Leggi qui tutti i racconti erotici di: Vecchi Racconti

Faceva un caldo torrido, ma normale per metà luglio. Per fortuna Andrea, il mio migliore amico, era uno che stava bene, tanto da permettersi una piscina, non molto grande ma comunque molto rinfrescante in questo periodo. Ormai finito il periodo degli esami all’università potevamo andare in giro a cazzeggiare praticamente tutto il giorno. E il pomeriggio lo passavamo molto spesso a casa sua, in piscina. A me faceva comodo, gli altri nostri amici lavoravano quasi tutti e piuttosto che gironzolare sotto i 32 gradi pomeridiani, preferivo starmene in piscina anche se la compagnia era rappresentata dalla sorella di Andrea, lo stesso Andrea e sua madre.
Sua madre, una donna odiosa e irritante, a dir la verità la vedevo poco anche lì in piscina perché era sempre via, era infermiera e faceva i turni. Meglio così, non so per quale strano motivo aveva un atteggiamento strano nei miei confronti, ogni occasione era buona per rimproverarmi di questo e di quello. Mi guardava sempre in modo molto strano. Quelle poche volte che lei c’era mi sentivo un po’ a disagio, ma a parte questo era una gran pezzo di figa sui 35 / 40 anni, dato che aveva avuto Andrea quando era poco più di una bambina. Aveva un fisico spettacolare, nonostante l’età, con due tette paurose ed ispirava sesso che era una cosa incredibile. Non ricordo neppure quante seghe mi sono fatto pensando di trombarmela. Ma la odiavo, era una cosa di pelle. Doveva essere una gran troia, o comunque questa era la voce che girava in paese e si sa, le voci sono molto spesso vere.
La sorella di Andrea invece era simpaticissima e molto carina. Anche se era molto piccola, 16 anni, aveva un fisico migliore di quello di sua madre. Fatto sta che quel martedì pomeriggio, come quasi tutti i pomeriggi, andai a casa di Andrea, suonai e mi rispose la madre. Chiesi se c’era Andrea e lei rispose: “Si, entra. ” Io entrai in casa e mi diressi verso la porta che dà sulla parte centrale della casa, come facevo di solito. Dalle scale sentii una voce: sua madre che mi diceva: “Matteo arrivo, aspetta” Al che pensai: “Che palle! Chissà cosa vuole. E poi dov’è Andrea?”
Dopo 2 minuti sua madre scese dalle scale. Con tutta probabilità era appena uscita dalla doccia, perché aveva i capelli bagnati, ma soprattutto un mini asciugamano arrotolato poco sopra i capezzoli, che le copriva a malapena la passera. La mia reazione fu molto soft, grazie al mio mostruoso autocontrollo. Per niente imbarazzato le chiesi: “Mi scusi se l’ho disturbata, mi sa dire dov’è Andrea?” e lei rispose “Ma figurati, ho finito adesso e Andrea è andato da mia sorella per una commissione. Sarà qui a momenti”
“Mi dispiace, dovevo telefonare prima, ritornerò più tardi”
Intanto lo sguardo non poteva non cadere, involontariamente, verso il basso, verso quella piega dell’asciugamano che si apriva a ogni colpo di pettine e che lasciava intravedere per qualche frazione di secondo il pelo della figa, rasato di fresco…rosso come i suoi capelli, irresistibile. Non poteva non accorgersene e le spiegazioni erano solo due: o era molto disinibita o era una gran vacca.
“Ma no, resta. Fra poco arriva anche mia figlia e comunque Andrea mi ha detto di farti restare. Vai in piscina, se vuoi puoi farti un bagno e comunque io e mia figlia arriveremo subito”
Per un momento ho pensato cose strane: ho pensato che avesse voglia di sesso, che volesse trombarmi. E io avevo così tanta voglia, che non mi sarei tirato indietro. Che fosse la madre di un mio amico, non poteva fregarmene di meno e l’idea di fottermi quella odiosa troiona lì a casa sua era così eccitante. Ma probabilmente i miei erano solo pensieri, fantasie. In ogni caso le dissi: “La ringrazio. Allora vi aspetto lì in piscina e dica a Stefania di portarmi quel C.D. che le ho prestato. ”
“Certo Matteo, se vuoi cambiarti puoi andare in garage, è aperto. Il bagno è chiuso perché lo hanno appena ridipinto. ”
Detto questo lei risalì le scale e io aspettai qualche secondo, per guardare dal basso il suo stupendo culo. Si vedeva tutto, mentre lei saliva le scale e continuava a pettinarsi. Dio, era davvero figa, avrei voluto palpargli quel culone, saltarle addosso e violentarla. Lei sapeva di eccitarmi e forse lo faceva apposta, forse era un’altra delle sue cattiverie, ma perché ce l’aveva con me? Meglio non pensarci. Così mi diressi verso la piscina, all’aperto. Appoggiai lo zaino per terra, vicino alla sdraio, mi sedetti e mi rilassai un attimo. Aspettai qualche minuto ma non arrivò nessuno. Poi dalla finestra si affaccia Stefania, che mi saluta e dice: “Matteo, arrivo fra 10 minuti, sto duplicando il C.D. ”
Io le feci cenno di sì e intanto decisi di mettermi il costume e di fare un bagno, anche perché il mio cazzo aveva bisogno di una rinfrescata. Andai in bagno ma era chiuso a chiave, proprio come mi aveva detto. Allora andai verso il garage, che è molto grande, entrai e dietro la porta c’era un’altra porta, quella che comunica con il bagno, quello chiuso. Socchiusi la porta e mi tolsi i calzoncini e le mutande. Cercai il costume nello zaino, continuai a cercare, sempre nudo, con una magliettina che non mi copriva neppure l’ombelico. Cristo, avevo dimenticato il costume! possibile? Eh si! Piegato verso lo zaino, preso dalla preoccupazione nel cercare il costume, non mi accorsi che dalla porta che comunica col bagno era entrata la madre. La scena che doveva aver visto non era delle migliori: praticamente il mio bel culo e i miei bei coglioni penzolare, mentre ero piegato a vuotare quel cazzo di zaino. Non me ne accorsi subito, purtroppo o per fortuna e lei era rimasta lì a guardare, compiaciuta dello spettacolo, per almeno una ventina di secondi. Poi, con indifferenza, mi disse: “Cerchi qualcosa?” Io mi alzai e mi girai di scatto, mostrandogli il mio cazzo involontariamente. Lei, fissa con lo sguardo verso il basso e con un sorrisetto malizioso mi ripete: “Cerchi qualcosa?” Io mi misi le mani sul pacco e spiccicai qualche parola, imbarazzatissimo: “No…io…è che non lo trovo…non credevo…invece non ce l’ho”
“Non hai il costume?” sempre con lo sguardo fisso sul cazzo, adesso coperto dalle mie mani.
“Si, mi scusi, l’ho lasciato a casa, sono imbarazzato, mi scusi. ”
“E di cosa? Capita. E poi non è così grave, io sono infermiera e ne vedo ogni giorno, ne vedo una marea di sessi maschili. Quasi tutti vecchi rincoglioniti, non è uno spettacolo gradevole, nel tuo caso è stato molto gradevole invece, complimenti, hai un gran bel cazzone!”
Io, più imbarazzato che mai, cominciai a notare il suo costume. Un costume bianco, due pezzi, che copriva davvero per miracolo quelle sue tette enormi. Un triangolino sui capezzoli, adesso duri come chiodi e poco altro. E gli slip, che accompagnavano le pieghe delle labbra della sua stupenda figa . Era davvero una gnocca e con tutta probabilità anche vacca. Dopo aver respirato un po’ e averla squadrata in modo impietoso le dico: “Le sarei grato se me ne prestasse uno di quelli che usa Andrea. ”
Lei, forse sorpresa dalla mia freddezza mi disse: “Si, si, sono qui nel cassetto, scegline uno.”
Tenendo il pacco, che cominciava a dare segni di eccitamento,(avevo resistito fin troppo), scelsi un costume a caso girandomi dall’altra parte lo indossai in tutta fretta. Ma il danno era fatto, il mio cazzo era in quasi completa erezione e se mi fossi rigirato l’avrebbe visto anche lei, se non se n’era già accorta. Ma forse era quello il suo scopo, mettermi a disagio, mettermi in imbarazzo.
“O.K. Matteo, adesso sei a posto, possiamo andare. ”
“Si, solo 2 minuti. ”
“Perché? C’è qualcosa che non va? Ora sei a posto, no?”
La troia sapeva del mio imbarazzo, così mi girai, mettendo le mani in tasca per cercare di camuffare il più possibile. Lei, una volta girato, mi guardò il costume e si mise a ridere, dicendo: “Ehi, non avevo sbagliato, hai davvero un bel cazzone adesso che ce l’hai in tiro, non pensavo ti bastasse così poco”
Io cominciai ad incazzarmi un attimo: “Guardi che non ho il cazzo in tiro, sono solo un po’ eccitato, questo sì, è inevitabile”
Infatti non era completamente in tiro ma, modestamente, è vero: ho un gran cazzone, nonostante la troia avesse fatto di tutto per eccitarmi.
“Non vergognarti, l’hai detto tu, è normale, io penso che adesso tu c’è l’abbia dritto come un bastone, un gran bel bastone”
Intanto si piegava per guardare in alcuni scatoloni, facendomi vedere quelle gran tette penzolare davanti agli occhi
“Lei si sbaglia, non mi bastano due tette, anche se sono come le sue, per farmi rizzare il cazzo!”
“Bene, se sei così sicuro fammi vedere, fammi vedere il tuo cazzone moscio, io scommetto che più in piedi di così non è mai stato!”
“Scommette? Cosa? ”
“Quello che vuoi”
“Molto bene, se ho ragione lei farà tutto quello che voglio promesso?”
Era una situazione eccitantissima, cercavo di controllarmi, di non eccitarmi troppo, non ancora. Il mio cazzo era quasi in tiro, quasi, giusto quel quasi che mi permetteva di vincere la scommessa. Lei era forse più eccitata di me, si capiva dal tono di voce, dai capezzoli turgidi come fossero di marmo e dagli slip, segnati da una macchiolina che diventava sempre più larga col passare del tempo.
“O.K. tirati giù i boxer, avanti, voglio vedere, voglio veder il tuo pistolino alzarsi come una bandiera”
Io, senza esitare e ormai deciso a continuare in quel giochino che si sarebbe rivelato veramente soddisfacente, mi tirai giù i boxer fino alle ginocchia. Il mio cazzone saltò fuori come un pacco regalo, mezzo scappellato, grosso ma non ancora in tiro. Si ripiegava verso il basso, appoggiandosi sui coglioni. È quello stato che eccita da matti le donne e forse lei fu più felice nel vedere che in fondo aveva torto.
“Dio, complimenti, è enorme. Sai, mi sei sempre piaciuto come ragazzo, nonostante l’età e adesso che vedo che razza di bastone hai, devo ammettere che non mi sbagliavo”
Mi guardava il cazzo come se fosse stato il primo che vedeva da molto tempo a questa parte.
“Come vede, avevo ragione. E ora cosa si fa?”
Lei si avvicinò lentamente, sempre guardandomi le parti intime e sfiorandosi la figa mi disse: “Devi dirmelo tu, cosa vuoi che faccia?” e intanto era talmente vicina che sentivo il suo respiro affannoso sul mio volto.
Che situazione! Ero nudo, a casa del mio amico Andrea che era chissà dove, con sua madre che stava sbavando dalla voglia di farmi. Il cazzo cominciava a salire, piano piano, proprio come l’asta di una bandiera.
Io, vincendo il residuo imbarazzo, cominciai a toccargli le tette, quelle tette che mi ero sognato fin da piccolo, che avrei voluto succhiare all’infinito e lei: “Lo so che ti piaccio, dai, hai una voglia matta di fottermi, su, dimmelo, dimmi che vuoi fottermi. ”
Io presi la sua mano e la misi sul mio cazzo, ormai in erezione. Lei cominciò ad andare su e giù con la mano e intanto mi guardava dritto negli occhi.
“Si, ho sempre immaginato di fotterti, la madre del mio migliore amico. Dio, cosa avrei voluto dare, sei una gran troia lo sai? Ho immaginato così tante volte di fare le cose più assurde con te”
“Ora ci sono, dimmi cosa vuoi che ti faccia, cosa hai sempre sognato che ti facessi, su dimmelo, vuoi scoparmi?”
Così dicendo si allontanò e si tolse il costume, ma solo gli slip,tenendo il reggiseno.
“Su! La vuoi questa figa calda o hai sognato di mettermelo nel culo?”
Girandosi mi fa vedere il suo stupendo culo, si piega in avanti, mettendosi un dito nel suo buco del culo, che non era vergine da molti anni.
“Su, avanti, vuoi venirmi dentro il culo, avanti scopami, ficcamelo dentro, lo voglio adesso”
Mi prese il cazzo con la mano destra e se lo avvicinò al buco del culo. Io, ripensando alle sue parole, cercavo di ricordare cosa sognavo di fare con lei, le notti che mi facevo le seghe in bagno, da adolescente. La odiavo e quasi sempre immaginavo la cosa più degradante per lei, sognavo di farmi fare un bocchino, di venirgli in faccia. Allora, preso da una voglia incontenibile, mi allontanai un attimo. “Voglio che mi spompini, voglio mettertelo in bocca, voglio che me lo succhi fino a farmi venire, l’ho sempre sognato, un bocchino da te, fammi un bocchino, adesso”
Lei, forse eccitata dalle mie parole, non si fece pregare e si inginocchiò davanti a me. Mi sfilò i boxer dalle caviglie e cominciò a leccarmi l’ombelico. La cosa mi eccitava in modo pauroso, era quello che avevo sognato così tanto: chi non ha mai pensato di fottersi la madre di un suo amico, in più se figa. A me stava accadendo, anzi, mi stava facendo un pompino, la stessa che 10 minuti prima salutavo dandole del lei. A poco a poco scese con la bocca fino quasi al cazzo. Poi, da vera troia, cominciò a baciarmi le cosce e poi su, sempre lentamente. Guardandomi in faccia e senza usare le mani cominciò a baciarmi i coglioni: prima il destro e poi il sinistro.
Dio, che troia.
Piano piano me li succhiava, li prendeva in bocca, mi alzava il cazzo con la mano e affondava la faccia nei coglioni. Sembrava che stesse succhiando delle caramelle. Faceva dei rumori assurdi. Io non resistevo più: “Succhiami il cazzo, troia”
Lei continuava a giocherellare con la lingua e con i miei coglioni. Finalmente, con una grossa leccata, si diresse sulla cappella e arrivata in cima mi guardò.
“Dentro, avanti, voglio sentire l’ugola toccare la cappella, su troia, cosa aspetti?”
Lei esitò, girando intorno alla punta della cappella con alla sua lingua e sorridendo un po’ .
“Troia, cosa aspetti? Succhia!”
Era davvero il massimo, dire quelle parole, in quella situazione, a lei, alla madre di Andrea. Lei, con una botta sola, se lo infilò in gola e cominciò a succhiare come un lattante. Sentivo la sua lingua che mi lucidava la cappella e godevo come mai prima. Lei andava su e giù, accompagnando i movimenti con le mani. Ogni tanto rallentava, succhiando come un aspirapolvere. Chissà quanti pompini doveva aver fatto nella sua vita, per diventare così brava. Io preso dalla foga del godimento cominciai a muovermi avanti e indietro, accompagnando i movimenti della sua bocca. Alcune volte arrivò a toccarmi i coglioni con le labbra e sentivo che quasi tutta la cappella gli entrava in gola. Lei sembrava non risentire dei colpi da martello, anzi cominciò a sgrillettarsi con tutte e due le mani, lasciando a me l’iniziativa. Io, ormai preso dalla foga, la trascinai contro la parete, sempre con il cazzo in bocca. Lei mi guardò male, ma non fece cenni di resistenza e andò avanti a sgrillettarsi con violenza. Io cominciai a pistonarla, come se invece della sua bocca il mio cazzo stesse affondando in una figa. Facevo dei movimenti avanti e indietro, infilandogli ogni volta il cazzo in gola fino ai coglioni. Le prendevo in mano tutta la testa, mandandola avanti e indietro, scopandomi la sua faccia come se fosse la figa di una troia. Stavo godendo così tanto che ogni tanto dovevo fermarmi per non venire subito, lasciando che anche lei riprendesse fiato.
In uno di questi momenti lei mi riprese in mano il cazzo: “Voglio succhiarti ancora i coglioni, appoggia la gamba sulla sedia”
Ancora i coglioni, era una mania. Appoggiai la gamba e lei, sempre inginocchiata, cominciò a mangiarmi, questo è il termine più appropriato, i coglioni. Li succhiò, li leccò e li morse come se li volesse staccare.
“Non ho mai visto nessuna così troia, succhi i coglioni da favola. ”
Lei si alzò in piedi e quasi presa da una frenesia mi fece sedere su un tavolo, mi fece piegare le gambe e ricominciò a leccarmi. Era presa da una foga patologica e quasi non riuscivo più a fermarla. Ogni tanto la staccavo la faccia dai miei coglioni, perché mi faceva male. Lei cominciò a leccare su e giù e mi fece sdraiare alzandomi le gambe. Su e giù, leccate poderose tanto da arrivare a leccarmi il culo. Si, il buco del culo e dopo un paio di leccate mi guardò in faccia e cominciò a leccarmi il buco del culo!
“Oh mio dio, ma cosa fai?”
“Taci!”
Io all’inizio restai quasi di sasso ma poi cominciò a piacermi. Lei mi infilava la lingua e me la muoveva dentro. Non si limitava a leccare ma me lo mordeva, ci infilava tutta la bocca, come un diciassettenne che limona con la sua ragazza. Io guardando la scena mi eccitavo più che mai. Pensavo a una specie di vendetta ma questo era molto di più. Cercai di alzarmi un poco e le presi la testa, schiacciandola più che potevo contro il mio culo. Che roba, lei neanche fiatava e continua a leccare e a succhiare. Immersi in quella scena quasi disgustosa sentimmo una voce da fuori, era Stefania: “Mamma, Andrea, dove siete?”
Cristo, mi prese quasi un colpo, come se tutto fosse tornato alla normalità. Staccai a fatica la testa della madre dal mio culo e le dissi:
“Ehi, arriva tua figlia, rivestiamoci in fretta!”
Lei noncurante mi buttò giù e ricominciò baciandomi la cappella come si bacia una guancia.
“Su, non verrà qui, sdraiati”
“Ma tu sei matta, è lì in cortile e può arrivare adesso!”
Lei si allontana e grida: “Stefania arriviamo, stiamo spostando degli scatoloni”
“Vuoi una mano?”
“No, abbiamo quasi finito”
Io restai di sasso, ma che troia avevo davanti? Lei intanto mi disse:
“Continuiamo?”
“No, non ci riuscirei……se ci becca…”
“Sai quante volte l’ho beccata io a fare pompini ai suoi amici nel cesso di casa? O a sgrillettarsi guardando i filmini di me e altre persone”
Io sempre di sasso…
“Se vuoi te li farò vedere, ne ho 3, di cui uno con due famosi dottori dell’ospedale qui vicino che si divertono a incularmi a turno…li vuoi vedere?”
“Ma cosa dici, non ci credo…e ti terresti delle cassette così compromettenti?”
“Mio marito probabilmente le ha anche viste, non so, non mi interessa. Mi ha fatto così tante volte le corna che non penso gli interessi più di tanto, e poi è davvero eccitante riguardarsi. La Stefania le ha viste, anche se io non volevo, ma è andata a rovistare tra le mie cose. Non doveva, l’ho severamente sgridata!”
“Sgridata…? Ma lei ti ha visto mentre ti facevi inculare da due sconosciuti?”
“Non volevo, ma non è poi così grave”
“Ah no, se lo dici tu”
“Ha promesso di non dirlo ed è molto intelligente, capisce che nel sesso ognuno è libero no?”
Quelle parole erano assurde ma mi sembrarono una buona giustificazione per continuare. Sapevo che in quella famiglia la madre era una troia e dai miei amici sapevo che Stefania spompinava chiunque le faceva dei complimenti. Se lo portava a casa e la classica scusa era che lei voleva vendicarsi di un suo ex.
“Ora ti dico di più, io e lei abbiamo un rapporto molto aperto, mi dice tutte le sue esperienze sessuali senza problemi e io le dico le mie”
“Non le dirai di questa spero…”
“No, anche se a lei interesserebbe, visto che mi ha detto più volte che le piaci, anzi mi ha detto che vorrebbe fare del sesso con te e con il cazzo che ti ritrovi anche lei avrebbe scelto bene”
Era veramente assurdo, che famiglia! Troia lei e troia la madre, povero Andrea…
Detto questo il cazzo mi si era un po’ ammosciato, forse per la tensione o la paura, ma le storie su Stefania me lo avevano fatto tornare ritto come prima. Lei, accortasi della mia sorpresa e sempre con l’obiettivo di mettermi a disagio si avvicinò:
“Se vuoi la chiamo. Io me ne vado e te la scopi, mi metto in bagno e mi limito a guardare”
La cosa mi eccitava ma sapendo che sua figlia era una troia come lei mi riservavo di trombarla in un altra occasione. Volevo finire con sua madre e volevo finire come aveva sempre sognato, sborrandogli in faccia.
“Non oggi, adesso tu continui e mi spompini fino a farmi venire e poi sta a te scegliere se la vuoi in bocca o no”
“Prima voglio finire il lavoro che stavo facendo”
E facendomi sdraiare di nuovo ricominciò a leccarmi i coglioni e poi il culo. Io la assecondai, pregustando la sborrata che presto avrei riversato nella gola della troia. Mentre era intenta a leccarmi il buco, alle sue spalle, dalla porta del bagno, vedo Stefania che con faccia indescrivibile osserva la scena. Non dev’essere una bella vista, anche per una troia, vedere la madre che si attacca al culo di un suo amico come se fosse una fetta d’anguria. Io non sapevo cosa fare e rimasi zitto e fermo. Stefania, superato lo stupore iniziale, mi guardò e mi fece cenno con la testa come per dire “non ci posso credere”. Io non so cosa fare, se dire alla madre che sua figlia la stava guardando o stare zitto. Stavo per parlare quando Stefania mi fece cenno con il dito, come a dire “zitto” e si piazzò a guardare la scena.
Io, imbarazzatissimo, seguii il suo consiglio, anche se il mio cazzo aveva subito un forte stress e si era afflosciato di colpo. La madre se ne accorse:
“Cosa c’è, non ti piace se ti lecco il culo? Non lo trovi eccitante?”
Io, ripreso dall’imbarazzo, ripensai alla scena che avevo davanti: avevo la possibilità di trombarmi la madre davanti alla figlia: Cristo, questo era umiliarla.
“No, mi piace continua”
Allora mi alzai e la feci sdraiare per terra, con le spalle alla porta da dove la figlia guardava e mi ci sedetti sopra. Lei cominciò col succhiarmi la cappella e poi si portò sui coglioni. La figlia guardava ma non credeva ai suoi occhi.
“Si troia, succhiami le palle, in gola, dai…”
Lei riprese la cosa che amava fare di più e ricominciò a sgrillettarsi e a leccare. Io guardai la figlia che studiava la scena. Mi inginocchiai sulla faccia della madre, che portò la sua lingua nel mio buco del culo e cominciò a leccare e a mordere Io feci cenno alla figlia, come per dire “guarda tua madre che cosa fa” e mi girai sempre con il culo sulla faccia della madre, in modo da dare le spalle alla figlia che così poteva vedere ogni leccata della madre al mio culo.
Dovevo fermarla, perché così mi faceva venire e io volevo venirle in bocca. Mi alzai: “Vieni che ti scopo la bocca come prima”
Lei si inginocchiò aprendo la bocca e io la portai contro il muro che c’era di fianco alla porta del bagno, a pochi centimetri dalla porta. Sua figlia si allontanò impaurita. Lei non fece resistenza e si appoggiò con la testa contro il muro.
“Senza le mani, devi muoverti solo con la bocca” e le infilai di botto il cazzo in gola mentre lei aveva un rigurgito di vomito, che trattenne. La figlia guardava a pochi centimetri la madre che lo prendeva in gola. Io cominciai a pistonare piano, ma fino in fondo, fino alle palle. Le tenevo la testa e andavo su e giù e intanto guardavo la figlia. La madre fece dei versi strani, forse per dirmi di fare più piano ma ottenendo l’effetto di aumentare l’eccitamento. Feci sempre più forte e sentivo la cappella che si infilava in gola. La madre ogni tanto appoggiava le mani alla base del cazzo, come per rallentare le pistonate. Capii che continuando l’avrei soffocata e tirai fuori il cazzo.
“Avanti, io penso che ti piace, dillo, dimmi che vuoi che ti venga in bocca”
“Mi stavi soffocando ma mi piace, si, lo voglio tutto”
“Se ti vedesse tua figlia chissà cosa direbbe”
La figlia mi guardò e mi fece cenno di non dire nulla.
“Forse vorrebbe essere al mio posto, non sai quante volte l’ho guardata ingoiarsi sborra dai cazzi dei tuoi amici”
Stefania non credeva alle sue orecchie, mi guardò e arrossì.
“Una volta ha spompinato suo fratello, in camera. Dalla mia camera c’è un quadro dove si può vedere chiaramente tutto”
Stefania guardò in alto, come per ricordarsi quando era stato.
“E tutte le volte che l’ho vista fare un pompino si è fatta sborrare in faccia, ma a volte anche in bocca”
Io non resistevo più: guardando Stefania presi per la testa sua madre e glielo infilai piano piano. Stefania guardava il mio cazzo entrare lentamente nella bocca della madre e mi guardava compiaciuta come se mi invitasse a umiliare la madre ancora di più di quanto era successo. Io ormai stanco ero deciso a venire, lei aprì la bocca e se lo cacciò in gola, e poi fuori e poi in gola. Io a ogni colpo godevo e pregustavo la sborrata che stava per arrivare. Lei mi prese il culo con le mani e spingeva il mio bacino contro la sua faccia. Giù fino in fondo e fuori. Io preso da un raptus le presi i capelli. Lei urlò, per quello che si può urlare con un cazzo in gola e io cominciai a cavalcarla sempre più forte.
“Sto arrivando, arrivo!”
Stefania adesso era molto interessata e si sporgeva per vedere meglio. Io con entrambe le mani mi scopavo sua madre dalla bocca. Sua madre aveva gli occhi sbarrati, forse esageravo, ma non mi fermò. Dopo alcuni colpi sentii che stavo per venire.
“Vengo siii haaa…haaaa!”
Sua madre mi prese le chiappe del culo e mi infilò il dito, ottenendo il risultato di trovarsi un cazzo per metà in gola.
La sentii arrivare, mi fermai e sentii tre o quattro fiotti uscire dalla cappella e passare direttamente nella gola della madre, sotto gli occhi della figlia. Andai avanti a sborrare fermo con il cazzo in bocca. La figlia guardò con insistenza la bocca della madre mentre la madre deglutì per due o tre volte. Non uscì niente, aveva ingoiato tutto!!
Restai in quella posizione per circa 20 secondi e poi lo tirai fuori lentamente, già quasi molle. La madre riaprì gli occhi, prima serrati.
“Dio, hai ingoiato tutto, neanche una goccia hai lasciato”
“Si, una goccia l’ho lasciata”
Mi prese il cazzo e me lo strizzò, facendo uscire i rimasugli di sperma. Gli diede una leccata lunghissima, guardandomi negli occhi e la ingoiò. Io rimasi senza parole. La figlia si allontanò, andando chissà dove. Lei si alzò, si asciugò un po’ la bocca e si rimise gli slip.
“Ti è piaciuto? Senza neanche scopare?”
“Cristo, l’ho sempre sognato ed è stato anche meglio. Ma lo fai con tutti?”
“No, tu perché mi piaci e io adoro far godere le persone in questo modo più che scopare, vedere le loro facce quando gli succhio la cappella e ingoio tutto. Ma con te mi sono impegnata, volevo realizzare un tuo sogno”
“Si, sei davvero brava, qualche giorno facciamo il bis”
“Vedremo, prima dovrai accontentarmi tu, come oggi ho fatto io”
Si diresse verso la porta ed uscì mentre io mi rivestii per poi seguirla. Il sole mi dava quasi fastidio, ma riuscii a vederla. Era sdraiata sulla sdraio e io mi sdraiai vicino e poi mi tuffai in acqua.
Tutto come se niente fosse.

Autore Pubblicato il: 13 Maggio 2022Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

Lascia un commento