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Marzia

Avevo notato che Marzia aveva cambiato look, da un paio di settimane era più curata sia nel trucco che nell’abbigliamento. Vestita sempre con abiti normalissimi, più pratici che belli, ora ostentava gonne corte, leggins, camicette semitrasparenti, abiti molto scollati, tacchi alti. Un ottimo lavoro del parrucchiere valorizzava la sua chioma biondo platino, un trucco sapiente sottolineava gli splendidi occhi blu e la bocca carnosa.
All’improvviso dalla crisalide di una normalissima collega era spuntata una bellissima farfalla, una trentenne con tutte le sue cose al posto giusto, quarta di seno, culetto sporgente, praticamente una fata.
Voci di corridoio della nostra azienda dicevano che stesse separandosi dal marito dopo cinque anni di matrimonio.
L’avevo sorpresa a guardarmi di soppiatto nei rari incontri alla macchinetta del caff&egrave. Beh, non per vantarmi ma non sono male: alto, fisico tonico da jogging, tennis e palestra, sempre perfettamente sbarbato, mia moglie dice che ho il viso da canaglia e lo sguardo assassino”’
Avevo visto però che lo stesso faceva con altri colleghi e avevo liquidato la faccenda con un pensiero tutto mio: ‘questa va a caccia’. Non ero interessato, amo mia moglie, se volessi troverei mille occasioni ma non voglio, siamo sposati solo da due anni.
Marzia però mi intrigava, forse per lo stupore di non aver mai fatto caso a lei, anonima tra le anonime, ora la guardavo con occhi diversi.
Ieri pomeriggio ero restato al lavoro per concludere una pratica con l’estero, eravamo pochi in tutto l’edificio, e per staccare un attimo ero andato a prendere un caff&egrave nel locale ristoro.
Entrando trovai Marzia di spalle, china in avanti a raccogliere qualcosa. La corta gonna verde plissettata era salita fino a rivelare l’inizio delle natiche e gli slip anch’essi verdi. Immediatamente ebbi un’erezione. Con stupore mi accorsi che mi era diventato duro solo a vederla. Tossicchiai per farmi notare e lei si rialzò girandosi e salutandomi.
Mi avvicinai mentre lei inseriva una moneta nella macchinetta. Ero alle sue spalle in attesa del mio turno e pensavo che per raccogliere una cosa non ci si china come aveva fatto lei, gambe tese, un novanta gradi perfetto. L’erezione si faceva sentire tanto che dovetti ‘aggiustarmi’ per non avere fastidio.
Marzia prese il caff&egrave e iniziò a sorseggiarlo senza spostarsi. Giocoforza dovetti allungare il braccio per inserire la moneta e lei, muovendosi indietro in pratica mi si adagiò contro.
‘Scusami’ disse voltando la testa ma senza fare nulla per spostarsi. La mia erezione ora era appoggiata poco sopra le sue chiappette, non poteva non sentirla premere sulla sua schiena.
Eccitato guardai le sue labbra socchiuse a pochi centimetri dalle mie. Non resistetti e la baciai temendo uno schiaffo se avessi frainteso. Non l’avevo fatto. Rispose al mio bacio dolcemente, infilandomi la lingua in bocca a incontrare la mia. La presi per i fianchi e la strinsi più forte a me, con una mano andai al suo seno carezzandolo e sentendola sospirare. Lei muoveva lentamente le natiche e il mio membro sollecitato da quel massaggio si fece, se possibile, ancora più duro.
La mia mano destra scese al limite del suo gonnellino tirandolo su per intrufolarsi sotto fino a raggiungere il suo fiore che presi a massaggiare da sopra la stoffa. Per far questo mi ero dovuto tirare leggermente indietro (sono più alto di lei anche con i tacchi) ma non ne soffrivo perché la stavo baciando di nuovo, un bacio forse più eccitante del suo strusciarsi contro di me. Le mie dita si intrufolarono sotto lo slip trovando la patatina umida e pronta a accoglierle. Le misi dentro il medio e lo mossi avanti e indietro e lei si inumidì ancora di più.
Stavo pensando a come proseguire la cosa quando sentimmo dei passi avvicinarsi. Velocemente ci staccammo e ricomponemmo mentre una collega entrava salutandoci.
Presi il caff&egrave chiacchierando con entrambe del più e del meno, cercando di nascondere con una cartellina l’erezione persistente che mi gonfiava i calzoni. Prima di andare via mi misi il dito in bocca come a leccare l’ultimo goccio di caff&egrave, così almeno doveva capire la collega mentre Marzia, lo vidi dal suo sorriso, capì perfettamente.
Me ne andai e per tutta l’ora seguente combinai ben poco al lavoro e non mi vergogno a dire che dovetti andare in bagno per un raspone calmante.
Alla fine tra telefonate e colleghi che venivano per particolari non ebbi modo di rivederla e tornai a casa pensando a lei, ancora con il suo sapore sulle labbra.
Due giorni dopo, ancora di pomeriggio, riuscimmo a rubare un altro momento d’intimità. Stavo andando in bagno e lungo il corridoio vidi la porta dei bagni femminili aperta. Nell’antibagno Marzia era china sul lavabo come per lavarsi la faccia. Un paio di leggins di pelle nera evidenziavano, di profilo, le sue doti callipigie, la camicetta semitrasparente faceva intravvedere di lato il reggiseno blu o nero ben riempito. Entrai e mi misi alle sue spalle appoggiandomi prepotentemente a quel culetto arrogantemente proteso. Fu evidente che mi aspettava perché non fece una piega, anzi mi sorrise dallo specchio alzando la testa. Da dietro le afferrai il seno massaggiandolo e strofinandomi contro di lei come un cane in calore. Fu un attimo decidere di andare oltre, allungando la mano chiusi la porta e girai la chiave. Ora eravamo perfettamente isolati. Marzia si girò e bi baciò con forza, io mi aggrappai al suo sedere massaggiandolo a piene mani, tra i nostri due corpi non sarebbe passato un foglio di carta. Eravamo coscienti di avere poco tempo prima che qualcuno arrivasse e non perdemmo un istante. Le spinsi in giù i leggins incontrando difficoltà per quanto erano attillati. Mi venne lei in aiuto scostando le mie mani e facendoli scendere lei stessa mentre io mi dedicavo a sbottonarle la camicetta e tirar fuori le tette dal reggiseno. Mi chinai a baciarle i capezzoli e la sentii fremere. Tirò a se la mia testa con forza. Poi scese con le mani a sciogliermi la cintura, fui io ora a scostarle le mani e facendo un passo indietro potei ammirarla in tutta la sua bellezza, i leggins alle ginocchia insieme alle mutandine, i seni che spuntavano dalla camicetta, era un’immagine estremamente erotizzante. Quando lo tirai fuori il mio affare era già in piena erezione e bastò avvicinarmi per puntarlo sulla sua micina già pronta a accoglierlo. Una piccola spinta e fui dentro di lei, però la posizione per quanto eccitante la trovassi era per me scomoda, avevo dovuto flettere le ginocchia. L’afferrai per i fianchi e alzandola la feci sedere sul lavabo. Ora era tutto più agevole e potevo muovermi molto meglio. Abbracciato a lei la stantuffai febbrilmente, non badavo al suo piacere ma solo al mio, e lei mi riceveva stringendomi forte sulle spalle, baciandomi e mordendomi le labbra, anche lei come infuriata alla ricerca del proprio piacere. Durò pochi minuti, sempre col timore che qualcuno potesse bussare accelerai il movimento di va e vieni sentendola gemere a ogni colpo forte che le davo. Non ce la facevo più, ero al rush finale.
‘Non venirmi dentro!’
Il suo ordine ebbe l’effetto voluto distogliendomi dall’estasi erotica del momento, facendo uno sforzo riuscii a uscire da lei e strofinandomi contro il suo ventre lo inondai con diversi getti di seme. Non so se anche lei godette, nemmeno mi interessava, dovevo solo sfogare l’eccitazione che aveva saputo svegliare in me. Mi sorrideva mentre la guardavo sistemandomi i pantaloni, ancora seduta sul lavabo, ancora sporca di me. La baciai un’ultima volta e girai la chiave aprendo la porta di poco per sbirciare. Nessuno passava e sgattaiolai fuori velocemente chiudendo la porta dietro di me lasciandola a risistemarsi. Tornai nel mio ufficio appagato. Avevo completato quanto iniziato due giorni prima. Sapevo che avrei dovuto provare rimorso verso mia moglie, ma non era così, ero totalmente affascinato da Marzia e volevo solo rivederla, parlarle e, sì, fare ancora all’amore con lei. Ma questa &egrave un’altra storia.

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