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Erotici Racconti

ESP – Esperienze Sensoriali Particolari

By 21 Gennaio 2011Marzo 23rd, 2024No Comments

… Ma nel 2024 c’è ancora qualcuno che legge questi racconti scritti 25 anni fa?

Rupescissa ( quello vero dal 1999)

 

–     Puoi tirarti indietro se vuoi, sei ancora in tempo!

La voce di Giacomo irruppe nei suoi pensieri cullati dal regolare suono del motore, una nota stonata nel silenzio indotto dalla cancellazione istintiva del rumore di fondo. Sofia faticò a comprendere il significato di quelle parole giunte dopo quasi un’ora d’ostentato silenzio e questo ritardo fu inteso come una forma d’incertezza o, peggio, di paura.

–     Nessuno potrà rinfacciarti questa tua scelta. – continuò lui – Considerato che nessuno di loro se la sentirebbe di farlo.

Sofia non rispose, si lasciò attraversare da queste parole senza accusare alcuna variazione emotiva o razionale. Continuò a fissare il panorama delle colline al tramonto che scorreva al di là del finestrino tentando di cogliere i particolari di un paesaggio complessivamente ben noto ma sempre in grado di colpirla con nuovi particolari.

–     Se anche qualcuno tentasse di lanciare qualche stupida battuta di spirito potresti sempre rinfacciargli di non averlo fatto lui per primo ed invitarlo a provare! – insistette.

Oramai non lo ascoltava più, aveva relegato la sua voce tra i rumori molesti sin dalla partenza dalla città e si limitava ad annuire in automatico ogni volta che ne percepiva il suono.

–     Quindi possiamo tornare indietro! Appena riesco faccio inversione e torniamo in città. – affermò speranzoso lui.

–     Senti! Una scommessa è una scommessa… ed io non ho paura di qualche storia inventata nelle serate in cui la televisione era rotta e quella gente era troppo moscia per escogitare un passatempo più costruttivo! – Urlò Sofia in direzione di Giacomo.

–     Una scommessa è sempre stupida quando ci si va di mezzo! – sentenziò lui.

–     Non capisci?

Non si tratta solo di una scommessa, per quanto stupida ti possa apparire.

Hanno cercato di prenderci in giro con le loro assurde storie, se tu vuoi far finta di crederci per me va bene, ma io non voglio fare la figura della credulona.

–     Ti rammento che tra loro c’è anche il proprietario di quella villa, e neppure lui ha mai passato la notte di S.Giovanni nella sua casa!

–     Storie! Favole inventate per creare un qualcosa d’interessante in un luogo che offre solo colline, vigneti, pascoli e vacche…

–     Sarà come dici tu, ma spiegami perché Vittorio passa ogni 24 giugno a Torino? – domandò lui

–     Perché ci sono i fuochi artificiali ed è la festa della città!

–     Mi pare una spiegazione tirata all’estremo. Secondo te lui viene in città solo per la festa del patrono? E lo fa da quando è nato?

–     Perché no?

–     Perché è assurdo! Non può essere l’unica spiegazione.

–     Quindi tu credi realmente alla storia della sua casa infestata da fantasmi?

–     Non da fantasmi … da presenze, o meglio da una presenza che ogni notte di S.Giovanni si fa sentire tra le sue mura. Per questo Vittorio si rintana a Torino da sempre in questa data.

–     Io questa notte la passerò nella sua casa, ho le chiavi, e domani mattina, quando arriverà con te e gli altri suoi complici, mi troverà, fresca e riposata, intenta a far colazione nel suo stupendo parco. – affermò sempre più convinta Sofia.

Giacomo comprese che ogni ulteriore tentativo di dissuaderla avrebbe ottenuto come unico risultato un peggioramento dello stato nervoso di Sofia ed un incrinatura del loro rapporto. Sapeva di non dover mai mettere in discussione la volontà, il coraggio e l’intelligenza della sua ragazza se voleva andare d’accordo con lei, però questa cocciutaggine unita ad una pericolosa tendenza all’assolutismo iniziava a pesargli. Si rinchiuse in un rispettoso silenzio sino al momento in cui raggiunse il cancello sul parco della villa dell’amico.

–     Senti. Tieni almeno la macchina con te, mi accompagni alla stazione ed io torno in città con un treno o una corriera. – propose lui.

–     No. Se trattengo qui la macchina potrebbero pensare che abbia passato la notte in giardino, meglio, in un hotel della zona.

Voglio che non possano avere alcun sospetto. Userò il letto, il bagno, la cucina… e mi son portata la telecamera. Pensavo di riprendermi vicina alla televisione che trasmette un Tg o alla pagina di televideo con la data e ora ben visibili.

Vincerò questa scommessa e dimostrerò che non credo alle loro storie!

Giacomo azionò il telecomando ed attese la completa apertura del cancello prima di procedere. Percorse lentamente il lungo viale alberato che conduceva alla villa spostando alternativamente lo sguardo dal viale, illuminato dagli ultimi raggi del sole, al viso di Sofia adombrato. Il contrasto gli appariva eloquente.

La villa apparve all’improvviso superata la lieve salita che conduceva alla sommità della collinetta, era una classica costruzione del ‘700 nata come dependance del palazzo di caccia dell’allora casa regnante. Una edificio suggestivo stupendamente incastonato nel fitto bosco che la circondava.

L’automobile si fermò innanzi all’ingresso principale, Giacomo fece per parlare, nel palese tentativo di dissuaderla ma fu bloccato dallo sguardo furente della ragazza; si limitò dunque a scendere, aprire il bagagliaio e ad offrirsi di portare la piccola valigia all’interno.

–     Lascia!

Sono in grado di farlo benissimo da sola. – disse Sofia

–     Ma?!…

–     Sì, hai ragione. Scusa, ma i discorsi in macchina mi hanno esasperato. So che parlavi solo nel mio interesse ma stai tranquillo. Non accadrà nulla di strano qui questa notte.

–     Sarà come dici tu.

Se vuoi mi fermo qui nel parco o, comunque, in zona!

–     No. Devi tornare in città e farti vedere da loro.

–     Ok.

Tieni almeno acceso il cellulare. – si raccomandò sconfortato Giacomo.

–     Sì. Stai tranquillo!

Vieni qua! – ordinò Sofia mentre si avvicinava per un bacio di saluto.

Ora va e non stare in pensiero, anzi invidiami la possibilità di passare una notte in questa stupenda villa!

Il ragazzo risalì in macchina angosciato da uno strano presentimento, qualcosa nell’atmosfera intorno alla villa l’opprimeva, ma non sapeva come definire a questa sensazione. Non potendole attribuire un nome si accorse che essa andava perdendo, lentamente, ogni connotazione reale. Volse, quindi, lo sguardo in direzione della sua ragazza ancora ferma innanzi all’uscio ed intenta ad agitare il braccio in segno di saluto, e gli parve avvolta in un manto lattiginoso che ne sfocava i contorni. Si strofinò gli occhi nel tentativo di ripristinarne la completa funzionalità, ma lo stratagemma risultò inefficace. Stabilì d’essere troppo stanco, il viaggio e la tensione generata dalla situazione avevano richiesto più energie di quanto sospettasse, ingranò la marcia mentre lanciava uno svogliato saluto alla sua ragazza deciso a tornare in città al più presto per concedersi una notte di riposo. Solo quando raggiunse la strada principale si accorse che i suoi occhi funzionavano alla perfezione e non provava alcun sintomo della supposta stanchezza. Attribuì, allora, le sue precedenti sensazioni unicamente alla tensione e si sforzò di ritrovare la calma inserendo una cassetta musicale nell’autoradio in modo da scacciare ogni pensiero.

Sofia osservò l’auto del ragazzo allontanarsi lungo il viale ed ebbe un attimo di smarrimento quando comprese d’essere rimasta completamente sola. Le sarebbe bastato inviare una chiamata al suo cellulare per farlo tornare immediatamente indietro, ma non poteva farlo dopo tutte le sue affermazioni del pomeriggio. Mentre fissava la nube di polvere sollevata dalle gomme percepì un brivido freddo percorrerle la schiena dalle spalle all’osso sacro. Vinse questa sensazione avversa e si voltò verso la porta avvicinando la chiave alla serratura, subito si sentì meglio. Un caldo senso di sicurezza s’espanse in lei mentre varcava la soglia della villa, percepiva ai limiti della coscienza, che nulla di male non le sarebbe mai accorso in quel luogo, provava addirittura una sicurezza di sé ancora più forte del solito.

Conosceva bene la villa, vi era stata più volte invitata dal proprietario in occasione delle regolari feste che vi teneva, e si diresse sicura verso una delle camere riservate agli ospiti. Scelse la sua preferita, quella che si affacciava sul retro della villa, dove il parco, apparentemente meno curato, aveva un aspetto più naturale e selvaggio. Dopo aver aperto la finestra ed aspirato una lunga boccata d’aria fresca si dedicò al suo piccolo bagaglio. Sistemò gli abiti di ricambio e la camicia da notte nell’armadio insieme alla biancheria, quindi estrasse dal suo scomparto la telecamera e ne controllò lo stato di carica delle batterie prima d’inserire una cassetta nuova. Sorrise soddisfatta, mentre effettuava una ripresa di prova nella camera. Aveva circa novanta minuti di nastro pronti ad immortalare le prove della sua effettiva presenza in quella casa per tutta la notte.

Erano da poco passate le diciannove, Sofia decise di farsi una doccia prima di prepararsi qualcosa per cena. Non aveva controllato la cucina ma era sicura di trovarvi la dispensa ben fornita. Conosceva Vittorio e la sua propensione per la buona tavola unita alle sue doti di cuoco. Senza dubbio non avrebbe sofferto la fame. Terminò di svuotare la valigia prima di ordinarla, quindi raccattò la biancheria di ricambio e fece per uscire dalla stanza diretta verso il bagno, ma appena appoggiò la mano sulla maniglia un pensiero illuminò la sua mente. In fondo c’era solo lei nella casa, perché doveva spogliarsi nel bagno quando poteva farlo più comodamente nella stanza?

Tornò, allora, verso il letto e depositò vicino al cuscino la biancheria pulita che teneva in mano, quindi prese il bordo della maglia per sollevarla. Restò bloccata a metà folgorata da una nuova idea: in fondo doveva testimoniare e documentare la sua presenza in quella casa tramite il filmato, inoltre intendeva far pagare a Giacomo la scarsa fiducia dimostrata nei suoi confronti quel pomeriggio. S’immaginò la sua faccia quando avrebbe visto, insieme agli altri, il filmato iniziare con lei che si spogliava prima della doccia.

Sorrise soddisfatta e gratificata dalla sua idea mentre posizionava la telecamera sul piccolo treppiede portatile, che non aveva dimenticato. La sistemò su di un mobile ed inquadrò la zona del letto restringendo l’immagine in modo da lasciarsi un ampio corridoio ove potersi muovere non ripresa. Questo le avrebbe consentito di farsi riprendere mentre levava la maglia ed i jeans e di uscire dall’inquadratura prima di denudarsi completamente, si sarebbe vista solo la sua mano che lasciava cadere maliziosamente sul letto gli slip ed il reggiseno. Così fece, ed al termine controllò, dopo aver riavvolto il nastro, il risultato; soddisfatta spense l’apparecchio e s’avvio decisa verso la doccia.

Come si aspettava nel bagno degli ospiti non mancava nulla, s’infilò nella doccia ancora prima di dosare la temperatura dell’acqua ma non si stupì di trovarla subito perfettamente regolata alle sue esigenze. Prese in mano il diffusore per dirigere il getto sul corpo evitando di bagnare i capelli, l’acqua aveva sempre un effetto tonificante su di lei, le piaceva sentirla scorrere calda sulla pelle ed insinuarsi in ogni anfratto per accarezzarla morbidamente. Vi erano giorni in cui indugiava più del solito in questa pratica, quando la sinuosa carezza dell’acqua assumeva una carattere decisamente sensuale ed allora il calore lasciato sulla pelle si trasformava nel delicato tocco della mano di un ideale amante. Sofia ebbe la razionale percezione fisica di un qualcosa di diverso in quell’acqua che scorreva sul suo corpo, le pareva più densa, soffice e leggera e più avvolgente del solito; come se in quel luogo la tensione superficiale del liquido potesse esprimersi con un altro valore, violando le più elementari leggi fisiche, generando quindi gocce più piccole e strati più sottili sulla pelle. Era tentata di chiudere il rubinetto immediatamente, d’uscire dalla doccia e rifugiarsi nell’aria fresca della sera per cacciare via i pensieri che stavano nascendo nella sua mente, ma la carezza dell’acqua era troppo sensuale per rinunciarvi. Sistemò il diffusore nell’apposito sostegno dopo averlo regolato all’altezza del seno, quindi prese il sapone ed iniziò a passarlo su tutto il corpo. Unì alla carezza liquida quella più decisa ed esperta delle proprie mani, ottenendo uno stimolo troppo intenso per lasciarla indifferente. Indugiava sempre più a lungo nelle zone erogene del seno, dei fianchi, dei glutei e del pube; si ritrovò ben presto a desiderare un orgasmo. Il piacere iniziava a farsi strada in lei dopo essere nato molto lentamente ed ai limiti della coscienza. Sofia, però, non voleva raggiungere l’apice grazie alla stimolazione delle proprie dita, era combattuta tra l’esigenza di godere e la voglia di arrivarci nel modo più naturale possibile. A fatica allontanò le mani dal proprio corpo appoggiandole sulle piastrelle della doccia e lasciò a quell’acqua così particolare il compito di stimolarla. La sentiva colpire con forza il seno per poi scendere lenta, esasperatamente lenta, e calda verso il pube. La sensazione era bellissima anche perché pareva non perdere calore, la stessa temperatura che percepiva sul seno la coglieva pure sul ventre e sulle labbra della vagina, allora aprì le gambe, per quanto le ridotte dimensioni della doccia lo consentissero, in modo da consentire all’acqua d’intrufolarsi tra le labbra della vulva. Il primo rivolo che sfiorò il clitoride le strappò un lungo gemito di piacere, pareva quasi avvolgerlo nel suo caldo massaggio. Nessuna lingua di nessun uomo era mai riuscita ad avvolgere in quel modo il suo organo sensibile, Sofia non credeva fosse possibile provare sensazioni così dolci e forti allo stesso momento. L’acqua scorreva anche più in basso, la dove un uomo sarebbe entrato in lei, e pareva intenzionata a penetrarla tanto premeva in quel punto.

La ragazza restava immobile con le mani appoggiate al muro e le gambe scomodamente aperte, temeva di perdere quel magico contatto con l’acqua se si fosse mossa, ma il piacere crescente l’invitava a muovere il bacino. Resistette sin che non vinse l’istinto, allora spinse indietro il sedere e contrasse il bacino prima di tornare nella posizione iniziale, notò che l’acqua l’aveva seguita scorrendo sempre nel punto più efficace per lei. Stupita ma felice iniziò a muoversi assecondando il proprio istinto. L’orgasmo non la colse di sorpresa, lo aveva sentito nascere e crescere tanto lentamente da scoprirne nuovi aspetti sino ad allora passati inosservati. Quando esplose si sviluppò seguendo lo stesso ritmo iniziale concedendole un piacere interminabile.

Al termine, la stessa acqua che tanto l’aveva fatta godere abbandonò la via diretta attraverso le labbra della vulva per iniziare a scorrere intorno a questa. Il caldo massaggio si spostò quindi ai muscoli delle cosce, che tanto s’erano tesi durante il piacere, rilassandoli. Sofia non si poneva più domande su quell’acqua che pareva dotata di volontà propria e sensibile intelligenza, si rilassò nel languore di quel massaggio ideale dopo un orgasmo così intenso.

Quando uscì dal bagno si sentiva soddisfatta, ben disposta, serena, stanca e terribilmente affamata. Era felice di non aver portato con se la telecamera per documentare l’uso della doccia, certi piccoli segreti sul proprio rapporto con l’acqua era meglio mantenerli ancora celati. Però aveva intenzione di accingersi alla preparazione del pasto serale.

Scese al piano di sotto, dopo essersi rivestita con gli stessi abiti di prima, diretta verso la cucina con la telecamera ed il cavalletto in mano. Appena varcata la soglia della camera cercò il punto in cui piazzare l’apparecchio di ripresa, quindi lo sistemò e ne controllò l’inquadratura.

–     Eccomi qua! – disse rivolta all’obiettivo – Sono praticamente le venti… potete sentire nel sottofondo audio il telegiornale?

Ok, innanzitutto ringrazio Vittorio per la sua ospitalità. Il bagno era perfetto e, a quanto vedo, qui in cucina non manca nulla!

Sto pensando di prepararmi qualcosa per cena… qui c’è l’imbarazzo della scelta … il frigorifero sembra la dispensa di un ristorante.

… Ma quanto mangi Vittorio?

Ok, ok, ok… non sta bene prendere in giro gli assenti!

Sì, però a questo punto non posso prendere in giro nessuno. Poiché sono da sola qua!

Completamente sola … e sottolineo il completamente. Delle misteriose presenze, sino ad ora, nessun indizio.

Mah! Vuol dire che aspetterò. Intanto lascio accesa la telecamera così mi vedete mentre preparo la mia cena frugale.

Dopo questa presentazione Sofia si voltò verso il piano di lavoro della cucina ed iniziò a prepararsi la cena. Aveva optato per un semplice piatto di spaghetti conditi con olio e qualche spezia. Non voleva eccedere con il cibo per non ritrovarsi con i sensi annebbiati e l’attenzione sopita in quella notte. Mentre posizionava sul fuoco la pentola piena d’acqua si voltò verso la telecamera ed aggiunse:

–     Mi preparo un frugale piatto di pasta, così sarò ben sveglia e pronta ad accogliere il misterioso visitatore notturno di questa casa.

Quindi, se avete intenzione di farmi qualche scherzo… ipotesi che ho preso in considerazione.. sappiate che sarò sveglia e pronta ad accogliervi, magari con questa stessa pentola d’acqua bollente!

Già, ma voi vedrete questo filmato domani.

Quindi la minaccia non la potrete cogliere in tempo… peccato!

Vuol dire che se verrete qua per giocarmi qualche scherzo rimarrete scottati!

Ora chiudo la registrazione… a dopo, magari con una ripresa notturna dall’esterno prima di coricarmi.

Ciao!

La telecamera registro l’immagine di Sofia che s’avvicinava sino a riempire completamente il fotogramma con il particolare del seno prima di spegnersi.

La ragazza tornò verso la dispensa con l’intenzione di scegliere una tra le tante spezie da usare come condimento. Provò un attimo di smarrimento di fronte alla varietà di erbe presenti, pareva il laboratorio di un farmacista medievale, ma in breve optò per lo zenzero. Adorava il profumo di quella spezia e ne apprezzava gli effetti collaterali. Sorrise a questo pensiero, dopo quanto era successo sotto la doccia ne riteneva superflua l’assunzione.

Era intenta nel miscelare a freddo la polvere profumata con l’olio quando s’accorse che la pentola d’acqua in ebollizione stava per versare parte del contenuto sul piano di cottura, istintivamente allungò la mano verso il rubinetto del gas mancandolo di buona misura. Reagì spostando l’arto nel punto in cui si trovavano i controlli nella sua cucina, ma con un gesto avventato colpì pericolosamente il bollitore sbilanciandolo. Fu questione di un istante, a Sofia parve d’essere tratta in avanti, nel senso dello slancio che s’era data, e cascò ben oltre il punto in cui parte dell’acqua bollente si riversò in terra. Si rialzò, soffocando una poco consona imprecazione, prima di notare il vapore che si sollevava dal pavimento, allora comprese il pericolo scampato. Non sapeva spiegarsi come potesse essere finita oltre quel punto, non si era lanciata verso il presunto rubinetto del gas con tanta veemenza e ricordava benissimo la sensazione d’essere tratta in avanti da una forza improvvisa, ma il sollievo era più forte del dubbio e si mise a ripulire senza più pensare.

Consumò il suo pasto guardando distrattamente la televisione, senza più pensare a quanto era successo dal suo arrivo in quella casa. Aveva liquidato ogni dubbio attribuendo alla suggestione la spiegazione d’ogni cosa, convintasi di questo si sentiva più serena e pronta ad affrontare la notte. Nessuna presenza ultraterrena, nessuno spirito inquieto, alcun mistero.

Terminata la cena e rassettata la cucina, in modo da lasciarla pulita e ordinata come l’aveva trovata, decise di effettuare qualche ripresa del parco e dell’esterno della casa. Il sole era ormai prossimo al tramonto ma gli ultimi raggi donavano al cielo una luce particolare, un colore rossastro che ben contrastava con il verde degli alberi. Sperava di cogliere quel breve momento in cui la luminosità del cielo non era ancora sovrastata dall’illuminazione artificiale del parco.

Armata di telecamera uscì da una porta di servizio sul retro della casa e si portò immediatamente sul lato ovest per effettuare le prime riprese di prova. La luce era perfetta, forse ancora troppo intensa quella naturale, avrebbe dovuto trovare un bilanciamento del bianco in grado di compensare le due fonti di luce, ma erano questi piccoli problemi a dar sapore alla sua passione per le riprese video. Sicuramente pochi dei suoi amici avrebbero colto queste difficoltà, ma lei non filmava per strappare applausi, riprendeva il mondo che la circondava per se stessa. Non le capitava spesso di trovarsi in mezzo ad un bosco a quell’ora e per di più con la possibilità d’illuminarlo artificialmente, e qui stava uno dei motivi principali per cui aveva accettato la scommessa, ma erano in pochi ad averlo capito. Filmò per primi i dintorni della casa e l’edificio stesso, poi iniziò a spostarsi sempre più all’interno del parco attratta dalle nuvole di piccoli insetti che andavano raccogliendosi intorno ai fari, qui riuscì a sfogare molta della sua creatività. Era così presa dalla sua passione da non accorgesi quanto si fosse allontanata dalla casa sino al momento in cui iniziò a percepire un vago senso di disagio che si faceva più intenso se osservava il folto del bosco. Si voltò, allora, verso la villa sentendosi subito rassicurata. Decise di non badare a queste sensazioni indotte e di continuare la sua caccia d’immagini, le restavano ancora pochi minuti di luce buona, ma come tentava d’indirizzare un passo verso il bosco il disagio si trasformava in vero e proprio malessere, quasi un senso di nausea accompagnato da brividi sempre più intensi. Sofia diede ascolto alla sua razionalità e decise di aver mangiato troppo in fretta e preso freddo allo stomaco bloccando la digestione, se voleva evitare una notte insonne a causa del mal di testa doveva tornare in casa e sistemarsi su di una poltrona, magari davanti alla Tv, in attesa di digerire con calma.

Tornò sui suoi passi inquadrando il parco mentre camminava, questo esercizio le serviva per imparare a tener ben ferma la macchina di ripresa in ogni occasione. Anche questa volta non si rese subito conto del proprio repentino cambio d’umore; non provava più il senso d’oppressione di prima e si sentiva addirittura meglio di quando era giunta in quel luogo nel tardo pomeriggio. In ogni caso Sofia s’ostinava a relegare nel razionale tutte queste sensazioni che continuava a provare.

Quando rientrò in casa il sole era tramontato del tutto ed in cielo erano apparse da tempo le prime stelle, la ragazza era tentata di visionare il filmato appena realizzato collegando il televisore della sala alla telecamera, ma prima di procedere si preparò una bevanda calda, memore di quanto aveva provato nel parco. Quando ebbe tutto pronto, al the aveva unito qualche dolcetto recuperato in dispensa, si diresse in sala e si posizionò su quella che, a giudicare dalla posizione e dallo stato d’usura, doveva essere la poltrona preferita dal proprietario, quindi accese la televisione. Prima di collegare la telecamera fece scorrere i vari canali sin che un documentario attirò la sua attenzione per la qualità delle riprese, allora rinunciò momentaneamente ai propositi iniziali. Si mise comoda ed iniziò a sorseggiare la bevanda calda. Dopo pochi minuti le parve di percepire un vago sentore di bergamotto nell’aria, annusò il the ma non proveniva da lì, controllò l’ambiente ma non vide alcun dispensatore di profumo, le finestre erano chiuse ed, in ogni caso, quella non era fioritura di stagione. Le parve strana la presenza di quel profumo da lei tanto amato, da quando era entrata nella casa lo percepiva per la prima volta. Anche questa volta cancellò ogni possibile spiegazione irrazionale di questo fatto, era sicura che, scavando a fondo, avrebbe scoperto la fonte di tale profumo. Era tentata d’indagare ma si sentì improvvisamente stanca. La giornata era stata dura: prima la tensione nervosa durata dal primo pomeriggio a sera a causa dei tentativi di Giacomo di dissuaderla, poi la doccia e lo stupendo orgasmo, infine l’acqua versata in cucina che l’aveva costretta a pulizie impreviste. Sofia tentò di resistere all’improvviso colpo di sonno per riuscire a guadagnare il letto, ma la televisione aveva per lei un effetto assimilabile a quello di un potente sonnifero.  Cadde in quello stato di dolce torpore in cui i sogni vengono ancora guidati dalla mente sulla base dei ricordi più recenti o intensi. Rivisse a tratti l’esperienza sotto la doccia, le pareva di sentire ancora su di sé la stessa eccitazione e la morbida carezza dell’acqua. Istintivamente allungò le gambe e le aprì scivolando in avanti, un gesto di offerta verso un irreale quanto desiderato amante, mentre le voci del televisore si trasformarono nei dolci suoni delle sue sussurrate parole di passione.

Sofia era decisamente eccitata, quando il sonno vinceva la volontà di restare cosciente si muoveva sulla poltrona come se le mani di questo ipotetico corteggiatore la frugassero in ogni dove, mentre la riacquistata coscienza la spingeva a ricomporsi e a fissare il televisore con lo sguardo più accattivante che conosceva, ammiccando come se lo schermo fosse l’uomo da sedurre. Aveva caldo, improvvisamente la temperatura della stanza le parve superare i limiti della sopportazione, il maglione divenne presto un peso intollerabile e se lo sfilò senza aprire gli occhi. Si lasciò quindi cadere distesa sulla poltrona godendosi il fresco dell’aria sulla pelle sudata, si sentiva meravigliosamente bene e ben disposta verso l’intero universo. L’eccitazione cresceva in risposta alle miriadi d’immagini erotiche che nascevano, miscelandosi le une alle altre prima di scomparire, nella mente. Erano icone di amplessi, di fantasiosi accoppiamenti, particolari di essi, suoni, gemiti, fotogrammi di labbra che si schiudevano per urlare il piacere o di altre labbra che si aprivano per accogliere la fonte di tanto godimento. Indugiava a lungo in quei dettagli che meglio si adattavano ai suoi sogni erotici più segreti nutrendo, in questo modo, l’iniziale eccitazione madre di tali sogni. Entrò in un circolo vizioso, senza apparente uscita, in cui l’eccitazione generava sogni che a loro volta incrementavano l’eccitazione stessa. In questi casi solo l’appagamento fisico del desiderio poteva fermare questa crescita incontrollata e, potenzialmente, dannosa della bramosia di un amplesso, ma essendo sola in quella casa la soluzione non era a portata di mano. I jeans stringevano la dove aveva bisogno di sentirsi libera e limitavano il respiro; senza guidarla con la volontà una mano scivolò, sfiorando delicatamente la pelle del busto, a slacciarli facendo prima saltare il bottone per poi aprire la zip. Sofia si sentì subito meglio, il senso di soffocamento era sparito consentendole di riempire sino in fondo i polmoni di aria rigeneratrice. Come in trance sollevò il sedere per sfilare via i jeans, senza rendersene conto si stava spogliando del tutto e non era solo la sonnolenza a limitare la sua coscienza, ma il grande desiderio, la voglia di sesso, il bisogno di un amplesso. Aveva i calzoni all’altezza delle ginocchia quando squillò il cellulare riportandola brutalmente alla realtà. Sofia guardò con odio il telefono mentre stringeva con forza il tessuto tra le mani come se l’interrompere l’operazione in corso le costasse una fatica sovrumana; rispose solamente al settimo squillo.

–     Sì? – disse

–     Sofia! Che succede, stai bene? – domandò la voce di Giacomo

–     Benissimo!

–     Come mai hai impiegato tanto a rispondere?

–     Stavo lavando i piatti in cui ho cenato e il rumore dell’acqua copriva quello della suoneria. – mentì lei

–     Lavi i piatti ora?

Ad un quarto alle undici?

Sofia guardò l’orologio, aveva perso la nozione del tempo e non si era resa conto dell’ora.

–     Ero uscita nel parco per filmare al tramonto… e di notte, non mi ero accorta di che ora si era fatta! Lo sai quanto mi piace riprendere la natura.

–     Sì, sì. Comunque stai bene? – domandò apprensivo lui.

–     Certo!

È come pensavo: qui nulla si muove, nulla si sente se non il canto delle cicale e dei rari animali notturni… tutto tace. Domani potrò dimostrare che non vi è nulla di strano in questa casa al di là della dispensa incredibilmente fornita!

–     Che fai ora?

–     Vado a letto! Ho sonno e mi voglio fare una lunga dormita. Domani voglio accogliervi con la colazione pronta. Quando pensi di arrivare?

–     Verso le nove e mezza, dieci. Va bene?

–     Benissimo, ti aspetto … vi aspetto.

–     Ti manco? – domandò speranzoso lui.

–     Non sai quanto! – ma Sofia non si riferiva al lato sentimentale di tale carenza

Seguirono i soliti versetti teneri, i baci lanciati a distanza e le coccole verbali; quindi si salutarono. Sofia appoggiò il telefono sul tavolino dinanzi alla poltrona e fissò quindi il televisore a lungo, senza prestare attenzione a quanto avveniva sul teleschermo, prima di rendesi conto dello stato in cui si trovava. Non si stupì d’essere seminuda, ricordava benissimo i pensieri e le sensazioni di poco prima; se Giacomo fosse rimasto con lei, in quella casa, avrebbe finalmente conosciuto un suo aspetto sino ad allora rimasto relegato in un angolo remoto della personalità. Sofia si rendeva conto di non essere mai riuscita a lasciarsi andare completamente quando faceva l’amore con lui; si sentiva ogni volta giudicata, sottoposta ad esame, analizzata in ogni minimo movimento. Temeva di lasciare libero sfogo alla fantasia o alla passione, come se il proporre qualcosa di nuovo o il muoversi dimostrando troppo trasporto potesse venire inteso male da lui. Il loro rapporto non si era fossilizzato, nella situazione di equilibrio sperimentata inizialmente, ma in continua evoluzione. I ruoli mutavano e s’adattavano alle nuove esigenze di una coppia nata da studenti, portata avanti nelle prime esperienze lavorative, e che ora prospettava l’idea di una convivenza. Solo il sesso si era, per così dire, fermato alle iniziali modalità d’amplesso. Oggi la ragazza che si era innamorata della dolcezza di Giacomo, otto anni prima, era diventata una donna che desiderava esprimere anche in campo erotico la sicurezza conquistata grazie agli obbiettivi raggiunti prima negli studi ed in campo lavorativo poi. La libertà conosciuta con l’indipendenza economica non trovava riscontro in campo sessuale. Sofia non voleva altri uomini, voleva essere una donna diversa con il suo uomo.

Considerata l’ora decise di non pensare più alle sue disgrazie e di portarsi verso il letto, si sistemò i calzoni quindi raccolse maglione, telefono e telecamera prima di spegnere il televisore. In cucina controllò d’aver serrato bene il rubinetto del gas quindi verificò la chiusura di tutte le porte e finestre al pian terreno; tutto sommato si trovava a dormire da sola in una casa decisamente isolata, la prudenza non era mai troppa. Raggiunta la stanza da letto terminò di spogliarsi, sfilò i jeans e li ripose ben appesi nell’armadio mentre slip e reggiseno dovevano finire nell’apposita tasca per la biancheria sporca della valigia. Non aveva freddo ma decise d’indossare la camicia da notte prima di coricarsi, mentre la sfilava dal portamantello ripensò, provando una lieve amarezza, all’occasione per cui l’aveva acquistata. Cacciò subito via quei pensieri, era stanca bramava troppo il letto per lasciarsi cadere nella tentazione di auto commiserarsi. Non dimenticò, però, il motivo per cui si trovava in quel luogo e neppure delle prove che intendeva proporre al gruppo di fantasiosi amici. Prima di coricarsi sistemò la telecamera sul treppiede, quindi inquadrò il letto per controllare quanto riuscisse a definire la scena con la sola luce sul comodino, soddisfatta mise l’apparecchio in attesa e s’infilò sotto le coperte. Controllò bene ogni particolare, dal bordo del copriletto che doveva lasciare scoperto ma non troppo il seno ai capelli sparsi apparentemente a caso sul cuscino, quindi inviò con il telecomando l’ordine d’iniziare la ripresa.

Attese di veder accesa la luce rossa indice di registrazione quindi disse:

–     Comodissimo questo letto, morbido e caldo, accogliente come tutta questa stupenda casa. Un letto solitario, come questa casa.

Manca poco a mezzanotte, ho fatto tardi per riprendere il parco, poi, lo ammetto, mi son addormentata dinanzi al televisore… la troppa tranquillità sopisce i sensi e qui si sta veramente tranquilli.

Insomma, quello che cerco di dirvi e che, sino ad ora, nessuna presenza misteriosa si è fatta avanti per cacciarmi di qua.

Voi penserete: “Ma è a mezzanotte l’ora dei fantasmi”. Bene, vuol dire che lascerò accesa la telecamera, ho inserito un nastro nuovo, quindi ho novanta minuti di ripresa che possono coprire sino all’una e un quarto circa. Sarà un filmato monotono dove mi vedrete dormire!

Almeno spero di dormire poiché lascerò accesa la luce del comodino in modo da consentire una ripresa decente.

Se mi vedrete balzare dal letto e correre via… sarà segno di un impellente bisogno fisico o … di puro terrore generato da fantomatiche presenze extraterrene…

Ok, ciao ragazzi… a domani!

Terminato il monologo Sofia prese il bordo della coperta e se lo tirò sino all’altezza della gola prima di voltarsi in modo da dare le spalle alla telecamera ed abbracciare il cuscino, quindi estrasse la mano destra da sotto le lenzuola per agitarla in segno di saluto e sussurrare un “buona notte”.

Come chiuse gli occhi si sentì sprofondare nel sonno, provò la netta sensazione di cadere in una voragine seguendo una cammino a spirale verso il basso, qualcosa nel basso la richiamava con forza ed era la stanchezza che provava. Sofia si lasciò andare senza più opporre resistenza al sonno, l’ultima cosa che percepì cosciente fu un intenso profumo di bergamotto e mormorò rivolta alla telecamera un ringraziamento al proprietario della villa che aveva diffuso quell’essenza in tutte le stanze. Poi dormì.

La mente, ora libera da ogni vincolo razionale iniziò a generare, immediatamente, dei sogni legati a quanto aveva fantasticato poco prima sulla poltrona. La mancanza di un controllo teso a guidare lo sviluppo dei pensieri permise questi di esprimersi in tutto il loro potere liberatorio, generando immagini di quelle situazioni che la mente razionale tendeva a smussare durante lo stato di veglia.

All’inizio furono solo carezze. Sofia visualizzò la propria immagine in piedi, o appoggiata sulle ginocchia, con le gambe leggermente divaricate, il busto perfettamente eretto e le braccia scostate dal corpo. Delle mani scorrevano sulla sua pelle accarezzandola morbidamente, erano mani dolci e calde, apparentemente intenzionate a sfiorare i punti erogeni senza mai toccarli direttamente in modo da generare un desiderio destinato a crescere con drammatica costanza. Non sapeva quante fossero queste mani su di lei, le percepiva ovunque, se abbassava lo sguardo ne vedeva subito una salire dal ventre al seno e da qui arrivare a sfiorarle le labbra. Sofia voleva baciare quelle mani, succhiarne le dita, in modo da dimostrare quanto desiderasse sentirle spingersi sin nelle zone sino a quel momento evitate, ma esse si sottraevano alle sue labbra così come scansavano i punti erogeni. In questo sorgeva una manovra tesa ad incrementare il suo desiderio, e l’apprezzava, ma non sapeva più come dimostrare quanto fosse già dolorosamente eccitata se non spingendo il corpo contro quelle mani, dimenandosi in modo da anticipare le loro mosse ed esporre, in maniera invitante, il pube o i capezzoli.

Nel sogno si materializzò un letto, non sapeva se si trattava dello stesso in cui dormiva o se fosse la proiezione di uno che l’aveva colpita in modo particolare, sta di fatto che si ritrovò seduta sul bordo con le gambe spalancate intenta ad osservare due di quelle mani scorrere nell’interno delle cosce ed a sperare di vederle, finalmente, arrivare a sfiorare il pube. Non riuscì a scorgere altro poiché venne presa per le spalle e dolcemente tratta all’indietro sino a trovarsi distesa, contemporaneamente le mani tra le gambe spinsero verso l’esterno costringendola ad aprirsi ancora di più, Sofia intuì che qualcosa di magnifico stava per capitarle e si lasciò guidare senza opporre la minima resistenza. Era tesa nello spingere i sensi a percepire ogni minimo stimolo quando, improvvisamente, un tocco umido si materializzò direttamente sul clitoride. Le parve d’impazzire dal piacere che, immediatamente esplose in quel punto per diffondersi in tutto il corpo, quel tocco le ricordava la carezza dell’acqua sotto la doccia, non sentiva la presenza del viso e le spalle di un uomo tra le gambe, sentiva solo una lingua forte e decisa stimolarla senza badare ai suoi gemiti. Voleva sollevare il busto in modo da vedere cosa le stessero facendo, ma era come trattenuta distesa, riusciva solamente ad alzare la testa, ma il corpo inarcato dal piacere non le consentiva di scorgere altro che il proprio seno.

Non le era mai capitato di stentare nel trattenere un orgasmo, semmai il contrario; ma nel sogno si vide in questa situazione. Lo stimolo che riceveva era troppo intenso per resistergli e la sensazione di costrizione, generata dall’impossibilità di muoversi come voleva, l’eccitava a dismisura. Quando giunse sul punto d’arrendersi al piacere ed abbandonare ogni tentativo di controllo, lo stimolo esterno alla vagina terminò all’istante e si ritrovò completamente libera. Si trascinò, allora, verso il centro del letto nella speranza di raggiungere la testa e conquistare un cuscino, ma venne nuovamente bloccata e trattenuta per le caviglie appena giunta nel mezzo. Sofia reagì aprendo le braccia per remare con forza in modo da sottrarsi a quella presa, non aveva alcuna intenzione di fuggire, ma amava dimostrare una sua attiva partecipazione all’amplesso ribellandosi dolcemente ad ogni tentativo di dominarla, anche se trovava particolarmente eccitanti queste dimostrazioni di forza da parte del suo amante. Ogni tentativo d’allontanarsi risultava, però, infruttuoso tanto che stava per rinunciarvi quando anche le braccia vennero improvvisamente bloccate da quella che appariva come la presa di altre quattro mani. Si ritrovò così come crocifissa sul letto mentre qualcosa la costringeva a piegare le gambe in posizione aperta. Quella situazione, normalmente, l’avrebbe spaventata poiché era chiara la sensazione della presa di più mani sconosciute sul suo corpo, ma nel sogno la trovava esaltante ed assecondò il gioco.

Ora non erano più dolci carezze, alcune mani la trattenevano mentre altre esploravano diligentemente la vulva, separandone le grandi labbra per preparare la strada a qualcosa intenzionato ad entrare in lei. Sofia ebbe la chiara percezione dell’attimo in cui stava per essere penetrata anche se non coglieva la presenza del corpo di un uomo tra le sue cosce, ebbe solo il tempo di pensare “è qui, sta per entrare in me!” che qualcosa di chiaramente fallico puntò la vagina e la penetrò con dolce decisione. Lo sentì entrare ed aprirla nel farsi strada, Sofia istintivamente tentò di sollevare il pube in modo da facilitargli il compito ma non sapeva come posizionarsi, non percepiva altro che il membro dell’uomo, non sapeva se lui fosse inginocchiato tra le sue gambe oppure steso sopra di lei. Era solo un fallo privo del corpo, era sicura che non si trattasse di un oggetto di forma fallica guidato da una mano in lei, qualcosa le diceva che si trattava di un vero organo genitale maschile. Provò varie posizioni mentre lui avanzava ed indietreggiava regolarmente, sin che scoprì di poterlo ricevere con eguale intensità in qualunque modo ponesse il pube, allora spinse in alto il bacino ed il sedere in basso arcuando il leggermente il corpo. Solo quando stava seduta a cavalcioni del suo ragazzo riusciva a sentire il membro strofinare con forza le pareti interne della vagina come ora. Il riuscire a provare quelle sensazioni così forti distesa sul letto la spinse a godere di un quasi immediato orgasmo. Sofia era già da tempo sull’orlo del godimento estremo e non riuscì a fermarsi questa volta. Voleva dimenarsi, andare incontro al membro o sottrarsi ad esso seguendo le proprie ondate di piacere, ma era trattenuta con troppa forza e dovette accettare passivamente sia il piacere che la fonte dello stesso in perenne e costante movimento. Non ebbe un solo istante di tregua, non riuscì a crogiolarsi nel languore conseguente l’orgasmo, chi stava in lei continuava a muoversi, ora più lentamente, uscendo completamente per poi penetrarla a fondo costringendola a provare delle sporadiche ed intense fitte di piacere; dolorose ora che l’orgasmo aveva attraversato il suo corpo.

L’irreale situazione onirica era forse specchio dei sogni che nascondeva pure a se stessa. Si vide sobbalzare sotto le spinte di uomo che non riusciva a scorgere, tremante e distrutta dal recente orgasmo, ma desiderosa di un nuovo amplesso. Voleva cambiare, assumere una nuova posizione, e come focalizzò nella mente il desiderio d’essere presa da dietro subito il membro uscì da lei e le mani che inchiodavano le braccia aperte la lasciarono. Sofia inspirò a fondo poi si voltò supina, facendo forza sulle mani si mise in ginocchio e aprì leggermente le gambe prima di sollevare, invitante, il sedere. Questa volta non intervenne nessuno a trattenerla, sentì solamente l’ormai conosciuto membro puntarla e penetrarla. Era finalmente libera di muoversi come voleva e diede il meglio di sé. Dopo un avvio deciso e regolare sentì, finalmente, l’uomo alle sue spalle cedere e rallentare limitando la corsa del membro. Era il chiaro sintomo di un tentativo di mantenere il controllo del proprio piacere. A Sofia gradiva questa sensazione, sentirsi la fonte di piacere di un uomo e cogliere i suoi tentativi di controllo le dava la certezza d’essere desiderabile, eccitante e, soprattutto, femmina; e tutto questo l’eccitava. Quando il suo uomo godeva lei provava lo stesso suo piacere. Attese quindi di sentirlo affondare e fremere nell’orgasmo, nel frattempo si muoveva esclusivamente per lui donandogli ogni pensiero, ogni azione, ogni sensazione. Si apriva per farlo entrare, per accoglierlo senza riserve, poi gli si stringeva intorno abbracciandolo con i muscoli interni della vagina e lo seguiva quando lui tentava d’uscire nuovamente per dirgli che lo voleva dentro. Gemeva quando intuiva il desiderio di lui di sentirla godere ed ansimava quando una fitta di piacere realmente l’apriva squassandole il corpo. Il piano di Sofia di donare all’uomo un orgasmo stupendo quanto il suo di poco prima stava per fallire a causa del piacere troppo intenso che tornava a provare. Era certa di non poter provare due orgasmi così ravvicinati ma i fatti le stavano dando torto. Intuì, in quel momento, la situazione d’impasse in cui si trovavano, tutti e due aspettavano un segnale dall’altro per lasciarsi andare e godere sino in fondo. Sofia decise di liberarsi e spinse indietro la testa puntando il soffitto mentre inarcava la schiena ed emetteva un lungo gorgoglio di piacere, simulando il nuovo orgasmo tanto atteso dall’uomo. Lui si lasciò, finalmente, andare e la penetrò a fondo prima d’iniziare a pulsare il suo seme in lei. Questo fu lo stimolo decisivo che generò il reale orgasmo in Sofia. Insieme al piacere generale si diffuse un intenso profumo di bergamotto che seguì la ragazza sino al mattino seguente.

La sveglia suonò alle otto, come ogni domenica mattina. Sofia aprì lentamente l’occhio destro per verificare la posizione delle lancette sperando di leggervi qualunque altra indicazione ma non quella dell’ora del risveglio, aveva sperato d’essersi sbagliata e puntato la sveglia alle sette, come nei giorni infrasettimanali, ma erano proprio le otto. Si stiracchio provando una lunga serie di piccole fitte in ogni parte del corpo, come se i suoi muscoli si stessero lamentando dopo un lavoro troppo intenso. Non riuscì a spiegarsene il motivo sino al momento in cui la mente completamente sveglia ricordo in ogni dettaglio il sogno della notte. La ragazza analizzò i vari dolori e vi riconobbe i postumi di un amplesso del tipo di quello sognato, si stupì di questo, non era certo il suo primo sogno a carattere erotico, ma mai nessuno di questi le aveva lasciato simili ricordi. Le sorprese non erano finite, quando si mise seduta per alzarsi s’avvide della sua completa nudità, la camicia da notte era scomparsa, la rivenne in seguito ai piedi del letto. Sofia era sempre più confusa troppi erano i particolari in contrasto con una tranquilla e solitaria notte di riposo. Mentre meditava le cadde lo sguardo sulla telecamera e si ricordò di non averla spenta. In preda ad uno sconvolgente presentimento afferrò l’apparecchio e si diresse di corsa verso la sala, al pian terreno, ed il televisore, giunta in fondo al corridoio si rese conto d’essere ancora completamente nuda e tornò sui suoi passi per recuperare la vestaglia.

Collegò i cavi video ed accese sia il televisore che la telecamera, quindi mandò in riavvolgimento il nastro mentre s’accomodava sulla poltrona. Con il telecomando spasmodicamente stretto tra le mani attese l’interminabile operazione di riavvolgimento ed accolse il secco suono che indicava il termine dell’operazione con un mugolio di gioia. Invio il comando di lettura e fissò l’attenzione sulle prime immagini. Si rivide salutare ed augurare la buona notte agli amici prima di voltarsi e sprofondare in quello che appariva un sonno sincero. Per circa venti minuti l’unico movimento nell’immagine era il leggero sollevarsi delle lenzuola a tempo con il suo respiro ed il sonoro confermava che nient’altro avveniva intorno a lei. Sofia era impaziente di vedere l’intero nastro ma la sua passione l’aveva abituata a cogliere ogni minimo dettaglio in una ripresa. Quando notò un improvviso cambiamento nella messa a fuoco intuì che qualcosa stava per accadere. L’autofocus della telecamera si era spostato in un punto a brevissima distanza dall’apparecchio, come se qualcosa fosse passato dinanzi all’obbiettivo senza, però, venire registrato. Sofia si spiegò questo fatto con la misura nel campo dell’infrarosso della distanza e la registrazione video nell’intervallo della luce visibile. Come l’immagine tornò a focalizzarsi su di lei notò le lenzuola scivolare lentamente verso i piedi del letto, sapeva d’avere il vizio di muovere spasmodicamente i piedi nel sonno con il risultato di trovarsi più volte scoperta al mattino, ma il moto delle lenzuola era troppo regolare per spiegarlo in questo modo.

L’immagine la riprendeva, ora, in un sonno molto agitato. Si voltava in continuazione da una parte all’altra, abbracciava il cuscino con forza poi lo allontanava da se, si passava la mano sul collo e sul decolté come per asciugarne il sudore, l’impressione generale era proprio quella di uno stato di sofferenza a causa di un’eccessiva temperatura. La scena durò per non più di quattro, cinque minuti; quindi si vide alzarsi in ginocchio sul letto e, ad occhi chiusi, levarsi la camicia da notte prima di allontanare dal corpo gli arti superiori ed assumere un’espressione estremamente goduta. Il parallelo con il sogno la sconvolse, fermò l’immagine in modo da poter controllare i dettagli del proprio viso, fissò a lungo l’immagine sullo schermo sin che non si convinse che effettivamente stava dormendo ma provando, probabilmente sognando, una sensazione bellissima. Temeva di proseguire nella visione del filmato, ma non poteva rimanere con quel dubbio nella mente.

Fece ripartire la riproduzione e si vide scivolare sul bordo del letto, aprire le gambe ed abbandonarsi distesa. Vide il proprio corpo inarcarsi dal piacere, ma delle mani viste in sogno nessuna traccia. Rivisse istante, per istante, il sogno; tutto era ripreso dalla telecamera compresi i gemiti di piacere che restavano l’unica colonna sonora del filmato. Iniziava a pensare d’aver sperimentato un sogno tanto intenso da costringerla ad assumere realmente le posizioni vissute a livello onirico. Guardava sempre più eccitata la propria immagine godere nel video nelle stesse posizioni del sogno provando essenzialmente un’acuta forma di curiosità. Quando si vide spingersi verso il centro del letto concentrò l’attenzione sulle proprie gambe e sul pube, ricordando bene cosa le era successo in sogno. Fu in quel momento che la curiosità si trasformò in paura.

Vide il suo corpo aprirsi letteralmente ad un qualcosa d’invisibile ch’entrava in lei. In quella posizione il pube veniva a trovarsi direttamente davanti all’obbiettivo e, nonostante l’inquadratura larga, poteva vedere chiaramente la vagina aprirsi ad “O” e contornare un’improbabile fallo, mentre il suono dei suoi gemiti sottolineava la reale consistenza di quanto l’apriva.

Sofia, ora, era realmente sconvolta; non aveva mai sentito parlare di una dilatazione del genere, e soprattutto esterna, generata dall’eccitazione d’un sogno. Qualcosa di reale e consistente, benché invisibile alla telecamera, la stava penetrando. Ricordava bene lo smarrimento provato di fronte all’assenza della percezione di un corpo tra le gambe, poteva quasi chiuderle completamente e sentire dentro di se la presenza del fallo. Ora era in grado di vedere con i propri occhi quanto fosse reale il suo sogno. Rivide il primo orgasmo, poi il cambiamento di posizione e qui rimase impressionata da come sobbalzassero le natiche ed il seno in seguito ai colpi decisi di un invisibile amante. Fermò l’immagine per scivolare dalla poltrona nella stessa posizione ripresa nel video, si mise carponi e tentò di riprodurre l’identico movimento che aveva visto senza riuscirvi.

Inutile. Per imprimere al seno quel movimento secco ed energico doveva spostare tutto il corpo in avanti e poi all’indietro. Inoltre non riusciva a ripetere i contraccolpi segnalati dalle natiche. Chiaramente, nel filmato, i movimenti erano generati da un qualcuno che si spingeva con forza dentro di lei.

Vincendo la forte tentazione di spegnere tutto e gettare via il nastro si sforzò di giungere al termine. Tutto veniva mostrato così come s’era svolto nel sogno, al termine lei sollevò la testa inarcando la schiena poi, dopo un brevissimo istante, venne urlando nel secondo orgasmo. Qui terminava il sogno, ora Sofia si vide crollare distesa e muoversi languidamente verso il cuscino. Si voltò prima verso la finestra e poi in direzione della telecamera, all’improvviso sorrise e lanciò un bacio all’aria mentre le lenzuola tornavano, lentamente, a ricoprirla. I restanti minuti di nastro mostrarono solamente il suo sonno e l’espressione di beatitudine fissa sul viso.

Sofia restò immobile sulla poltrona a lungo, sconvolta da quanto aveva visto; poi la razionalità prese il controllo e riavvolse il nastro per poi scollegare la telecamera dalla televisione. Recuperato tutto torno al piano di sopra, tolse il nastro dalla telecamera e lo infilò in una tasca della valigia, quindi inserì nell’apparecchio quello che aveva utilizzato prima di coricarsi. Aprì l’armadio e scelse i vestiti e la biancheria, quindi si recò in bagno ed aprì l’acqua della doccia. In quell’istante ricordò cosa le era accaduto la sera prima e provò un senso di sgomento all’idea di tornare a farsi accarezzare da quello strano liquido. Chiuse con forza il rubinetto e nel farlo si bagnò il polso. La sensazione che provò fu quella di totale normalità, l’acqua non si distribuiva più sulla sua pelle come la sera prima, capì che tutto era finito, ogni cosa era tornata nella sua normalità, quindi s’infilò sotto la doccia e tentò di far scivolare con l’acqua ogni pensiero.

Quando giunsero Giacomo e gli amici lei era, come previsto, seduta nel parco con una tazza di fumante caffè in mano ed un libro aperto sulle ginocchia. Baciò con gioia il proprio ragazzo in segno di saluto, poi rivolse agli amici una semplice occhiata ricambiata dal loro sguardo stupito. Non disse una parola ma mostrò loro la telecamera mentre si scusava con il proprietario per non aver rifatto il letto, intendeva dimostrare in ogni modo che aveva dormito in quel luogo. Il più stupito era proprio lui, continuava a fissare Sonia con occhi indagatori, più volte lei lo scorse analizzare ogni sua espressione, movimento o parola. Gli altri amici del gruppo non erano meno stupiti, tutti avevano tentato più volte di passare la notte di S.Giovanni in quella casa increduli dei racconti del proprietario e tutti, inevitabilmente, erano fuggiti spaventati da ciò che sentivano o vedevano.

Visionarono il primo filmato, visitarono la camera ed il bagno ancora umido per la doccia, e si convinsero.

Dopo alcuni giorni Sofia ricevette una telefonata da parte di Vittorio, il quale, senza mezzi termini le domandò cosa era realmente accaduto quella notte. Lei tergiversò, non ammise nulla. Solo inseguito alle sue pressanti e precise domande ammise d’aver colto una “presenza” nella casa quella notte, ma di aver pure “sentito” che nulla di male le sarebbe accorso. Se qualcosa c’era: era sicuramente amichevole nei suoi confronti. Aveva quindi dormito tranquillamente e si era goduta la sua splendida ospitalità. Vittorio pareva più stupito che incredulo da quanto sentiva, domandò ancora una volta a Sofia se davvero non le era successo nulla quella notte, poiché si narrava che quella presenza avesse una particolare predilezione per le belle ragazze. Lei rimase muta per un lungo istante, tentata di confessare all’amico quanto era registrato nel secondo nastro, in fondo doveva sapere cosa abitava con lui, però decise di tacere non poteva correre il rischio di far giungere all’orecchio del suo ragazzo il racconto di quella notte. Già lui si chiedeva quale fosse la causa del suo nuovo, e più eccitante, modo di fare l’amore; era arrivato a sospettare addirittura un tradimento. Salutò l’amico con la ribadita conferma che nulla l’era accorso, poi aprì il cassetto dove aveva riposto il secondo nastro e lo infilò nella telecamera.

Superato lo sgomento iniziale, Sofia si scopriva spesso a ripensare a quella notte. Questa era la prima causa del suo più caldo e sensuale approccio al sesso, quell’invisibile amante le aveva dimostrato quali incredibili vette potesse raggiungere il piacere se si affondava l’amplesso privi di ogni sorta di preconcetto, tabù, controllo o aspettativa. In fondo Giacomo aveva ragione, un tradimento vi era stato anche se non con un uomo comune. Da quel giorno tutta la volontà della ragazza, la sua libido e la passione erano state indirizzate nella tentativo di ricreare un amplesso come quello goduto quella notte, ma senza ottenere l’esito sperato. Le cause di tale fallimento erano molteplici: da una parte l’uomo con il quale si cimentava non era lo stesso di quella notte e lei stessa non riusciva a liberarsi del tutto. Così, spesso, riprendeva in mano quel nastro e lo riguardava nella speranza di carpirne i segreti, nell’estremo tentativo d’imitare sé stessa in quella notte. Era giunta alla conclusione che solo in quella casa, con quell’entità, poteva riprovare le stesse, e forse più intense, sensazioni, abbandonarsi al piacere completamente e senza remore, lasciando che gli eventi seguissero i naturali istinti posti alla base della riproduzione.

Nel mese di Agosto rimase da sola in casa. Con Giacomo si prospettava sempre più vicina l’ipotesi di una convivenza ed avevano deciso di dedicare quel mese alla ristrutturazione di un piccolo appartamento affittato nel centro cittadino. Una di quelle sere, dopo un’afosa e massacrante giornata dedicata alla tinteggiatura delle pareti decisero di andare a letto presto in modo da recuperare le forze. Sonia arrivò nella propria casa e si spogliò immediatamente per infilarsi sotto la doccia, sentiva il bisogno di lavare via il sudore appiccicaticcio che aveva addosso. In estate non regolava mai la temperatura dell’acqua, l’amava fresca. Come il primo getto le colpì i capelli provò un brivido, un formicolio che s’espanse in tutto il corpo prima di cogliere una morbida e tenera, ben conosciuta quanto sognata, carezza. Ancora una volta il liquido s’allargava sulla sua pelle aderendo in modo anomalo. Seguiva vie di scolo insolite e mirate a scivolare nei punti erogeni. Sonia non si permise di sperare, temeva di rompere quella stupenda sensazione spingendo la mente nell’analizzarla. Solo quando prese il getto per puntarselo direttamente sul pube ebbe la certezza di rivivere l’esperienza della notte di S.Giovanni. L’acqua scorreva sulla vagina stimolandone il clitoride e tentava, al di là d’ogni dubbio di spingersi dentro di lei. La ragazza non provava alcun timore, ora sapeva che solo un immenso piacere l’aspettava da qualunque cosa controllasse o si trovasse in quell’acqua.

Chiuse il getto, non voleva venire in quel modo, si asciugò e senza rivestirsi raggiunse il proprio letto per sedersi sul bordo. Aprì lentamente le gambe ed attese.

Trascorsi alcuni minuti in cui non successe nulla mormorò:

–     Ti prego, questa volta voglio essere sveglia per viverlo sino in fondo!

Allora percepì il primo e delicato tocco su di un ginocchio, guardò in quella direzione ma vide unicamente la propria pelle. Poi la carezza di spostò nell’interno delle cosce e questa volta vide chiaramente la pelle mostrare il segno della pressione. Seppe allora di non sognare e di rivivere veramente il sogno, si abbandonò lasciandosi cadere distesa e lasciò a lui, chiunque fosse, il compito di guidarla verso il tanto desiderato piacere.

Mentre percepiva due dita divaricarle le labbra della vagina, poco prima d’essere penetrata provò un leggero senso di colpa nei confronti del suo ragazzo. Sensazione che scacciò all’istante, poiché il suo amante non esisteva, forse era solo frutto del desiderio, una proiezione con consistenza materiale dei propri sogni.

Il membro invisibile che entrava nel suo ventre la fece gemere e sperare che quella visita non fosse un evento sporadico, ma piuttosto l’inizio di una stupenda ed appagante insolita relazione. Immediatamente un preciso pensiero di conferma si formò nella sua mente, allora seppe cosa rendeva speciale quell’essere: la capacità di leggere i suoi pensieri.

Sofia abbandonò ogni controllo ed ogni pensiero razionale, ascoltò inizialmente le sensazioni che nascevano in lei, poi prese parte attiva all’amplesso. L’ultimo ricordo della ragione fu un silenzioso ringraziamento a quella scommessa ed alla notte passata in una casa infestata.

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