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Fuck me pants

Questo &egrave un racconto di un’avventura capitatami quando avevo 28 anni.

Aneddoto: una mia amica americana sostiene che una donna che indossa pantalonii bianchi attillati &egrave in cerca di sesso. Infatti in america li chiamano: fuck me pants.

In quel periodo stavo cercando casa per me e la mia ragazza. Avevamo visitato diversi appartamenti ma nulla di interessante. Di solito ci dividevamo le visite causa lavoro.
Un giorno mi chiamano dll’ennesima agenzia per fissare un incontro l’indomani.
Mi presento sul luogo dell’incontro e con 5 minuti di ritardo si presenta una donna sulla cinquantina scarsa. Bel fisico, ben curata, bei vestiti, trucco, unghia e tutto il resto. Li per li non penso nulla di malizioso.
Visitiamo l’appartamento, ma non mi piace. La signora mi chiede i nostri gusti, su cosa siamo orientati, per vedere se ha altre case che mi possono interessare.
Mentre discutiamo, si sorride, si chiacchiera del più e del meno. La signora &egrave molto educata ed ha uno sguardo accattivante.
Quando ci dirigiamo verso l’uscita non posso non notare il suo ancheggiare, la sua gonna che delinea le curve ed il sedere ben in vista subito sotto la giacca corta.
Ci salutiamo e mi promette di chiamarmi presto.

Passano i giorni e la settimana dopo la stessa agenzia mi chiama per fissare un’altra visita.
All’appuntamento arrivo in orario. Aspetto 10 minuti, 15 minuti. La vedo parcheggiare e scendere dalla macchina. &egrave lei, la stessa signora, sempre ben curata, ma con un look diverso.
Indossa una giacchetta come l’altra volta, ma sotto ha una camicetta semitrasparente con un’ampia scollatura. Ma quello che più noto sono i pantaloni. Bianchi ed attillatissimi. Non posso far altro che guardarla mentre viene verso di me e scendo con lo sguardo sino alle scarpe, elegantissime con tacco a spillo altissimo.
Dentro di me penso che gnocca fosse stata da giovane.

Ci salutiamo e ci avviamo verso l’appartamento da visitare. Mi precede e non faccio altro che guardarle il sedere.

Entriamo. Lei appoggia la sua cartellina all’ingresso e facciamo il giro dell’appartamento. Mi interessa perciò discutiamo dei dettagli. Finito il giro, andiamo in soggiorno, dove, essendo l’appartamento vuoto, c’era solo la penisola della cucina dove appoggiarsi e parlare.

Mentre discutiamo, noto che la signora si sporge verso di me, ammicca ai miei commenti e sorride lievemente. Io assecondo. Ad un certo punto si toglie la giacca e si lascia ammirare la camicetta nera trasparente sulle braccia e sulla scollatura ampia. Il reggiseno nero &egrave ben in vista.

Non posso far altro che ammirare e dentro di me penso: “ma non &egrave che mi sta provocando”. Smetto subito di pensarci mentre andiamo avanti nella discussione.
Ad un certo punto, si mette a girare intorno alla penisola, ancheggiando e sfacendo sbattere con cadenza regolare i tacchi. Il rumore dei tacchi sul pavimento mi entra nella testa. Mentre fa il giro mi guarda dicendo: “allora l’appartamento ti piace, la superficie va bene….” e continua a girare fissandomi negli occhi.

Mentre gira ed ancheggia guardo di nuovo il suo pantalone e mi viene in mente la teoria della mia amica americana dei “fuck me pants”. Una donna si mette dei pantaloni bianchi aderenti e scarpe col tacco quando &egrave in cerca!!!!
Azz. allora davvero mi sta provocando. Inizio ad essere impacciato, sguardo fisso su di lei.
Si avvicina. Sono un pezzo di legno. &egrave pur sempre una donna adulta.

&egrave di fronte a me, continua a parlare dell’appartamento, mi si rivolge chiamandomi signore: “allora signor …. cosa facciamo. Le piace? O vogliamo vedere altro?”
Una sua mano mi sfiora la coscia e sembra si sia scatenato il terremoto dentro di me. Non mi sbilancio, tempo la figuraccia. Forse mi sto immaginando tutto.

Ma poco dopo sento la sua mano, chiaramente sfiorarmi la coscia e salire delicatamente. Sono immobile. La sua mano mi accarezza vicino la cintura. Mi fissa, con i tacchi &egrave quasi più alta di me. Mi sporgo verso di lei, apro le labbra e la bacio.
La sua lingua morbida si muove dentro la mia bocca. Le metto la mano fra i capelli e la bacio con foga.

Si stacca, mi fissa mentre mi slaccia la cintura. Apre i pantaloni e li abbassa. Mano dentro gli slip. Fa sue e giu delicatamente un paio di volte. Vado per baciarla, ma lei si tira indietro sorridendo.
Si abbassa, e lo prende in bocca. Non ci credo. Mi sta facendo un pompino. &egrave bravissima. Alterna sega e pompa. Ho il cazzo durissimo. La faccio alzare, la giro e la faccio poggiare sulla penisola e mi appoggio spingendo sul suo sedere, stringendola per i fianchi. Lei si strofina con fare molto sensuale. Il mio viso &egrave tra i suoi capelli. Sbottono i pantaloni, li abbasso e ammiro il suo intimo di classe a cui non sono abituato. Le azzarezzo il sedere. Mi spinge indietro e si sfila i pantaloni. Con un balzo si siede sulla penisola e mi tira verso di lei, baciandomi ed afferrandomi per il sedere.

Mi chiede se ho un preservativo. Dico di no e lei risponde: “sempre i soliti voi ragazzi”. Apre la borsetta e mi porge un preservatico.
Lo infilo, lei si stende, solleva le gambe e mi porge la sua figa, ancora celata dagli slip. Scosto gli slip e affondo piano piano. Sento il suo gemito di piacere e la parola chiara: “scopami”.
Inizio a scoparla muovendomi avanti ed indietro. Scopo al meglio che posso. Mi incita di metterlo dentro fino alle palle, spingo in fondo. Mi fermo e poi riparto.
Il ritmo sale, sento che si eccita sempre di più. Io sono già al limite e mi muovo con moderazione per evitare di venire. Si porta la mano sul clitoride e chinata con la testa all’indietro inizia a masturbarsi.
Sento i suoi muscoli irrigidirsi ed i suoi gemiti aumentare di frequenza. Sbatto con forza, sta per venire ed io sono pronto. La sento, arriva all’orgasmo con urla soffocate. Un paio di colpi e vengo pure io.

Ancora qualche ansimo, ci stacchiamo e ci ricomponiamo.
Mentre ci avviamo all’uscita, le parlo dell’appartamento e lei mi risponde: “Se le piace, parli con la segretaria all’agenzia. Noi abbiamo finito. Le auguro una buona giornata.”

La guardo allontanarsi, ancheggiando alla stessa maniera di come &egrave arrivata.

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