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Sono passati quasi quindici anni, ma il ricordo di cio’ che vi raccontero’ e’ fermo nella mia testa, poiche’ fu un’esperienza comunque ricca che cambio’ il mio modo di vedere le cose: era un pomeriggio d’autunno, il sole stava gia’ calando ed avevo gia’ acceso i fari della mia auto.
Il mio nome e’ Marilena e stavo dirigendo fuori Milano per andare a ritirare il mio stereo dal negoziante che l’aveva fatto riparare.
Faceva abbastanza freddo, mi ero messa il cappotto ed il berretto di lana, visto che il riscaldamento della mia vecchia carretta ormai stentava.
Ferma al semaforo stavo pensando a Marco; dopo ormai otto mesi lo stronzo non si era neanche fatto trovare per poter vendere l’appartamento e se continuava il quel modo avrei dovuto chiedere un prestito ai miei o lasciare anticipatamente il corso cuochi serale che avevo appena cominciato.
Senza pensarci girai la testa e alla mia destra vidi un ragazzo che dalla sua auto faceva esattamente lo stesso: i nostri sguardi si incrociarono per attimo poi, entrambi imbarazzati tornammo a guardare la strada.
Era un tipo carino, magro, capelli scuri, carnagione chiara, occhi di un celeste vivo e un’espressione simpatica: niente di favoloso, ma quando ci eravamo guardati non avevo potuto fare a meno di sorridergli, cosi’ come aveva fatto lui.
In qualche modo fu una sensazione strana: ormai da tempo non avevo sorriso ad un uomo: mi resi conto improvvisamente che ormai da almeno due anni covavo dentro solitudine, anche quando stavo ancora con Marco ma nel nostro letto c’era ormai una barriera invisibile.
Il cielo divenne piu’ scuro, il semaforo divenne verde, ed io ripresi la mia strada.
Solo dopo un paio di incroci l’auto di quel ragazzo mi supero’ e, nonostante il cielo ormai buio mi sembro’ che durante il sorpasso mi stesse fissando negli occhi.
Infatti non mi sbagliavo! Mi si mise davanti e, questo lo vidi chiaramente, mi saluto’ con la mano, sorridendo.
Fui pervasa da una serie di emozioni contrastanti: emozionata, questa cosa non mi era davvero mai capitata, impaurita, non sapevo chi diavolo fosse, sorpresa, non avevo mai pensato a me come una ragazza che attirasse sguardi e attenzioni.
Prima che avessi tempo anche di reagire in qualunque modo il saluto si ripete’ in maniera ancora piu’ aperta e solare; non riuscii a ragionare, quel sorriso mi infetto’ l’animo e risposi al saluto sorridendo a mia volta.
A questo punto lui, dopo una breve esitazione (che a me parve durare ore) comincio’ a farmi dei segni: capii che voleva parlare con me; capii anche che dalla sua auto non poteva vedermi chiaramente poiche’ i miei fari lo stavano abbagliando.
Mi riscossi e cominciai a pensare: in che guaio ti stai mettendo Mari? Cosa fai? E se fosse un tipo pericoloso? E poi: perche’ ha guardato me? Che modo di avvicinare una ragazza e’ questo? Questo e’ uno di quelli che ci prova con tutte!
Ma lui non smetteva e il suo labiale diceva: ‘Parla con me! Mi vuoi conoscere? Parliamo?’ e mise la freccia per accostare: ora potevo scegliere, potevo accelerare e andare a ritirare il mio stereo oppure…. misi anch’io la freccia.
Ci fermammo entrambi in uno spiazzo sterrato di fianco alla strada statale e mentre io sorridevo lui scese dalla macchina: nella penombra lo vidi avvicinarsi, notai che era molto giovane, circa vent’anni, ed ero completamente confusa, incapace di pensare: per un attimo mi guardai nello specchietto e mi tolsi il berretto di lana, dicendomi che mi faceva sembrare ancora meno carina, poi ebbi paura, non so bene di cosa o perche’.

Ripensandoci ora credo che in quei minuti vissi uno dei momenti piu’ intensi della mia vita: mi sentii come quando quindicenne diedi il primo bacio, stavo facendo un’esperienza completamente nuova per me.
Certo a molte di voi, magari piu’ carine o affascinanti, questa cosa sara’ capitata spesso ma io, a trentaquattro anni, non ricordavo dai tempi dell’adolescenza un’occasione che mi avesse fatto sentire cosi’ nervosa.

Lui si avvicino’ e senza pensarci su apri la porta del passeggero e sali’ sulla mia macchina: – Ciao! – disse semplicemente – Non ho potuto fare a meno di notarti, scusa, posso sapere come ti chiami?-
Io rimasi ancora una volta sconcertata: pensavo si avvicinasse al mio finestrino, invece lui era salito direttamente in macchina, ero ormai un fascio di nervi.
-Marilena,- dissi – E tu?-
-Franco-
-Perche’ mi stavi salutando? Cosa vuoi?-
Lui mi guardo’ negli occhi e mi accorsi chiaramente che mi teneva lo sguardo fisso negli occhi, proprio per non guardami altre parti del corpo e io nella mia testa mi misi a ridere, visto che comunque avevo il cappotto e un paio di fuseau grigi che non facevano vedere proprio nient’altro. Mi sorrise, poi rispose:
– Ti ho notata, ho visto il tuo sguardo e volevo conoscerti, sai non e’ sempre facile incontrare persone speciali, e quindi se tu lo puoi essere e’ meglio non lasciarti andare via-
Io risi forte, per reazione: mi sembrava che lui stesse correndo veramente tanto.
-Ma quindi cosa vuoi da me?-
-Dunque, potremmo uscire, magari a cena o bere qualcosa, chiaccherare, conoscerci, insomma ,divertirci-
Non ero certo preparata ad una proposta lampo, in effetti non ero preparata a nessun tipo di proposta quindi mentii:
– Guarda che io sto con un ragazzo molto geloso, non mi sembra il caso..-
-Be’ e allora? anche io sto con una ragazza, comunque non stiamo facendo niente di male, almeno per ora, basta non dirgli niente! Insomma si tratta solo di una serata divertente!-
Ero allibita dalla sua spudoratezza! Non ci potevo credere! Mi mantenni calma e dissi:
-Guarda, sono sicura che tu sei molto simpatico e divertente ma… mi spiace proprio non posso!!-
Lui in quel momento sospiro’ e il suo volto si spense: fu una cosa incredibile da vedere: solo allora mi resi conto di come il viso di lui era sempre stato ‘acceso’ non aveva mai smesso di sorridere e penso che in quel momento lui fece la piu’ grande opera di recitazione che io abbia mai visto.
Chino la testa e guardandomi come un cane a cui hanno tolto un osso disse:
-Be’, senti, non posso obbligarti, mi dispiace, accetto il rifiuto pero’… senti… tu mi piaci cosi’ tanto che… ti spiace se prima di andarmene ti do un bacio?-
Rimasi completamente bloccata: – Cosa?!?! Ma se ti ho detto che ho il ragazzo..-
Lui si sposto’ sul sedile:
-Be’ se adesso io me ne vado e non mi vedrai mai piu’ che differenza vuoi che faccia nella tua vita un bacio in piu’ o in meno? Ma se non me lo dai magari dopo puoi pentirti di non averlo fatto..- e comincio’ di nuovo a sorridere.
In quel momento decisi: i nostri visi si avvicinarono e le nostre labbra si sfiorarono…

Dopo circa dieci minuti stavamo ancora esplorandoci le labbra ed io ero travolta dalle emozioni: il buio intorno a noi era calato, e le auto passanto ci illuminavano le facce facendoci strizzare gli occhi.
Mano a mano che il tempo passava, lentamente, i baci di Franco si facevano sempre piu’ audaci, cominciava a sfiorare le mia labbra con la sua lingua, e anch’io feci lo stesso con le sue, mentre le sue mani mi accarezzavano lentamente il collo e i capelli.
Ero piena di eccitazione che faticavo a controllare, avevo ancora una paura folle e una parte del mio animo si domandava cosa stessi facendo, ma intanto in macchina faceva sempre piu’ caldo.
Avevo capito il ritmo del gioco in cui Franco doveva essere maestro: con una lentezza quasi infinita stava piano piano facendomi prendere confidenza con la situazione che si faceva sempre piu’ bollente: dopo una ventina di minuti i finestrini erano completamente appannati e le nostre lingue erano ormai strette in un abbraccio sempre piu’ erotico.
Franco muoveva le mani gentilmente sulla mia schiena in modo leggero ma deciso che mi faceva venire i brividi.. e poi, sempre lentamente, le infilo’ sotto la maglia toccandomi la pelle all’altezza dei reni.
Quasi svenni dal piacere per quel contatto, la testa mi giro’ e chiusi gli occhi: nessun uomo prima di allora mi aveva toccato in quel modo, in un modo che ricordo vividamente ma non riesco a descrivere compiutamente con le parole.
Ad un certo punto, sempre baciandomi, mi prese una mano e la mise sul suo collo: non gli avevo ancora toccato la pelle e la sentii secca e bollente, cominciando a seguire le sue mosse, avrei rifatto cio’ che lui faceva a me.
Le sue mani continuavano ad esplorare il mio corpo, mai volgari, mai toccando parti intime, ma non ce n’era bisogno, ero cosi’ eccitata!!.
Mi tocco’ l’ombelico e solo una volta sali’ per sfiorarmi il capezzolo con il pollice: lo fece cosi’ lentamente, capii, per darmi la possibilita’ di rinunciare, di fermarlo se non avessi voluto: ancora oggi la vedo come una delle migliori deicatezze che un uomo mi abbia riservato.
Non so piu’ quanto tempo abbiamo passato in quell’auto, ormai ci eravamo liberati dei cappotti ed eravamo abbracciati, forte, baciandoci sempre con un trasporto passionale; sentivo la lingua rigida, tanto aveva ‘lavorato’.
Ogni tanto lui tornava a darmi piccoli baci durante i quali mi sussurava cose carine come:
-Sei davvero speciale, avevo ragione-, -Baci in modo bellissimo..-, -E’ una delizia accarezzarti la pelle-.
Io rispondevo a monosillabi, in effetti travolta da quel misto di eccitazione, paura, compiacimento; ma sentivo che lui capiva come i miei ringraziamenti imbarazzati fossero un segno della mia condizione, anche un po’ indifesa.. in quel momento avrei fatto per lui qualunque cosa anche se razionalmente mi rendevo conto che per me lui era un perfetto sconosciuto, anche se forse anche quello faceva parte del gioco.
Anche se non me lo disse mai credo che lui capii subito tutto questo, credo che mi stesse leggendo senza alcun velo e a un certo momento, forse per provocarmi, disse:
-Marilena, credo che in questo momento ti desidero come non ho mai desiderato nessuna, perche’ non troviamo un posto piu’ tranquillo per passare la serata?-
Risposi:
-No Franco, non bruciamo questo momento, facciamo che le cose non siano cosi’… improvvise-
Lui non insistette, non rimase deluso compresi subito che era proprio quello che voleva, giocare con l’attesa: ricomicio’ a baciarmi e accarezzarmi fino a che, non gli squillo’ il cellulare.
Lui maledisse sottovoce il mondo, guardo’ il messaggio e mi disse che doveva andare.
Mi porse un foglietto su cui scrivere il mio numero di telefono: lo feci e ci promettemmo che ci saremmo rivisti durante la settimana, poi ci salutammo con dolcezza e lui se ne ando’.
Quando la sua macchina parti’ e rimasi sola accesi la luce e mi guardai nello specchietto: mi accorsi solo in quel momento che, grazie alle sue dolci carezze erotiche, avevo goduto, ero venuta, e dopo un anno che non mi capitava; incoerentemente imbarazzata sperai che lui non se ne fosse accorto.
Un altra cosa mi colpi’ allo stomaco: gli avevo dato il mio numero, ma io non avevo il suo: se non mi avesse chiamato non lo avrei piu’ rivisto.
Alla fine lo stereo ero riuscita comunque a ritirarlo e ora stava suonando per me una musica lenta. L’acqua del te’ stava bollendo quando il telefono decise di squillare: era solo la seconda volta negli ultimi due giorni: ieri era stato Marco a chiamarmi con una scusa patetica per non essersi presentato all’appuntamento per la vendita dell’appartamento e il giorno prima mia madre.
Gia’ al primo squillo saltai subito in piedi e risposi:
-Ciao Marilena’-
riconobbi subito la voce di Franco e lo stomaco mi si strinse’
-Ciao..- risposi -pensavo che non mi avresti piu’ chiamato-
Mi diedi subito della stupida, non dovevo fargli capire subito che ero cosi’ ansiosa di sentirlo, ma forse lui non ci fece caso.
-Scusa ma fino ad ora non avrei potuto in ogni caso decidere con te quando ci saremmo potuti incontrare, ho dovuto fissare degli impegni di lavoro, ma adesso sono libero.-
Feci un respiro profondo e dissi: -Che ne dici di vederci domani sera?-
-Sarebbe perfetto!!-
Ci demmo appuntamento a Milano, vicino alla scuola per cuochi che frequentavo: l’avrei incontrato alla sera dopo le lezioni.
Lui mi saluto’ dicendo:
-Sai, mi ricordo ogni attimo dell’altro giorno’ sono sicuro che domani sara’ una serata speciale, ciao.-

Ero di nuovo sola, il cuore palpitava tanto da sentirlo nelle orecchie e corsi a spegnere l’acqua del te’.
Quella sera mi misi a letto presto, volevo essere fresca per il giorno dopo, ma mi accorsi subito che non riuscivo a dormire, mi sentivo eccitata come una ragazzina al primo appuntamento (beh, quello lo era).
Provai ad andare in bagno a rinfrescarmi, ma niente!
Davanti allo specchio del bagno mi guardai: trentaquattro anni, altezza media, naso aquilino, occhi e capelli neri, carnagione pallida.
Sapevo di avere un bel corpo, snello e in forma, e una pelle morbida e fresca, da quando avevo vent’anni non era cambiata; ma i capelli erano spinacetti informi, il viso non si faceva proprio notare e il seno era per me dolorosamente piccolo e la forma dei capezzoli non mi era mai piaciuta, troppo grossi per quelle tettine!
Mi chiesi che cosa avesse visto in me Franco, quel ragazzo giovane e carino.
Mi tolsi la giacca del pigiama e osservai meglio i miei seni; decisamente i capezzoli non erano adatti, ma quelli erano e me li dovevo tenere! Lui li aveva anche toccati: io mi ero impaurita perche’ lui avrebbe potuto trovarli spiacevoli ma, o non se ne era accorto o non l’aveva fatto vedere.
Tornai a letto e cercai di dormire ma avevo sempre piu’ caldo e cominciai a capire che ero troppo eccitata e sconvolta per riuscire a riposare: dopo quasi dieci anni di convivenza con Marco, convivenza ormai terminata da quasi un anno, non pensavo di poter ancora provare certe sensazioni: senza pensarci cominciai a toccarmi’
Pensai all’ultima volta che avevo fatto l’amore, ma mi venne in mente che era stato piu’ di un anno fa e in realta’ era stato Marco che mi aveva letteralmente scopata, piu’ o meno senza che io fossi veramente li’.
Ricordo che alla fine, visto che io non collaboravo affatto, mi chiese di fargli un pompino: io rifiutai e lui si rivesti e se ne ando’.
Pensai allora alla prima volta che avevo fatto l’amore a sedici anni: neanche quella fu particolarmente piacevole, anche se negli anni seguenti le cose migliorarono, conobbi vari ragazzi e riuscii a divertirmi parecchio, poi a ventitre’ anni conobbi Marco e rimasi con lui.
Ripensai alla prima volta che facemmo l’amore, fu bello e piacevole anche se lo dovemmo fare in macchina, ma lui era bravo e io ero disponibile ad ascoltarlo e fare cio’ che gli piaceva: forse io avrei potuto cambiare ruolo e guidare a mia volta Franco, che era cosi’ giovane.
Subito mi accorsi della sciocchezza che stavo pensando: avevo capito subito che Franco era gia’ un esperto, ma quella mia fantasia mi piaceva, cosi’ continuai a giocare con l’idea che lui dovesse essere aiutato e questo fini per eccitarmi sempre di piu’; chiusi gli occhi e vidi Franco davanti a me.
Era nudo e imabarazzato, ma il suo pene era gia’ gonfio, pronto per soddisfarmi. Lo chiamai e lui si avvicino’: – Baciami i seni’- gli dissi.
Lui si chino’ su di me e ubbidi’ prontamente cominciando a passare le sue labbra sui miei grossi capezzoli: capii che nella mia fantasia, avrei dovuto ordinare, e Franco avrebbe eseguito, ma solo cio’ che chiedevo, niente di piu’.
Non dovevo parlare, era un sogno, bastava pensare.
(Ora mordimeli, questi capezzoloni..)
E lui esegui’, dolcemente proprio come avrei voluto.
(Adesso massaggiami le cosce’ cosi” poi mordimele tutte..)
Il sogno proseguiva e io ero sempre piu’ eccitata, mi accorsi solo vagamente di essere bagnata, tutto il mio pensiero era rivolto al sogno che stavo vivendo.
(Adesso vieni qui e fatti toccare’)
Il pene era turgido e ricco di grandi vene, le proporzioni erano perfette’ cominciai con massaggiare lo scroto usando la punta della lingua, risalendo lentamente fino a prenderlo in bocca, mi sembro’ che diventasse, se possibile, ancora piu’ grosso.
(Prendilo in mano e usalo per accarezzarmi il viso’)
Respiravo il suo calore, sentivo pulsare il suo sangue (o era il mio??), ma adesso era arrivato il momento per Franco di imparare.
(Tocca a te, leccami adesso..)
Mi stesi supina e piegai le gambe verso di me prendendo le ginocchia con le mani, in modo da dargli una comoda posizione. Lui si stese e comincio’.
(No! prima devi fare piano, comincia dalle grandi labbra’)
(Cosi” adesso prendi lentamente le labbra tra i denti, si’, senza stringere, ‘ poi bagnale con tanta saliva’)
E cosi’ Franco faceva, ligio alle mie istruzioni, sembrava imparasse proprio bene.
(Adesso, usando tutta la lingua, passala tutta, dal basso verso l’alto, fino a finire tra i peli’ cosi’!! Parti da dietro e continua fino ai peli’dai’)
Con un barlume di coscienza capii che era la mia mano che mi stava toccando, la mia mano faceva cio’ che la lingua di Franco avrebbe dovuto fare, e non c’era neanche bisogno della saliva perche’ ero bagnatissima.
(Ora usa solo la punta, e dammi piccoli tocchi al clitoride’ si!!)
(Continua adesso’ un po’ piu’ veloce’ dai’)
E Franco continuo’, esattamente come il mio sogno, per altri dieci minuti buoni: quando mi stavo avvicinando al culmine gli dicevo di rallentare, e lui rallentava, poi gli davo la carica e lui riprendeva, seguendo scrupolosamente le istruzioni che gli davo.
(Infila bene dentro la lingua, falla girare’)
Era venuto il momento che lui mettesse in pratica cio’ che aveva imparato..
(Adesso vieni qui in ginocchio davanti a me’)
Mantenevo la mia posizione a gambe piegate mentre lui si avvicinava.
(Massaggiami il clitoride con il cazzo’)
Non era da me essere volgare, ma dopotutto, questo era un sogno.
E poi successe, quasi non dovetti neanche pensarlo, ma lui lo fece comunque’ (mettilo dentro’) e fu dentro di me.
Sapevo che in fondo li’ c’era solo il mio dito, ma nulla muto’ in fondo quando cominciai a godere, senza saper trattenere un piccolo gridolino di piacere.
Ero sempre stata una che durava… ma forse questo faceva parte del sogno’ non appena comincio’ a metterlo in profondita’ come desideravo non seppi resistere e’ tutto fini’ li’, anche il mio sogno.

Aprii gli occhi e l’unico respiro nella stanza da letto era il mio; ma c’era anche la sua ombra, da qualche parte’ e respirai forte come a sentirne il profumo, tra quello abbondante dei miei umori.
Prima dell’alba mi risvegliai e venni godendo altre due volte.
Davanti allo specchio non sapevo proprio decidermi.
Avevo fatto un errore proponendo a Franco di vederci subito dopo il mio corso, infatti avrei voluto vestirmi sexy per la serata (non che avessi molta scelta di abiti sexy) ma non potevo presentarmi al corso vestita in modo troppo appariscente.
Decisi alla fine di mettermi sexy solo di sotto: un perizoma trasparente, calze nere autoreggenti, stivaletti di pelle nera allacciati e niente reggiseno. Nascosi il tutto con una gonna lunga, una camicetta bianca di seta e un golf, visto anche che la giornata non era affatto calda.
Inutile dire che durante il corso non riuscii a seguire nulla di cio’ che si faceva, e finalmente, verso le nove, la lezione termino’.
Quandi uscii il mio cuore palpitava e lui era li’, semplice, sorridente: mi bacio’ su una guancia, e decidemmo di passeggiare un po’ per le vie del quartiere, chiacchierando.
Seppi che lui aveva ventitre’ anni, frequentava l’universita’ e che viveva ancora con i suoi, anche se con un certo numero di lavoretti si manteneva abbastanza indipendente.
Mi chiese anche se il mio ragazzo non mi aveva creato problemi per questa serata, poiche’ io non gli avevo ancora svelato che non c’era alcun ragazzo; quindi gli parlai del mio corso e delle mie aspirazioni di cuoca evitando altri argomenti, mentre dentro di me mi stavo scaldando sempre di piu’.
Camminando arrivammo alla sua auto: qui lui mi fece salire e mi offri un bel mazzo di fiori: era un pensiero carino che non mi ero aspettata (stranamente era la prima volta che mi regalavano dei fiori) e per ringraziarlo lo baciai con trasporto.
-Vieni a casa mia Franco’ stasera.- gli dissi sapendo che anche lui non avrebbe potuto resistere.
-Aspettavo che tu me lo chiedessi’ in realta’ da un po’ di giorni non penso ad altro!-
E cosi’ partimmo verso casa mia che distava una ventina di minuti’ fu molto strano: ognuno con la sua macchina, separati, continuavo a lanciare occhiate languide dallo specchietto, alle quali lui sorrideva e rispondeva inviandomi baci.
Quando entrammo dalla porta eravamo gia’ stretti in un bacio passionale, profondo.
Lui si scosto’ da me, osservo’ la casa e sinceramente ammirato mi fece i complimenti per come avevo sistemato il mio piccolo appartamentino: io accesi il mio stereo con un rock lento e dolce e gli proposi una birra.
Seduti su di una poltrona stavamo dividendo la stessa birra e accarezzandoci quando lui mi chiese se volevo ballare.
Mi sembro’ una bella idea e cominciammo a muoverci, stretti in un abbraccio al centro del soggiorno mentre la musica soft che avevo messo continuava a riempire il piccolo locale.
Dopo un minuto mi accorsi che le mani di Franco si stavano facendo piu’ audaci, e cominciai anch’io ad accarezzarlo.
Lui inizio’ a sbottonarmi al camicetta mentre mi baciava il collo e mi disse, semplicemente:
-Ti voglio, Marilena. Ti voglio da quando ti ho visto in macchina’-
-Anch’io ti voglio Franco, sapessi quanto’- sussurrai al suo orecchio.
Allora cominciammo a spogliarci reciprocamente, lentamente, e io notai con piacere il suo sguardo ammirato quando riusci’ a vedere il mio seno: evidentemente era il tipo di uomo a cui piacciono i seni piccoli e a punta, e naturalmente questa scoperta mi fece eccitare ancora di piu’.
Gli presi la mano e lo guidai in camera da letto: la luce della strada illuminata filtrava dalle persiane lasciando la stanza in una piacevole e sensuale penombra, in cui potevamo comodamente vedere i nostri corpi.
Ero rimasta solo con il perizoma, le calze e gli stivaletti, ed ero fuori di me dall’eccitazione, quando lui disse:
– Marilena, volevo dirti che mi piacciono le donne passionali e calde. Tu lo sei?-
Mi avvicinai al suo orecchio e mordendolo risposi:
-Sono caldissima, e ora lo vedrai’-
Stesi abbracciati sul letto ci contorcevamo nelle nostre carezze e come quella sera in macchina Franco fu leggero, delicato, ma molto provocante: continuava a toccarmi e leccarmi le gambe, la schiena, la pancia e i glutei, poi risaliva sul collo e le orecchie.
Spesso si avvicinava al mio sesso, sfiorando le labbra, mettendo le sue dita tra i miei peli e scendendo a toccarmi lo sfintere, ma evitava accuratamente di toccarmi la vagina.
Dopo circa dieci minuti (o piu’?) di questo paradisiaco trattamento non ce la facevo piu’, stavo per esplodere, e capii solo allora che ancora una volta Franco stava giocando con me: voleva che prendessi l’iniziativa, che partecipassi attivamente a gioco, e cosi’ feci’
Bloccai la sua mano e la guidai a forza sul mio sesso, presi due sue dita e me le infilai dentro: queste entrarono immediatamente, confermandomi che ero gia’ bagnatissima e che lui non aspettava altro.
A quel punto cominciai anch’io ad accarezzare il suo pene che, come avevo sognato, era perfetto: turgido, durissimo, colmo di grosse vene.
Rimanemmo li’ a masturbarci a vicenda per parecchio tempo, poi lui si riscosse e comincio’ a leccarmi con foga, facendomi quasi venire: in realta’ io feci forza su me stessa poiche’ volevo resistere il piu’ possibile e gustare ogni istante di questi favolosi momenti.
A un certo punto lui disse: -Ora tocca a te Marilena, leccamelo’-
Io non me lo feci dire due volte: volevo accontentarlo in ogni suo desiderio, renderlo felice di avermi scelta.
Lo feci stendere supino e presi un bocca il suo pene, usando parecchia saliva per bagnarlo subito al meglio: feci tutto molto lentamente, aiutandomi con le mani per tenerlo verticale e lievemente piegato verso il basso.
In quella posizione sapevo di bloccare sia il sangue sia le vie di uscita dello sperma, il che mi permise di vederlo diventare se possibile ancora piu’ turgido e mi permise di leccarlo per un tempo che, intuivo, era per Franco dolorosamente lungo.
Franco ora sospirava, mugolando complimenti alla mia bocca e alle mie mani; nel frattempo io ero ormai caldissima visto che lui aveva da tempo allungato una mano dietro le mie natiche ed era un buon numero di minuti che mi tormentava il clitoride.
Staccai la mia bocca dal suo pene e mi avvicinai a lui: lui cerco’ di alzarsi per baciarmi, ma io ero ormai come posseduta da un senso di lussuria che mi faceva sentire come se avessi di nuovo vent’anni.
Gli misi le mani sul petto e lo costrinsi a rimanere supino: -E’ ora’- gli dissi.
Salii su di lui, presi in mano il suo pene e lo guidai dentro di me: non appena entro’ fino in profondita’ lanciai un gemito e mi giro’ per un attimo la testa poi, preso un forte respiro, cominciai a cavalcarlo.
Fu proprio una cavalcata, ero appassionata, veloce; a volte spostavo le gambe passando da una posizione inginocchiata ad una accovacciata per poterlo sentire su tutte le mie pareti interne, senza eccezione: spesso ruotavo il bacino per poter sentire il suo pene da tutte le angolazioni, e lui intanto aveva cominciato a pompare da sotto inarcando la schiena.
Il nostro ritmo era ormai forsennato: avevo ormai inondato completamente il ventre di Franco con i miei umori e tutte le volte che scendevo con forza per avere una penetrazione completa c’erano gocce di liquido che schizzavano rumorosamente da ogni parte.
Mi sorprese un poco quando solo dopo due minuti lo sentii venire, di uno sperma caldo e abbondante, che prese a colare fuori mischiandosi al resto di cio’ che bagnava i suoi peli e la sua pancia.
Ero quasi delusa, che tutto fosse finito cosi’, anche perche’ io non ero ancora venuta, poi mi accorsi che Franco non smetteva di pompare, anzi’ e il suo pene era rigido come prima!!
-Oh mio Dio, che bello, continua’ continua’ voglio venire anch’io!-
Ero quasi commossa, non avevo mai incontrato un amante come Franco, era quasi, mi resi conto, come essere a letto con piu’ uomini: non appena il primo ti aveva riempita, il secondo avrebbe ricominciato come se nulla fosse, e poi il terzo e cosi’ via.
Sadicamente allora, volli vedere fin dove Franco si poteva spingere, e cosi’ feci forza su me stessa per non venire fino a che non ne fossi stata costretta.
Incredibilmente lo cavalcai per una buona mezz’ora, durante la quale lui venne altre due volte, ma sempre senza alcun cedimento, sembrava una riserva inesauribile: alla fine venni io, ansimando.
La testa mi girava e dovetti respirare a fondo, mentre mi accasciavo sul suo petto.
Eravamo entrambi sudati e con le pance incollate e appiccicose dai liquidi che vi avevamo lasciato; il suo pene era ancora dentro di me e non sembrava averne avuto abbastanza, era ancora duro e dritto come quando avevamo cominciato.
Lui mi scosto’ i capelli e sorridendomi disse:
-E questo lo dirai al tuo ragazzo?-
Io sorrisi a mia volta’ -Sai l’altro giorno ti ho detto una bugia’ io non ho nessun ragazzo’-.
Lui non fu sorpreso: -L’avevo capito, vedendoti all’opera questa sera: o lui era omosessuale, o non ti soddisfava’ da quanto tempo qualcuno non ti scopava? O tu non scopavi qualcuno?-
Rimasi imbarazzata sia per il significato della domanda sia per i termini in cui l’aveva posta’ – Un anno’ – dissi con gli occhi bassi sulle lenzuola -Ho convissuto per molti anni con un ragazzo e ci siamo lasciati un anno fa’-
Lui aveva un sorriso un po’ perfido e disse:
-Cosi’ hai trovato me, o io ho trovato te, e mi hai scopato’ ho ben visto stasera che ti sei sfogata, guarda che si vedeva’ hai fatto apposta a non venire per un sacco di tempo!!-
All’inizio volevo negare poi, non so per quale meccanismo mentale, decisi di sfidarlo, quindi sorridendo risposi:
-E’ vero, ho resistito, pero’ anche tu hai fatto lo stesso’ oppure diciamo che non sei stato capace di provocarmi abbastanza in modo da farmi godere subito..-
-Adesso ti faccio vedere!!-
Detto questo scivolo’ via da sotto il mio corpo e mi ritrovai con la pancia sulle lenzuola: in un attimo si era girato e adesso era dietro di me, dove non potevo vederlo.
Prima che potessi girare la faccia per vedere qualcosa lui mi prese i fianchi e me li sollevo’ di peso, facilitato anche dalla mia magrezza, fino a portarli all’altezza del suo bacino: questa presa mi fece cadere con la faccia nel cuscino dove soffocai un verso di disappunto, ma prima che potessi anche solo puntellarmi con le mani per sollevarmi lui mi penetro’ con forza e mi resi conto che era proprio cio’ che volevo.
Il pene entro’ fino in fondo senza difficolta’, entrambi eravamo ancora notevolmente bagnati, e lui prese a stantuffare con vigore: a ogni colpo lui faceva girare lievemente entrambi i nostri corpi fino a che pote’ rimanere in piedi vicino al bordo del letto.
Quando si rese conto che anch’io stavo assecondando i suoi movimenti rendendo la penetrazione giustamente profonda, mi lascio’ le natiche e divise equamente l’uso delle sue mani: una scivolo giu’ fino a toccare le labbra e il clitoride; fu una sensazione meravigliosa essere toccata e penetrata contemporaneamente.
Vidi poi con la coda dell’occhio che stava leccandosi con abbondante saliva le dita della seconda mano: non capii cio’ che faceva fino a quando non sentii che mi si bagnava lo sfintere e sentii un suo dito che stava dolcemente entrando.
Mi irrigidii un poco: Marco, il mio precedente ragazzo, non aveva mai proposto di avere rapporti anali, e quindi le mie uniche esperienze appartenevano ad un passato piuttosto remoto; credo che provai un paio di volte, tra l’altro senza grande soddisfazione.
Tuttavia quello non era precisamente un rapporto anale, Franco era molto delicato e quindi lo lasciai fare, anche perche’ il suo tocco, sommandosi al resto dell’amplesso era veramente piacevole.
Dopo alcuni secondi mi accorsi che il realta’ Franco aveva fatto penetrare nel mio culetto il suo intero dito medio e lo stava usando per comprimere le mie pareti vaginali contro il suo pene.
Fui travolta dal piacere e questa volta persi la sfida: venni di un orgasmo profondo, che non voleva finire, continuava per lunghi momenti, cosi’ intenso che non riuscii neanche a gemere o respirare.
Appena mi riebbi sgusciai via da quella posizione prima che Franco potesse venire e mi lanciai supina tra i cuscini: allargai e piegai le gambe tenendo le ginocchia con le mani, come nel mio sogno della sera prima.
-D’accordo, sono venuta, ho goduto tantissimo ma cosi’ non vale, hai scelto tu la posizione’ vieni qua e prova a farmi venire cosi’!!!-
Mi sentivo carica di adrenalina, ma anche perfida poiche’ sapevo che non sarebbe stato facile per lui vincere ancora la sfida: ero appena venuta, in questa posizione avrei potuto controllare i miei movimenti e poi lui stava quasi venendo, per lui sarebbe stata la quarta volta e poteva anche cedere.
Lui non si curo’ di rispondere e mi fu subito addosso: ma non mi sali’ sopra come mi sarei aspettata, invece stava in ginocchio davanti a me e usando le mani aveva cominciato a muovere il suo pene intorno alla mia vagina facendo un favoloso massaggio.
La cosa duro’ circa un minuto durante il quale ricominciai a scaldarmi poi, senza preavviso, Franco venne senza neanche avermi penetrata, inondando vagina peli e pancia di sperma (ma dove ne aveva ancora?).
Solo dopo aver atteso che tutto lo sperma uscisse dal pene decise di penetrarmi con il suo arnese perennemente duro.
Non seppi trattenermi: -Oh mamma, ma come fai?-
-E’ merito tuo- disse mentre cominciava a pompare – sei bella, sensuale e anche un po’ porca, poi devo dire che la tua passera e’ perfetta, forma ideale per me’- detto questo comincio’ a giocare con le mani spargendo il suo sperma sulle mie cosce e raccoltane alcune gocce con le dita me le porto’ alla bocca: io accettai l’offerta e chiudendo gli occhi ne gustai il suo sapore.
In quella posizione particolare poi, ricomincio’ a giocare con il clitoride mentre entrava e usciva con forza dal mio ventre, fino a che non vinse ancora la sfida: una sensazione acuta, quasi di dolore fisico mi indico’ che il mio orgasmo iniziava’
Appena mi rilassai, lui sali’ gentilmente su di me e ricomincio’ a baciarmi tutto il corpo come fossimo solo all’inizio di quella splendida serata.
Io ero quasi esausta, ma evidentemente cosi’ non era per lui poiche’ disse: -Visto cosa succede a sfidarmi? Perche’ e’ quello che hai fatto piccola Marilena.. Non nego che la cosa sia stata molto divertente, ma hai perso la sfida, per ben due volte. E’ giusto quindi che ora tu paghi la giusta penitenza’-
Aveva ragione, il gioco lo prevedeva: cosi’ rimasi li’, languida, e lasciai che Franco lavorasse sul mio corpo con le sue mani calde.
Inizio’ a girarmi lentamente su di un fianco poi, sempre toccandomi sensualmente piu’ parti del corpo, scese tra le mie gambe cominciando a mordere, quasi con furia: non mi sembrava una grave punizione, anzi, ne fui sollevata ma, quando si rialzo’ e si sposto’ su di me, capii’
Aveva abbondantemente cosparso la zona di saliva e umori, cosi’ non ebbi particolari difficolta’ quando, dolcemente, comincio’ a penetrarmi: il mio sfintere accetto’ con voglia quel grosso fardello, mentre sentivo dentro di me sensazioni quali non ne avevo mai provate.
Progressivamente, lui stava spingendo sempre piu’ a fondo, sempre con maggiore lena e io non potevo fare a meno di seguirlo: oh, cosa mi ero persa negli anni passati!! Quale delizia essere posseduta in questo modo!! Certo, forse era Franco a possedere la tecnica necessaria, perche’ il mio buchetto comincio’ quasi subito a far colare una serie di umori che rese la penetrazione sempre piu’ entusiasmante.
Franco cambio per un attimo posizione, mettendosi esattamente dietro di me e sollevandomi una gamba disse: -E ora tesoro mio, masturbati, come parte della tua penitenza’- io eseguii come in trance, provando insieme per la prima volta questa doppia delizia: non mi ero mai masturbata in presenza di un uomo, e non avevo mai avuto prima un orgasmo anale.
Entrambe le esperienze mi colpirono come un maglio quando, contemporaneamente al mio, anche Franco ebbe il suo orgasmo, esplodendomi dentro: entrambi questa volta non ci eravamo trattenuti, anche lui diede tutto cio’ che aveva, sentivo la sponda del letto sbattere con forza contro il muro sotto i colpi inferti da lui.
Venimmo entrambi urlando e ci accasciammo uno nell’altra sulle lenzuola ormai fradice.

Autore Pubblicato il: 24 Agosto 2004Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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