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Il viaggio di ritorno &egrave iniziato con un’inversione di marcia su una strada a scorrimento veloce. Guardo nello specchietto retrovisore e lo vedo effettuare la stessa mia infrazione. Io davanti, lui dietro di me nella sua bella Bmw color argento. Imbocchiamo l’autostrada: io tengo la destra, lui sale sul ponte a sinistra per guidare verso casa, dalla parte opposta alla mia. Un incontro in un luogo anonimo, freddo e grigio. Un incontro desiderato e sofferto allo stesso tempo. Sembrava che il tempo a disposizione fosse tantissimo, mentre le ore sono trascorse così velocemente che ora osservo l’autostrada stendersi davanti a me, come un lungo tappeto solitario, nel mezzo di una pianura avvolta dalla nebbia. Auto veloci mi sorpassano, mentre la sera cala pigramente annullando il panorama che muta in continuazione.
Ho bisogno di respirare, di riordinare le idee, di ripensare razionalmente a ciò che &egrave stato, alle ore che si trasformavano in minuti, secondi, semplici attimi di passione folle, così forte ed avvolgente da non poter scampare alla sua dolcissima furia. Scendere dalla sua auto &egrave stata forse la cosa più difficile. Lasciami andare mi ripeteva, mentre mi stringeva tra le braccia senza nemmeno accennare ad allontanarsi. Devo andare via diceva, mentre continuava a baciarmi, a stringermi, a riempirsi le mani dei miei seni.
Quanto siamo stati insieme? Due forse tre ore. E adesso mi manca da morire. Vorrei tanto essere ancora insieme, vorrei sentire la sua voce, lo desidero terribilmente. E d’incanto, come sempre accade, il cellulare squilla. Il display si illumina, mentre il suo nome lampeggia. Ancora non ti sei stancato di me?, gli chiedo con malizia. Lo sento sorridere fino ad aggiungere, con la sua solita voce calda e rassicurante, che dei sogni non ne ha mai abbastanza, come dei baci.
Quante volte gli ho detto che non era il momento? Non volevo nessuno, non potevo permettermi un altro amore. Ho ancora troppo bisogno di rimettermi in sesto, da sola, senza appoggiarmi su nessuno.
Tanto, alla fine si rimane comunque soli.
Non riesco ad offrire la migliore parte di me stessa: sono fragile, inaffidabile, delusa ed amareggiata. Sono triste e disillusa. Sono incattivita dal dolore troppo recente. Non posso e non voglio un altro uomo. Ma spesso ciò che diciamo non &egrave ciò che sentiamo davvero. Spesso usiamo le parole come rifugio, come barriera davanti a chi non sa leggere oltre. Se si fosse fermato davanti a ciò che udiva, senza leggere davvero ciò che il mio cuore gridava, allora sarei stata ancora al riparo. Protetta, sola, ma nel mio rifugio segreto.
Invece ha sentito la mia disperazione, ha avvertito il mio bisogno disperato di amore, ha raccolto quel poco che di me era rimasto intatto, coccolandomi e curando le mie ferite. Poi un giorno ha visto un varco, un invito a diventare qualcosa di più, il giorno, forse, in cui gli ho detto che per me non era un amico, e non avrebbe mai potuto esserlo. Vediamoci, dimmelo guardandomi negli occhi ciò che senti per me.
E così ho fatto.
E’ accaduto un giorno come tanti. Osservandomi allo specchio ho visto una persona che non corrispondeva più a me stessa. Mi sono vista brutta, sofferente, non curata. I capelli cresciuti. Così ho deciso. Ho deciso di tornare ad essere quella che ero. Avevo cercato di camuffarmi, di modificare il mio aspetto, di non riconoscermi più. Vano ed inutile tentativo di scacciare il dolore. Ma non serve. Non occorre cambiare. Occorre, invece, superare il male, crescere e vedere oltre, magari chi ci vuole bene davvero, senza rimanere ancorati a chi decanta l’amore solo per sentito dire. E sono tornata me stessa. La solita, con i capelli cortissimi, con il proprio modo di essere spontaneo, trasparente, eccentrico ed accattivante. Sono tornata a sorridere, anche se le ferite ogni tanto tornano a dolere. Sono tornata a credere alle parole, alle promesse; ho ricominciato a credere a chi dice di volermi bene, di desiderarmi, di voler costruire con me un percorso comune. Sarà difficile, forse impossibile, ma &egrave un progetto. Comune.
Ho ricominciato a pensare di non essere più sola.
Ho preso la macchina, ho imboccato l’autostrada e sono arrivata all’appuntamento.
Ora nevica. Osservo la neve scendere silenziosa, fino a ricoprire dolcemente ogni forma, ogni colore. Adoro la neve. Lascio che mi bagni il viso, che scenda sulle labbra. Ne assaggio il sapore inesistente, sorridendo alla vita. Anche questo &egrave un segno. Non nevica mai nella mia città, ma oggi sì. Mi sento una bambina felice, che osserva un semplice evento come se fosse un miracolo. Osservo e penso a dove sarà in questo momento, al suo sorriso, ai suoi occhi nei miei. Penso al suo sguardo adorante mentre gli sorridevo felice. Penso alle volte in cui mi ha detto quanto sono bella. Penso e ripenso a quando mi ha detto, nel buio, sottovoce, di non dimenticarmi mai di essere una persona speciale. E le sue mani non smettevano di accarezzarmi il viso, mentre il desiderio tra noi cresceva senza freno.
L’autostrada &egrave ormai alla fine, il casello, la mia città.
Torno a casa, alla mia vita confusionaria, caotica, piena. Non c’&egrave mai un attimo per me, ma ora ho bisogno di stare sola. Vorrei tanto poter chiudere gli occhi, basterebbero solo pochi secondi per ricordare. Vorrei isolarmi da tutti e lasciarmi scivolare nel ricordo di quelle ore felici, nella dolcezza che mi ha regalato senza chiedere nulla in cambio. Vorrei risentire ancora la sua voce, il suo respiro, i suoi gemiti. Vorrei assaggiare ancora il suo piacere esplodere sulle mie labbra. Vorrei poterlo baciare ancora, cercare la sua lingua, succhiare la sua dolcezza. Cerco la sua immagine, il suo viso, i suoi occhi fissi nei miei. Lo sento sussurrarmi, timido e riservato, la sua voglia incontenibile. Avverto i brividi scendere lungo la schiena, mentre mi accarezzo i seni gonfi di piacere, al pensiero delle sue mani tra le mie cosce. Cercava il mio desiderio, come un dono insperato. Mi ha fatto sentire una donna da coccolare, da proteggere, da adorare. Mi ha fatto sentire importante. Baciava il mio collo, annusando il mio profumo, mentre le sue dita frugavano nel mio lago di piacere. Il tocco delle sue mani sul mio desiderio mi faceva sussultare senza controllo. Lo lasciavo arrivare nel mio intimo voglioso. Impazzivo osservando la sua lingua leccare le dita intrise del mio sapore. Godevo ogni volta che tornava a cercarmi, desiderando che scendesse sempre più giù, sempre più in profondità. Divaricavo le gambe nonostante lo spazio angusto e scomodo dell’auto. Sdraiata tra i sedili lo osservavo sopra di me, chinato sul mio viso: mi baciava, mi stringeva, succhiava le mie labbra, mentre la lingua ripeteva il gioco delle sue dita tra le gambe. Vieni amore mio, godi per me, vieni con me. Ed io mi lasciavo guidare in un mondo di piacere inaspettato.
E’ successo tutto così, d’improvviso, senza aver programmato nulla.
Pochi istanti prima era solo una voce in un telefono, un insieme di meravigliose promesse. Ora &egrave un uomo, una realtà, una conferma.
La vita mi ha insegnato che anche le cose più belle hanno una fine e che forse il loro fascino sta anche in questo. Forse ho solo aperto la porta ad un nuovo dolore, o forse ho imboccato una strada nuova.
So soltanto che desidero percorrerla, qualunque essa sia e qualsiasi cosa mi riservi la prossima curva.
Intanto chiudo gli occhi, tanto a sognare non si sbaglia mai.

Autore Pubblicato il: 24 Febbraio 2004Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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