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Pure quest’anno ho spostato di proposito le ferie estive saltando intenzionalmente i mesi caldi per eccellenza sia di luglio che d’agosto, invero anche buona parte del restante periodo di settembre, per eludere la calca delle persone. Non mi è mai piaciuto il chiasso e lo scompiglio, per il fatto che non adoro la confusione e il parapiglia degli altri, e quando vado in ferie non gradisco tutta la ressa del periodo estivo, perché di gente ne vedo abbastanza attorno tutto l’anno. Decido in tal modo di farmi un adeguato periodo di riposo nel mese d’ottobre inoltrato, sancendo in comune accordo di recarci in Grecia con una coppia d’amici di lunga data, quando ormai le spiagge sono pressoché spopolate, dove nessuno viene a importunarti né a innervosirti. Tu sei al presente distesa a pancia in giù sul tuo confortevole sdraio, intanto che ti stai godendo i raggi di sole che riscaldano il tuo corpo abbrunito, hai la faccia rivolta verso la riva, mentre t’abbandoni interamente ascoltando lo schiamazzo delle onde del mare. Dopo ti rialzi e osservo che esamini la linea del tramonto seguendo lo svolazzo rapido d’un gabbiano, dopo indirizzi lo sguardo verso il mare, prendendo come punto di riferimento un flutto seguendolo fino a quando non s’infrange sulla battigia. Là, sulla battigia, c’è adagiato il corpo di Ottavio che si trova disteso sul suo canovaccio, fedelmente applicato nel prendere ancora il sole. Tu allontani immediatamente lo sguardo, perché non brami adocchiare l’uomo della tua fidata amica. In effetti non ti dispiacerebbe un corpo d’un maschio del genere, eppure non vuoi attaccare briga con Cecilia, malgrado ciò ti scruti intorno, per il fatto che squadri sia Cecilia che riposa sul lettino quanto me che sono sdraiato dalla parte opposta, perché con una rapida occhiata inizi a risalire la sagoma maestoso di Ottavio. Sulla sua pelle corvina colma di balsamo abbronzante riflettono i raggi solari, tu esamini la sua faccia, in verità non è poi così attraente come enunciava Cecilia all’inizio, ma è indubbiamente amabile e simpatico. Dopo digradi verso il collo, per il fatto che iniziano a nascere dentro di te lascive e smisurate visioni, scendendo e osservando l’addome, fino a quando non ti soffermi sul pube esplorando i suoi genitali. Il suo costume è così aderente che mette in evidenza il suo cazzo, dentro di te la voglia d’accarezzarlo diventa sempre più vigorosa, perché in un baleno noti che lui si sfiora proprio là di sotto. Tu scosti all’istante lo sguardo, hai il timore che t’abbia scovato, subito dopo lo guardi in volto, ha gli occhi chiusi, allora ritorni lì dove avevi lasciato, ma annoti con soddisfazione che la sua mano è ancora sul suo cazzo, durante il tempo in cui la tua mano era scesa tra le tue cosce, sicché inizi ad accarezzarti concependo con la fantasia il suo cazzo, mentre oramai sei sbrindellata, intravedi che la sua mano si muove, perché pure lui si sta adeguatamente sfiorando. E’ tutta pura utopia pensi, invece no, si sta tastando anche lui, il suo cazzo sta prendendo forma, si sta allungando, s’ingrossa sempre di più, frattanto il tuo medio è entrato nella tua fica, tu in quella circostanza sei in completa estasi, giacché muovi quel dito a rilento con delicatezza, perché ti stai gustando sia la visuale del cazzo di Ottavio che il tuo indolente ditalino che ti scompiglia le viscere. Vagheggi che al posto del tuo dito medio ci sia la sua lingua che trafigge le tue grandi labbra, nel mentre la sua mano si ferma, impugna forte il cazzo, mentre con l’altra s’abbassa leggermente il costume fino a mostrare il glande. Tu lo vedi, perché assomiglia a un grande frutto, in quel frangente affondi di più il dito dentro te stessa. I vostri sguardi s’incrociano, non provi disagio né timidezza, ma una smisurata voglia d’assaggiare quel grosso prodotto. Lui con gli occhi, e non solo con quelli, ti fa comprendere che anche lui ha una brama immensa di te, sicché ti metti subito all’opera. Adesso devi architettare un intento, affinché io e Cecilia non assimiliamo nulla. Tenuto conto che noi due non diamo cenno di svegliarci, ti sollevi e ti dirigi verso la riva, t’avvicini a lui, sollevi la gamba e con il piede gli passi sopra, non omettendo però di sfiorargli con le dita il suo membro. Lui in quella circostanza t’immobilizza la caviglia e t’allarga appena appena la gamba, quanto basta per vedere la tua fica irrorata di secrezioni. Tu con abilità riesci a scansarlo enunciandogli: ‘Ascolta, vuoi venire a fare l’ultimo bagno per stasera? L’acqua è piacevole, ti dirò non solamente quella’ – stuzzicandolo di proposito senza troppi preamboli. Ottavio non attende oltre, rivolge un’occhiata lesta verso Cecilia e dopo ti raggiunge in acqua. Tu nuoti fino a raggiungere una piccola pedana utilizzata per fare i tuffi, che si trova molto a largo dalla riva. Sali di sopra, ti posizioni dietro la colonna del trampolino, e mentre lo aspetti la voglia di scopare insieme a lui aumenta oltremodo. Ottavio è arrivato, si fa forza con le braccia per salire, quindi irrigidisce tutti i muscoli, tu osservandolo ti ecciti maggiormente, una volta salito s’avvicina a te, t’afferra la testa e te la blocca, perché con le sue labbra polpose ti bacia avidamente. Tu sei un lago di piacere, lo spingi con le spalle verso il cippo, ti distacchi con fatica dalle sue labbra. Con la lingua inizi a digradare verso il basso, gli sfiori il petto e nel contempo gli mordicchi un capezzolo, ciò nonostante il tuo fervido e lussurioso pensiero è quel ben di Dio che si trova più in basso. Allora scendi senz’indugio, con le mani gli abbassi il costume, sei in ginocchio e ce l’hai finalmente davanti. Lo guardi, è proprio come te lo ideavi: è nero, lungo, grosso e rugoso. Poggi le mani sopra i suoi fianchi, affondando le dita nei suoi glutei marmorei, avvicinandoti con lentezza quasi per gustarti quel cazzo. Inaspettatamente però Ottavio t’afferra la testa e te l’avvicina velocemente al suo glande, che ormai diventato abbastanza gonfio sta schiattando dalla voglia d’accedere nella tua accogliente bocca, tu gli spalanchi subito le labbra lo avvolgi dentro come se stessi succhiando un mango, invece è il suo cazzo che è sempre più compatto. Scendi giù, te l’infili tutto in bocca, risali e riscendi pacatamente, perché te lo vuoi proprio saggiamente degustare questo momento così tanto aspettato, invocato e sospirato. Nel mentre te lo centellini lo guardi e vedi i segni di godimento sulla sua faccia deliziata, perché lui ti spinge forte in maniera veemente. Ti stacchi, t’appoggi a lui e lo baci. Lui capisce che vuoi essere penetrata, sicché t’acciuffa per i glutei, tu serri le gambe intorno alla vita. Con le sue mani Ottavio ti sposta il costume, in quanto non riesce ad afferrare se lo stesso è bagnato dall’acqua salmastra, oppure è la tua fica che rilascia continui fluidi. Lui non c’impiega molto tempo nel comprendere che è la tua fica assai irrorata, in questo modo indirizza il cazzo sulle grandi labbra e accede a rilento. Tu lo capti molto bene, avverti in maniera distinta e netta come se fosse una lama che ti dilania la pelle in maniera deliziosa affondando dentro, sgusciando fra quelle umide pareti. Congiungi vigorosamente le gambe, lui stringe le mani sulle tue chiappe, lo avverti dentro che è sodo, sei in grado d’avvertire precisamente i lineamenti del glande, perché lui è adesso radicalmente dentro di te, per il semplice fatto che stai godendo al massimo. Tu lo baci ossessivamente, ti sposti celermente su e giù, gli strepiti vocaboli peccaminosi e scostumati all’orecchio, mentre t’abbandoni alle sue grinfie. Ottavio ti sta chiavando, si muove speditamente, t’agguanta per i fianchi, ti solleva e s’inabissa nella tua deliziosa fica. Dopo prosegue, rallenta un istante, modera l’affondo, perché capisce distintamente che sta per sborrare, no, non vuole ancora eiaculare, sicché ti sleghi da lui e t’inginocchi. Attualmente sei di fronte al suo cazzo, non è enorme, però è invidiabilmente ben fatto e aggraziato, Sei davanti al suo cazzo che è imbottito dei tuoi abbondanti fluidi, viziosamente gli afferri lo scroto e glielo stringi, durante il tempo in cui lui si sta manipolando facendo toccare il glande sulle tue labbra socchiuse, peraltro ben disposte ad accogliere la sua densa e appiccicosa linfa. Ottavio in verità non s’attarda oltremodo, tenuto conto che la prima goccia di sperma t’arriva delicata sopra la tua lingua, successivamente sopraggiunge interamente la sua irruente sborrata che ti farcisce la cavità orale, che tu lasci vistosamente spalancata per ospitare il suo cazzo, succhiando fino all’ultima stilla il suo travolgente orgasmo, subito dopo alquanto estenuati e svigoriti, vi stendete sul pavimento l’uno nelle braccia dell’altra. Nel tempo in cui voi eravate smarriti nel parapiglia della passione, impassibili e indifferenti del mondo esterno, il litorale si era svuotato del tutto. Eravamo rimasti soltanto io e Donatella, giacché si desta, si squadra attorno e vede unicamente me sdraiato sullo sdraio. Lei vi cerca, ma non riesce a capire dove siate finiti, la faccenda malgrado ciò non sembra preoccuparla molto, c’è ancora un gradevole sole, per questa ragione lei lo vuole sfruttare fino alla fine dell’ultimo giorno di ferie, tuttavia avverte che la schiena si sta scottando. E’ fuori dubbio che è rimasta per parecchio tempo con le spalle rivolte ai forti raggi solari, adesso deve spalmarsi la crema. Cerca nella sua borsa ma non trova nulla, subito dopo rovista nella tua e trova semplicemente del balsamo disinfiammante, se lo spalma sulle mani cercando infruttuosamente di spargerselo sulla schiena, ma desiste. Adesso l’irritazione è forte, l’unico espediente è adesso di svegliarmi per chiedermi di spalmarle l’unguento sulle spalle, perché così avviene. Donatella mi scuote gentilmente, anche perché di frequente negli anni ha avuto un leggero condizionamento nei miei confronti, mi chiede di farle il favore, io senza problemi le replico istantaneamente di sì, chiedendole nel contempo che fine abbiano fatto gli altri due. Lei resta nell’argomento approssimato, supponendo elusivamente che forse si sono diretti verso il bar, dopo si distende a pancia in giù sollecitandomi di spalmarle la crema solare lenitiva. Onestamente ero molto lusingato da questa cortesia, anche perché ho sempre voluto poter accarezzare ben volentieri quel magnifico corpo che ti seduce, cosicché m’avvicino, le sollevo la chioma e gliela sposto di lato. Mi cospargo abbondantemente i palmi delle mani di crema appoggiandogliele sul dorso. Nel mentre ne approfitto eseguendole una gradevole frizione, lei apprezza molto il gesto implorandomi di proseguire. Donatella si sta tangibilmente rilassando, percepisco che la sua cute accaldata dal sole freme sotto le mie mani, io l’accarezzo, le manipolo pigramente il collo come se fosse un preciso rito sensuale e voluttuoso, mentre m’accorgo che si rasserena sempre di più. Capto distintamente la fragranza dell’unguento mescolarsi con l’esalazione della sua cute, inizio gradualmente a eccitarmi. Digrado con le mani, giungo all’altezza delle scapole seguitando la leggera frizione, ma noto che la cordicella posteriore del costume mi ostacola. Le chiedo se lo può slegare, lei solleva la faccia osservandomi con un modo bizzarro e mi sorride. In quel frangente mi riferisce di non ficcarmi astrusi ed eccentrici pensieri in testa, sennonché io le ribadisco che sto eseguendo soltanto quello che m’ha domandato e niente di più. Avverto in modo inequivocabile che Donatella si sta svincolando sempre di più, osservo le sue gambe muoversi, lei sta gioendo, noto che ondeggia le chiappe, peraltro accuratamente separate dal tipo di costume che indossa spostandosi in sincronia con i movimenti che io le imprimo. Con le mani sono arrivato frattanto all’altezza dei suoi fianchi, il mio sguardo però è stabilmente appiccicato sul suo fondoschiena, perché concepisco con la fantasia la sua deliziosa fica affardellata dentro quel lembo di tessuto. Accresco lo sguardo da sopra, girovago nel tragitto che effettua il costume, perché si snoda dai fianchi, dopo si stringe nell’unione delle chiappe per poi decrescere giù quasi a scomparire tra di esse. Proprio là, infatti, sboccia un ingrossamento, perché è lì che si nota la sua fica, incastonata e racchiusa in quell’indumento da bagno multicolore, mentre percepisco di netto che il mio cazzo è diventato duro. Io mi fermo per un attimo, lei se ne accorge che sta succedendo qualcosa, malgrado ciò non vuole che quest’incantesimo s’interrompa. Di proposito sposta delicatamente la testa verso il suo braccio e dal di sotto Donatella constata che la punta del mio glande fuoriesce dal pantaloncino. Al momento il contesto è molto avvincente, lascivo e intrigante, in spiaggia al crepuscolo non c’è nessuno, mentre rimugino che qualcheduno possa ritornare in qualsiasi momento. In quell’istante sono fervidamente immerso nei miei pensieri, che bruscamente lei m’incalza d’andare avanti enunciandomi: ‘Che cosa succede? Come mai ti sei fermato? Il tuo massaggio è fantastico, mi sta piacendo molto, prosegui come desideri tu’. Io mi riprendo dal lieve imbarazzo, dall’inatteso incaglio, ricomincio a massaggiarle i fianchi, perché con le mani la stringo notevolmente come se la stessi possedendo. Donatella mi lascia fare, non si ribella, anzi, incurva il dorso permettendo così sia l’elevarsi delle chiappe sia d’espormi maggiormente la sua fica, che inizia sempre di più a pulsare. Ravviso che ci sta e la mia eccitazione diventa più vigorosa, il desiderio s’accinge a diventare voglia di scopare da tutte e due le parti. In principio mi sposto, dopo mi colloco cavalcioni sulle sue gambe in modo tale d’avere una visuale ottimale, esamino le sue chiappe splendide e tondeggianti, ma il pensiero è soltanto là, scoperchiare la sua favolosa fica. M’accingo ad accarezzarle l’interno cosce, con le dita le sfioro la fica, questo gesto non se lo aspettava, perché mi rendo conto che s’irrigidisce per un attimo, ciò nonostante si rasserena all’istante, anzi, dilata di più le gambe. Di fatto ce l’ho di fronte ai miei occhi: è una meraviglia, è effettivamente un’ammaliante e incantevole fica, è peraltro pelosissima e ben fatta, d’altra parte non l’avrei mai immaginato che ce l’avesse così ben formata e armonica, che magnifica sensazione sarebbe sborrarle sopra cospargendola tutta con il mio seme, è in quella circostanza il mio dissoluto, libertino e lussurioso pensiero. Le mani sono conficcate all’altezza del pube, le dita non fanno altro che sfiorarle le grandi labbra coperte dal costume che si bagna ulteriormente. Con la mano destra le sposto il costume, fino a iniziare ad adocchiare quella lanuta e folta peluria scura, con l’altra mano m’appresto ad allargare una lato delle labbra. Io l’avvero molto bagnata, scorgo il colore rosso delle pareti della fica, il mio cazzo sussulta, è alle stelle, intanto che immergo il polpastrello al suo interno. Istantaneamente viene avvolto dai suoi abbondanti fluidi, Donatella emette un piccolo gemito, io spingo ancora di più, m’abbandono al suo focoso bollore. Inizio a masturbarla, Donatella si muove nello stesso tempo al mio dito, io ho voglia d’assaggiarla, bramo sentire il suo calore sulla mia lingua, sicché le tolgo il dito e me l’infilo in bocca, ha un sapore eccezionale, pare una gustosa bevanda, roba da non credere, frattanto lei m’implora di proseguire. Io le colloco dentro un dito e m’accingo a compiere dei movimenti rotatori all’interno della fica, lei mi segue. Con le altre dita esordisco ben volentieri accarezzandole quel foltissimo pelo scuro, che tanto smaniare mi fa, fino a quando non rintraccio il suo sviluppato clitoride. M’accorgo che è smodatamente infervorato, assai stimolato, perché appena lo sfioro lei sobbalza, pare che riceva una scarica elettrica. E’ compatto, io lo massaggio, lo stringo e ci gioco, Donatella inizia a godere, le sue secrezioni diventano più dense, finché non m’invoca di brandirla. Io m’accosto con il glande che colloco sulle sue labbra, lei lo sente, discende come se volesse mangiarselo. Le allargo le pareti, gliel’infilo adagio, dopo mi fermo. C’è metà del glande dentro di lei, si vede che non ce la fa più, finalmente sono dentro di lei. Donatella strilla un poco, io lo sento avvolto dalle sue carni appassionate e aizzate, resto fermo, perché esegue tutto lei. Intraprende a condurre lei il gioco, seguita a muoversi lungo il mio cazzo eretto, lo compie voracemente, io l’afferro per i fianchi e la sostengo aiutandola nei movimenti. Mi rendo conto che sta per godere, in quel frangente le punto un dito in direzione del pertugio dell’ano che è intriso dei suoi stessi fluidi. Ogni suo movimento spinge il dito all’interno, adesso si dimena, strepita e gode. Proferendomi numerose, oscene e scostumate sconcezze, dettate dallo spasimo e dagli lascivi spropositi che sta vivendo. Donatella protrae il suo movimento sul mio cazzo, adesso però i movimenti sono apatici, sfumati e rallentati, lei vuole farmi eiaculare, prosegue in modo indolente, dopo aumenta il ritmo, si ferma soltanto quando le tolgo il dito dalle viscere, per poi riprendere velocemente. Sente il mio cazzo ingrossarsi, sicché si solleva e ingoia con la fica unicamente la cappella, come se la stesse succhiando con la bocca. Ecco ci sono, sto per raggiungere l’orgasmo pure io, sono vicino all’acme finale, lei resta fino all’ultimo, dopo la separo, le abbasso le chiappe puntandole il glande all’altezza del pertugio dell’ano e subito dopo prorompo, sborrando la mia lattiginosa essenza, intanto che il liquido seminale si cosparge incuneandosi tra l’interstizio delle chiappe, defluendo in conclusione sulla fica esausta. Di sorpresa, intravedo che Donatella si sistema il mio cazzo sull’ano, allarga con dovizia le natiche e con una mossa decisa si dispone su di me facendo entrare il cazzo all’interno delle sue viscere. Tutti e due gemiamo insieme per il piacere provato, lei incurva la schiena verso di me seguitando a muoversi lentamente caldeggiandomi e incoraggiandomi in ogni modo. Io avverto che il mio cazzo pulsa duro dentro le sue viscere, che sono peraltro strette, poiché traggo il massimo del benessere, come giammai mi era capitato. Il tempo di riprenderci, ed ecco spuntare fuori dall’acqua voi due, eccezionalmente siamo tutti in modo bizzarro sorridenti, evitiamo però accuratamente di squadraci negli occhi, io tento di rompere quell’inattesa e disagevole circostanza dissuadendola al meglio, mentre nel contempo di riflesso enfatizzo: ‘Ebbene sì, per oggi il mare può bastare, molto bene. Adesso è giunta l’ora d’incamminarci verso casa per sfamarci, che stasera compiremo di certo capricci e stravaganze. Viva la Grecia’. {Idraulico anno 1999}

Autore Pubblicato il: 7 Novembre 2018Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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