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Nuda davanti allo specchio in attesa della doccia la donna si esaminava in vena di bilanci.
Si guardò: le gambe erano tornite, le caviglie esili, un culo ancora tonico grazie allo sport. Le mammelle magnifiche che nonostante le loro generose dimensioni – una bella quarta come misura – reggevano ancora egregiamente la sfida della gravità. Certo qualche cuscinetto, smagliatura e piccole rughe facevano qua e là capolino ma era, alla soglia dei cinquantacinque anni e senza ritocchi estetici, ancora una bellissima donna e poteva andare fiera del suo aspetto ma…
Consuelo era una fiscalista apprezzata non solo per le indubbie capacità professionali, ma anche per la sua avvenenza che destava ancora ammirazione ed esercitava grande fascino che non lasciava indifferente neppure il gentil sesso; non mancavano tutt’ora corteggiamenti e profferte, ma la sua solida etica e la sua razionalità le avevano sempre evitato di coinvolgersi in qualsiasi avventura. Tempo prima, trovandosi in un’altra città dopo un’intensa giornata di lavoro, con alcune colleghe stava bevendo qualcosa prima di cena in un locale frequentato da un pubblico costituito prevalentemente da universitari. Le signore osservavano con ammirazione quella giovane fauna, quando Dina, lesbica dichiarata, forse piccata e frustrata per l’ennesimo rifiuto di Consuelo al suo insistente desiderio di portarsela a letto, aveva malignamente insinuato:
– Certo che anche tu, Consuelo, pur tanto affascinante, sei un po’ “passatella” per questi bei ragazzi che ci passano accanto. Sei per loro ormai solo un’adorabile anziana, bella signora ma priva di alcun interesse erotico.
Consuelo aveva risposto con una risata, dando poco peso a quelle parole, considerandone poi la provenienza: un donna bisbetica, gelosa e invidiosa.
Tuttavia nei giorni successivi quelle frasi avevano fatto breccia fra i suoi pensieri, minando certe sicurezze, svelando un’inquietudine di fondo, sopita sotto i tanti impegni di cui era fatta la sua giornata. Quelle parole rivelavano la paura del tempo che passava, che trascinava con sé bellezza e fascino. Si è vero era ancora molto bella ma quanto sarebbe durato? E di più: il suo fascino da chi era ancora apprezzato? I giovani la vedevano veramente come l’aveva definita Dina? Razionalmente accettava l’inevitabile ma ne era emotivamente ferita.
Così a distanza di mesi, trovandosi stavolta da sola, per lavoro nella medesima città, finì non a caso in quello stesso locale al termine della sua giornata di impegni, in una calda serata fine primavera. L’idea era maturata improvvisamente e aveva il sapore di una sfida: dimostrare a sé stessa che il suo fascino resisteva intatto nonostante il fluire del tempo e poteva ancora interessare a uomini molto più giovani di lei. Aveva ingaggiato una segreta, ideale sfida alle parole di Dina decisa a giocarsela fino in fondo a costo di rinunciare persino alla sua integrità morale.
Gruppi di giovani sedevano, conversando e ridendo rumorosamente. Gli occhi di Consuelo, dietro le sottili lenti dei suoi occhiali, scrutavano la scena da un tavolo appartato. Intendeva trasformarsi in un’esca; se appetibile o meno si sarebbe capito in seguito.
Stava seduta mettendo in bella mostra le gambe tornite, le sottili caviglie. Le eleganti décolleté sfilate al tallone e fatte oscillare in un affascinate, ammiccante dangling, inviavano messaggi attraverso il denudarsi parziale dei suoi piedi, che affermava velatamente ma fermamente la sua disponibilità sessuale. Maliziosamente inoltre si chinava in avanti carezzandosi le sottili caviglie e in virtù dell’elegante scollatura dell’abito che indossava, mostrava in tutto il suo splendore, il rigoglio del suo seno di cui era, a ragione, fiera. Accavallava le gambe per consentire la vista della sua regione genitale, visto che aveva deciso di non indossare le mutandine. A tratti allargava e le gambe dando modo a chi avesse diretto lo sguardo in quella direzione di notare il suo inguine nudo. Il volto di Consuelo manifestava le sue voglie con espressioni allusive e provocanti. Era un gioco condotto sul filo di una lama: cercare di suscitare l’interesse di qualcuno senza per questo essere manifestamente oscena. Viveva una netta contraddizione: provava un piacere sottile a comportarsi da depravata, ma al tempo stesso ne provava vergogna. Passarono i minuti. Le parve di non suscitare alcun interesse da quel gruppo di giovani avventori e d’un tratto colse l’assurdità della situazione e la sua iniziale baldanza svanì. Provò un’ imbarazzante sensazione e si vide ridicola. Purtroppo doveva ammettere che la scommessa fatta con sé stessa era persa anche se era amaro riconoscerlo.
Si alzò rassegnata e delusa per tornare in albergo. Colse con la coda dell’occhio un movimento in un tavolo vicino ma non ci fece caso. Camminando nel fresco della sera in quel breve tragitto che la separava dal suo alloggio, riuscì anche a far ironia su di sé e sulle aspettative deluse.
Persa nei suoi ragionamenti, d’istinto, senza motivo, si volse e scorse un ragazzo che aveva intravisto nel locale che, affrettando il passo, le si avvicinava. Raggiuntala e senza proferire una parola la prese a braccetto e dopo un breve tragitto varcò con lei l’ingresso dell’albergo. Il giovane, bruno dall’età apparente di 25 anni – certamente un nordafricano – era molto bello, indossava pantaloni scuri e una camicia candida. Entrando, lui fece un cenno impercettibile al portiere di notte, che rimase impassibile. Mantenendo il silenzio entrarono nella camera di richiudendosi la porta alle spalle. Il ragazzo tenendola per i fianchi spinse dolcemente la donna contro una parete della stanza. Consuelo sentiva le mani dello sconosciuto percorrere, accarezzare il suo corpo i suoi baci roventi sul collo, sulla bocca. La sua gamba destra venne sollevata e la sua figa umida violata da dita agili ed esperte. Lei gemette in preda ad un’eccitazione che cresceva tumultuosa mentre la sua fessura si bagnava di copiose secrezioni. In un batter d’occhio si ritrovò nuda, stretta fra le braccia di quel ragazzo. Nella stanza rischiarata solo dalla luce diffusa, proveniente dalla strada, emozioni profonde la investirono, presero possesso della sua mente. Svanita la patina di perbenismo e di moralismo si sentiva trascinare da quella pulsione erotica. Si divertì a immaginare un mondo primordiale dove lei era una matura, calda femmina, la favorita dell’adulto del branco – fino a quel momento dominante – sconfitto dal giovane maschio emergente che si prendeva proprio lei davanti a tutta la tribù come preda sessuale per affermare il suo potere. Consuelo lo ammirò mentre lui si denudava completamente: era di una bellezza statuaria, un dio greco. Consuelo adorante in ginocchio gli baciò i piedi e, risalendo lungo le gambe e le cosce del ragazzo, le sue labbra raggiunsero i genitali. La sua lingua leccò per tutta la sua lunghezza quella verga e percorse accuratamente il solco del glande privo di prepuzio. La sua bocca accolse quel cazzo durissimo e lo attirò fino in gola con movimenti pendolari.
Realizzò che per la prima volta stava tradendo suo marito, ma non provò rimpianti.
Il giovane, visibilmente soddisfatto, estrasse il suo membro lucido di saliva, fece alzare Consuelo e prendendole il volto fra le mani le sussurrò.
– Vuoi altro adesso, vero?
– Si sono tua, prendimi. – sussurrò dolcemente mentre le gambe le cedevano per l’emozione.
Fu sollevata agevolmente e adagiata sul letto: lo sconosciuto le fu sopra: la donna avvertì al di sotto di una pelle vellutata e completamente glabra la tonicità di muscoli scattanti. Le dita del ragazzo stimolarono i capezzoli delle sue prosperose mammelle che a loro volta vennero mordicchiate sensualmente. Consuelo prese dal comodino un profilattico che posizionò su quel meraviglioso pene, caldo, durissimo: desiderava, implorava di essere riempita. L’uomo non perse tempo e la stimolò in appassionanti preliminari. Lei gemeva, ansimava sotto l’azione di quelle mani, di quelle labbra ardenti che si muovevano sulla sua pelle, giocavano con le sue forme procaci e morbide, si insinuavano nei suoi anfratti, bagnati di piacere.
Consuelo lottava: nel suo cervello l ‘area limbica aveva ormai preso prepotentemente il sopravvento su quella corticale, le emozioni trionfavano sulla razionalità, suo punto di forza. Il suo corpo si accendeva, assecondava il desiderio ormai scevro da ostacoli.
Finalmente si sentì aprire e la poderosa asta scivolò sempre più nella profondità delle sue vagina accogliente. Era investita da un intenso piacere carnale. Il vigore fisico di quel giovane corpo, che la soggiogava, la travolse. Assecondava con i movimenti del suo bacino, per renderla più profonda, la penetrazione instancabile, violenta, persino brutale del suo bollente frutto fradicio di piacere. Le sue braccia spalancate sul letto: era abbandonata totalmente in quell’amplesso e i suoi pensieri erano concentrati solo su quella intensa smania di godere. Il respiro caldo dello sconosciuto su di lei si fondeva con i suoi ansiti e gemiti. Consuelo raggiunse il primo orgasmo lanciando un grido gutturale preceduto da un profondo sospiro, ma l’uomo non si fermò insistendo nell’azione martellante. Lei avrebbe voluto parlare, descrivere il suo piacere ma le sue labbra si schiudevano esalando sospiri e mugolii sommessi. Raggiunse ancora un secondo orgasmo appagante, ma nonostante si sentisse spossata, ormai travolta dalla passione e senza freni, liberò finalmente un desiderio inconfessato e da tanto tempo coltivato, qualcosa che non aveva mai osato sperimentare. Una volta accettata la trasgressione ogni inibizione era gettata alle spalle.
– Posso chiederti una cosa? – Sussurrò timida e timorosa
– Dimmi. – La incoraggiò.
– Vuoi scoparmi il culo? – Pronunciò le parole, con un linguaggio crudo e per lei inconsueto, tutto d’un fiato per impedirsi un ripensamento e gli porse, tremante per l’emozione, un tubetto di gel lubrificante di cui si era premunita, unitamente a un nuovo profilattico.
– Ma ti prego sii gentile perché è la prima volta.
– Stai tranquilla, fidati – la rassicurò.
La posizionò e abilmente prese a giocare con il suo buchino carezzandolo con la lingua, facendole pregustare quel piacere tanto agognato. Il gel, di cui avvertì il fresco, fu spalmato attorno e dentro l’ ano. L’uomo introdusse il suo indice che si produsse in movimenti circolari e in profondità. Provò un senso di riempimento non doloroso ma neppure troppo piacevole. Poi l’indice fu accompagnato dal medio e in seguito dall’anulare e la loro azione cominciò a piacerle; lo sfintere, sotto quello stimolo, si rilassò. Giunse finalmente il momento. Consuelo bruciava per l’impazienza e l’eccitazione. Dapprima fu un leggero dolore che si stemperò in un godimento via via più intenso, mentre il pene guadagnava la profondità delle sue viscere. Era sorpresa piacevolmente di poter contenere quella cospicua massa di carne pulsante senza dolore. La sottile parete fra ano e vagina era stirata e stimolata dello sfregamento dell’asta provocandole gradevolissime sensazioni e un diffuso calore al basso ventre. Fu naturale allora che le dita di Consuelo cercassero il clitoride per incrementare un gioco già molto erotico e aggiungessero quel piacere a quello anale seguendo il ritmo della penetrazione progressivamente più intenso e rapido. L’orgasmo potente e inusuale fu travolgente, entusiasmante, – urlò all’acme dell’estasi – come non ricordava di aver mai provato in precedenza. Era felice per quell’esperienza e orgogliosa per aver dimostrato la forza del suo sex appeal, anche con un meraviglioso giovane uomo.
Lo sconosciuto, terminato il tutto, si alzò. Dopo essersi recato in bagno per una doccia rapida e rivestito, deciso si avvicinò alla borsetta di Consuelo che osservava colma di stupore, estrasse il portafoglio, prelevò alcune banconote, le contò e ne trattenne una parte. Consuelo era molto delusa, si sentì umiliata.
– Per questo servizio il compenso sarebbe di 500 Euro ma me ne bastano 250. Sei una donna affascinante. Far l’amore con te è stato piacevole, mi hai fatto divertire e godere intensamente: ecco il motivo dello sconto.
Prima di uscire scrisse rapidamente un numero di telefono e un nome sul blocchetto della carta intestata dell’albergo.
– Non ti ho detto il mio nome: Hassan. Quando passi da queste parti chiamami, sarà un piacere rivederti.
Consuelo, una volta sola, rimase sdraiata sul letto sfinita, sognante con le cosce aperte e di certo molto appagata fisicamente. Giocherellando col preservativo provocò la fuoriuscita dello sperma ivi contenuto che le gocciolò sul corpo: lo raccolse con le dita spalmandoselo sulla pelle quasi a trattenere quello che aveva appena vissuto: Hassan con il suo pene durissimo e ardente, il primo rapporto anale, il suo abbandono a una passione sublime. Si fece cullare, sognante dal ricordo del primordiale rapporto al buio, misterioso e animalesco, forse irripetibile.
Certo era stato un amore mercenario e in buona sostanza Dina – doveva riconoscerlo – aveva visto giusto. Il giovane l’aveva presa si, ma esclusivamente per soldi e questo rappresentava un insuccesso e le causava rammarico. Tuttavia un pensiero la consolò, almeno in parte: quella efficiente, professionale macchina erotica, priva di ogni sentimento, aveva però riconosciuto il suo fascino di femmina calda ancorché matura e di aver provato molto piacere con lei.
Questo in parte la ripagava della delusione provata e della scommessa persa: era una sconfitta si, ma onorevole.

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Autore Pubblicato il: 9 Settembre 2021Categorie: Racconti Erotici Etero, Tradimento0 Commenti

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