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Come sia cambiato improvvisamente il nostro rapporto non sono più in grado di ricordarlo. Ricordo però le circostanze in cui avvenne.

Connie era una single poco più che trentenne, capelli neri lisci, occhi azzurri, seno prominente, amante del nero e dei dettagli e che un giorno venne a lavorare con me, per me.

La sua storia mi aveva colpito: di origine benestante, la sua famiglia aveva perduto ogni cosa per scelte sbagliate delle nuove generazioni. Lei aveva insistito per studiare e non fermarsi nell’azienda di famiglia, costruendo la sua strada, non senza difficoltà e dovendo partire da zero.

Giovane dirigente, accettai la scommessa di farla lavorare con me e di quella scelta non mi sono mai pentito.

Brillante nei ragionamenti e solerte nel lavoro (forse per il desiderio di riscatto) non mi era sfuggita la sua avvenenza, all’inizio intenzionalmente nascosta.

A mano a mano che si affermava la sua personalità, questa avvenenza venne in superficie, condita da dettagli che la resero sempre più sexy, anche ai miei occhi. Cominciai a notare che amava la lingerie (preferibilmente nera)  che si scorgeva da gonne sempre più corte, qualche volta le calze a rete.

I nostri sguardi si incrociarono sempre più spesso, con un’energia rivelatrice di forte attrazione, specialmente durante i contatti ravvicinati.

Quando fu chiara ad entrambi questa attrazione, cominciò un gioco sottile, via via più esplicito.

Consapevole della sua bellezza lei si comportò con me in modo sempre più malizioso, lasciandomi scorgere la sua sesta misura di seno sotto la camicetta od intravvedere il reggicalze, giocando a indovinare su un misterioso week end o sulla posizione di un tatuaggio non immediatamente visibile.

La svolta fu una sera in cui rimanemmo soli nel mio ufficio. Aveva un abito corto nero abbottonato sul davanti, una collana di perle che le incorniciava il collo,  Calze velate nere che scoprii essere un collant con qualche disegno e le aperture nei punti necessari, scarpe con un po’ di tacco e capelli eccezionalmente ricci.

Durante la giornata c’erano stati tra noi sguardi e segnali di un gioco che in pubblico era diventato sempre più eccitante e che non ammetteva ulteriori rinvii.

Lei si sedette sulla mia poltrona. Dopo avermi guardato con aria maliziosa si passò una mano sulle labbra, aprendole leggermente, quindi sporgendosi in avanti per favorire la vista del seno che premeva sul contorno dell’abito disegnandone le forme prorompenti.

Io mi avvicinai alla poltrona rimanendo in piedi mentre il mio membro si induriva sempre di più. Lei si scostò leggermente la gonna iniziando a passare la sua mano sinistra nel perizoma.

A quel punto la sollevai per baciarla e con la lingua cercai di farle capire il mio desiderio di penetrarla che covava da tempo.

Lei smise di baciarmi e mi guidò con la sua mano nel suo perizoma. La gonna era ormai sollevata e schiudeva la sua fica perfettamente curata e sempre più umida. Sentii spalancarsi le labbra della sua vagina e le mie dita che entravano e che andavano avanti e indietro guidate dal muoversi del suo bacino. Il suo sguardo era rivolto a me mentre la masturbavo e la mia voglia aumentava man mano che lei mi concedeva di arrivare in profondità. Ad un tratto lei si inarcò e cominciò a gemere mentre la mia mano si riempiva dei suoi umori ed il mio membro turgido aumentava la pressione a dismisura.

Lei si accorse che la mia eccitazione era divenuta quasi insopportabile e, avvicinandosi con la poltrona estrasse il membro dai miei pantaloni e cominciò a scappellarlo delicatamente con i polpastrelli evitando il contatto delle unghie colorate con la parte sensibile della carne. Mentre la sua mano scorreva sul mio cazzo descrivendo un movimento sempre più intenso, lei manteneva su di me uno sguardo malizioso e con l’altra mano si toccava la clitoride per seguire l’evoluzione del suo piacere dal precedente orgasmo.

Capii che si stava eccitando ancora perché la punta dei capezzoli spingeva contro la parte di abito rimasta a contenere a malapena il suo seno.

Ma era venuto il mio momento e lei cominciò a lavorare con la lingua sulla mia cappella che sembrava sul punto di scoppiare, quindi con le mani sulle mie palle e poi a bagnarlo tutto e ogni tanto allontanando la bocca che lasciava sprizzi di saliva sulla sua strada.

A quel punto potei soltanto appoggiarle le mani sulla testa per accompagnare quel movimento, mentre lei era ormai china in avanti sul mio cazzo e l’altra sua mano alternava tra la sua fica ed il mio membro per una lavoro a due mani.

Quando si rese conto che ero sul punto di non ritorno lei mi fece capire di non fermarmi e così sentii che la mia voglia si sfogava finalmente con fiotti si sperma che inondavano la sua bocca fino quasi a renderle difficile respirare.

Quando i miei sussulti diminuirono lei mi guardò e capii che aveva ingoiato tutto il mio seme. Le sue labbra si richiusero con un piccolo rivolo che scivolava di lato. Il suo sguardo non era mai stato così sexy.

Ci lasciammo così, con una voglia ancora intensa, per altri incontri con cui avremmo trovato il modo di darci piacere scoprendo un po’ alla volta le nostre fantasie.

Autore Pubblicato il: 18 Gennaio 2011Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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