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l’attesa aumenta il desiderio

Era mascherato.
La maschera bordeaux e oro gli copriva naso, occhi e fronte. Era tutta bordeaux ad eccezione dei contorni, ornati da porporina d’oro e piume nere che coprivano la fronte. Si intravedevano capelli neri leggermente compressi sulla nuca dall’elastico della maschera. La bocca e le mascelle ben definite erano gli unici dettagli del volto a me visibili. La aprì quella bocca, in un sorriso complice che mostrò dei bellissimi, forti, denti bianchi che morsero subito dopo le labbra carnose, rosa, incredibilmente sexy. Potevo solo intravederli gli occhi di quel metro e novanta di muscoli, pelle lucida e odori eccitanti. Ma non mi interessavano gli occhi, lo specchio dell’anima sembrava proprio non interessarmi in quel momento. Fermo sull’uscio della porta della mia stanza nel college universitario di Glasgow mi chiese se poteva entrare. Una voce profonda ma giovane, un accento più americano che inglese.

Io non risposi. Dire un semplice si sarebbe stato troppo banale in fondo. Era ovvio che potesse entrare e credo che lo lesse nei miei occhi. E non solo. Mi mise una mano intorno alla vita e mi tirò a se, poi l’altra mi si infilò rapidamente sotto la vestaglia blu di seta. Fra le cosce. Si dovette piegare un po’ per arrivare la sotto ed il suo volto arrivava esattamente all’altezza del mio seno. Una quarta abbondante. Toccò il mio perizoma facendomi sussultare e chiudere gli occhi che seguivano, senza mollarla un attimo quella bocca incredibilmente attraente e promettente. Mi spostò il perizoma con un dito e l’altro percorse la mia fessura in senso orizzontale, dal clitoride fino all’ano. Alzò lo sguardo verso il mio viso, si tirò su, dritto di nuovo e mi infilò le sue dita in bocca.

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Non sono timida, e lui di certo mi fece scogliere in un secondo. Avevo già perso la razionalità dal primo momento in cui le sue mani toccarono la stoffa della mia vestaglia.
Leccai le due dita chiudendo gli occhi e immaginandomi di fare lo stesso con le sue labbra e la sua lingua e poi assaporare lo stesso sapore di ormoni femminili, ma leccando il suo pene.

Sentii il mio interno coscia bagnarsi e il perizoma completamente aderente alla mia fica. Feci due passi indietro così da farlo entrare e sentii chiudere la porta alle sue spalle. Lui mi teneva sempre stretta alla vita e mi premeva adesso il suo pene sul mio pube. Mi girò di scatto e mi aprì la vestaglia sulle spalle. Mi massaggiò lentamente il collo, le spalle, le braccia e mano a mano faceva scendere la seta, lasciandomi poi completamente nuda. Poi di nuovo di scatto mi prese per la vita facendomi piegare leggermente in avanti. E sentii toccarmi il culo. Pensai che fossero le sue mani ma poi realizzai che entrambe mi stavano stringendo i fianchi. Percorse lo spazio fra le due mele in modo verticale salendo e scendendo con il suo pene.

Mi uscì dalla bocca in modo completamente naturale, lo volevo dentro, lo volevo toccare, succhiare e volevo essere scopata.

Mi girò di nuovo, mi prese in collo e mi mise seduta sulla scrivania. Prese una sedia e me la mise davanti, poi mi aprì le gambe e si spinse verso di me. Mi prese le tette con le mani mentre con i pollici mi accarezzava i capezzoli. Aveva ancora i pantaloni addosso ma il torso era nudo. I suoi pettorali color cioccolato si muovevano ogni volta che alzava le braccia, i suoi addominali scolpiti mi facevano eccitare sempre di più ma non mi lasciava toccarlo. Ogni volta che avvicinavo al suo corpo mi respingeva, sempre sorridendo e me le accompagnava sulla scrivania. Una cosa era certa. Non ce la facevo più. Stavo desiderando qualcosa dentro di me con un desiderio delirante. E lui lo sapeva, dietro quella maschera. Avvicinò il viso ai miei capezzoli e cominciò a succhiarli, e leccarmi le tette e stringerle. Le sue labbra facevano un rumore eccitante e selvaggio ogni qualvolta si chiudessero sulla mia pelle. Poi si alzò in piedi, mi baciò in bocca e mi mise le mani sul suo sedere. Cominciai a toglierli i pantaloni, provai a farlo lentamente, ma era quasi impossibile.
Rimase nudo, davanti a me, solo una maschera a coprirgli il viso. Mi sorrise di nuovo. Mi slegò i capelli che tenevo raccolti in una coda di cavallo e mi baciò di nuovo, questa volta con più forza, con potenza e passione. Ci ritrovammo sul pavimento, lui sopra di me, imponente e muscoloso. Io sdraiata sulla moquette verde, incapace di comporre nessun pensiero logico nella mia testa. Volevo solo avere quel pene dentro di me. Era lungo ma, ciò che mi eccitava di più era la sua larghezza. Quello stronzo mi sfiorava ma non si decideva ad entrare.

Urlai.

Si mise in ginocchio, mi tolse il perizoma, mi aprì le gambe rapidamente e sollevandomi i fianchi mi penetrò lentamente, pochi centimetri e poi riuscì. E poi di nuovo per altre due volte, fino a quando alla terza tutto il suo pene entrò nella mia vagina bagnata. Io ansimavo e lui continuava a ripetere che gli piaceva. Mi stringeva forte sui fianchi, mi girò e cambiammo posizione ancora e ancora. Mi fece succhiare l’oggetto dei miei desideri e poi lo sentii di nuovo fra le mie gambe. Cinque, sei volte ancora.

Venne in contemporanea al mio orgasmo. Mi portò nella vasca e mi lavò. Mi sussurrò nell’orecchio buon compleanno. E se ne andò.

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