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L’umiliazione di Miriam

By 8 Novembre 2010Dicembre 16th, 2019No Comments

 

La sveglia suonò, come tutte le mattine, e Miriam si alzò controvoglia. Si diresse verso il bagno, certa che una veloce doccia l’avrebbe fatta destare completamente. Ed eccola lì, pochi minuti dopo, di fronte allo specchio della sua camera. La superficie riflettente restituiva l’immagine di una giovane ragazza, di appena 23 anni, con i capelli castano chiaro, gli occhi di un verde scuro intenso e la carnagione rosea.

Miriam si guardava allo specchio, mentre asciugava le ultime gocce d’acqua che scorrevano sul suo corpo, sul suo seno, una terza scarsa, e sui suoi fianchi un po’ larghi. Non era una di quelle ragazze alte e snelle, che si vedono sfilare sulle passerelle, ma il suo metro e settanta d’altezza non la faceva sfigurare, e le sue curve rivelavano una femminilità e una sensualità innata, che nulla hanno di ostentato.

“Cosa metto oggi?”, disse tra sé guardando nell’ armadio e spulciando tra i vestiti; la sua indecisione cronica la tenne lì davanti ancora per qualche minuto, finché non decise di optare per una camicetta sui toni del beige, un gilet marrone corto, legato sotto il seno e una gonna dello stesso colore, lunga fin sopra il ginocchio.  Calze e stivali alti completavano il tutto.

“Cazzo devo sbrigarmi, se non mi muovo arriverò a lezione già iniziata!”, pensò mentre scendeva le scale del suo appartamento. Il monolocale che aveva affittato era abbastanza distante dall’università e in una zona isolata, ma almeno era economico.

La cosa che Miriam detestava era quella di dover passare davanti al cantiere di un edificio in costruzione, e doversi sorbire le avances, i fischi e le battutine di alcuni operai. Una o due volte le si erano avvicinati con la scusa di offrirle un caffè, ma li aveva sempre ignorati: allungava il passo e guardava altrove.

“Ehi ragazzi eccola!”, disse uno . “Bella, perché non ci fai vedere cos’hai  sotto la gonna?”, gridò un altro. “Ehy, è inutile che te la tiri, tanto lo sappiamo che ti piacciono gli uccelli!”, e tutti scoppiarono a ridere.

Finalmente arrivò in aula e iniziò la sua normale giornata di studentessa universitaria.

 

Quella volta i corsi finirono tardi, così mentre tornava stava già facendo buio. Mentre camminava verso casa era tranquilla, sapeva che a quell’ora il cantiere era già chiuso, e che quindi non si sarebbe dovuta sorbire le solite frasi. Passando lì davanti sentì un rumore e si accorse che qualcosa le era caduto accidentalmente dalla borsa. Tornò indietro per vedere cosa fosse e in quell’istante le si parò davanti una figura maschile, un ragazzo sulla trentina alto e abbastanza robusto. Era uno degli operai.

L’uomo raccolse l’oggetto da terra, sembrava essere un portafogli, ed infatti Miriam tastò istintivamente la borsa e pensò “cazzo, la tasca laterale aperta…”.

 

“Buonasera signorina, sembra che le sia caduto qualcosa”, disse  l’uomo sorridendo, mentre la squadrava da capo a piedi. “ Si, è mio. Me lo restituisce cortesemente?” disse lei frettolosamente; era intimorita ma non voleva darlo a vedere. “Eh, eh, che maniere sono? Le ritrovo un oggetto smarrito e lei mi tratta così? Eppure credevo di meritare una ricompensa!”disse quasi ridendo. “Se è la ricompensa che vuole può tenersi tutti i soldi, ma la prego, mi restituisca il portafogli con i documenti” rispose Miriam. “Eh no cara, non sono i soldi che voglio. Io voglio te!”.

A queste parole il cuore di Miriam prese a martellare forte nel petto e la paura la portò ad agire istintivamente:fece per dare uno schiaffo all’uomo, ma lui fu più veloce. Afferrò il polso di lei, la fece girare su se stessa e con forza le bloccò il braccio dietro la schiena. “Mi lasci, la prego!” disse Miriam con voce tremante. Aveva paura, sentiva che qualsiasi sforzo sarebbe stato inutile, quel ragazzo era troppo forte per lei.  “Che c’è, ora non fai più la snob, vero?Ti piace sculettare qui davanti mentre sgobbiamo eh? Ti piace farti guardare e farci venire il cazzo duro?”  le sussurrò all’orecchio, mentre la stringeva ancora di più a sé. Miriam sentiva il rigonfiamento dell’uomo strusciare contro le sue natiche mentre cercava di liberarsi e, presa sempre più dal panico disse “No, per favore, mi lasci!”.

“Oh, che sbadato, non mi sono presentato. Io sono Ivan, lei come si chiama?”, le chiese accarezzandole il viso. Notando il silenzio della ragazza, strinse più forte il braccio quel tanto che bastava per provocarle un po’ di dolore e ripeté la domanda: “allora, come ti chiami puttanella!?”. Lei rispose balbettando  “M-Miriam… mi chiamo Miriam”.  “Bene Miriam, ora che ci siamo presentati …”, disse infilando il portafogli nella borsa “e che ti ho restituito ciò che ti appartiene, è il momento di riscuotere la ricompensa”.

Buttò a terra la borsa, prese la ragazza per le braccia e la spinse contro il muro. Le schiacciò il viso sulla parete, per riuscire poi a stringerle i polsi dietro la schiena con una sola mano. Miriam percepì che l’uomo stava tirando fuori qualcosa dalla tasca, e dopo poco sentì un rumore metallico che lasciava poco spazio all’immaginazione: erano manette.  “Ma.. cosa?” chiese lei incredula, “hahahaha, non te l’aspettavi, vero puttanella? Le porto sempre con me, non si sa mai cosa può succedere”, le disse ridendo. L’uomo si allontanò per ammirare la sua “creazione”, così Miriam poté rendersi conto di quello che era successo: era stata ammanettata ad un tubo che correva lungo la parete e non aveva scampo.  Era agitata a tal punto da non riuscire a pensare a nulla. Si guardava in giro alla ricerca di una macchina, un passante che potesse aiutarla ma nulla. Era sola con quell’uomo, ammanettata a quel maledetto tubo e non poteva fare nulla.

“La supplico liberi, mi lasci andare!” disse lei.“Beh, dipende da te, tesoro. Se non fai troppe storie ti libero dopo essermi divertito, altrimenti ti lascio qui, nuda, fino a domani mattina. Credo che i miei colleghi sarebbero molto felici di trovarti con le tette al vento domattina”.

Il solo pensiero le fece gelare il sangue delle vene, così smise di dimenarsi.  Si appoggiò al muro, con gli occhi rivolti verso il basso.  Ivan, quell’uomo che aveva osato tanto, capì che l’aveva domata e disse “Oh, brava! Ottima scelta! Vedo che non sei solo bella, sei anche intelligente!E ora vediamo cosa abbiamo qui”. Si avvicinò alla ragazza poggiando entrambe le mani sul suo seno. Lo palpò, lo tastò con foga, mentre Miriam rivolgeva il suo viso da un lato, come per non guardare. Slacciò il gilet, infilò le dita nell’apertura della camicetta e l’aprì strappando i bottoni. “No!” disse lei, istintivamente, “Sh, shh , shhhh… tranquilla. Mmm… che belle tette. Meglio di come le immaginavo.” Continuava a guardarla mentre si allontanava da lei, e apriva la portiera del furgoncino. Miriam lo vide rovistare all’interno, finché non sembrò trovare ciò che cercava: delle forbici.

Ivan le si riavvicinò e tagliò il reggiseno al centro, così da lasciar libere quelle tette magnifiche; eccole lì, in bella vista, quelle tette che aveva tanto desiderato. “Da quanto aspettavo questo momento!” disse tuffandosi col viso in quella morbidezza; iniziò a succhiarle i capezzoli, a mordicchiarli. Palpava quelle tette con foga, le strizzava, le schiaffeggiava, mentre le sussurrava “che vacca che sei”, “mmhh… questo ti meriti, troia”, “così, fai la brava mentre ti uso come una puttana…”. Miriam era come paralizzata, si sentiva proprio come Ivan le diceva: una puttana che veniva usata, in mezzo alla strada, dove chiunque passando poteva vederla. Si stupì nel capire che questi pensieri stavano avendo uno strano effetto su di lei, e sentì che i suoi capezzoli stavano diventando duri.

 Ivan non tardò a notarlo e rincarò la dose, “ma come, uno ti usa, ti chiama puttana e tu ti ecciti? Ma allora è proprio vero!” disse strizzandole i capezzoli come per mungerla; “Vacca, vediamo com’è messa la tua figa”.  Le alzò la gonna, arrotolandogliela fino alla vita, le abbassò le calze e slip fino alle ginocchia, si allontanò un po’ e la guardò. Miriam immaginava se stessa ammanettata a quel tubo, con la camicetta strappata, le tette scoperte e la figa in bella mostra … e si sentì avvampare di calore.

In quell’istante Ivan ficcò le sue dita nella figa della ragazza, che sussultò di sorpresa e di eccitazione. “Che troietta che sei Miriam, sei tutta bagnata! Lo sapevo che volevi essere scopata così!” disse mentre iniziava a masturbarla, titillando il clitoride e aprendole la figa. Lei godeva e non riusciva a crederci. Era stata umiliata e usata, eppure le piaceva, era eccitata …

“Se ti piace essere usata come una puttana ti accontento subito”, disse il ragazzo costringendola ad inginocchiarsi. Tirò fuori dai pantaloni un cazzo di media lunghezza, ma molto largo, con la cappella rossa e le palle gonfie. Le prese la testa fra le mani e la costrinse a prenderlo in bocca; iniziò a scoparla violentemente, affondando il cazzo fin nella gola di Miriam, la quale si sentiva soffocare. “Prendi puttana, prendilo tutto! Ti piace il mio cazzo vero?”, le diceva mentre glielo sbatteva in faccia. Miriam era ormai eccitatissima e non opponeva alcuna resistenza, anzi, lo assecondava, succhiava e leccava quel cazzo che le veniva sbattuto sul viso. Ivan era al limite, scopò la bocca della ragazza ancora un po’, poi tirò fuori quel cazzo pulsante e le riversò fiotti si sborra sul viso, sulle labbra e un po’ in bocca; “Ahhh, si, vengo… siii… prendila tutta!!! Bevi la mia sborra!!!” degli schizzi di sborra calda finirono sulle sue tette e iniziarono a colare.  Le disse di succhiare il cazzo e di ripulirlo per bene, e di chiudere gli occhi; andò al furgone, prese una fotocamera e prese a fare varie foto: Miriam, ammanettata in mezzo alla strada, seminuda e coperta di sborra.

Infine la lasciò andare.

 

La mattina dopo Miriam trovò una di quelle foto sotto la porta di casa e capì che Ivan non aveva finito con lei, aveva appena iniziato.

 

 

 

 

Il giorno dopo Miriam non riusciva a pensare ad altro. Nella sua mente continuava a riaffiorare il ricordo di quello che era successo la sera precedente: era stata usata per strada, come una puttana.
Quella stessa mattina aveva trovato sotto il portoncino una delle foto che l’uomo le aveva scattato.
Sì, era proprio lei quella ragazza inginocchiata sul marciapiede e coperta di sperma: aveva il viso pieno di sborra rivolto verso il basso, gli occhi e la bocca socchiusi; la camicetta aperta incorniciava le tette, con quei capezzoli turgidi e arrossati; la gonna era arrotolata in vita e la figa era stata lasciata bene in mostra, slabbrata e aperta.
Miriam guardava se stessa ritratta in quella foto, e provava un forte senso di eccitazione. L’idea di essere stata presa con la forza da quell’uomo, di essere stata ammanettata ad un tubo, denudata e usata in pubblico, in fondo le piaceva. Sentiva che una parte di lei, la parte più nascosta e perversa, aveva goduto come mai prima d’allora. La sua parte razionale cercava di rimuovere quelle sensazioni, di cacciar via quell’eccitazione dalla sua testa.

Quel giorno Miriam decise di rimanere a casa, non aveva voglia di andare a seguire i corsi all’università, avrebbe oziato a casa, al pc o davanti alla tv. ‘Una volta tanto voglio prendermi un giorno di relax’, pensò tra sé.
Nel primo pomeriggio, mentre stava sdraiata sul letto ad ascoltare un po’ di musica, suona il campanello. Miriam si alza in fretta e si guarda allo specchio per controllare in che condizioni fosse il suo aspetto: pantaloni della tuta neri, maglietta a maniche lunghe viola, di quelle sottili e aderenti, e pantofole rosa con i pupazzetti. ‘Bah, al massimo sarà la signora del secondo piano che mi chiede di abbassare il volume’, pensò mentre correva alla porta.
– Chi è?
– Sono io puttanella, aprimi.
Era Ivan’
-C-cosa vuoi da me, vai via!
– Sei sicura? Beh, vorrà dire che tutto il palazzo riceverà delle cartoline molto’ particolari.
Miriam aprì la porta, quel tanto che bastò per guardarlo in faccia e chiedergli’
-Cosa vuoi?
– Sei proprio sicura di volerne parlare qui? Perché non mi fai entrare, così posso spiegarti tutto con calma?
– No, vai via, lasciami in pace!
– Sei proprio sicura? Peccato, mi toccherà andare a distribuire un po’ di foto.
Così dicendo sollevò una mano e le mostrò le foto che aveva in mano. Erano le sue foto, quelle che le aveva scattato la sera prima.
Miriam non ha scelta, decide di farlo entrare in casa. Spalanca la porta e si sposta di lato per permettergli di entrare.
-Grazie cara.
Ivan le sorride ed entra in casa guardandosi intorno.
– Però! Bel posticino!
– Grazie’
Rispose lei sottovoce mentre chiudeva la porta. Miriam si voltò e si rese conto che Ivan in realtà era poco distante da lei.
-Allora troietta, veniamo al sodo. Come avrai capito non ho nessuna intenzione di lasciarmi sfuggire la possibilità di divertirmi ancora con te. Le foto le hai viste, sono molto carine no? Chissà che bella figura farebbero nelle bacheche della tua università. Ha ha ha!
– No, ti prego. Non puoi farmi questo, è un ricatto!
– Un ricatto? Ma no, voglio solo far vedere a tutti quanto sei troia, la gente ha il diritto di saperlo.
Disse mentre un sorriso maligno si allargava sul suo volto
Miriam non sapeva cosa fare. Pensava a cosa sarebbe potuto succedere se quelle foto fossero finite in giro per l’università, o altrove. Ivan aveva capito come incastrarla, ed ora era nelle sue mani.
Cosa poteva fare? Mandarlo al diavolo e rischiare di vedere quelle foto ovunque? No, neanche per idea.
Non aveva altra scelta, doveva assecondarlo pur sapendo che quella storia non sarebbe finita facilmente.
-C-cosa devo fare…
– Vedo che hai capito, brava la mia troietta.
Ivan sorrise, un sorriso di vittoria. Si avvicinò a lei, le posò una mano sulla spalla e la fece indietreggiare. La spinse delicatamente finché la schiena di Miriam non aderì completamente al portoncino di casa sua.
La guardò negli occhi e percepì la paura di lei, l’ansia che aveva di sapere cosa sarebbe successo.
Fece scorrere la mano sul suo corpo. Dalla spalla passò al petto, poi al seno e infine le prese un capezzolo tra le dita, comprimendolo tra la stoffa della maglietta di lei. Vide Miriam sussultare e accennare un gemito di dolore, e stringendo ancora un po’ disse.
-Tu Miriam’ d’ora in poi’ sarai la mia schiava. Sarai la mia cagnetta, la mia puttanella, sarai solo di mia proprietà. Da oggi in poi sarò il tuo Master, il tuo Padrone e dovrai obbedire ad ogni mio ordine, qualsiasi esso sia. Chiaro?
– S-si’
– Si cosa?
-Si Padrone.
-Brava, ora ripeti quello che ho detto.
– Io, Miriam, d’ora in poi sarò la sua schiava. Sarò’ la sua cagnetta, la sua puttanella’ sarò solo sua. Lei sarà il mio Padrone e dovrò obbedire ad ogni suo ordine, qualunque sia.
Miriam disse quelle parole come Ivan, il suo Padrone, le aveva ordinato. Non riusciva a crederci, era diventata una schiava, un oggetto sessuale nelle mani di quell’uomo che ora era il suo Master.
-Molto bene, col tempo imparerai tutto quello che una brava slave deve sapere.
– Si’
Sciaff. Miriam riceve uno schiaffo sulla guancia talmente forte da farle voltare il viso.
-Come hai detto? Ogni tua frase deve finire con la parola Master o Padrone, e devi sempre darmi del lei.
Forza, chiedi scusa al tuo Padrone.
-Si Padrone, m-mi scusi Padrone.
-Va già meglio. Ora spogliati completamente, subito!
– Si Padrone’
Miriam inizia a spogliarsi un po’ imbarazzata: toglie la maglietta lentamente e getta a terra; toglie le pantofole spostandole di lato e si sfila i pantaloni. Ora e’ il momento delle mutandine e del reggiseno, ma si sente strana, quasi non ha il coraggio. Ivan se ne accorge e dice.
-Forza troietta, togli tutto. E’ inutile avere vergogna, ti ho già vista e inoltre devi abituarti a rimanere nuda di fronte a degli estranei, hahaha.
-Si Padrone
Allora Miriam afferra i lembi delle mutandine e le abbassa fino alle caviglie, per poi toglierle completamente. Si slaccia il reggiseno, cercando nel frattempo di ostacolare la visione della sua figa stringendo le cosce. Butta a terra l’ultimo indumento che aveva addosso e rimane lì, di fronte a lui, tutta nuda.
-Stai dritta, non coprirti cazzo! Divarica le gambe su, e metti le mani dietro la schiena.
-Si Padrone.
Il suo corpo è esposto, completamente esposto allo sguardo di Ivan. Allora lui afferra le tette cn forza e inizia a palparle.
-Che bella vacca che sei, hai delle tette così polpose’ E questi capezzoli, li faremo diventare duri, turgidi e pronunciati. Vedrai cosa ho in serbo per te. Ringrazia il Padrone.
– Grazie Padrone.
Allora Ivan si abbassò, fino a portare la faccia all’altezza della figa di Miriam. Con una mano iniziò ad accarezzarla, era tutta liscia. Infilò due dita tra le labbra e sentì il gemito di lei mentre giocava con il clitoride.
-Mi è mancata la tua bella fighetta depilata’ mmh. Ora vediamo il culo. Su girati e piegati, mani contro la porta.
– Si Padrone, c-così?
-Si, brava cagna, inizi a capire.
L’uomo afferra il culo di Miriam e lo apre, per ispezionare il buchino. Lo guarda bene, poi ci sputa su, per lubrificarlo un po’ e senza preavviso le infila due dita nel culo.
-AAAAAAAAH!
Urla Miriam, che non era pronta né mentalmente né fisicamente alla penetrazione.
-Zitta troia! Ti uso come voglio, te l’ho detto che sei la mia puttana. Chiedi scusa!
Sciaff. Uno schiaffo sul culo.
-Mi scusi Padrone, mi perdoni!
-No, non ti scuso!
Sciaff. Un altro schiaffo rende il culo leggermente roseo, mentre le dita dell’altra mano continuano a spingere e a dilatarle il buco.
-La prego Padrone, sarò buona!
-Certo che lo sarai, soprattutto dopo aver ricevuto la punizione che meriti.
Sciaff.Sciaff. Uno schiaffo dopo l’altro, prima su una chiappa, poi sull’altra; Ivan iniziò a sculacciare Miriam, doveva insegnarle come comportarsi. Lei subiva quella punizione in silenzio, ansimando di tanto in tanto. Sentiva dolore e calore, immaginava il rossore che man mano compariva sul suo culo e la cosa la faceva eccitare. Lei era appoggiata al portoncino, con il culo proteso verso il suo Padrone che la stava punendo, la stava sculacciando. Questo pensiero alimentava ancor più la sua voglia e sentiva la sua figa diventare sempre più umida.
Ivan continuava a sculacciarla, rendendo il culo di Miriam sempre più rosso e dolorante.
-Hahaha, domani all’università non potrai neanche sederti. Ora stai ferma in questa posizione.
Le girò intorno, si sbottonò i pantaloni e tirò fuori il cazzo già in tiro. Lo mise di fronte al viso di Miriam e prese a sbatterglielo in faccia deridendola.
-Lo so che ti piace il mio cazzo’ vero? Mmmh com’è bello sbattertelo in faccia, vedi che sei solo una puttanella da usare? Su apri la bocca e rimani ferma.
– Si Padrone’
Ivan iniziò a strofinare la punta del suo cazzo sul labbro superiore della ragazza, quasi le stesse mettendo il rossetto. Poi passò a quello inferiore, le infilò la cappella in bocca e poi la ritrasse, lasciando che il labbro di lei seguisse quel movimento e la bagnasse di saliva.
Le afferrò la testa preso da un impeto improvviso e iniziò a scoparla in bocca. Miriam era china a 90, il suo culo rosso e dolorante, e veniva quasi soffocata dal cazzo di Ivan, che con forti colpi di bacino glielo spingeva fino in gola.
-Mmmh, brava la mia cagna. E ora possiamo procedere. Dimmi un po’ ti hanno mai allargato il culo come si deve?
– No Padrone, io’ l’ho fatto poche volte.
– Molto bene, ci penserò io ad aprirtelo per bene. Hahaha.
– La prego Padrone, non..
-ZITTA! Non dire altro o mi farai pentire di aver lubrificato il cazzo e la prossima volta ti inculo a secco!
-No, No!! Mi scusi Padron.. AAAAH!!
Mentre lei pronunciava quelle parole Ivan l’aveva afferrata per il bacino e aveva spinto il suo cazzo nello stretto buchino di Miriam.
-AAAh, si! MMh, com’è stretto! Ora te lo allargo per bene!!!
Iniziò a stantuffare, a spingere quel cazzo sempre più a forte e più a fondo, mentre Miriam tentava di sopportare quel trattamento e di reprimere quei gemiti che prima erano di dolore, ma che pian piano diventavano di piacere.
Sciaff. Sciaff.
-Dai cavallina, fatti montare.
Diceva Ivan mentre le assestava una serie di schiaffi sul culo. Lei cercava di mantenere il ritmo, sentiva le tette ballonzolare ad ogni affondo. Lui le notò.
-Mmmh, perché non le mostriamo a qualcuno queste belle tettone? Sei la mia troia e voglio metterti in mostra. Voglio umiliarti! Dai, andiamo alla finestra, appoggiati sul davanzale.
La finestra del piccolo salottino di Miriam dava proprio sulla strada, e questo la terrorizzava.
Obbedì, poggiò le mani sul davanzale della finestra e sporse il culo come aveva fatto prima. Ivan riprese ad incularla e le sue tette ripresero a ballonzolare.
-Vediamo chi sarà tanto fortunato da godersi la vista di queste tettone.
Disse mentre gliene palpava una da dietro. Proprio in quel momento stava passando un gruppo di ragazzi, probabilmente liceali; nessuno di loro guardava da quella parte, finché Ivan non bussò forte sul vetro della finestra. Miriam impallidì.
Uno di loro si girò distrattamente, poi capì cosa stava vedendo e ottenne l’attenzione degli altri. Miriam cercava di coprire le sue tette, incurvandosi, mentre quei 5 ragazzi la indicavano ridendo.
-Eh no, non ti coprire, quei ragazzini stanno guardando le tue tette. Metti la merce in mostra.
Così dicendo affondò il cazzo nel culo talmente forte da farle spingere il petto in fuori.
Miriam si vergognava, si sentiva umiliata, ma allo stesso tempo sentiva un lago tra le gambe. La sua figa colava umori in maniera così copiosa che iniziava a colarle lungo le cosce.
-Ti piace cagna, lo sapevo’
Sfilò il cazzo dal culo e lo mise in figa, penetrandola agevolmente grazie a tutto quel liquido. Miriam iniziò a godere subito, non aveva capito quanto fosse eccitata finché quel cazzo non le aveva aperto la figa. Iniziò a muoversi con lui, a muovere il bacino in maniera ritmata. Ansimava, a labbra socchiuse, e poco le importava che quel godimento fosse chiaramente percepibile dal gruppetto di ragazzi o da chiunque altro passasse lì fuori. Stava godendo come mai, stava godendo dell’essere umiliata, mostrata e usata.
-Che vacca che sei’ mmmh’ stai dando un bello spettacolo! Forza, fai vedere a tutti come ansima e come si dimena una porca durante l’orgasmo.
Quelle parole, quella situazione, d’un tratto Miriam stava per venire. Si muovevano insieme, ansimavano e venne, contorcendosi e gemendo ad occhi chiusi di fronte alla finestra. Ivan le lasciò pochi secondi per godersi l’orgasmo fino in fondo e poi le disse:
-Sembra che lo spettacolo sia piaciuto molto. Brava la mia troia.
Lei guardò fuori dalla finestra e notò che oltre ai ragazzi c’era anche qualche altro che si era fermato a guardarla.
-Su, continuiamo, inginocchiati e succhiamelo.
Non se lo fece dire due volte, prese subito il cazzo in bocca e iniziò a succhiarlo, a leccarlo dalle palle alla punta. Succhiava e succhiava finché Ivan non le spostò la testa con una mano. Afferrò una ceneriera che era lì di fianco e venne lì dentro.
-Aaahh’ si, che bocchinara!
Depositò tutta la sborra in quel piccolo piattino e lo poggiò a terra, di fronte a Miriam.
-Avrai sete dopo tutto questo movimento. Sei stata una brava cagna, quindi il tuo Padrone ti ha dato da bere. Su, bevi tutto quello che c’è nella tua ciotola.
Miriam lo guardò dal basso, inginocchiata ai suoi piedi. Sapeva di doverlo fare, quindi si abbassò, poggiò le mani ai lati della ‘ciotola’, e iniziò a leccare e a bere il contenuto. In quella posizione lasciava ben vedere il suo culo rosso, aperto e la sua figa ancora grondante di umori.
-Guardami cagnetta’
Flash. Un’altra foto.

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