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Io ero quel giorno eccezionalmente e radicalmente assorto che rimuginavo a lungo rovistando fra i miei dolorosi e malinconici pensieri, eppure avvicinandosi in modo silente e con una modalità per di più inattesa Cristina mi enunciò: 

 

“Guido, dai, mettiti in ginocchio, voglio farti una sorpresa” – mi riferì lei in maniera decisa con pochi fronzoli. 

 

Io ubbidii annuendo e cedendo al suo volere, perciò mi distesi sul lato del letto e m’inginocchiai sul scendiletto, poiché percepivo la sua distinta presenza dietro di me, in seguito Cristina m’allargò le gambe e io lì compresi rapidamente che dovevo prendere una posizione più idonea, in tal modo distanziai le ginocchia in maniera tale da consentirle di genuflettersi a sua volta dietro di me: 

 

“Guido, mi sorprendi sai? Hai una pelle talmente delicata, che è una meraviglia” – mi enunciò Cristina, sfiorandomi le chiappe con il dorso della mano. 

 

“Sono per davvero invidiabili i tuoi ventitré anni d’età” – mi proclamò lei, distendendosi sopra di me facendomi captare il suo gradevole peso, bloccandosi nei pressi del pube, intanto che io avvertivo la sua fervida presa che bramava dal completo desiderio di dominarmi in maniera fremente e indisturbata.

 

Cristina, in effetti, era sempre stata condiscendente, cortese e per lo più tollerante nei miei confronti, dal momento che l’intenzione d’abrogarmi quei mesi d’affitto insoluti che le dovevo m’aveva rapidamente lusingato. Lei m’aveva riferito che voleva trascorrere delle piacevoli ore in mia gradevole compagnia, ma io da inesperto, spaesato e sprovveduto qual ero, non supponevo per nulla che la questione si sarebbe conclusa in quell’inattesa quanto depravata e lussuriosa maniera. Al presente io sono un universitario sul lastrico, invero sempre in bolletta, con qualche perversione, giacché non posso andare a raccontare ai miei genitori, in quanto appassionato che sperpero gran parte dei quattrini giocando ai cavalli e alle lotterie. Ottenere quest’appartamento in affitto, per proseguire l’università, è stata un’autentica quanto insperata coincidenza, in quanto la proprietaria di casa, Cristina, è una signora invogliante e seducente, di gradevole aspetto e ammodo, tenuto conto che è assai spigliata con i suoi cinquant’anni d’età, quanto i suoi due uomini che ha lasciato tempo addietro alle spalle. Io dovevo comprendere da subito, dalla sonora percossa che mi diede il primo giorno sulle chiappe, quali erano i suoi lussuriosi intenti, bersaglio centrato direi, perché mi trovavo là denudato ed essenziale, di fronte allo sguardo affamato di lei, carponi sul tappeto nel pagare in franca e schietta natura ciò che le dovevo. 

 

Adoperando entrambi i pollici, Cristina m’allargò con dovizia le chiappe e iniziò a incitarmi contro la sua cavità pelvica, imitando e riproducendo un rapporto impossibile. Captai i suoi foltissimi e nerissimi peli pubici stuzzicarmi l’ano, poiché io ho sempre adorato nelle mie fantasie la fica pelosa, tutto ciò mi creò un’atipica e singolare meraviglia che mi provocò un accenno d’erezione, eppure ciò che mi mandò in estasi fu la sua lingua che accortamente con grande maestria s’incastrò fra le mie chiappe accarezzando in ultimo il mio pertugio scompaginandomi le membra. L’erezione ben stuzzicata da lei adesso era completa. Io ero immobile, supino sul lato del letto, avevo appoggiato la testa di lato sulle mani intrecciate e mi godevo quell’incantevole spettacolo. Il mio cazzo eretto pendeva nell’aria nell’attesa di un’incombente appagamento, ma Cristina lo ignorava, ben sapendo che finché fossi rimasto in quella condizione d’eccitazione, l’avrei soddisfatta in tutte le sue richieste. Durante il tempo in cui attendevo che la sua mano m’avvolgesse il cazzo per farmi raggiungere l’orgasmo, lei smise di leccarmi e s’accostò di fianco in modo da potermi malignare: 

 

“Vedo che gradisci, lo noto molto bene dal tuo libidinoso fermento” – mi riportò lei con la voce sensuale, accarezzandomi la schiena. 

 

“E’ vero, sì molto, prosegui ti prego” – le ribadii, auspicando di percepire di nuovo la sua esperta e valente lingua, fu allora che la sua mano sdrucciolò lungo la schiena fino alla piccola fossetta e là iniziò a digradare a rilento nell’incavo delle mie natiche. 

 

“Aspetta, non così, fa’ come poc’anzi” – le rimarca io accalorato per quello stupendo tocco. 

 

Cristina senza sospendere quella movenza all’istante mi espose: 

 

“Vedi Guido, poco fa hai gradito, adesso attendi e te ne renderai presto conto” – trafficando lestamente dentro il cassetto del comodino. 

 

Successivamente captai il dito medio dietro di me, eppure stavolta il fresco unguento di cui era cosparso mi diede una gradevole sensazione di piacevolmente freddo. 

 

“Ritengo che qua didentro non si mai addentrato nessuno” – mi bisbigliò lei ironizzando e restando genuflessa di fianco a me. 

 

“Cristina, ascoltami, per piacere fa’ adagio” – le replicai io facendole comprendere che pativo dalla voglia d’essere penetrato. 

 

“Certo che sì Guido, adesso però tranquillizzati, non comprimere e non ostacolarmi facendo resistenza” – fintanto che m’addentava il lobo dell’orecchio, mentre con un dito mi frizionava l’angusta fessura tastandone saggiamente la compattezza. 

 

Quell’inedita ed esclusiva sensazione era me inspiegabilmente piacevole, per il fatto che avveniva con grande lentezza e grazie anche all’ausilio di quel balsamo, che più volte raccolse dalla scatola per predisporre il passaggio al suo primo transito. Quando Cristina introdusse la punta del suo dito io mi contrassi per la percezione della novità, ma lei prontamente mi rassicurò confortandomi: 

 

“Guido, ascolta, t’ho detto d’abbandonarti, calmati, lasciami entrare, è più facile di quello che pensi, fidati”. 

 

Io eseguii attenendomi al suo volere, Cristina appena io rilassai la stretta intorno al dito me lo infilò dentro con decisione, fino alla base facendomi sbottare uno strillo d’inedito piacere: 

 

“Molto bene Guido, sei stato abile ed efficiente, sono più che certa che stai vaneggiando dal desiderio di sborrare” – mi dichiarò lei acciuffandomi per la chioma, mantenendo ben piantato il dito medio nell’ano. 

 

Io avevo cominciato a sudare, il mio cuore batteva forte e auspicavo in cuor mio che una semplice carezza al mio cazzo, nondimeno irrequieto allo spasimo mettesse fine a tanta eccitazione, in quel frangente le risposi con un soffocato sì, lei per tutta risposta esordì muovendo avanti e indietro il dito, a volte anche uscendo per poi rientrare subito dopo. Io mi muovevo per sentirlo meglio, progressivamente l’ano si era ammorbidito e la sua penetrazione era sempre più facilitata. Il suo dito ormai sgusciava dentro e fuori con estrema facilità e le sensazioni che sperimentavo si stavano gradualmente smorzando. Avevo timore che la mia eccitazione stesse diminuendo e allora allungai la mano per accarezzare l’unico ospite a cui nessuno prestava attenzione. Arginandomi la mano prima ancora che riuscissi ad arrivare alla cappella, Cristina mi mormorò che non era giunto il momento, sicché strinse il polso deviando la mano verso la natica, facendomi ben presto intuire ciò che voleva che facessi. Tolsi anche l’altra mano da sotto la guancia e con ambedue divaricai ben bene le chiappe in un chiaro segno d’invito. Cristina levò il dito del supplizio facendolo slittare per tutto il solco che io tenevo ben aperto, dopo sbarrai gli occhi per godere il suo rientro a sorpresa e dilatai di più le natiche. Rimasi in quella postura per alcuni interminabili secondi, in seguito quando riaprii gli occhi intravidi nella semioscurità a qualche centimetro dalla mia bocca uno sfavillante vibratore: 

 

“Cristina, ti scongiuro, no, aspetta” – malgrado ciò al mio netto diniego lo avevo già in bocca, forzato e obbligato nello smettere di brontolare, frattanto il suo dito aveva ripreso a spassarsela con il mio didietro. 

 

“Tranquillizzati, non ti farò male, hai la mia parola. Come vedi non è enorme, in ogni modo ti piacerà, lo riconoscerai” – m’annunciò Cristina in maniera aizzata. 

 

Lei era al corrente, alquanto erudita, che se m’avesse fatto male sarebbe finito tutto. Lo sfilò dalla mia bocca, mentre io le ripetevo di fare adagio. Con la punta del vibratore toccò il mio cazzo sfidandolo, facendogli comprendere in modo allusivo che stavolta non avrebbe fatto la parte del protagonista, in seguito sovrappose la punta rotonda di plastica sul mio ano diventato molle e iniziò a spingere. Io ero completamente ansioso, preoccupato di sentire dolore, ma la voglia di proseguire mi tolse i restanti dubbi. Cristina fece dei lievi tentativi, ritirò subito indietro l’aggeggio, perché non voleva farsi sfuggire la possibilità di scopare da dietro un bel giovane, sicché riprese a inserire la punta del suo dito ammonendomi: 

 

“Guido, io voglio aiutarti, ricorda che non devi essere ansioso né rigido, cerca di calmarti” – proferì lei, anche se io captavo che lei era esaltatissima, poiché le parole che le fuoriuscivano dalla bocca erano molto accese e gasate. Tentò una seconda volta ottenendo però il medesimo effetto. 

 

“Hai piacere se interrompo?” – mi mormorò Cristina in modo comprensivo. 

 

“Prosegui pure, dai, fammi godere” – fu di rimando la mia concitata quanto repentina risposta. 

 

Udendo queste definizioni Cristina scivolò dietro di me e tornò tra le mie gambe, io nel mentre avevo gettato le braccia distese sul letto nella posizione più abbandonata possibile, avvertii che Cristina stava ungendo l’apparecchio per la consacrazione in un conclusivo inconsulto sforzo. Con la mano sinistra mi fece abbassare la schiena, perché da esperta e intenditrice e provetta qual era, conosceva ravvisando che era quella la postura preferibile per essere penetrati da dietro. Dopo, con il pollice e con l’indice m’allargò lievemente, in maniera tale da intravedere l’angusto spiraglio puntandoci il vibratore e iniziò a spingere, io ero totalmente persuaso che stavolta non sarebbe tornata indietro, perché avrebbe avuto il mio culo a tutti i costi interamente per sé. 

 

Nel tempo in cui il vibratore mi sdrucciolò dentro, la concitazione, l’emotività, il fermento e lo stimolo per lungo tempo accumulato fu tanto, che sborrai in un baleno in abbondanza, spargendo il mio denso seme sulle mani di Cristina. Gli spasmi causati dall’orgasmo mi fecero provare un inconsistente senso di sofferenza, sicché allungai la mano nel tentativo d’allontanare il vibratore, ma Cristina, pure stavolta m’impedì la manovra e seguitò a schiacciare dentro il vibratore, tenendolo stabilmente con l’altra mano. 

 

In ultimo cascammo ambedue sul tappeto appagati e svigoriti dei nostri sensi, intanto pensavo che avrei potuto spendere tutti i soldi di mamma e di papà, perché tanto avevo astutamente e ingegnosamente trovato il modo di pagare la locazione. 

 

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 15 Dicembre 2018Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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