Skip to main content

Come ogni giorno, mi recai a lavoro, un classico lavoro di ufficio, mi sedetti alla mia postazione, iniziando ad armeggiare con il PC, girando tra file excel, tabelle, conti, numeri, contatti, insomma, una giornata come le altre. Nell’ufficio dove risiedevo, lavorava anche una segretaria, una bella ragazza sui trent’anni, fisico asciutto, ma dalle belle forme raffinate e gentili, un viso gentile, con dei lineamenti leggermente allungati, labbra carnose al punto giusto, con un paio di occhiali grigio chiaro a fargli da cornice, non vestiva in modo particolarmente azzardato, ma la sua bellezza naturale portava a farla guardare da molti colleghi. Olimpia, il suo nome, aveva anche un carattere simpatico, ma non faceva mai trasparire nulla della sua vita privata, ed ovviamente con la poca confidenza che avevo, di certo non mi sarei messo a fargli mille domande. Quel giorno la guardai per un istante in più, e capii che forse, in quella persona dai modi gentili c’era qualcosa di più… Profondo, misterioso…
Erano le 11:30 circa e decisi di fare una pausa, la incrociai nel corridoio che portava alla sala dove risiedeva la macchinetta del caffè, mi uscì una semplice e spontanea domanda “caffè?” Lei si Fermò un secondo che parve un eternità, con un cenno del capo, aggiunto ad un sorriso, mi ripose “perché no?” così ci avviammo nella saletta adibita alla pausa, sinceramente non sapevo cosa dirle, il silenzio si fece gelido, iniziai a sudare per l’imbarazzo, in quel silenzio rotto solo dai nostri passi. Mentre nella mia testa cercavo di pensare a qualcosa da dire, che non sembrasse troppo superficiale, fu lei a rompere il silenzio
“Oggi non mi sta proprio andando di lavorare, vorrei fare tutt altro”
la guardai per un momento, non sapevo nulla di lei, mi limitai solo a chiederle “tipo cosa?” Con una pausa esclamò in un modo molto sereno, con una voce calma “andrei al mare, il rumore delle onde, che si infrangono senza fine, in un continuo circuito ipnotico” disse, con lo sguardo verso il vuoto. Spezzò l’atmosfera, ridacchiando “ma siamo qui in ufficio giusto? Ci tocca il rumore del fruscio di fogli, voci indistinguibili e dita che picchiettano sulle tastiere”
Risi anche io, “sei una poetessa sai?” Mentre versavo il caffè nella sua tazzina, porgendogliela, la guardai negli occhi, e lei ricambiò lo sguardo, percepí qualcosa di particolare, come se mi stesse studiando, in effetti, non ci conoscevamo molto. Mi ringraziò con la tazzina tra le mani. Dopo un momento si rivolse a me ” e tu? Cosa faresti?” Io arrossì un momento, cercando di ingoiare le parole che mi veniva in mente, farfugliaia un banalissimo ” non so”
Lei posò i suoi occhi su di me, quasi a schernirmi “come non lo sai?! Non avresti voglia di fare altro? Un hobby, una gita fuori casa?” Ed effettivamente realizai che io conducevo proprio una vita del cazzo, single, con un lavoro che non mi faceva impazzire, e gli unici miei hobby erano videogiochi e seghe, ma avrei realmente potuto dirgli questo?! Rimasi in silenzio, girando lo sguardo altrove, lei si irrigidì per un attimo, chiedendomi scusa se mi avesse offeso, la rassenerai, “è tutto ok, forse però seguo la tua idea di andare al mare” ridemmo, facendo altre 4 chiacchiere di circostanza, per poi lasciarci con un sorriso e tornare ai nostri luoghi di lavoro La giornata passò noisamente, tanto che si fecero le sette di sera, ed io ancora dovevo finire delle cose di lavoro. Eravamo rimasti pochi in ufficio, forse io ed un paio di colleghi, vidi Olimpia passare per il corridoio, testa alta, passo lento e deciso, e mi tornò a mente la conversazione che avemmo prima, non l’ho mai guardata in modo erotico, però era da ammettere che trasmetteva una certa vibrazione. La seguii con lo sguardo, fin quando potetti, la sua figura svanì oltre il muro, facendomi tornare al presente
Mi rimisi con la testa sul PC, ma non potevo fare a meno che pensare a lei, in situazioni alquanto esplicite, ma non sapevo neanche se fosse fidanzata, o sposata. Dedicai più tempo a farmi domande sulla sua vita sessuale che a concentrarmi sul mio lavoro. Tirai un forte respiro dal naso, stiracchiandomi sulla poltroncina da lavoro, cercando ti riprendere la concentrazione. Dopo un quarto d’ora circa, apparve Olimpia con una tazza di caffè in mano, porgendomela “ne hai ancora per molto?” Mi resi conto che effettivamente eravamo gli unici rimasti, presi la tazza, feci un piccolo sorso, quasi solo a bagnarmi le labbra “spero di no, perché voglio tornare a casa” lei si poggio seduta sulla scrivania della postazione affianco alla mia, con un piede a terra, e l’altro a penzoloni. Mi resi conto di notare solo ora bene il suo vestiario, portava una camicia bianca, da quale sotto si intravedeva una canotta, con sotto un pantalone classico marroncino chiaro, al piede, semplici, ma efficaci stivaletti neri, dall punta quasi quadrata, e, vista così, da vicino, con le luci del tramonto che filtravano dalle finestre, era veramente bellissima tanto
che il mio sguardo involontariamente si fece più scrupoloso. Lei guardandomi emi chiese se fosse tutto ok.
“Si, tutto ok, scusami, stavo solo, guardando, hai un bel pantalone” lei crucciò le sopracciglia, ringraziandomi con un tono un po’ perplesso, per poi continuare ” e quando andrai a casa? Cosa farai? Hai qualcuno che ti aspetta?” “Beh, in realtà, no” (cioè si, ma potevo mai dirgli che mi aspettavano le ragazze dei siti porno che abitualmente visitavo?!). Spezzò nuovamente il silenzio “tu invece, hai dei bei occhi, mi ricordano molto il colore dell’oceano” mi salì il cuore in gola, arrossendo balbettai un semplice grazie, lei si rimise in piedi, dandosi una forte stiracchiata, facendo alzare un po’ la camicia,inarcando la schiena, si ricompose “cosa ti manca altro? Potrei darti una mano a finire prima se ti va “la guardai sospirando ” mi saresti veramente di grande aiuto, non riesco a finire a completare questo file. I calcoli sono giusti, ma le tabelle si sballano”, si avvicinò a me, chinandosi sulla mia spalla, prendendo il mouse, percepivo il suo profumo, e mi accorsi che involontariamente le nostre guance erano incredibilmente vicine
“capisco il problema” iniziò a parlare sul procedimento e su quello che stava facendo, ma la mia mente si annebbiò totalmente, avendo in mente solo di baciarla, un suo “ecco fatto!!” Molto squillante, mi portò alla realtà, mi guardò un attimo, “Hey, tutto ok?! Perché sei così rosso?” Guardandomi in viso con un certo sorissetto
Io cercai di ricompormi “sisi, tutto bene, grazie mille!!!” Dissi con una certo fretta, come se stessi cercando di nascondere in modo evidente il mio rossore in viso, “non sapevo ti facessi questo effetto” ridacchiò nuovamente, questa volta però la sua postura si fece più grande,più alta, quasi a farmi capire che ormqi poteva prendersi gioco di me in ogni momento, “no ma che dici?!” Cercai di replicare, con scarsa convinzione “e…e che in realtà è da un po’ che non mi frequento con una ragazza, e sai, gli ormoni, giocano brutti scherzi… ” Lei mi guardò negli occhi, aveva uno sguardo intenso, pericoloso oserei dire. “ah sì?…e da quanto è che non ti frequenti con una ragazza? Sentiamo un po”.
Olimpia era alta quasi quanto me, ma in quella situazione, in quella postura, ed io sulla sedia, sembrava molto più grossa di me “beh, ma, cioè, voglio dire” parole confuse mi uscirono dalla bocca, lei si chinò velocemente, facendo arrivare il suo volto vicino al mio “da quanto?” Scandí con un timbro di voce molto sicuro “3 anni” mormorai io… Lei si riassestò “3 anni che…?” Disse lentamente mentre poggiò un piede sulla sedia, tra le mie gambe, ma senza cercare nessuno tipo di contatto “3 anni che non vado a letto con una ragazza” risposi, con la testa bassa. La situazione si fece surreale, non ero impaurito, ma il suo atteggiamento mi recava un certo timore, non stavo capendo cosa stesse succedendo, come mi ritrovai in quella situazione? E come è stato possibile che una ragazza così gentile, avesse assunto dei tratti così dominanti?! “3 anni…” Ripeté lei, “3 anni che non tocchi una donna? Che una donna non tocca te” alzai lo sguardo cercando i suoi occhi, con una mano, cercai lentamente di accarezzarle una gamba, con il dorso delle dita, continuammo a guardarci negli occhi, lei non si mosse, aveva ancora il suo piede sulla seduta della poltrona dove ero seduto, provai ad essere più audace, cercando piano di avere più contatto con la sua gamba, accarezzandola lentamente guadagnando sempre qualche centimetro in più, salendo verso la sua coscia, il silenzio era rotto solo dai nostri respiri, e dal leggero suono della mia mano che sfregava delicata sul suo pantalone. Con una lentezza disarmante poggiò la sua mano sulla mia, il mio primo pensiero fu (ecco lo sapevo, ora me la toglie, e sarà solo una storia imbarazzante che riecheggierà nei corridoi) con decisione, portò la mia mano sul suo sedere, rimasi completamente impietrito. La guardai con uno sguardo interrogativo, ma come un automa, continua ad accarezzargli il sedere, mentre la sua mano er ancora sulla mia, il suo sguardo si fece meno severo, o almeno così mi parve, poi ci fu la mossa definitiva che mi fece ribollire il sangue, strinse la sua mano, nella mia, che di conseguenza strinse la sua natica, fu come lo sparo delle olimpiadi per i 100 metristi, scattai in piedi verso di lei, facendole fare qualche passo indietro, mentre la tenevo stretta per la natica, le afferai il fianco con’altra, mentre cercai la sua bocca con la mia, le nostre mani che erano ancora intrecciate, si sciolsero subito dopo, cercando di esplorarci il corpo con una certa veemenza, al tocco delle nostre labbra, le lingue iniziarono una danza languida, cercandosi e ritraendosi, percevipo le sue mani che mi accarezzavano con poca cura i capelli, le spalle, la schiena, anche io accarezzavo i suoi capelli, e la sua schiena, alternando le mani, cercando di averne sempre una sul suo culo. Continuando la nostra danza le girandosi e portandomi con se, mi fece arrivare con le spalle al muro, e con una mano, iniziò a cercare il mio membro da sopra i miei pantaloni di stoffa, staccai le mie labbra dalle sue, fiondandomi sul suo collo, che baciavo, leccavo e mordevo con una certa pressione, evitando di farla male, cercai poco a poco il suo seno, iniziando a sbottonare la sua camicia, le sue mani mi aiutarono, non indossava il reggiseno sotto la canotta, con una flebile calma, riuscì ad abbassargli le spalline della canotta, una spallina la presi con i denti, e l’altra la pizzicai con le dita, lei tirò la testa indietro, quasi a godersi lo spettacolo di un uomo affamato, di sesso e lussuria. Aveva veramente dei bei seni, non grandissimi, ma erano proporzionati al suo corpo, rotondi, sodi, con dei capezzoli di un rosa che risaltavano sulla sua pelle più chiara, con la bocca ancora sulla sua spalla, risalì lungo il collo, lei si inarcò per concedermi più spazio, mentre scendevo con la lingua sul petto, fino ad arrivare al solco dei due seni. Erano morbidi, ne strinsi uno con delicatezza e sicurezza nella mia mano, mentre mi prestai a torturarle il seno libero, su quel piccolo chiodino, la mia bocca si avventava, la lingua accarezzava il suo capezzolo, con movimenti circolari, alternando la chiusura delle labbra, con dei baci e dei morsi, percepí il suo respiro farsi leggermente più pesante.
Sentì nuovamente la sua mano che cercava il mio membro, senza pensarci con la mano libera, mi abbassai pantaloni e boxer, lei subito impugnò la mia asta, già turgida per l’eccitazione, iniziando un lento su e giù con la mano, con velocità crescente, con calma, un’infinita calma, prese il ritmo di una sega. Cercai il lembo dei suoi pantaloni, feci per tirarli giù, lei si staccò completamente da me, ma tenendo ancora la mano salda sul mio cazzo, non capì cosa stesse succedendo, iniziò a fare qualche passo indietro, tenendomi “al guinzaglio” per così dire… Si sedette sulla mia sedia, mantenendo il contatto visivo, solo quando accomodata lasciò la presa, e con una calma assoluta, si levò prima di stivali, poi il pantalone, ed in fine gli slip, io ero incredulo, non mi era mai successo una cosa simile, dirigeva lei ogni ciak, ogni azione, ogni scena del film che stavo vivendo in quel momento
Completamente nuda, schiuse leggermente le gambe, mi indicò con un dito, per poi girare il polso, e farmi segno di venire e raggiungere il suo corpo, che ora potevo ammirare meglio, aveva un corpo favoloso, longilineo, equilibrato, non c’era nulla che stonasse, sembrava un’opera d’arte
Rimasi a guardarla per un momento, assaporare ogni dettaglio che quel corpo splendido poteva regalare alla mia vista, levai anche io il resto dei miei indumenti, seguito dal suo sguardo, senza ancora proferire una parola, mi inginocchiai tra le splendide gambe, inizia a toccarle con sicura dolcezza, prima i polpacci, Salendo sulle cosce, mentre le dita artigliavano dolcemente la sua carne, seguivano le mie labbra, che schioccavano dolci baci sulla pelle, lei iniziò a muoversi lentamente, come una danza, facendo ruotare le anche quel tanto che basta da farmi capire il desiderio che aveva, le mie mani intanto hanno percorso tutta la coscia, e con la mia bocca arrivo quasi all’inguine, un forte profumo di desiderio e lussuria mi porta in estasi, mi godo ogni attimo, più mi avvicino al suo sesso, più lei ancheggia, cercando la mia bocca, ora sono io a dirigere il gioco, passo da un interno coscia, all’inguine, all’altro lato, mentre con le mani, raggiungo nuovamente i suoi seni, pizzicando e stimolando con movimenti circolari i suoi capezzoli, lei allarga ancora di più le gambe, portandosi una mano tra i capelli, e poggiando l’altra sulla mia testa, afferra con decisione i miei capelli, portandomi con le labbra dove entrambi volevamo, socchiudo gli occhi, godendomi il suo sapore, la lingua esce timida, leccando prima con calma, per piano piano affondare di più nel suo corpo, lei tira un gran sospiro di piacere, riempiendo la stanza, che poco a poco si svuota nuovamente dai rumori, che rimangono quelli della mia lingua, sul suo corpo, il suo fiato inizia a farsi intenso, i suoi gemiti più rumorosi. La mia lingua alterna tra energiche leccate cercando la profondità, a piccoli vortici sul clitoride, la mia mano dal suo seno scende piano, raggiungendo il centro dell’azione, la sua mano tra i miei capelli mi guida con decisione e calma, come se anche lei volesse assaporare ogni momento di quella situazione, così inizio piano piano, con un dito, a farmi strada nella sua fessura, prima una falange, poi un’altra, mentre ormai la mia saliva si mischia ai suoi umori, in poco tempo sono dentro di lei con indice e medio, facendo uscire ed entrare sempre un po’ di più le mie dita. La sento ansimare forte, le sue cosce quasi mi stringono le testa, si accarezza i seni, respira forte, nel mentre io continuo a sfamarmi dalla sua figa. Alzo la testa per prendere un attimo di aria e di calma, la vedo con gli occhi chiusi, i capelli un po’ arruffati, che si contorce, è splendida, ammiro la sua essenza, ora Mi è più chiaro cosa vedevo nei suoi occhi. Affondo nuovamente la mia faccia tra le sue gambe, baciando, mordendo e lappando il clitoride, ora sono con medio e annullare nella sua figa, mentre muovo le dita dentro di lei, spingendo e cercando i suoi punti di piacere, mi guida, dettando il ritmo con i suoi gemiti, mentre io mi dedico con sempre più passione a lei. Il suo piede raggiunge la mia spalla, e mi spinge via, mentre io, come un assetato, cerco di bere da quella fonte di passione tutto ciò che posso. Si ricompone meglio sulla poltroncina, si lecca le labbra, non so come faccia, ma in ogni suo movimento carico di erotismo, risulta splendidamente volgare, quel tanto che basta, da imbambolarmi. Allunga una mano sul mio arnese, ormai in piena erezione, e mi tira verso di lei, inizia una lenta sega, per poi tuffarsi con le labbra sui miei testicoli, risalendo piano con la lingua su tutta l’asta, arrivando fino alla cappella.
Poco tempo ed è lucido della sua saliva, le sue labbra sono morbidissime al contatto con la mia pelle tesa, la vedo ingoiare gran parte del mio cazzo in un solo movimento, che mi dà una scarica di piacere indescrivibile, io sono in piedi, le accarezzo il viso, spostandole i capelli, fino a formare una sorta di coda arruffata, mentre lei si cimenta a darmi quanto più piacere sia possibile, sento le sue labbra che seguono aderendo alla mia asta, la sua lingua morbida che danza, mi stuzzica, vortica, mi lascio andare, inizio a Gemere forte, lei ingoia ancora parte del mio uccello, spingendolo quasi totalmente in gola, i miei affanni si fanno sempre più pesanti “sei… Bravissima…” – “Lo so” mi risponde, fermandosi un attimo per pronunciare quelle parole, riprendendo subito dopo a leccarmi dalla base del cazzo, leccandolo sul lato, Salendo e scendendo, ripetendo la stessa azione all’altro lato, per poi risalire e riprenderlo in bocca, inizio a muovermi dando dei colpi verso di lei, ad ogni colpo il mio cazzo sparisce nella sua bocca, inizio a dettargli il ritmo con la mano, spingendo la sua testa verso di me, in contemporanea le mie anche spingono verso di lei. Non vedo un cenno di cedimento, solo qualche rivolo di saliva che cola dalla sua bocca, mi dà coraggio ad osare di più, così raggiungo con l’altra mano la sua testa, facendo ancora più pressione ad ogni colpo, aumentando il ritmo di ogni imboccata, mi afferra le gambe, tenendosi salda, così che non possa sbilanciarsi, inizio involontariamente a scoparle la bocca, con un ritmo frenetico, ho scariche di piacere continue, ma non voglio venire, ancora no, devo resistere. L’ultimo colpo lo lascio affondato, con il mio cazzo dritto nella sua gola, la stanza è riempita solo da un suono grutturale, della sua gola, alza gli occhi, come se mi stesse sfidando, come se lei provasse più piacere nell’umiliarmi e dominarmi, che nell’amplesso stesso, rimango così ancora, una decina di secondi, le mie mani forti sulla sua testa che la spingevano a me, ora la tirano lontano, mentre dei ponti, fatti di filamenti di saliva collegando ancora per un breve istante la mia cappella alle sue labbra si dissolvono spezzandosi, mi guarda, con aria orgogliosa, ed io non posso fare altro che cedere al suo sguardo, e voglioso come non mai, la rispingo nuovamente ad ingoiare la mia carne, dando colpi sempre più forti e duri, i suoi occhiali saltano via, tanto che scuoto forte la sua testa, il viso che ormai inizia a diventare rosso, provato dall’assedio del mio ariete, mi fermo nuovamente nella sua gola, vedo i suoi occhi, quel leggero trucco ora sta diventando quasi una maschera, con occhi arrossati, faccio qualche passo indietro, obbligandola a seguirmi, facendola scendere dal suo trono che aveva conquistato, e farla quasi gattonare, con le ginocchia per terra, tenendosi alle mie cosce, la tiro piano facendogli prendere una boccata di ossigeno, tiene la bocca spalancata, la lingua leggermente fuori, la guardo, è uno spettacolo. Raccolgo nuovamente i suoi capelli in una matassa arruffata, con la mano libera indirizzo il mio cazzo sulle sue labbra, lei le schiude per riceverlo ancora nella bocca, lo nego, inizio a picchiettarla prima sulle labbra, pochi colpi, ma decisi, poi sulla guancia, fino a strofinarmi il mio cazzo su tutto il suo volto, sporcandole la faccia con la sua stessa saliva, la lingua di fuori, lecca tutto quello che trova, l’asta, le palle, la cappella, mi sta facendo impazzire
Le stringo le mani in gola, per soffocarla quel tanto che basta, tirandola su, ora la mia percezione è totalmente cambiata, ora è lei a risultare piccola ai miei occhi, la bacio nuovamente in modo avido, lei ricambia, mentre con una mano inizio a dargli dei sonori schiaffi sul culo, una mano è ancora sul suo collo, la giro, quasi lanciandola sulla scrivania, mi guarda da dietro, aspettando e pregustandosi questo momento, faccio 2 passi avanti, e mi trovo nuovamente incollato al suo corpo, altri sonori schiaffi, poi dirigo il mio membro nella sua figa, è caldissima, siamo eccitatissimi, entro piano, anche se deciso e lei si spinge verso di me per favorire la penetrazione, mi adagio a lei, facendolo entrare tutto, entrambi lasciamo un gemito intenso, guardandoci negli occhi. Afferrò i suoi fianchi con le mie mani, iniziando a muovermi dietro, ed avanti, dietro ed avanti, entrando ed uscendo dal quel dipinto indescrivibile, prendendo sempre poco alla volta più ritmo, lei da che mi guardava, si lascia andare sulla scrivania, i nostri gemiti riempiono la stanza, per non dire tutto l’edificio, regalandoci una melodia magica, il mio cazzo, duro, con le vene che stanno per scoppiare, entra ed esce a ritmo sostenuto, e mi accorgo che lei, ha davvero un corpo stupendo, anche il suo sedere risulta benissimamente adeguato al suo corpo, la sola vista, delle mie mani, suoi suoi fianchi, il mio cazzo che scompare nella sua figa, mi fa andare in estasi, inizio ad aumentare la forza dei miei colpi, avendo una velocità sostenuta, tirandola per i fianchi verso di me, ad ogni colpo che assesto grugnisco in modo quasi animalesco, ad ogni colpo che riceve, lei lascia gemiti, che sono un canto soave, di 2 corpi che si incastrano e danzano nella follia di eccitazione, assesto ancora qualche schiaffo su quel culo splendido, che io ancora non riesco a credere che mi stia fottendo una ragazza così splendida. Ritorno nel presente, mi guarda con la coda dell’occhio, mi aggrappo ai suoi capelli, quasi fossero le uniche redini della criniera di un cavallo selvaggio, mentre una mano cerca la sua spalla, sento le sue mani aggrapparsi alle mie, tenendosi sul mio braccio, mentre con l’altra cerca il mio culo, per non cadere a peso morto
La tiro a me, siamo praticamente in piedi, le bacio il collo, rallento il ritmo, fino quasi a rallentare del tutto, anche lei rallenta un attimo, il sapore della sua pelle, misto al sudore mi inebria la mente, si gira lentamente, mi spinge all’indietro, con una mano sul petto, 1, 2, 3, 4, 5 passi e casco sulla sedia, lei senza battere ciglio mi segue, leggiadra, mi sale a cavalcioni, con il collo del piede che si incastrano sulle mie ginocchia, si muove piano, come se ora si fosse ribaltata nuovamente la situazione, e fossi io quello in pericolo, come se fosse lei la cacciatrice, seguo ogni suo movimento con gli occhi, è delicata ma allo stesso tempo, trasmette forza, non riesco a spiegarmelo, si muove su e giù, come fosse il flusso di una piccola cascata di fiume, non posso fare altro che bagnarmi, abbracciandola, seguendo le sue vibrazioni, ricercando nuovamente i suoi seni con la bocca, il suo culo con le mani, fremo dalla voglia di possederla ancora, lei lo percepisce, tira le braccia su, in una forma dannatamente erotica, lasciandomi libero accesso, baciandola ovunque, dai seni, al costato, al petto, poi con una mano cerca nuovamente il mio membro, ne percepisce ancora la durezza, sento la mia punta entrare in lei, e con uno scatto degno dei più grandi felidi, mi ferma i polsi nelle sue mani, portandomi le braccia in alto, come se mi stesse ammanettando, siamo fermi, ci guardiamo intensamente, e piano, si lascia scivolare, impalandosi sulla mia asta
Teniamo lo sguardo fisso l’uno negli occhi dell’altra, sempre con le mani bloccate, mentre con movimenti eternamente lenti sale e scende dalla mia asta, impalandosi sempre più in profondità, percepisco la sua figa calda, umida, che abbraccia ogni centimetro della mia carne, per poi salire Nuovamente, riprendere la discesa, fino a quando non entra tutto, gemendo quasi all’unisono, prendendo ritmo inizia a cavalcarmi, la osservo, con quel poco di luce che ormai traspare dai lampioni, questo effetto vedo/non vedo della notte rende tutto ancora più eccitante, un segreto da custodire gelosamente, così mi fermo un attimo ad osservare i dettagli che questi piccoli fasci di luce bianca regalano alla mia vista, muovendosi si vede chiaramente uno dei suoi seni sobbalzare ad ogni affondo, il sudore della sua pelle sembra rugiada suinoerakibdi splendidi fiori, seguo il suo corpo, sul collo, fino ad osservarne il volto, dalle narici in giù tutto è più chiaro, molto parzialmente visibile, con le labbra schiuse dove fuoriescono forti gemiti di piacere. Mi prende entrambi i polsi con una mano, quella libera se la porta al petto, accarezzandosi in modo voglioso, per fare una lenta risalita, su per il collo, si accarezza il viso, e sparisce nei capelli, raccogliendoseli, fino a portare la coda in alto, e farla cadere come una pioggia castana, rimango ancora meravigliato per la sensualità di questa donna. Sento che inarca la schiena, quello è il mio momento, così come sono stato incatenato, così mi libero, riprendendo possesso di toccare quel corpo, pronto a soddisfarne le voglie. La cingo con le braccia in vita, dandogli sostegno tra un galoppo e l’altro, lei poggia le sue mani sulle mie spalle, percepisco il nostro sudore che si mescola, l’aria intensa, le mie vene che pulsano contro le sue pareti vaginali, muove le anche, come fossero un dondolo, avanti, indietro, regalandosi del piacere intenso, le mie mani le accarezzano la schiena, quasi a dargli agio di potersi lasciar cadere indietro, inizia con dei movimenti circolari, sento tutta la sua figa fremere, la sento pulsare, si sta dando il giusto ritmo per abbandonarsi ad un forte orgasmo, la assecondo, facendogli percepire con il tatto le mie mani sul suo corpo, che artigliano le cosce, i glutei, afferrano i fianchi, seguendo i movimenti, i nostri gemiti si fanno più intensi, più forti, più rumorosi, quasi trema, come se una scarica elettrica la stesse attraverso, sento la sua figa pulsare, si sta praticamente regalando uno dei migliori orgasmi, un ultimo gemito rimane quasi strozzato in gola, assecondando i suoi movimenti, che si fanno via via, più dolcemente calmi, mi abbraccia, giunge le mani al mio collo, mi bacia con passione, ricambio il bacio, lasciandola adagiare, riprendiamo fiato, ci guardiamo con un sorriso, e ridiamo, quasi di gusto. Mi alzo in piedi, con lei in braccio, tenendola per i fianchi, lei di istinto mi circonda le anche con le sue gambe, mi stringe abbracciandomi per non cadere. Mi inginocchio, facendola stendere a terra, un po’ più verso la luce che ci regala la città. Inizio a scoparla nella classica posizione del missionario, inizio a dargli dei colpi pieni di vigore, lei continua a tenermi tra le sue cosce, mi stacco dal suo abbraccio, afferrandola per le cosce, iniziando un lento pompaggio, per poi uscire in lei quasi del tutto, ed entrare con un colpo secco che gli strappa un leggerlo urletto, non capisco se per la sorpresa o il piacere, e di nuovo, esco piano, e rientro con forza, e capisco che in realtà gli piace, la pompo con questo ritmo calmo e brutale, fino a trovarmi con un suo polpaccio sulla spalla, e l’altra gamba aperta, decido di provare, gli do un leggero schiaffo sulla guancia, ha gli occhi chiusi, ma vedo che si lecca le labbra, un piccolo segnale che potrebbe passare inosservato, così incalzo il ritmo dei miei colpi, e gli tiro uno schiaffo più deciso, inarca la schiena, strozzando un gemito, porto una mia mano al suo collo, la stringo con forza, e gli do ancora un altro schiaffo, più forte, tanto che il suo volto segue il colpo che riceve, vedo i suoi occhi quasi girarsi all’indietro, inizio a scoparla con forza animalesca, i suoi seni ballano liberi ad ogni mio colpo. Mi fiondo con la bocca sul suo collo, lasciato scoperto, lo mordo, mi abbraccia la schiena, quasi a graffiarmela, le tiro i capelli con una mano, ad ogni mio gesto più violento, percepisco il suo piacere, il suo desiderio di voler essere usata, sento che sto per venire “prendi la pillola?” Riesco a dire tra un affanno, ed un grugnito “…no…” Risponde lei, “…in…. bocca…voglio assaggiarti, voglio assaporare la tua sborra” Continua. A quella sua frase non resisto più, esco da lei, scavalco le sue gambe mettendogli il cazzo tra le labbra, ma questa volta, sono io a tenere ferma lei per i polsi, inizio a scoparle la bocca, “sto… Eccomi….ingoia” riesco a dire, pochi attimi prima di riversare nella sua bocca un quantitativo di sborra che non riesco a decifrare, tante le pulsazioni che mi attraversano, rimango ancora un po’ nella sua bocca, il cazzo duro, che lei non smette di leccare, mi lascio cadere su un fianco, sfinito, con il fiatone, rimaniamo per diversi minuti in quella posizione, entrambi sfiniti, affannati e sudati, inizio a ridere, lei non capisce bene, ride con me, un po’ felice, un po’ perplessa, si alza con la schiena, rimanendo seduta sul pavimento al mio fianco, mi guarda, e ridacchiando “ora hai azzerato il timer, vedi non fare passare ancora 3 anni”. Ridiamo. Cerchiamo di ricomporci, tra la ricerca di un indumento, un bacio, ed una carezza. Scendiamo giù al palazzo dell’ufficio. Ci guardiamo, lei apre bocca, ma sono io il primo a proferire parola “domani, se dovessi fare tardi, mi terrai di nuovo compagnia?” Sorride in modo malizioso “chissà… perché non provi a scoprirlo?” E girandosi quasi su se stessa, mi dà un bacio volante, rimango ancora qualche secondo a guardare la sua figura che va via. Tornato a casa, accendo il computer, mi collego alla chat del gioco, dove di solito ci sono i miei amici, salutandoci con classici insulti, non posso fare a meno che giocare le partite in modo distratto, ripercorrendo con la mente ogni singolo momento di questa fantastica serata, che porterò con me come un segreto chiuso a chiave nell’armadio.

Nomi, fatti e avvenimenti accaduti sono di pura fantasia, oppure no?
Scrivetemi pure a “bruscocantastorie@gmail.com” per critiche, consigli o scambio di opinioni.

Leave a Reply