pompa. Marinella si è avvicinata, si è inginocchiata accanto a Silvia, e osserva da vicino, il respiro accelerato, le pupille dilatate. «Ora tocca a me» dice. Silvia si stacca, una scia di saliva che collega le sue labbra alla cappella di Marco, e fa un gesto con la mano come per dire: ‘avanti’. Marinella prende il posto di Silvia, e la sua bocca giovane ingoia il cazzo di Marco con un solo movimento fluido, fino in fondo. Marco geme, un suono gutturale, e le sue mani vanno ai capelli di Marinella, stringendo la coda di cavallo. Marinella succhia con energia, con passione, la testa che va su e giù rapidamente, i rumori della sua bocca che riempiono la sala vuota: risucchi, gorgoglii, piccoli ansiti quando prende fiato. Silvia osserva, e sente la propria eccitazione crescere, le sue mutandine bagnate appiccicarsi sempre di più alla pelle. Allunga una mano e la posa sulla nuca di Marinella, accarezzandole i capelli, sentendo sotto le dita il movimento della sua testa, il ritmo della sua bocca che lavora. Poi si china ed inizia a leccare le palle di Marco, prendendone una in bocca, succhiandola delicatamente, mentre Marinella continua a pompare l’asta. Marco trema, i muscoli delle cosce che si tendono. Ma resiste abbastanza a lungo.
La durata c’è. Non è facile resistere a lungo a due bocche fantastiche come quelle di Silvia e Marinella, soprattutto se ti stanno lavorando insieme. Marco si è comportato più che bene. Le clienti andranno matte per il suo bel cazzo.

Alla fine ovviamente non può più trattenersi. «Sto per…» avverte, con voce strozzata. Marinella non si stacca. Anzi, accelera, e Silvia lo sente: il fremito nelle palle che ha in bocca, il pulsare del cazzo attraverso le labbra di Marinella. Marco viene con un gemito lungo, e Silvia vede la gola di Marinella che lavora, mentre il liquido denso e bianco le riempie la bocca. Marinella non perde una goccia. Continua a succhiare anche mentre Marco si svuota, le labbra strette attorno all’asta che pulsa, gli occhi chiusi per concentrarsi sul sapore, sulla consistenza, sulla temperatura di quella sborra che lei adora. Però non ingoia ancora. Quando finalmente si stacca, alza lo sguardo verso Silvia, e apre la bocca per mostrarle la quantità del contenuto. Silvia sorride a lei e poi anche Marco.

“Molto bene Marco, la resistenza c’è, ti abbiamo messo a dura prova eppure non sei venuto subito, questo mi piace. Ed anche la quantità direi che non è male. Sai, ci sono sempre più clienti che adorano la sborra.. e non solo le clienti, a dire il vero.” Silvia fa una risatina ed anche Marco, ancora ansimante, non può fare a meno di sorriderle.
“Sentiamo anche il sapore.”
Marinella porta il palmo della sua mano destra verso l’alto, piegandolo in una conchetta, poi lascia fuoriuscire parte del prezioso nettare dalla sua bocca, e lo fa depositare sul palmo. Il resto lo ingoia con gusto. Silvia si china leccando la sborra dal palmo della mano di Marinella, apprezzandone il sapore.
“Non male. Che cosa hai mangiato, per curiosità?”
Marco sorride sornione. “Un paio di banane ed una bevanda zuccherata. Me lo avevano consigliato i miei amici, loro sapevano già cosa mi aspettava.”
Silvia fa una risatina divertita, apprezzando l’onestà di Marco.

“Bene Marco, per quanto mi riguarda, sei dei nostri. 200 a serata, e le mance restano tutte a te. Ma anche questo te lo avranno già detto i tuoi amici.”
“Si. Vi ringrazio molto, sono contento. Desideravo proprio lavorare qui. La paga è ottima ed anche il lavoro. E ho scoperto anche di avere un capo fantastico.”

Silvia gli rivolge un caldo sorriso. “Noi trattiamo bene i nostri ragazzi, Marco. In cambio, chiediamo solo un pò di disponibilità nel provvedere ogni tanto… nemmeno troppo spesso, visto che per fortuna siete parecchi… anche alle nostre esigenze. Mie e di Marinella, intendo.” dice Silvia facendogli l’occhiolino.

Marco si lascia cadere sul divano, il respiro pesante, il corpo lucido di sudore. “Se è come oggi beh.. sarà un vero piacere, davvero.”

Si alzano, e Silvia si sistema la camicetta, liscia la gonna. Guarda l’orologio: le cinque del pomeriggio. Tra tre ore il locale aprirà, e un’altra serata di lavoro comincerà. Un’altra sera di addii al nubilato e compleanni, di spogliarellisti che danzano sul palco e scendono tra i tavoli, di donne che allungano le mani e uomini che allungano le loro, di bocche che si aprono e cazzi che si induriscono e sborra che schizza. Un’altra sera di piacere organizzato. La soluzione perfetta per evitare impulsi indesiderati quando non è il momento.

Silvia ripensa ai suoi genitori, a quella domenica di sei mesi prima quando aveva comunicato loro che avrebbe lasciato il lavoro in ufficio per mettersi nel campo dell’intrattenimento. Naturalmente non gli aveva detto che genere di intrattenimento, a loro aveva parlato di una discoteca. Tanto non ci avrebbero mai messo piede.

Sua madre l’aveva guardata con gli occhi preoccupati che può avere una madre, e suo padre aveva aggrottato la fronte. Ma ora che Silvia ha mostrato loro il suo nuovo appartamento, la sua nuova macchina… quando si è offerta di pagare loro un viaggio, ma soprattutto ora che l’hanno vista felice, ma davvero felice, le preoccupazioni sono scomparse in fretta.

Pensa a Marinella, che proseguirà gli studi prendendo la laurea, e probabilmente con ottimi voti.

Dopo averlo fatto, comunicherà ai genitori la sua volontà di lavorare a tempo pieno nel locale della sorella. Con Silvia ne hanno già parlato. Quello sarà probabilmente un momento difficile, ma Marinella ha già deciso.

Ha ventuno anni compiuti da poco, la vita davanti, e una vocazione troppo forte, che brucia più di qualsiasi ambizione accademica. Silvia, che ha la stessa vocazione, la capisce fin troppo bene.

«Che cosa farai dopo la laurea?» le aveva chiesto Silvia un giorno. «Verrò a lavorare con te. A tempo pieno. Voglio occuparmi della sala uomini, della gestione delle ragazze, degli eventi. E voglio continuare anche a esibirmi, ovviamente.»

«Ovviamente,» aveva ripetuto Silvia, e si erano scambiate uno sguardo carico di complicità, quello sguardo che solo due sorelle che hanno attraversato insieme il fuoco possono scambiarsi. Ora Silvia e Marinella camminano insieme attraverso il corridoio, dirette verso l’ufficio di Augusto. Il locale è ancora deserto, ma tra poco si riempirà di vita: i camerieri nudi che porteranno i drink, gli spogliarellisti che arriveranno sul palco con i cazzi già duri, le luci che si accenderanno a illuminare i velluti e i legni e i corpi. Silvia guarda Marinella, e vede se stessa di quindici anni prima: la stessa fame, la stessa allegria, la stessa determinazione. Ma c’è una differenza. Silvia ha impiegato anni a trovare la sua strada, ed è successo quasi per caso. Marinella invece ha avuto la fortuna di avere Silvia ad indicargliela.

E questa è la cosa di cui Silvia si sente più orgogliosa. Non ha preoccupazioni per lei, sa già che qualunque cosa deciderà di fare nel suo futuro andrà bene, perché Marinella è invincibile, ha una forza dentro che non ha mai visto in nessun’altro.

Entrano nell’ufficio, dove Augusto è seduto dietro la scrivania con un foglio di calcolo e una calcolatrice. Alza lo sguardo e sorride. «Allora? Il nuovo ragazzo? Oggi è venuto?»

Silvia ha la battuta pronta “E’ venuto si, eccome se è venuto!”

Marinella non riesce a trattenere una risata.

«Assunto,» dice poi Silvia, sedendosi. «E’ bravo, piacerà alle clienti.»

Augusto annuisce, se la ride anche lui. «Se lo dite voi.. mi fido certamente. Bene. Io stamattina ho testato personalmente le due ragazze nuove per la sala uomini. Una è fantastica, l’altra… decisamente meno. Purtroppo direi che la seconda non possiamo prenderla.»

«Come mai?» chiede Marinella.

«Troppo meccanica, che diavolo. Fa tutto come se fosse in una catena di montaggio. Niente passione. Sai che i nostri clienti vogliono sentire che chi è sul palco se la gode. Con te sono abituati male. Certo che non è facile trovare ragazze alla tua altezza. Ma noi dobbiamo mantenere elevati i nostri standard qualitativi.» Marinella annuisce. Lo sa bene. Sa che la differenza tra una spogliarellista qualunque e una che rimane nel cuore dei clienti è la stessa differenza che c’è tra un pompino fatto per dovere e uno fatto per desiderio. E lei i suoi pompini li fa sempre per desiderio.

“Silvia, seriamente, ma tu non hai mai pensato di buttarti nella mischia? Sei avvenente, e le tue doti le conosciamo… i clienti impazzirebbero per te.”

Marinella spalanca gli occhi, e si fa prendere subito dal suo consueto entusiasmo giovanile. “Ma certo! E’ davvero un’idea fichissima Augusto! Pensa che bello Silvia.. potemmo fare uno spettacolo insieme! Li inviteremmo a salire sul palco e.. gli faremmo delle cose, io e te insieme.. mmmh mi sto bagnando solo a pensarci! Dai, sorellona! Facciamolo!”

Silvia sgrana gli occhi, sorpresa. Non aveva minimamente pensato a quell’eventualità. “Boh.. che ne so.. sinceramente non mi era mai venuto in mente. Ci penserò, ok?”

Intanto una nuova serata sta per iniziare al locale, e il “La Notte delle Stelle” apre ancora una volta le sue porte. Il portoncino anonimo si trasforma in un varco luminoso, e le prime clienti entrano, donne vestite bene, con i tacchi ed il rossetto, donne normali fuori di lì ma che dentro non lo saranno più. Nella sala principale, gli spogliarellisti si preparano dietro il tendone di velluto nero. Marco, il nuovo assunto, è nervoso ma eccitato. Gli altri ragazzi lo incoraggiano, gli danno pacche sulle spalle, gli spiegano i trucchi del mestiere: come avvicinarsi ai tavoli, come farsi toccare senza perdere il controllo, come capire dallo sguardo di una donna se vuole solo guardare o se vuole di più. Le tre ragazze che hanno il compito di prepararli stanno già succhiando i cazzi dei primi che dovranno esibirsi. Nella sala uomini, Marinella si sta truccando davanti allo specchio del camerino. Si mette il rossetto rosso scuro, quello che sa di fragola e che dura anche sotto il lavoro più intenso. Si sistema i capelli nella coda di cavallo, liscia il body di pizzo nero che indosserà sul palco, e si guarda allo specchio. Vede una ragazza alta, magra, con gli occhi che brillano e le labbra dipinte come quelle di una donna che ormai sa cosa vuole. Silvia è nel suo ufficio, la porta socchiusa, e ascolta i suoni del locale che si anima: le risate delle clienti, il tintinnare dei bicchieri, la musica che inizia a pulsare dal sistema audio. Si versa un bicchiere di vino, il primo della serata, e ne beve un sorso lungo. Il vino è rosso, corposo, e le colora le labbra di un viola scuro. Si guarda intorno: l’ufficio è suo, la scrivania è sua, il locale è suo. Tutto suo. E non ha più paura, ormai da tempo. Lo psicologo aveva ragione. Non aveva bisogno di reprimere. Aveva bisogno di canalizzare. E lei l’ha fatto.

Bussano alla porta. È uno degli spogliarellisti, Stefano, un ragazzo di ventotto anni con i capelli scuri e il corpo da nuotatore. «Silvia, stasera c’è un tavolo che ha chiesto di te. Marinella gli ha parlato di te che sei la proprietaria e vogliono conoscerti.» Silvia sorride. Mette giù il bicchiere, si liscia la gonna, e segue Stefano fuori dall’ufficio. Nel corridoio, si ferma un momento. Sente la musica, sente le voci, sente il locale che vive e respira come un organismo. E in quel momento, con il sapore del vino sulle labbra e il calore del desiderio nel petto, Silvia sa di essere esattamente al suo posto. Non è una donna con un disturbo, come aveva temuto sei mesi prima. È una donna con una vocazione.

Silvia varca la soglia della sala, che la accoglie come ha sempre fatto: con i suoi profumi di sesso, piacere e sudore, con i suoi suoni della musica, delle risate e dei gemiti, con la visuale dei corpi nudi, senza filtri. Si sente nel suo elemento, è a casa sua. E da qualche parte, nella sala uomini, Marinella è già sul palco, e sta per regalare a qualcuno il compleanno più bello della sua vita.

FINE

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