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Racconti Erotici Etero

Troppo bella

By 3 Marzo 2008Dicembre 16th, 2019No Comments

Troppo bella

Bella’tanto bella da oscurare il suo lavoro.
Era questo il pensiero che mi passava per la testa mentre guardavo quella ragazza sui 30 anni che cercava di vendermi un contratto pubblicitario su una rivista famosa internazionale.
Vestita con un tailleur blu: la camicetta bianca che si vedeva era quanto più di delizioso potesse mettre, faceva da contrasto con i suoi capelli neri fluenti, lunghi sino alle spalle.
Le calze grigio fum&egrave che sparivano sotto la gonna, erano il giusto tocco di classe e il finale di scarpe col tacco, anch’esse blu, completavano un quadro perfetto.
Labbra sensuali, occhi grigi.
Si sentiva che recitava una lezione mal fatta e questo faceva scadere quella visione celestiale.
Ascoltai i suoi discorsi poi al primo cambio di posizione, quando mise una coscia a cavallo dell’altra, ebbi modo di vedere per un attimo la fine di quelle sue autoreggenti.
Fu un attimo: inebriato da quella visione le dissi;
– Viene a cena con me?
Non mi interessava niente altro, il mio corpo era tutto un miscuglio di sensazioni erotiche, avrei firmato mille contratti pur di averla, il solo pensiero di toccare quel corpo, poterla assaporare in tutti i modi, aveva completamente fuorviato ogni mia logica.
Il suo attimo di smarrimento a quella richiesta, coincise con un;
– Devo sentire come sono messa’mi aspettano stasera per lavoro in redazione.
– Dica che questa cena ‘di lavoro’potrebbe fruttarle un contratto notevole con un azienda di prima immagine.
Nella mia frase avevo volutamente soppesato la frase ‘cena di lavoro’volevo che lei avesse ben chiaro cosa potevo chiederle.
Un sorriso e il tempo di vederla chiamare qualcuno, poi con uno sguardo indefinito la sua risposta;
– Tutto fatto: sono tutta sua!
Quella risposta sibillina mi aveva riempito di emozioni, sensazioni che da molti anni non provavo più.
Improvvisamente, mi sentivo un ragazzino.
Il mio sguardo pieno di cupidigia cercava di passare oltre la stoffa della giacca e della camicetta per vedere i suoi seni.
Erano già le sette della sera;
– Avrei bisogno di tornare in albergo per fare una bella doccia che mi dia un poco di vita.
– L’accompagno io: lasci la macchina qui, così non si perderà nel buoi di questa campagna e io potrò esserle di sostegno nel momento del bisogno.
Il gioco di sottintesi continuava, l’atmosfera diventava sempre più erotica e nello stesso tempo io diventavo un compratore sempre più debole.
Con galanteria le spostai la sedia e l’aiutai ad alzarsi.
Per la prima volta i nostri corpi si erano toccati..
Le feci strada portandola alla mia macchina ementre camminavo pensavo a come avrei voluto essere dietro di lei per vederla muovere quello stupendo sedre sotto la gonna, guardare il vestito seguirlo e farmi impazzire al pensiero di quella pelle fresca.
Con un gesto demodé le aprii la porta e l’invitai a sedersi;
– Ma allora esistono ancora i galantuomini.
Guradarla posizionarsi con quelle caviglie preludio del piacere, i movimenti studiati di una donna di classe mentre si lasciava trasportare sul sedile di pelle, furono un ulteriore colpo al mio basso ventre.
Ero eccitato al massimo e la cosa era ben visibile, i suoi occhi avevano visto apprezzato quel mio stato d’essere.
Partendo, avevo fatto in modo che la mia mano con la scusa di cambiare una marcia , le sfiorasse le cosce.
Vista l’indifferenza a quel contatto, dopo pochi secondi ritentai lo stesso approccio, questa volta però la mano fu più decisa nel farsi sentire.
Lei fece un piccolo movimento e come per incanto le sue gambe si aprirono schiudendo il suo tesoro.
La paura di avere interpretato male quel gesto erotico svanì quando la guardai negli occhi.
Misi la marcia di riposo e lasciai il cambio per andare a cercare il mio desiderio.
Una carezza decisa salì sulle sue calze e cominciò a farsi strada.
Il contatto con la sua pelle subito sopra la fine delle autoreggenti per poco non mi fece venire.
Ormai ero allo spasimo e niente mi poteva fermare.
Volevo quella donna anche se avevo già capito che il prezzo da pagare sarebbe stato molto alto.
I pochi metri che ci dividevano dal suo albergo furono tutti passati a cercare i suoi umori tra le gambe.
Gli occhi chiusi, un leggero sospiro di piacere, i movimenti aggraziati delle gambe che si strigevano attorno alla mia mano proibendole di uscire.
-Vengo ad asciugarti la schiena.
La mia voce non accettava repliche ne soluzioni alternative.
Come uno stallone al cospetto di una giumenta, la seguii sino alla sua camera e il rumore della chiave che girava fu un ulteriore pensiero erotico, mi venne in mente quante volte nei film o nella letteratura, quel gesto fosse interpretato come un chiaro gesto sessuale.
Il fatto era che se non scopavo in fretta quella donna, avrei anche potuto impazzire.
– Vado a farmi una doccia e arrivo
– L’aveva detto mentre lasciava cadere la giacca sul letto.
Adesso potevo finalmente vedere quello stupendo sedere sbattere le sue natiche contro la gonna facendomi capire quanto di buono vi fosse sotto.
Aspettai un paio di minuti: lo scroscio dell’acqua era un rumore assordante per il mio desiderio.
Cominciai a spogliarmi e rimasi nudo.
La mia erezione era esagerata: da decine di minuti ero in quella situazione e niente lasciava prevedere un improvviso calo del desiderio, anzi, l’immagine sinuosa del suo corpo era un invito a nozze per il mio cazzo.
Spalancai il vetro lavorato a mano che divideva il mio piacere dal suo e senza remore entrai in quel piccolo spazio.
Le gocce calde le cadevano sulla pelle formando percorsi arditi sul suo corpo: appena entrato la strinsi a me: un brivido veloce per ambientarmi a quella nuova temperatura e subito la mia bocca era legata alla sua.
Le lingue cominciarono a solcare i nostri umori, le salive scambiate come i nostri segreti più intimi.
Dieci’venti secondi senza respirare, pur di assaporare tutto di quella stupenda ragazza.
I corpi uniti venivano stretti ancora di più dalle nostre mani che palpavano tutto di noi.
I suoi seni finalmente liberi, erano turgidi sotto l’effetto dell’acqua come i suoi capezzoli che svettavano a ricordarmi quanto fosse eccitata in quel momento; l’aureola larga veniva accarezzata e poi stretta dalle mie mani furiose
Il leggero pelo tra le sue gambe si scontrava con il mio corpo e li elettrizzava, le sue gambe leggermente divaricate, fecero spazio al mio cazzo agognante del suo pertugio.Nessuna parola fu detta in quei momenti, solo i sensi iper attivi fecero il loro dovere.
Le mani sulle natiche mentre le sue gambe si prendevano la mia schiena.
Lì in piedi come due animali ci prendemmo a vicenda gustando tutto di noi: ricordo il calore della sua stretta carne al mio passaggio, i suoi gemiti seguiti da grida sempre più ontense, le mie spinte sempre più decise, lo sbattere delle mie palle sul suo inguine , il sudore mischiato alle gocce.
Un’atmosfera unica.
Il piacere di scoparla contro quella parete, sentire che il godimento saliva dalle mie viscere e si avvicinava all’estremo del mio glande;
– Vienimi dentro’
E fu la fine della mia resistenza.
Sembrava che io aspettassi solo quella frase.
Avevo resistito oltre ogni mia aspettativa ma quella semplice frase mi fu detta con una passione e una sensualità esplosiva.
Strinsi forte i suoi glutei e spingendo al massimo il mio membro, emisi tutto il mio piacere.
Continuai a stare in lei anche quando i tremori e il mio desiderio scomparvero, poi chetamene lei si mise in ginocchio e prese a muoversi sul suo piccolo giocattolo inerme.
La sua bocca era calda, sapiente, sicura.
Le sue mani toccavano le mie palle facendomi rabbrividire.
Vedevo i suoi capelli e accarezzavo la sua nuca: la condensa aveva ormai appannato tutto in quel piccolo bagno.
Tenevo gli occhi chiusi e assaporavo la sua lingua.
I muscoli tesi delle gambe:aperte, le man isempre più decise sulla sua testa e i suoi movimenti sempre più cruenti e ecco che la natura fece il suo corso.
Sotto i suoi attacchi bramosi, il mio cazzo tornò a ergersi prepotentemente e la mia voglia divenne di nuovo enorme.
La tirai su e la baciai con la ferocia dell’amante: cercai di nuovo la sua tenera carne e di nuovo la trafissi.
Mi misi a sedere sulla piccola seggiola della doccia e la feci adagiare sopra.
Misi le mani sulle sue spalle e spingendola forte verso il basso feci si che lei si scopasse da sola.
Sentivo quel fragile corpo scivolare sul mio cazzo e aprendo gli occhi osservai tutto di lei.
Fui scopato in un modo divino: gli spruzzi di mille gocce erano il contorno di quel fuoco mai placato, le sue mani scavavano la mia pelle e linee rossastre seguirono le sue unghie.
Volevo urlarle quanto fosse brava, quanto fosse un’amante incredibile, quanto fosse troia in amore e invece l’unica cosa che dissi fu;
– Siiii.
Un attimo dopo scaricavo in lei tutto lo sperma rimasto e emettevo il mio ultimo rantolo di piacere.
– Tesoro ho chiuso un contratto stupendo.
– Si &egrave stata dura ma ne valeva la pena.
– Si amore’Un bacio anche a te.
Ascoltavo quelle parole steso sul letto, la guardavo parlare e camminare al cellulare.
Ancora nuda.
La luce trapelava tra le sue cosce mettendo in risalto il suo monte di Venere e quando si girò verso lo specchio per toccarsi i capelli, il suo fantastico culo mi apparve in tutta la sua bellezza.
Subito ebbi un segnale dal basso ventre e cominciai a pensare quanto mi sarebbe costato averla completamente.
Il mio pensiero venne seguito dai suoi occhi che attraverso lo specchio mi fecero capire che il riposo del guerriero era terminato’

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