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Sono le dieci del mattino. E’ il penultimo giorno di ferie per me. La settimana di ferragosto &egrave quasi finita e Lunedì prossimo la sveglia ricomincerà a fare il suo dovere. Per ora mi godo ancora qualche minuto di relax nel mio letto, felice di non avere nessun obbligo di presenza in nessun luogo della terra. Il condizionatore ha funzionato tutta la notte e ora il lenzuolo mi ripara da un fresco quasi fastidioso. Comunque non mi piace rimanere troppo a letto ad occhi aperti. Mi alzo quasi a fatica. Il fatto di aver fumato troppo il giorno precedente mi provoca un senso di pesantezza sui polmoni che non sopporto. Dovrei smettere… ma dopo aver preso il caff&egrave, guardo il pacchetto sulla tavola, “solo una” penso mentendo a me stesso, sapendo già che accenderò la successiva, pervaso dai sensi di colpa, prima ancora di uscire di casa. Troppo forte la tentazione. Ecco cosa vuol dire: dipendenza!.
Farò la doccia il più fredda possibile. Dopo soli venti minuti che ho spento il condizionatore, gli ambienti della casa sono di nuovo bollenti. Quasi rimango senza fiato quando infilo la testa sotto il getto. E’ una tortura ma so che quando ne uscirò avrò addosso una sensazione troppo appagante per rinunciarci.
Finita la doccia mi asciugo, infilo un paio di mutande e comincio a girare per la casa.
Apro il frigo per cercare di distrarmi dal pensiero della nicotina, la mia forza di volontà si illude ancora che resisterò a non fumare la seconda sigaretta prima di pranzo: il nulla! Eppure ho fatto la spesa solamente lunedì scorso!!
Adesso mi toccherà infilarmi in qualche supermercato, facendo finta di scervellarmi per acquistare solo cose utili e che facciano in modo che il mio frigo sembri pieno almeno per un’altra settimana. Alla fine però tornerò a casa solamente con schifezze supercaloriche che finiranno nel corso della prima serata. Questa &egrave la parte del vivere da solo che più mi deprime.
Prima o poi assumerò mia madre per occuparsi del frigorifero a tempo pieno. Dovrà tenerlo ben fornito di cose buone e di ogni genere, esattamente come quando vivevo in famiglia. Che stress!! Salivazione azzerata, senso di vuoto, quì ci vorrebbe un’altra sigaretta. Dai resisti!! Ce la puoi fare!! La voce del mio subconscio &egrave troppo poco convincente.
Mi preparo un’altro caff&egrave… e accendo un’altra sigaretta. Mi guardo riflesso nello specchio dell’entrata e mi dico: Che pirla!
Guardo l’orologio: le 11. E’ meglio che mi sbrighi altrimenti invece che al piccolo supermercato vicino casa mi toccherà optare per il grosso centro commerciale a 10 Km di distanza.
Mi metto addosso un pantalone e una maglietta ed esco di casa. Entro in macchina e subito una vampata di calore mi investe fino a costringermi a cercare un po’ di ossigeno fuori dalla portiera ancora aperta. Parto e imbocco la strada che dal centro porta alla zona industriale.
Semaforo rosso. Un’altro po’ di calore entra nell’abitacolo già rovente.
Fermo in coda comincio a fare l’inventario di quello che manca in casa ma immediatamente mi devo fermare. Accanto alla mia auto, sul marciapiede, sta passando una donna e io devo fare il mio dovere di uomo, radiografando ogni singolo centimetro di quel corpo nello stesso tempo che ci mette un lampo a percorrere la distanza tra le nuvole e la terra.
Questa &egrave una cosa che anche la mia ex non ha mai capito n&egrave accettato. Siamo uomini, che ci possiamo fare? ci viene naturale. Non possiamo fare a meno di studiare ogni singola donna degna di questa condizione che ci passa davanti e che abbia un’età compresa tra la pubertà e la menopausa. Cosa c’&egrave di male? guardare ma non toccare.
Quella che ho davanti questa volta non &egrave tra le migliori che abbia incontrato. A uno sguado più attento più avanti, non ha un viso da modella ma in ogni donna c’&egrave qualcosa che la rende speciale e più questo particolare &egrave nascosto, più &egrave eccitante cercare di scoprirlo.
Ha i capelli neri e lisci, lunghi fin sotto le spalle. Un vestito grigio, di quelli che fanno un tutt’uno tra top e gonna, diviso alla vita da una cintura di finti brillantini. Il seno &egrave nella media, n&egrave troppo grande n&egrave troppo piccolo. Non sono un grande esperto di misure ma ad occhio e croce mi sento di giocarmi tranquillamente una terza misura. La gonna arriva circa una quindicina di centimetri sopra il ginocchio e mette in risalto due gambe lisce, appena depilate.
Eccolo, ho trovato il punto di forza di questa sconosciuta. Le cosce, appena un po’ scolpite da infinite ore passate a chiacchierare con l’amica del cuore sulla macchina degli adduttori in palestra, fanno risalire la mia immaginazione fin sotto il vestito, completandole e congiungendole ad un fondoschiena che poche donne della sua età si possono permettere. Vista da dietro poi, le sue gambe sembrano ancora più sensuali. Si sa che &egrave un problema comune a tutte le donne quello della cellulite ma in questo caso la natura ha fatto un’eccezione. Data l’età apparente intorno ai 35 anni, la parte inferiore del suo corpo sembra quasi essersi fermata all’età della perfezione, tra i sedici e i vent’anni.
Questa &egrave solo la mia immaginazione che galoppa ma mi piace pensare che sia così, in fondo per quale motivo dovrei avere interesse a smontare questa mia teoria?
Il tutto poi &egrave messo in risalto da un paio di scarpe nere aperte con il tacco alto, che portano la sua altezza a circa un metro e settanta.
Le mie fantasie durano poco però, il semaforo &egrave già verde e devo ripartire prima che qualcuno cominci a suonare le trombe.
Passo l’incrocio e la mia meta &egrave una cinquantina di metri dopo sulla sinistra. Entro nel parcheggio e comincio a cercare posto per la mia auto. Lo trovo quasi subito e scendo, prendo il carrello e mi dirigo all’ingresso. Almeno la prossima mezz’ora la passerò al fresco dell’aria condizionata del supermercato. Apriti Sesamo! E le porte elettriche si aprono davanti a me per inghiottirmi subito dopo.
Appena varcata la soglia rimango fulminato. La sconosciuta che avevo appena radiografato al semaforo &egrave li. Chinata a raccogliere uno di quei cestini blu per fare una spesa più contentuta. Quella posizione fa si che la gonna questa volta salga ancora di qualche centimetro e che scopra quel tanto che basta a ricatapultarmi nelle fantasie di qualche minuto prima.
Forse sembrerò un po’ esagerato ma ormai non ho rapporti intimi con una ragazza già da qualche mese e ultimamente, con la complicità dell’estate, qualsiasi centimetro di pelle femminile scoperta basta per risvegliare in me un po’ di eccitazione.
Quasi mi fermo per ammirare meglio lo spettacolo ma lei si gira quasi subito, come se sapesse che quella posizione potrebbe attirare verso di lei attenzioni non tanto eleganti.
Infatti vengo preso in flagrante, questa volta il suo sguardo &egrave rivolto verso di me.
Porca miseria! Che figura del cavolo! Sono lì che sto per maledirmi per la figura fatta quando la sua espressione mi colpisce, non riesco a capire, sembra quasi che sul suo volto invece di un’espressione di rimprovero si stia delineando un inaspettato sorriso. Non faccio in tempo a rendermene conto che lei si &egrave già voltata e cammina spedita verso i tornelli che portano oltre le casse. Mamma mia! Non &egrave possibile, mi sarò sbagliato. Si mi sono sicuramente sbagliato. Sono cose che succedono solo ed unicamente nei film.
Rassegnato ma eccitato da quel pensiero allungo il passo e faccio in modo che nessuno si possa inserire nella coda all’entrata tra noi due. Oltre il mio carrello il suo fondoschiena ondeggia quasi in maniera impercettibile e non riesco a staccarne gli occhi ma devo ritornare con i piedi sulla terra. La sua lista della spesa &egrave diversa dalla mia e ben presto lei tira dritto verso i congelatori dei latticini mentre io devo soffermarmi sul banco della verdura. Per il caldo che c’&egrave &egrave meglio rimanere leggeri con un po’ di insalata.
Pazienza, ancora una volta le mie fantasie svaniscono e il posto viene preso dall’odiosa e supercalorica lista della spesa.
Non ci penso più, meglio così, eviterò di farmi del male. Raccolgo i miei ortaggi e vado oltre. Questo mi serve, questo no, questo si, questo no… quì ho finito, passiamo alla prossima corsia.
Giro l’angolo e lei &egrave lì, vicino allo scaffale dei detersivi, chinata a leggere l’etichetta di un nuovo prodotto per i pavimenti. Il fato ha voluto che il commesso decidesse di mettere il prodotto non più che a un metro da terra e per leggere meglio le etichette… ecco che altri centimetri di coscia vengono scoperti senza pudore. Ma la cosa più eccitante &egrave un’altra: lei si gira per un secondo e mi fissa e assume uno sguardo quasi di sfida nei miei confronti. Subito dopo accentua la sua inclinazione. Una persona di quell’altezza in una situazione normale avrebbe optato per chinarsi o per raccogliere dallo scaffale il prodotto per riassumere una posizione eretta per leggere meglio… ma lei no. Ora piega ancora di più la schiena verso il prodotto e io non posso fare a meno di cominciare a sentire un formicolio nel bassoventre. Mi avvicino con il mio carrello e lei continua a fissare il prodotto nella stessa posizione. Adesso il vestitino aderisce perfettamente alle sue forme e io non posso fare a meno di notare il profilo del perizzoma che sparisce nel solco del suo sedere. Sono esattamente dietro di lei e mi accorgo che la mia mano lentamente sta scendendo verso la patta dei miei jeans. Il mio sguardo &egrave ipnotizzato dalla rotondità di quelle forme e la mia mano scende.
“hem… hem…” Alzo lo sguardo di scatto e la mia mano torna sul manubrio del carrello. Una signora sui sessanta mi sta fissando con un’espressione severa dal fondo della corsia.
Ecco fatto! Altra figura del cavolo! Per oggi ho fatto il pieno. Passo oltre e sento che il mio volto arrossisce passando all’altezza della sessantenne rompiballe che &egrave ancora lì che mi fissa. Ma cosa vuole questa? Mi giro verso di lei e le faccio capire chiaramente con il classico gesto della mano che le sue attenzioni non sono gradite.
Ma veramente sta succedendo? Non capita allora solo nei film. Non ci posso cedere, sta veramente cercando di attirare la mia attenzione? Sembra più la trama di un racconto erotico che la realtà. Vedremo… se veramente &egrave così ci saranno altre occasioni all’interno del supermercato per tastare il terreno.
Invece non la vedo più, sono ormai arrivato ai surgelati. Nel mio carrello ci sono solo schifezze che riempiranno si e no due buste scarse. Il mio inizio di erezione mi ha salutato e così credo anche la sconosciuta, che avrà di sicuro già oltrepassato le casse per ridirigersi a casa sua.
Apro un frigo e prendo uno di quei cibi già pronti da cucinare in padella in cinque minuti.
“Scusa”…
Da dove arriva quella voce? C’&egrave qualcuno chiuso all’interno del frigo?
Mi vollto appena un po’ per vedere chi cercasse la mia attenzione e quasi mi viene un colpo.
La sconosciuta &egrave dietro di me, &egrave a poco meno di 20 centimetri dal mio volto e senza dire una parola mi schiva e infila una mano nel frigo, nello scaffale più alto. A quel punto io sono schiacciato tra la porta del frigo e lei che &egrave in punta di piedi. Il suo corpo &egrave completamente appoggiato al mio. Il suo fianco ora &egrave schiacciato contro la patta dei miei pantaloni e io ricomincio a sentire quel formicolio. Sono attimi interminabili. Messo così riesco anche a percepire il profumo del suo balsamo. Il mio naso &egrave a due centimetri dai suoi capelli e mentre lei svolge la sua operazione non posso fare a meno di coprire quella breve distanza con la testa. Poco importa se la sessantenne ci sta guardando dal fondo della corsia con un’espressione schifata, questa volta le farò segno gentilmente di occuparsi degli affari suoi.
La sconosciuta continua ancora a frugare nel frigo, sono sicuro che sta facendo di tutto per prolungare quel momento e a me non dispiace affatto. Intanto sento che nelle mie parti basse qualcosa comincia a muoversi e a questo punto porto più in avanti il mio bacino aumentando l’aderenza tra i nostri due corpi. Lei non fa una piega, sembra che il suo unico problema sia trovare con tutta calma quello che sta cercando. Ancora qualche attimo e la mia erezione sarà completa. E se questo &egrave veramente un film tenterò un approcio spudorato. Il tempo sembra si sia fermato, lei continua a frugare sull’ultimo piano del frigo e la mia erezione ormai &egrave al massimo. Alzo una mano e la porto sul fianco di lei.
A quel contatto lei trasale, quasi spaventata e si sposta dal mio corpo con una busta di surgelati in mano. Mi guada fisso negli occhi e io faccio altrettanto. Poi i suoi si spostano sulla mia mano (o sui miei pantaloni?) e tornano su di me. Un sorriso.
“Scusami… pensavo ti servisse una mano…” sono le uniche parole che riesco a dire.
“Grazie” &egrave l’unica parola che mi dice ancora con il sorriso sulle labbra.
Si volta e si dirige alle casse.
Dove avrò sbagliato? Dov’&egrave che il regista ha detto Stop!?
Devo mettermi in testa di aver fatto l’ennesima figura del cavolo e dirigermi subito a casa per arginare i danni.
Vado alla cassa anche io, quì non c’&egrave più nulla da fare e ormai &egrave già mezzogiorno.
Passo tutta la mia roba (2 buste), pago ed esco dal supermercato per dirigermi alla macchina.
Apro il baule, ci infilo le due buste e richiudo. Mi volto per riportare il carrello al suo posto e mi blocco per l’ennesima volta. A meno di un metro da me c’&egrave ancora la sconosciuta. Ha due buste della spesa in mano e mi sta fissando negli occhi. Io sbianco e la mia faccia assume un’espressione da pesce lesso. La mia bocca forma una O. Devo avere l’espressione più stupida del mondo perch&egrave lei comincia a sorridere.
“Mi accompagni a casa?”
E’ un film! Adesso ne sono completamente certo. Da un momento all’altro il regista si alzerà dalla sua seggiola pieghevole di legno e tela e dirà le fatidiche parole Stop!! Buona la prima!! Un’esercito di persone comincerà ad avvolgere i cavi e a spegnere le luci. Una truccatrice si avvicinerà a me e con dell’ovatta comincerà a tamponarmi la fronte piena di gocce di sudore e tutta la troup si incamminerà verso il punto ristoro.
Torno ancora una volta sulla terra. Senza dire una parola mi avvicino a lei, le tolgo dalle mani le buste e riapro il portabagagli. Infilo le buste e lo richiudo. Intanto lei si &egrave già incamminata verso la portiera del passeggero. Cosa faccio del carrello? non posso mica perdere tempo a riportarlo al suo posto. Lo lascio li. Per 2 ‘ non &egrave mai morto nessuno e poi chi se ne frega dei 2 ‘ in questo momento. Meglio sbrigarsi prima che qualcosa vada storto.
Apro la portiera e lo spettacolo ricomincia. La gonna, data la posizione, &egrave risalita ancora più abbondantemente di come aveva fatto in precedenza e le cosce ora scoperte fino a metà sono illuminate dal sole. Ancora il formicolio, anche questa volta nel bassoventre qualcosa comincia a muoversi.
Salgo in macchina, accendo il motore e cercando di mantenere un contegno faccio manovra per uscire dal parcheggio.
“Gira quì a destra” dice lei. Eseguo e giro la testa per guardarla. Il suo volto ora ha un’espressione maliziosa e si sta mordendo le labbra. La mia mano si stacca dal volante e lentamente raggiunge il suo ginocchio sinistro. Lei mi lascia fare. Mi soffermo un po’ e dopo qualche secondo comincio a risalire l’interno coscia delicatamente. Arrivo all’altezza della sua gonna e proseguo ancora un po’. Guardo la strada e sento lei che ora sospira. Non faccio in tempo però ad andare oltre. La sua voce mi avverte che siamo arrivati e di accostare a destra.
Stacco a malincuore le mani dalle sue gambe ed eseguo quest’altro ordine.
Appena la macchina si ferma lei scende e io faccio altrettanto. Apro il cofano così che lei possa riappropriarsi delle sue buste e richiudo. La seguo fino al portone. Lei sfila dalla borsa le chiavi e apre. Io sempre dietro di lei. C’&egrave una rampa di scale molto ripida e lei comincia la sua scalata. Non posso avere punto di vista migliore. Il suo sedere in questo momento mi sembra il più bello del mondo. Alzo una mano e mi insinuo sotto la gonna. Uno schiaffo la colpisce.
“Aspetta! Entriamo in casa!”
Non resisto ma devo ubbidire.
Arriviamo al pianerottolo e lei infila le chiavi nella serratura. Di scatto entra dentro e trascina anche me per un braccio e richiude la porta. Appoggia le borse a terra e io non resisto più. Le arrivo da dietro e la prendo per i fianchi avvicinandola al mio corpo. Dalle sue labbra esce un gemito. Comincio a baciarla sul collo e lei mi facilita il compito inclinando la testa. Lentamente le mie mani vanno a cercare il suo seno e scopro che anche lei &egrave eccitata. I suoi capezzoli sono duri e attraverso il vestito sento chiaramente che non ha reggiseno.
Strizzo quei bottoncini e a lei scappa un sospiro pieno di eccitazione mentre continuo a baciarla sul collo. La sua mano sinistra ora &egrave risalita fin sopra la mia nuca e si insinua tra i miei capelli. La destra invece lentamente comincia a cercare strada tra i nostri corpi all’altezza della mia erezione. La trova e comincia ad accarezzarmi lentamente.
Io sposto la mia bocca senza mai staccarla dalla sua pelle e incontro la sua. Le nostre lingue si uniscono e cominciano a scambiarsi effusioni sempre più audaci.
La mia mano destra abbandona il suo capezzolo e comincia a scendere più in basso. Sfiora il suo pube e continua a scendere. Arriva a fatica fino all’altezza dell’orlo della gonna, tanto che per un attimo mi devo chinare e ricomincio a salire. Prima sulla parte anteriore della coscia e poi sempre più verso l’interno portandosi dietro l’orlo del suo vestito. Lei mi facilita il compito divaricando leggermente le gambe. Ci sono quasi. Il mio pollice incontra il pizzo del suo perizoma. La mia mano avverte una sensazione di umidità che accentua la mia erezione. Il mio pollice si sofferma un po’ in quel punto e poi comincia a massaggiare con movimenti circolari la zona appena conquistata.
Vado avanti così per qualche secondo e poi decido che il suo vestito &egrave ormai di troppo. Mi stacco da lei e mi chino per prendere a due mani l’orlo. Comincio a farlo salire lungo le sue cosce e lei alza le braccia per permettermi di sfilarglielo più rapidamente. Lo getto a terra dietro di me. Ora ha addosso solo il perizoma e continua a darmi le spalle. Il suo sedere &egrave esattamente come me l’ero immaginato. Perfetto. Mi riavvicino a lei e rimetto le mie mani sui suoi fianchi. Mi sembra che quasi tremi per l’eccitazione. Porto il mio mento sulla sua spalla e lei riporta tutte e due le mani tra i miei capelli. I suoi occhi sono socchiusi e la bocca leggermente aperta. Una mano si impossessa di nuovo del suo capezzolo per torturarlo e l’altra, invece, stavolta si insinua con decisione sotto l’orlo del suo perizoma. E’ completamente depilata, questo mi fa impazzire. Scende ancora e incontra finalmente le sue labbra, già abbondantemente lubrificate dai suoi umori. Improvvisamente un gemito di piacere esce dalla sua bocca nello stesso istante in cui sfioro il suo clitoride. Lei divarica ancora di più le gambe e così io ho la possibilità di soffermarmi lì ancora per qualche secondo.
Ora lei inarca la schiena. Sono sicuro che stia per raggiungere l’orgasmo ma velocemente porta la sua mano sulla mia per fermarmi. Si gira verso di me. Il seno &egrave bellissimo. Il contorno dei suoi capezzoli &egrave arrossato a causa delle mie attenzioni.
Mi dice: “vieni in camera da letto”.
Mi prende per mano e insieme attraversiamo il corridoio fino ad una stanza con le tapparelle abbassate a metà che diffondono una luce soffusa.
Si ferma davanti al letto e si volta verso di me. Mi guarda negli occhi e mi sfila la T-shirt.
Sempre senza abbassare lo sguardo mi slaccia la cintura. Si concentra poi sui bottoni dei jeans. Io sono eccitatissimo e il rigonfiamento causato dalla mia erezione non facilita il compito. Intervengo mettendo le mie mani sulle sue e lei mi lascia fare. Prima ancora che io finisca mi ha spinto a sedermi sul letto facendomi sdraiare. Dalle mie spalle le sue mani scivolano verso il mio inguine. Io mi porto al centro del letto e nel frattempo mi sfilo i pantaloni fino alle ginocchia. Lei fa il resto e li getta a terra.
Sale sul letto e si sistema tra le mie gambe. Accarezza il mio pene attraverso le mutande e piano piano si avvicina con la bocca alla mia zona più sensibile. Io non vedo più nulla perche i suo capelli mi coprono la visuale e allora decido di rilassarmi chiudendo gli occhi.
Sento chiaramente le sue mani infilarsi sotto l’elastico delle mie mutande e una pressione delicata le fa scendere fino a liberarmi. Ora le sue mani sono sulle mie cosce e la sua lingua comincia ad inumidire la base del mio sesso. Che sensazione magnifica, potrei rimanere a vita in quella posizione lasciandola fare tutto quello che vuole di me. La sua lingua insiste su tutta la zona e questa volta sono io che mi lascio scappare un sospiro di eccitazione. Una delle sue mani si stacca dal mio fianco e si inserisce tra la mia pancia e il mio pene a palmo in su. La sua lingua percorre piano tutta l’asta. Quando la sua lingua arriva al glande, si ritrae e le sue labbra si allargano per accoglierlo all’interno.
Questa donna &egrave nata per questo scopo, non ho mai provato sensazioni del genere. La sua testa ora comincia lentamente a muoversi e la mano leggermente stretta sulla presa accompagna il movimento sussultorio del suo capo. All’interno della sua bocca la lingua mi provoca dei brividi indescrivibili. Una goccia di saliva fuoriesce dalle sue labbra e si adagia sul mio stomaco. Tutto questo &egrave bellissimo e io mi abbandono. Le mie mani stringono il lenzuolo.
Riapro gli occhi e oltre la sua testa un sedere liscio si muove a ritmo con tutto il corpo. La sconosciuta man mano aumenta la velocità e io sento che non resisterò a lungo a quella piacevole tortura.
Stacco una mano dal materasso e la appoggio sulla sua spalla. Lei capisce immediatamente e si ferma. Alza la testa interrompendo il suo gioco perverso ma continuando con la mano a torturarmi.
Io mi metto a sedere e comicio a baciarla ma immediatamente la prendo di peso e la rigiro costringendola con le spalle sul materasso. Lascio le sue labbra e senza mai staccare le mie comincio a scendere sul collo, risalgo fino al lobo dell’orecchio strappandole un brivido e lentamente mi abbasso per raggiungere la mia prossima meta. Faccio con estrema calma tutte le mie operazioni, cosicch&egrave lei possa godere a pieno del risultato finale che arriverà dopo la lunga attesa. Sento l’impazienza sulla sua pelle. Arrivo al seno. I suoi capezzoli sono sempre più duri e comincio a disegnarne la circonferenza con la lingua. Il suo tremore ricomincia. Le mie mani cominciano a massaggiare e la mia bocca ora accoglie uno dei suoi capezzoli succhiandolo fino a strapparle un urlo di dolore. Allento la presa ma non mi sposto, voglio assaporare a pieno il sapore della sua pelle. Passo da un capezzolo all’altro avvicinandoli con le mani, facendo in modo di staccare per il meno tempo possibile la mia bocca dalla sua carne. Alterno lievi colpi di lingua a più decisi succhiamenti della più estesa porzione di seno possibile.
Per il momento basta così. Ricomincio la mia discesa. La lingua ora &egrave arrivata al suo ombelico e percorre l’orlo del cratere. Passo oltre.
Con una mossa decisa la privo dell’ultimo pezzo di stoffa che le rimane . Vorrei strapparlo ma mi trattengo e le mie labbra si avvicinano sempre di più al suo sesso umido. Comincio baciando lievemente ogni centimetro quadrato cercando di allungare sempre di più i tempi, tenendola sospesa in un limbo che avrà l’unico scopo di farle gustare a pieno il traguardo. Mi guarda con aria supplichevole, chiedendosi quanto ancora dovrà aspettare. Questa volta la accontento e le mie labbra aderiscono perfettamente alle sue. La lingua percorre tutta la lunghezza dell’apertura un paio di volte raccogliendo il nettare del suo corpo e poi vanno a infliggere colpi decisi all’estremità superiore sprofondando nella sua carne. Il suo clitoride &egrave mia preda e lei ormai &egrave in delirio. Ha portato indietro la testa e con gli occhi chiusi lancia mugolii sommessi alla stanza. Io la guardo e mi compiaccio del mio lavoro. Ora sono le sue mani che stringono il lenzuolo e la sua schiena si inarca a dismisura mentre le sue gambe leggermente piegate stringono la mia testa tanto da creare il vuoto nelle mie orecchie.
In quella posizione porto le mie braccia oltre le sue cosce e ricomincio a carezzarle il seno che sembra anche più abbondante di prima.
Non voglio che arrivi subito all’orgasmo e così smetto. La sua espressione ora rivolta verso di me &egrave di gratitudine. Prende la mia testa tra le mani e piano piano ricomincio a salire lungo quel corpo ripercorrendo la strada di prima. Passando su uno dei capezzoli lo sfioro solo con un labbro e mantengo viva la sua eccitazione. Le nostre bocche si ricongiungono ancora una volta ed &egrave lei che allunga una mano sotto di me. Prende delicatamente il mio pene e lo indirizza lì, dove io poco prima avevo concentrato il mio interesse.
Non faccio alcuna fatica ad entrare, i suoi umori mi bagnano man mano che io procedo dentro di lei e finalmente arrivo in fondo e tutti e due siamo rapiti dalla stessa sensazione. Rimango immobile qualche secondo. Ora tocca a me cimentarmi nel movimento sussultorio che comincia pianissimo. Riapro gli occhi e i suoi sono chiusi. Sta godendo tutto quello che si può godere di quell’attimo e mi stringe. Le sue unghie mi graffiano la schiena. Non posso fare a meno di notare che da quell’angolazine il viso &egrave più bello di come lo avevo visto in precedenza. Il sesso rende tutto più bello e adesso per me lei &egrave la donna più attraente del mondo. Ricominciamo a baciarci. Il mio ritmo prima lento, comincia a essere incalzante, tanto che in alcuni momenti le nostre lingue sono costrette a slegarsi per permetterci di respirare. L’affanno cresce per tutti e due.
Non so per quanto si stia protraendo questo momento. Il tempo in questa stanza non ha più nessuna importanza. Nulla ha importanza per noi. Intorno a noi tutto &egrave scomparso.
Lei mette le mani sul mio petto e mi spinge. Sembra voglia staccarsi da me e questo crea in me un po’ di indecisione perch&egrave non capisco cosa voglia fare. Mi fermo e assecondo il suo volere.
Mi fa girare ma senza permettermi di uscire dal suo corpo mi fa sdraiare. Si posiziona sopra di me. Il movimento ricomincia guidato da lei questa volta. Si scosta i capelli ormai sudati dalla faccia e appoggia le mani sul mio petto. Il suo sedere prende a muoversi e io finalmente riesco a sentire la pelle che lo ricopre sotto le mie mani. Allargo un po’ le sue natiche in modo da riuscire a penetrare ancora un po’ di più dentro di lei.Mentre si muove su di me sento il suo calore avvolgermi. Sono sudato anch’io e dai suoi capelli una goccia del suo viene a posarsi sulle mie labbra. Ha un sapore salato ma non provo fastidio. In fondo ci stiamo scambiando ben più di qualche goccia d’acqua salata.
Ad ogni colpo di reni adesso lei lascia che dei lamenti attrversino i suoi denti serrati. Una mano corre sulle sue labbra e lei accoglie una delle mie dita nella sua bocca e lo succhia con avidità. Per quanto possibile, tutto ciò aumenta ancora di più la mia eccitazione, portandomi ad aumentare il ritmo che ora &egrave sostenuto. Lei apre la bocca e lascia il mio dito. Dopo qualche attimo il suo corpo si irrigidisce. Dalla bocca comincia a uscirle un lamento più prolungato e costante. Io aumento l’andatura e sento che una lava incandescente sta risalendo proveniente dalle mie viscere. Lei si contrae maggiormente e le sue mani passano sul mio cuscino ai lati della mia testa.
I suoi seni gonfi dondolano ora davanti alla mia faccia scossi dal nostro movimento e io approfitto per bere ancora da loro. Il mio vulcano ormai &egrave allo stremo e comincio ad eruttare dentro di lei il mio piacere. Un formicolio mi pervade tutto il corpo. Nel frattempo lei ha cominciato a trasformare il suo lamento in un urlo costante. Sento una pressione alla base del mio pene. E’ lei che sta arrivando. Il suo fremito &egrave irrefrenabile e la morsa delle sue gambe scivola per il sudore che ci ricopre….

E’ finito tutto.
Il suo corpo stremato ed esanime &egrave sdraiato accanto al mio. Mi alzo su un gomito e per la prima volta mi fermo a guardarlo con attenzione in ogni minimo particolare per circa un minuto. La sconosciuta non da segni di vita tranne che per il suo ventre che si muove regolare. Sta dormendo. Devo andare.
Mi alzo senza far rumore e raccolgo i miei vestiti. Esco dalla camera e chiudo la porta. Mi rivesto in fretta e mentre mi incammino alla porta inciamo in qualcosa di pesante ricoperto dal vestito che avevo prima buttato via con foga.
Tolgo il vestito e una grossa macchina radiocomandata spunta da sotto. Ma come ho fatto a non vederla prima?
Apro la porta cercando di non fare alcun rumore e passatoci attraverso la chiudo dietro di me.
Guardo il campanello. Sotto il plexiglass due cognomi spiccano in chiare lettere nere su sfondo bianco.
La sconosciuta quindi &egrave sposata e ha anche dei figli. E’ una mamma!!
Meglio scappare senza farsi vedere prima che qualcuno si insospettisca.
Esco dal portone e mi infilo in macchina. Guido esausto verso casa.
Appena entrato sistemo distrattamente la spesa nel frigo e corro a farmi la doccia.
Torno in cucina e una strana sensazione pervade la mia mente, c’&egrave qualcosa di strano.
Di scatto riapro il frigo.
Stupore!
All’interno c’&egrave di tutto. Cibi e ingredienti vari per fare da mangiare per almeno due settimane. Abbiamo scambiato le buste della spesa e ora lei ha la mia. Come giustificherà al marito l’acquisto di tutte quelle merendine?
Un sorriso si stampa sul mio viso.
“Mamma, hai perso il lavoro!”

Ciao a tutti. Sono alla mia prima esperienza da autore e mi piacerebbe ricevere una vostra critica costruttiva.
Per favore scrivetemi a hotmax75@alice.it

Autore Pubblicato il: 20 Agosto 2007Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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