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Capitolo VIII

L’auto si fermò in Rue Quatorze de julliet , davanti all’atéli&egraver di Madame Latour, dove le due donne erano attese per la prova del vestito da sera di Gemma.
Marie Latour era la migliore sarta della città: aveva circa quarant’anni, una figura sinuosa, senza alcuna pinguedine, due mani nervose ed affusolate ed un volto volitivo cui due belle labbra sottili , un naso dritto e due occhi nocciola conferivano un non so che d’accattivante e misterioso. Era rimasta vedova in giovane età, essendosi sposata prestissimo e da allora non aveva voluto più sposarsi, rifiutando le molte profferte maschili che la sua bellezza raffinata e discreta le avevano procurato. Le malelingue insinuavano che avesse deciso in tal senso, per punirsi della fine prematura del marito prodotta da uno smodato appetito sessuale. Ma erano soltanto voci di gente malevola ed invidiosa della riservatezza cui era ispirata la vita di Marie.
C’era anche chi insinuava ch’ella fosse dedita ai riti del Tiaso e di Saffo, senza, però, che nulla di concreto si sapesse a riguardo. Fatto sta che Madame Latour, s’era creata in poco tempo una clientela invidiabile e conducesse, per conseguenza, un tenore di vita agiato. Questa era la donna che accolse Augusta e Gemma , non senza sorpresa: ‘ Marchesa non l’aspettavo, m’aveva detto d’aver un impegno’ ‘ci siamo liberate prima del previsto. Spero non le spiaccia che sia presente’.
‘ Spiacermi, ma che dice, sono felice abbia potuto venire. Lei sa quanto tengo alla sua persona ed al suo giudizio.’ .La Marchesa sorrise compiaciuta e guardò significativamente la Latour che ricambiò lo sguardo, quasi fosse un cenno d’intesa. ‘Ma vi prego, andiamo di là , staremo più comode, disse la sarta, il vestito &egrave quasi pronto, lo vuole indossare, per favore?’ ‘Certamente, rispose Gemma, dove mi spoglio?’ ‘anche qui, disse Marie, tanto siamo tra donne’. La giovane non ebbe nulla in contrario e, aiutata da lei, rimase in sottoveste assai corto.
La Latour andò dietro un paravento , tornò recando sulle braccia il vestito cremisi che porse alla giovane perché lo indossasse. L’operazione , con l’aiuto sapiente dell’operatrice, fu di breve durata, dopodiché tutte poterono ammirare la silouette di Gemma fasciata nel tessuto ben modellato. ‘Pare vada bene’ disse Augusta avvicinandosi alla nipote , davanti al grande specchio; ma la sarta, accostatasi per aggiustare le pieghe sul ventre , ‘deve essere più morbido , interloquì, &egrave cosa di poco conto ma desidero sia perfetto’. Così dicendo , con la forbice, tagliò le cuciture che trattenevano il tessuto e con le mani abili ed esperte, drappeggiò la stoffa nella maniera voluta e la mostrò alla Marchesa . ‘Mi sembra debba essere morbido a questo punto.’ ‘ Si, rispose ella, non trovi piccola?’ ‘Sicuro,zia, &egrave proprio un bel vestito. Complimenti, Madame, voi conoscete la natura femminile e sapete bene come assecondare le nostre piccole vanità.’ ‘ Voi mi confondete, non ho fatto altro che modellare il tessuto su un corpo perfetto’, aggiunse, mentre premeva , forse più del necessario, le dita sul bassoventre della giovane. ‘Domani spero di potervelo consegnare: ditemi a che ora siete comoda.’ ‘Verremo verso quest’ora, disse Augusta e forse gradiremo vedere qualche altro modello. So che sta lavorando ad una nuova collezione’. ‘E’ vero ma non tutti gli abiti sono pronti’.’ ‘ci accontenteremo di quello che vorrà mostrarci’ tagliò corto la Marchesa. ‘A domani allora’.
Il resto della giornata trascorse tra il t&egrave delle cinque e la cena , servita alle 20,00, dalla servitù; mentre si era al dessert , Augusta ricevette una telefonata dal marito che annunciava il suo rientro per il giovedì successivo.
Xavi&egraver commentò la cosa con entusiasmo: lui ed il padre avevano un ottimo rapporto e poi il genitore era solito portargli sempre un regalo quando rientrava da un viaggio. Le due donne si rifugiarono in salotto e, con aria complice commentarono gli eventi della giornata: Gemma era sorpresa dalle esperienze ch’era possibile fare in quella piccola città, tremendamente emancipata ai suoi occhi di giovane educata nella rigida e bacchettona provincia italiana. Si era, all’epoca, nei primi anni trenta e certe libertà erano allora impensabili, almeno da noi.
‘Vedrai cosa ti farò vedere a Parigi, commentò zia Augusta, anche se devo dire che il Centro benessere di oggi &egrave uno dei migliori in assoluto. Il personale &egrave di prim’ordine e, come avrai constatato, assai ‘..disponibile. Se vorrai, impegni permettendo, la prossima volta ci faremo massaggiare insieme e ci divideremo le attenzioni di qualche operatore in più’. Mina ne era entusiasta e, ‘ Chi l’avrebbe mai detto, zia, disse trattenendo un risolino malizioso, pensavo d’ essere stata mandata presso una parente pedante e rigida come sono i familiari di papà e scopro, invece, una persona deliziosa, dalle idee molto moderne e libera da pregiudizi.’ ‘ Puoi dirlo, piccola, ma da dopodomani dovremo limitare le nostre piccole scappatelle; il Marchese , lungi dall’essere oppressivo, &egrave, però, assai esigente in fatto di relazioni e mi associa ai suoi impegni mondani, sottraendomi molto tempo. Comunque, c’e sempre Xavi&egraver a tenerti compagnia e mi sembra andiate molto d’accordo.’ ‘ Certo, &egrave molto premuroso e gentile e poi pieno d’inventiva, con lui non ci si annoia mai” Si, il mio bébé &egrave bravo quasi quanto il padre nell’adempiere ai doveri d’ospitalità. Sono contenta ti piaccia. ‘ ‘Sicuro che mi piace,’. anche troppo’ si lasciò sfuggire Gemma che non poté ignorare lo sguardo interrogativo della zia. ‘Voglio dire, si corresse, che apprezzo molto i suoi modi da giovane aristocratico’. ‘Bene , sentenziò la Marchesa, &egrave ora d’andare a letto. Io non so tu ma per me la giornata &egrave stata faticosa. Buonanotte.’ ‘ Resto ancora un po’, magari faccio compagnia a Xavi&egraver. Sono due giorni che non abbiamo modo di parlare.’ ‘Non fare tardi, mi raccomando. Domani abbiamo ancora degli appuntamenti e’.ti voglio in forma.’Profferì quest’ultima frase , sottolineandola con una strizzatina d’occhi.
Rimasta sola, ella si avvicinò al giovane, immerso nella lettura dei giornali:’ Xavi&egraver, ti disturbo?”Nient’affatto, siediti vicino a me; &egrave un po’ che desidero parlarti. Non che ci sia molto da dire, &egrave chiaro che mi sento attratto da te e che non ti sono indifferente . Da due giorni voi andate girando, lasciandomi fuori dai vostri affari ed io mi annoio; promettimi che domani verrai a cavallo con me.’. Così dicendo si era avvicinato a Gemma e le aveva passato un braccio sulle spalle. ‘Domani non &egrave possibile, come ha detto tua madre abbiamo degli appuntamenti. Dopodomani sicuramente sarò disponibile, se la zia non decide altrimenti. E’ vero, anche tu mi piaci però non dobbiamo essere precipitosi. ‘ Ma il giovane aveva già deciso di iniziare un percorso assai scabroso: con la destra, infatti stringeva a se Mina e le baciava il collo libero dai ricci. Con la sinistra, invece, posata su un ginocchio muliebre, risaliva lungo la gamba, sotto la gonna modello charleston. Giunto al bordo della calza, senza incontrare alcuna resistenza, indugiò tra le cosce di Gemma, vellicando la pelle più tenera e pressando l’usbergo di seta, in prossimità delle grandi labbra la cui consistenza era divenuta più evidente sotto le carezze delle dita. Solo quando Xavi&egraver introdusse il medio nell’intimità della donna, ella ebbe un moto di difesa, peraltro presto sedato dal piacere che montava dal clitoride solleticato: allora ella aprì quanto poteva le gambe, lasciando campo libero alle carezze del cugino. Egli catturò le labbra della ragazza e le forzò con la lingua, in un bacio che finì di sconvolgere i due amanti. Nel frattempo, Mina non era stata inerte: la mano destra, opportunamente attirata dal giovane sul suo fallo eretto, ora lo masturbava con lentezza studiata: ogni volta che incontrava la base del glande esercitava una stretta attorno all’asta, rendendo sempre più paonazza la punta del membro. Poi ridiscendeva verso l’inguine, tirando forte la pelle della verga, per tendere il frenulo in maniera parossistica. I due vennero quasi all’unisono, sotto l’azione delle dita, esperte e vogliose, ma i gemiti della fanciulla furono soffocati dalla bocca del ragazzo, pressata sulle sue labbra.
Dopo, quando si furono ricomposti, Xavi&egraver disse: ‘ Lo vedi, mi sei entrata nel sangue, ti voglio, non mi dire di no. Stanotte verrò nella tua stanza’.’ ‘No, rispose Gemma, sii ragionevole, anch’io ti desidero ma sono vergine e devo restare tale, non posso recare disonore alla mia famiglia. E poi, anche ai tuoi dovremmo rendere conto; non &egrave possibile anche se lo vorrei ‘.tanto!’. Un ultimo bacio segnò il commiato tra i due ed anche la fine della serata.

(Continua)

Autore Pubblicato il: 3 Maggio 2012Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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