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L’aria profuma.
Profuma di lui, del suo sorriso timido e gentile, caldo. Di quei sorrisi spontanei che scaldano il cuore, che illuminano la giornata. Profuma del suo sguardo, profondo e curioso. Profuma dei suoi baci morbidi. Muovo la testa annusando l’aria intorno a me, gioendo quando alle narici giunge un ultimo effluvio del suo dopobarba. Lo sento addosso, sulla pelle, sulle braccia. Lo sento ed &egrave come se lo avessi ancora dietro di me che bacia dolcemente il collo. Lo sento sopra il mio corpo sdraiato, lo sento premere con il suo desiderio contro di me. Sento il suo odore di uomo sulle mani che tanto lo hanno accarezzato, sul viso che baciava senza mai distogliere lo sguardo. Lo sento in bocca. Il suo profumo, il suo sapore. Sento in bocca ogni goccia di piacere che mi ha regalato. Sento sulle labbra le sue, calde e dolci.
Sento addosso il suo abbraccio, forte, maschile. Le sue braccia mi stringevano. Ho chiuso gli occhi, mi sono lasciata andare. Era come se non fossimo più in un triste ed anonimo parcheggio, tra gente che si aspetta, cellulari che squillano, caffé serviti frettolosamente in uno bar di fortuna. Era come se ci fossimo noi soli. Noi e la nostra passione, il nostro desiderio.
Noi con gli occhi negli occhi.
Passeggiavo nervosamente tra le auto parcheggiate, fingendo una calma che non avevo. Nella vetrina di un negozio erano allineati appetitosi vasetti di specialità sott’olio, formaggi ed ogni meraviglia per il palato. Grandi cartelloni colorati elencavano ogni possibile leccornia invitando all’assaggio. Leggevo, fingendo interesse ed attenzione. Ho letto quei cartelloni decine di volte, ma ancora adesso non saprei dire cosa vi fosse scritto. Dietro i tendoni del negozio abbassati a riparare la vetrina dal sole, scrutavo le macchine in arrivo. Ogni minuto che passa &egrave uno in meno che ci divide, mi aveva detto qualche giorno fa. Ed ora erano davvero solo pochi minuti che, però, sembravano non passare mai.
Osservavo, camminavo, giocavo con il telefonino, pensavo, ascoltavo il mio corpo. Un insieme di sensazioni, difficili da districare. Indissolubilmente legate e dipendenti. Ansia, eccitazione, felicità, paura, timore, desiderio. Un dolore fisso allo stomaco mi avvertiva che la tranquillità era solo apparente.
Continuavo a passeggiare, guardando l’orologio. Pensavo fossero passate ore, invece aspettavo da pochi minuti.
Il rumore di una macchina che parcheggiava all’ingresso del piazzale mi costringe a sollevare lo sguardo. Senza nemmeno bisogno di una conferma sapevo che non poteva che essere lui. Il cuore comincia a battere all’impazzata. Apre lo sportello, scende lentamente, lo richiude e, finalmente, solleva la testa guardandomi. La mia mente aveva smesso di pensare. I miei occhi cercavano i suoi. Solo le gambe reagivano alla sua presenza, muovendosi nella sua direzione. Pochi passi. Il desiderio si &egrave avverato. Siamo l’uno davanti all’altra.
Noi.
Gli stessi che si scrivevano lunghe lettere senza conoscersi. Gli stessi che si spedivano messaggi in continuazione. Quei due che un giorno hanno cominciato a scriversi, a parlarsi, ad aprirsi con la speranza che dall’altra parte ci fosse chi sapesse leggere, anche quello che non era scritto.
E’ cominciata così. Dolcemente, semplicemente. Senza desiderare nient’altro se non parlare. E’ cominciato tutto con una mail, un’altra, un’altra ancora. Domande, risposte. Il desiderio di raccontare di sé, della propria vita, dei propri errori, dei dolori. La voglia di conoscersi, di scoprirsi. La paura di osare, per non rovinare tutto. E poi l’estate. La distanza che ci allontanava. La mancanza, il silenzio, anche se le parole erano solo scritte. L’estate trascorsa lentamente, fino al ritorno. Qualche giorno per tornare alle solita vita di sempre. Scrivere un racconto, scrivere delle gioie perdute e mai ritrovate. Scrivere della noia, della tristezza. Scrivere del bisogno di amore. Scrivere e ritrovarsi.
Una mail dopo tanto tempo. Malinconica, dolce ed amara. Temere di essere diventato solo un nuovo messaggio da scaricare. Accorgersi, finalmente, di aspettarlo. Di desiderare di leggerlo. Di volerlo. Rispondergli ‘mi sei mancato’ pensandolo davvero. Ammetterlo con sé stessi. Seguire gli eventi. Chiedergli di più. Sperare di potergli concedere ciò che non chiede. E da lì, un contatto più diretto. Messenger, il cellulare. Solo messaggi. Per giorni. Vivere con un telefonino in mano. Scrivere. Rispondere. Cercare di condensare il proprio desiderio in poche e veloci parole. Leggere del suo. Augurarsi la buonanotte. Aspettare il buongiorno.
E poi, una sera, la voce. Anzi, la mia voce ed il suo silenzio. La mia voce squillante, allegra, spensierata nonostante non lo sia affatto. Il suo silenzio imbarazzato seppur felice. Come aver raggiunto un traguardo. Siamo veri. Siamo persone. Siamo noi, lontani, ma non troppo. Poche parole. Senza dire nulla. Perché nulla c’era da dire. Volevamo solo sentirci. Sapere di esserci.
Ma la voce non &egrave un traguardo, bensì un inizio. Sentire i suoi sospiri, il suo desiderio. Sapere di potersi parlare é un richiamo irresistibile. La cadenza, la risata, i baci. E’ stato come se tutto fosse stato dipinto di bello. Pochi minuti, solo per un bacio. Pochi istanti solo per dirti quanto ti desidero. Pochi secondi, un appuntamento.
Oggi.
Ed ora &egrave qui davanti a me. Si china sul mio viso e senza parlare mi bacia una guancia. Poi l’altra. Il suo profumo inebriante mi avvolge come in un abbraccio. Scosto appena la testa, i miei occhi incrociano i suoi, mentre le labbra si toccano, si posano dolcemente le une sulle altre. Un bacio casto, profumato. Un altro, un altro ancora. nostri corpi che aderiscono, le braccia dietro la schiena mi avvolgono attirandomi a lui. La sua bocca calda e meravigliosa si schiude, cerca la mia. Le nostre lingue affamate finalmente insieme, finalmente unite.
Non c’&egrave più niente e nessuno.
Una scoperta, una conferma. Sceso dall’auto ho visto chi desideravo con tutta me stessa. Sono solo riuscita a pensare quanto mi piacesse, quanto avessi voglia di vivere quel momento. Quando avrei voluto che il bacio fosse uno di quelli da ricordare. Solo questo ho pensato prima di corrergli tra le braccia. Prima di sentire il suo desiderio. Prima di sapere che mi vedeva bella, anzi bellissima. Ho solo pensato che non volevo essere che lì, a guardarlo sollevarmi gli occhiali da sole cercando i miei occhi. Ho pensato che avrei solo voluto continuare a baciare quelle labbra che non smettevano di sorridermi, mentre fissava i miei occhi verdi, quasi estasiato. Sono riuscita a sorridere, nonostante l’agitazione, nonostante la paura. Sono riuscita ad abbracciarlo a chiedergli di baciarmi ancora in macchina, al primo stop, dopo la curva. Mi stringeva la mano come per sentire che ero lì davvero. E la sua mano era calda, buona, rassicurante.
Sono impazzita di gioia quando dal cruscotto si &egrave materializzata la scatola dei baci perugina. Tutti per me. Un regalo solo per me. Un suo pensiero tutto mio.
Ho ringraziato il destino quando dopo pochi metri abbiamo scorto l’insegna ‘motel’ lungo la strada. Un attimo, gli sguardi d’intesa si cercano da dietro gli occhiali scuri. Si trovano. Un sorriso. La freccia. Via dalla strada. Una fila di piccole casette silenziose, immerse nel verde. La nostra. La porta che si chiude. Un secondo di imbarazzo. Poi di nuovo la sua bocca nella mia. Le sue mani che cercano la pelle nuda. Gli indumenti scivolano a terra, lentamente. Ogni centimetro della pelle che si scopre attira un nuovo bacio. I miei seni coperti dalle sue mani, il suo petto nudo sobbalza al tocco delle mie labbra. Sono nuda davanti a lui. Non c’&egrave più imbarazzo, vergogna, timore. Tutto &egrave meravigliosamente naturale. Persino quando in ginocchio davanti al suo sesso apro le labbra lasciando che scivoli dentro di me. Le sue mani sollevano il mio viso. I suoi occhi cercano i miei, mentre la lingua gli regala piacere. Mentre scorre tra le labbra, mentre mi adagia delicatamente sul letto, sdraiandosi sopra di me. Gli occhi nei miei mentre entra dentro di me, con tutta la nostra voglia, con tutto il desiderio alimentato dall’attesa, dalla distanza, dall’impossibilità di stare insieme. Un desiderio alimentato da noi stessi, da come siamo, da ciò che cerchiamo. Rincorriamo insieme quel ‘qualcosa’ che ci ha fatti incontrare e spinti fin qui.
Devo fare la doccia, lo so.
Ho spostato il momento più in là possibile. Ma ora &egrave venuto. Per tutto il resto del giorno ho tormentato la mia pelle annusandone ogni centimetro in cerca delle sue ultime tracce. Tracce d’amore che ora devo cancellare. Devo lasciare che sia solo la mia mente a ricordare. A rievocare il momento del primo bacio, del suo primo sorriso. L’istante in cui i suoi occhi si sono chiusi. In cui ho gridato il mio piacere, in cui ho sentito la dolcezza ed il calore del suo. Posso aspettare il silenzio e ricordare la sua voce. Chiudere gli occhi e ripensare a quanto desideravo che il tempo si fermasse od alla tristezza che ho sentito invadermi l’anima scendendo dalla macchina. Devo lavare via dal mio corpo le sue impronte, i suoi baci. Il suo sguardo. Devo liberarmi di ogni ricordo materiale di ciò che &egrave stato.
Devo lasciare che il tempo stemperi il bisogno che sento dentro, di essere insieme ancora, di toccarsi, di guardarsi. Aspettare, ricordando il suo viso e quanto il destino sia stato buono con me.
Ho scritto per me, per lui, per ricordare, per rileggere. L’ho scritto per gioire, per lasciare una piccola traccia, l’unica che posso.
Tutte le altre, quelle indelebili, colorano la mia anima.

Autore Pubblicato il: 17 Ottobre 2004Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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