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Il tutto capita sempre per caso o che non te lo aspetti.
Per giorni l’architetto che mi ristrutturava casa non era stato raggiungibile. Cominciai a preoccuparmi ‘ non tanto per lui, quanto per l’appartamento. Lui era una persona arrogante ‘ come se la scienza e l’estetica risiedessero solo su se stesso! Inoltre, dovevo assolutamente abbandonare l’attuale appartamento entro la fine del mese.
Poi mi telefonò dicendomi di un suo grave problema di salute e proponeva di dover trasferire la consulenza alla sua collega di studio.
Che dire ‘ forse era meglio di esser abbandonato a metà!
L’architetta mi chiamo dopo neppure un’ora ‘ parlammo della ristrutturazione in corso, dei problemi incontrati, delle mie perplessità, della tempistica. Concordammo, dopo una telefonata di oltre 50 minuti, di vederci nell’appartamento per sapere cosa era stato fatto o meno (abito in un’altra cittadina, vicina ‘ non andavo da oltre 2 settimane a vedere lo stato dei lavori).
Purtroppo, lei era libera dopo le 19.
Aprii la porta, non vedevo (era pieno inverno, e al buio non trovai l’interruttore).
La vista mi si ottenebrò! Con gli occhi percepiamo false realtà perché le immagini negano al resto del nostro essere la possibilità di completare il quadro!
Tesi le braccia, con qualche passo incerto, ma le mani non riuscirono a trovare il quadro elettrico.
Ero lì, cercando di ricorrere alle sensazioni per capire come comportarmi.
Girai su me stesso andando a scontrarmi con qualcuno!
‘Ops!’ esclamò una voce.
‘Mi scusi, architetta!’
‘Niente!’ ‘Anche io non vedo nulla e cercare il quadro non è facile.’
Soltanto poche brevi parole, poche sillabe eppure sembravano aver riempito tutto lo spazio’ silenzio’ nessuno dei noi disse più nulla, nessuno di noi si allontanò di un passo dall’altro.
‘E’ assolutamente buio e ” ribattei (in maniera scontata) e lei d’istinto allungò le mani per ‘vedere’ quella presenza. A questo punto cercai di prenderle la mano.
Fu così che cominciai a percepire il buio come complice. Inavvertitamente le toccai il viso. Non reagì anzi mi strinse la mano più forte.
Il respiro le si fece più corto mentre le stringevo la mano ‘ a un certo punto lei mi abbracciò, con un trasporto che non faceva comprendere se era paura o desiderio.
La mia guancia toccava la sua ‘
‘Hai un buon odore!’ mi disse.
‘Anche tu’ le risposi.
Provai a baciarla, lei accettò il mio bacio. Il buio era un nostro complice.
Mi soffermai sul suo seno, non grandissimo ma sodo. E pensare che mi accennò al fatto che era più vicina ai cinquanta che ai quarant’anni.
Ecco, ora non c’era davvero più nulla oltre al buio, solo i nostri corpi, i nostri respiri ‘
Sembrava che volessimo vivere solo l’istinto’ ogni pensiero volava via spazzato da un desiderio crescente.
Le mie mani esploravano il suo corpo giocando col suo respiro, indugiando laddove il fiato di lei veniva trattenuto e un lieve ansimo ne prendeva il posto.
Sotto il cotone del vestito, sentii i capezzoli indurirsi, quasi a voler bucare la stoffa, e piano slacciai i quattro bottoni della scollatura fino a poter infilare una mano e riempirne il palmo di carne morbida liscia fresca. Quindi la mia lingua guizzò sul turgido capezzolo mentre il respiro di lei si frantumava in numerosi piccoli ‘oh’.
Ma anche le sue mani non erano ferme: sulla parte superiore del mio corpo.
Quando presi a giocare col suo seno e il mio desiderio si amplificò ulteriormente, nel mentre la sua mano destra scese al cavallo dei pantaloni, ne apprezzò il rigonfiamento e richiamò la sinistra per essere aiutata a slacciare cintura, bottone, cerniera.
A questo punto con la mia mano tra le sue gambe, mi intrufolai dentro le mutandine umide di desiderio bloccando ogni suo gesto.
Sentivo l’eccitazione salire come la marea e appena le mie dita incontrarono il clitoride dalla gola le salì un gorgoglìo e in pochi istanti lei raggiunse il primo orgasmo.
Continuavo a cingerle la vita con il braccio sinistro, il viso immerso a tratti nell’incavo formato da spalla e collo e con la lingua la baciavo sul quell’area.
D’improvviso lei riprese il controllo dei propri muscoli e si lasciò scivolare a terra, in ginocchio, ai miei piedi. Freneticamente armeggiò con l’allacciatura dei miei jeans finché non ebbe ciò che bramava: mani e bocca sul mio cazzo! lo sentiva pulsare tra le sue labbra e, mi sembrava che la sua voglia cresceva ancora.
Prese a leccarmi delicatamente il glande e poi a succhiarlo tutto muovendo il capo avanti e indietro mentre sentivo dai gemiti un altro orgasmo esploderle tra le gambe.
Aumentò la frequenza del movimento finché, d’improvviso, rallentò e prese a leccarlo piano; quindi sostituì alle labbra una mano, poi due’ accelerò e quando lei comprese che mi avvicinavo all’orgasmo lo strinse delicatamente con la bocca, fino a sentire il mio fiotto caldo riempirla.
Lei si tirò indietro sedendosi a terra. Lei riprendeva fiato, io ero distrutto. Rimanemmo qualche momento immobili: vicini ma senza sfiorarci; consapevoli della reciproca presenza; senza parole ma non silenziosi, ché entrambi andavamo riconquistando il consueto ritmo del respiro. Poi, come se un invisibile marionettista ne tirasse i fili, ci alzammo insieme e ci abbracciammo.
Qualche minuto dopo, senza neppure aver capito bene cosa era successo e come, riuscii ad aprire la porta facendo entrare dal corridoio le piccole luci soffuse, così riabituandoci gradualmente la vista.
Lei disse: ‘Allora dottore, dovendo collaborare insieme, possiamo darci del tu?’
‘ da allora, quando ci vediamo, usiamo il buio per stuzzicarci.

Autore Pubblicato il: 6 Gennaio 2016Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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