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Racconti Erotici Etero

Le domande giuste

By 30 Aprile 2024No Comments

L’avevo riconosciuta leggendo un suo racconto, sapevo che era con lei che finalmente mi sarei sentito di nuovo vivo, erano le sue parole e le descrizioni dei suoi pensieri a darmi quella certezza, erano le cose che avevamo in comune e quelle in cui eravamo completamente diversi a farmi insistere educatamente.
È stato un lungo “corteggiamento”, prima sulla chat del sito poi su una chat anonima, dopo alcune settimane su whatsapp e poi al telefono.
Eppure una volta incontrata, dopo aver fantasticato mille sviluppi e evoluzioni, sapevo che non avrei deciso nulla di quel pomeriggio, e che dopo tanti chilometri di autostrada e ore di sesso immaginato nella mia mente, sarebbe successo solo quello che lei aveva deciso.
Parlammo di nulla per una buona mezz’ora, come possono parlare due persone sconosciute che hanno condiviso virtualmente solo momenti in cui l’unica cosa chiara era che io avrei voluto tantissimo incontrarla, e assaggiarla.
Mentre mi guardava con uno sguardo che mi faceva impazzire sapeva che le sarei saltato addosso anche lì, in mezzo al locale. Poteva essere certa che la prima cosa che le avrei fatto sarebbe stata alzarle la gonna, scostarle le mutandine e annusarle la fica; tanto lei era golosa dei sapori del sesso tanto io avevo bisogno degli odori di un corpo, e disperavo di sentire i suoi.
Finalmente finimmo di bere, si alzò e dopo aver pagato si avviò non verso la sua auto come temevo ma verso la mia.
Partimmo, mi guidò in quelli che erano i suoi territori fino a una zona isolata ma vicina a una statale, riparata da un bosco e un edificio abbandonato ma curato. Parcheggiai all’ombra e lei scese senza dire niente, la seguii portando una coperta che avevo portato come mi aveva chiesto e camminammo per qualche decina di metri verso un prato delimitato da bassi arbusti.
ci sedemmo per poi distenderci guardandoci negli occhi; nessuno dei due parlava, lei sembrava in attesa di qualcosa ma io ero in attesa che fosse lei a guidarmi benché restasse immobile a fissarmi con quegli occhi. eravamo molto vicini, la baciai, ricambiò il mio bacio, pochi secondi e stavamo intrecciando le nostre lingue e le nostre braccia, ci toccavamo la schiena da sopra i vestiti, poi infilando le mani sotto le camice, poi le strinsi il culo, lei mi mise una mano sulla patta stringendomelo da sopra i pantaloni.
Faceva caldo, fine giugno, l’ombra non bastava e la situazione non aiutava.
Mi sciolsi da quell’intreccio per tirarmi su e togliermi le scarpe. lei sapeva che avrei voluto toglierle a lei, mi allungò la gamba sinistra, le sfilai la scarpa, il calzino, le baciai il collo del piede e poi le dita, presi l’altra gamba e rifeci gli stessi gesti proseguendo sulla pianta, io la baciavo e lei stava immobile e silenziosa, io realizzavo uno dei desideri che le avevo confessato e lei mi lasciava fare. baciavo il suo piede un pò sudato, buonissimo, e pensavo all’ odore e al sapore che doveva avere in mezzo alle gambe. Come guidata dal mio pensiero mi tolse il piede dal viso, allargò le gambe distendendosi a terra, la gonna sui fianchi, una mano tirava verso la coscia il perizoma di pizzo scoprendo le labbra lucide della sua fica.
La leccai per molto tempo, mi riempii il cervello del suo profumo e del suo sapore, sollevandole il bacino mi dedicai per qualche minuto anche al suo buco del culo, era tutto come me lo ero immaginato e anche meglio. avrei voluto continuare, infilarle un dito o due dentro, scoparmela con la mano leccandole il clitoride e farla godere magari stringendole una tetta sotto la camicia ancora abbottonata. Ha delle tette stupende, delle areole magnifiche, due capezzoli che mi eccita solo il parlarne, lo sa che mi sono masturbato più volte guardando una sua foto delle tette.
Invece si alzò e scambiò i ruoli, mi fece distendere, mi spogliò lentamente e mi regalò un pompino che si concluse sul suo viso e sulla mia pancia, il mio “turno” durò una frazione del suo, l’impressione fu di aver sbagliato qualcosa benché la ricompensa fosse stata molto piacevole.
Aveva i fazzoletti umidificati in borsa, a ripulirsi e rivestirsi fu più rapida di me, la ritrovai praticamente già in auto seduta e pronta a partire. Mi feci guidare al punto di partenza, la lasciai davanti all’auto, ci salutammo senza grandi entusiasmi ma nemmeno senza rimpianti, stranamente era successo quello che le avevo più volte detto avrei voluto fare con lei e non c’era molto da aggiungere.
Coglione io a non dirle che avrei voluto scoparmela ovunque iin tutti i modi possibili? Non lo so ancora, ma oggi le ho scritto, che avrei tanto voluto continuare, mi ha solo risposto ” Come?”.

Abelforth

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