Il mio umore &egrave cupo come il tempo, piove che Dio la manda da due giorni. So che l’acqua &egrave importante e ci vuole, ma adesso credo che ne abbiamo anche troppa e non ne posso più. Oggi sembrava aprirsi ed io ho avuto la malaugurata idea di togliere gli scarponcini ed indossare le scarpe da tennis, sono scesa dall’auto solo per entrare in banca ed ho già i piedi fradici. Odio questo tempo, il cielo plumbeo, la pioggia che cade incessante, mi rende triste, ho bisogno del sole per ricaricare le batterie del buon umore, mi viene noioso anche guidare in queste giornate, cosa che in genere, quando c’&egrave il sole mi piace molto, soprattutto perché se sto guidando, significa che non sono rinchiusa dentro all’ufficio. Mi fermo al semaforo rosso, una macchina svolta veloce ed entra in una pozzanghera, mi sciacqua la macchina come se mi avessero tirato un secchio d’acqua, per fortuna ho il finestrino chiuso.
‘Stronzo!’, strillo nell’abitacolo deserto della macchina, l’insulto non raggiungerà mai il destinatario. Aziono le spazzole alla massima velocità, mentre mi affianca una piccola Smart, mi giro distrattamente a guardare ed incrocio per qualche secondo lo sguardo con il conducente. Scatta il verde e parto, nello specchietto vedo la piccola Smart che, malgrado sia nella corsia per svoltare a sinistra, parte a razzo e supera le auto che erano incolonnate dietro di me, mi si piazza a pochi centimetri dal posteriore e suona il clacson.
‘Ma che vuole questo?’, chiedo all’abitacolo vuoto, mentre guardo lo specchietto retrovisore e mi accorgo che non si limita a suonare il clacson, mi sta anche lampeggiando con gli abbaglianti. Forse &egrave un poliziotto in borghese e mi vuole fare la multa. Scarto subito questa ipotesi, mi avrebbe affiancato e fatto vedere la paletta, &egrave sicuramente un marpione e mi vuole abbordare, o forse sta portando un amico immaginario al pronto soccorso ed io gli blocco la strada. Mi fermo al semaforo successivo e la Smart si affianca di nuovo nella corsia per svoltare a sinistra, mi fa cenno di abbassare il finestrino, io agito la testa in senso di diniego ed appena scatta il verde, parto a razzo, ma il tipo non demorde, continua a seguirmi, a suonare il clacson e ad abbagliare, tenacemente. Quando la strada si getta nel viale a mare a quattro corsie, mi affianca, mi fa ampi gesti di accostare e continua a suonare il clacson, lo accontento, metto la freccia ed accosto, tanto in questa stagione e con questa giornata, i parcheggi a destra sono tutti vuoti.
La Smart si ferma davanti a me, sta ancora piovendo alla grande, il tipo che apre la porta e scende &egrave molto alto, il tetto della macchina gli arriva all’altezza del petto, ha una incerata gialla con il cappuccio, da serial killer dei film americani di serie ‘B’, faccio scattare la chiusura delle porte ed abbasso il finestrino soltanto un paio di centimetri. L’uomo cammina deciso verso la macchina, forse perché sta piovendo, si ferma davanti al finestrino ed appoggia entrambe le mani sul tetto, per abbassarsi meglio, nello spiraglio lo vedo bene e quello che vedo mi piace un sacco, &egrave bello, faccia da macho, mascella importante, bel taglio di bocca, naso proporzionato, carnato abbronzato ed occhi scuri, quasi neri, lo interrogo con lo sguardo e lui sorride, un bel sorriso, sicuro e radioso.
‘Scusa ma… dovevo fermarti per forza! Se non provo almeno a conoscerti, mi rimarranno gli incubi per tutta la vita e perderei il mio equilibrio interiore!’, dice calmo e sorridente, con un marcato accento di Roma.
‘Ma dai! Hai fatto una scenata pazzesca per strada! Credevo che la mia auto stesse cadendo a pezzi!’, rispondo cercando di darmi un tono risentito, ma non ci riesco bene, sono piuttosto divertita dal suo approccio insistente e, alla fine, anche abbastanza fantasioso.
‘Non mi sembri molto arrabbiata! Sicuramente ti passerà velocemente! Ci prendiamo un caff&egrave e facciamo quattro chiacchiere? C’&egrave un bar a pochi metri, la prima a destra, ti seguo… non provare a fuggire!’, ribatte come se il mio tacito assenso fosse la cosa più scontata del mondo.
‘Ma chi ti dice che io…’, cerco di protestare, ma il bel tipo mi interrompe.
‘Altrimenti ti seguo fino a casa e resto a suonare il clacson per tutta la notte!’, replica mentre mi fa ondeggiare l’auto.
‘Ok! Seguimi… beviamoci questo caff&egrave!’, concludo, mentre chiudo il finestrino, tanto qualcosa di caldo ci vuole con questo tempaccio e lui &egrave veramente carino, penso con un sorrisino malizioso che mi stira impercettibilmente le labbra. Arriviamo al bar e parcheggio, lui lo fa dietro di me, prendo il mio ombrellino da borsa e lo apro prima di scendere, lui tiene l’incerata gialla da serial killer, camminiamo fino all’ingresso ed entriamo. Quando si toglie l’impermeabile da lavoro, &egrave una visione, oltre che alto &egrave anche ben fisicato, o almeno, gli indumenti che porta lo fanno apparire tale, spalle larghe e torace possente, troppa grazia, secondo me adesso mi sveglio a casa sul divano.
‘Ciao, piacere, io sono Davide!’, dice stringendomi la mano con la sua, grossa e calda, mentre io penso che anche il nome corrisponde, &egrave proprio quello di Michelangelo che ha preso vita e non &egrave più una statua di marmo.
‘Piacere, Ilaria…’, ribatto un po’ in imbarazzo e non so perché.
‘Ilaria… anche il nome hai bello… ma non ne dubitavo, una ragazza stupenda non può avere un nome brutto!’, replica con la voce calda e calma, profondamente marcata dal suo accento, continuando a tenermi la mano e le mie gote si scaldano, cavoli, sembro una liceale al primo appuntamento.
‘Grazie… sei molto gentile… un adulatore nato a quanto vedo, ci sediamo?’, cerco di apparire sicura di me, ma sono veramente un po’ imbarazzata e la mia richiesta di sederci, serve soltanto a me, per riprendermi un po’ dall’imbarazzo.
Ci sediamo al primo tavolo che troviamo, tanto sono tutti liberi a parte uno, dove ci sono due signori attempati che discutono animatamente di calcio, fra loro, posata sul tavolo c’&egrave la Gazzetta dello sport. I tavoli hanno le panche e sono in vetrina, Davide siede su quella dirimpetto alla mia, chiede cosa voglio e si rialza per andare al banco, io getto uno sguardo in strada, la pioggia &egrave aumentata ancora, tempo maledetto. Non resto sola nemmeno un minuto, Davide torna e comincia a tempestarmi di domande, le solite, quelle di rito che servono per conoscersi, mi fa una domanda ed attende la mia risposta, quindi risponde anche lui, senza bisogno che gliela giri, in pratica regge da solo la conversazione. Mi spiega che lavora su uno yacht, che attualmente si trova in manutenzione, &egrave l’unico membro dell’equipaggio a bordo e sovrintende i lavori che stanno facendo, si trova lontano da casa, ma il padrone della barca, ha fatto fare delle gare di appalto ed ha vinto una società della mia città. Man mano che ci conosciamo, Davide dimostra di essere un infaticabile chiacchierone, parla molto e racconta aneddoti, senza mai risultare noioso, &egrave anche un adulatore professionista, mi fa un sacco di complimenti, tante battute a doppio senso e ride di gusto, &egrave molto sicuro di se, sa di essere bello e non &egrave affatto timido, sta giocando come il gatto con il topo, sperando di farmi capitolare. E’ solo e sta cercando una compagna, fra le sue parole leggo che cerca sesso, anche occasionale, ne ha una voglia pazzesca, mi chiede se mi andrebbe di vedere la barca su cui lavora, al primo invito declino educatamente, ma non si da per vinto, continua la sua opera di convincimento, fatta di frasi adulatorie, battute maliziose e racconti di vita vissuta. Ci si sta mettendo d’impegno e mi diverto a vedere quanto si danna l’anima per portarmi a letto, sembra quasi che ci tenga davvero a me, che non sarei un’altra delle sue avventure sessuali, come se non sapessi che le sue sono promesse da marinaio. Se sapesse che non servono a nulla, visto che io ho la mia vita, il mio matrimonio e che lo considero io stessa una, per il momento, probabile avventura sessuale, che sono già quasi convinta a fare, mi prenderebbe di peso e mi porterebbe a letto sulle spalle e, vista la sua stazza fisica, non faticherebbe neppure.
Al secondo tentativo gioca il tutto per tutto, finora ho fatto la liceale imbarazzata, malgrado l’imbarazzo sia finito poco dopo l’inizio dell’interrogatorio, quindi si lancia e decide di giocare la carta vincente, come si convince un’oca giuliva ad entrare nella tana del lupo? Si cerca di incuriosirla e stupirla in qualche modo, lui dice il nome del noto stilista proprietario dello yacht. Io rispetto le sue aspettative, sgrano gli occhi e mi fingo stupita ed entusiasta dell’occasione che mi &egrave stata concessa, accetto felice e lo ringrazio, sperando in cuor mio di non andarmi a cacciare in una brutta situazione e che ne valga la pena, sarebbe veramente un delitto che un uomo così bello, non si riveli all’altezza. Inoltre, gliela ho fatta sudare per quasi un’ora e mezzo, certo &egrave stato piacevole chiacchierare con lui, &egrave così simpatico oltre che bello, spero che se la meriti e comunque, l’alternativa, sarebbe passare il resto del pomeriggio rinchiusa in ufficio ad attendere che passi il noioso venerdì e si porti con se il tempaccio maledetto.
Lo seguo in auto fino all’entrata del cantiere presso cui &egrave ormeggiata la barca, parcheggio dietro di lui, scendo con il mio solito ombrellino da borsetta, che mi copre a malapena le spalle e lo seguo fino al gigantesco yacht, dove mi aiuta a salire, raccomandandomi di fare attenzione a non scivolare sulla passerella. Camminiamo sul fianco sinistro dello yacht, si scivola ed io mi devo reggere al parapetto con una mano e tenere l’ombrello con l’altra, attraversiamo tutte le vetrate del salone di poppa, tutto vuoto e con un telo in nylon per proteggere il pavimento, &egrave enorme, sembra una sala da ballo, arriviamo ad una porticina sul fianco che Davide apre con la chiave, mi fa strada lui, finalmente siamo dentro e, non so se &egrave per la reazione del freddo esterno, ma fa molto caldo. La moquette per terra &egrave sporca, camminiamo in un ampio vano dietro al salone di poppa, anche questo vuoto ed arriviamo dentro alla cucina, non &egrave enorme, ma sicuramente grande come quella di molti appartamenti. E’ anche ben attrezzata, con tanto di penisola e top in granito, c’&egrave un tavolo solo, anch’esso con il piano in granito, circondato su tre lati da panche imbottite. Davide entra in cucina e va dietro alla penisola, apre un pensile e prende un rotolo di carta assorbente, me lo porge e mi invita a darmi una asciugata, lui fa altrettanto. Asciugo il piumino prima di toglierlo ed appoggiarlo sull’imbottitura della panca, poi mi guardo le scarpe, meglio lasciar perdere, mi sento i piedi fradici e gelati, non risolverei nulla a passarci sopra la carta assorbente. Davide apre uno sportello a muro e ci ripone l’incerata gialla, quindi viene verso di me con lo sguardo carico di desiderio.
‘Vuoi prima fare il giro turistico?’, chiede con misurata calma.
‘Prima?’, domando a mia volta, come se fossi stupita del fatto che mi trovassi li anche per fare qualcosa di diverso dalla visita all’imbarcazione. Davide sorride, di nuovo quel sorriso radioso e sicuro, bello da far tremare le ginocchia, mi si stringe addosso, in altezza mi supera di ben più di una spanna, abbassa la testa e prende in mano una ciocca di capelli, se li porta al naso e li annusa sonoramente.
‘Hai un buon odore, oltre ad essere bellissima!’, dice con voce calda e carica di desiderio, mentre con l’altra mano prende la mia, abbandonata lungo il fianco. Davide lascia i capelli e mi stringe all’altezza della vita, avverto il gonfiore del suo pene sulla pancia, mi sto già bagnando, reclina ancora la testa e mi bacia il collo teneramente, provocandomi un brivido intenso lungo la schiena, sa che sono già sua, non ha che da prendermi. Stringe la mano che tiene e se la porta all’altezza del mio petto, con il dorso preme sul seno, lascia scivolare l’altra mano fino a palpeggiarmi una natica, sospiro mentre rialza la testa per darmi un primo bacio casto sulle labbra, attende che le schiuda e mi bacia con la lingua. Rispondo al bacio, Davide abbandona anche la mia mano e pone anche l’altra sulle natiche, mi solleva e mi gira, appoggiandomi a sedere sulla penisola, adesso i rispettivi pubi sono alla solita altezza e lui preme il proprio contro il mio. Sospiro di nuovo, lui intanto mi porta le mani su entrambi i seni, li accarezza, li palpa delicatamente, senza smettere di baciarmi. Il suo respiro si fa pesante, &egrave molto eccitato, si discosta un attimo e toglie la polo a maniche lunghe che indossa, sotto non ha nulla, il mio istinto non mi ha tradita nemmeno questa volta, ha un fisico da sballo, spalle da nuotatore, pettorali ben definiti e braccia forti e muscolose, grossi bicipiti, ma non esagerato, addominali tipo tartaruga, sembra veramente scolpito nella pietra.
‘Fa caldo… tu non hai caldo?’, chiede con voce roca, aiutandomi a sfilare il maglioncino, senza attendere la mia risposta e lasciandomi solo con il reggiseno. Si riavvicina e mi tira a se, adesso preme con più vigore il pube contro il mio, struscia le mani sulla pelle nuda dei fianchi e le fa risalire verso i seni, sollevandomi verso l’alto il reggiseno e lasciandomi a petto nudo come lui, mi palpa con maggior vigore, sono molto eccitata, ho un lago fra le cosce, anche il mio respiro adesso &egrave affannato. Mi spinge leggermente il busto indietro e si abbassa a succhiarmi i capezzoli, li lecca, ci gioca mordendoli delicatamente, io mi appoggio dietro con entrambe le mani e lui mi sbottona i jeans, unisco le gambe e li sfila verso il basso, li toglie del tutto ed io ringrazio che sono così stretti e si trascinano dietro i calzini di cotone. Allargo di nuovo le gambe, adesso il pacco duro lo sento molto meglio, ho le slip fradice di umori, Davide prende entrambi i piedi in mano e li solleva assieme alle gambe, mi lecca il ventre mentre scende verso il pube, spalanca la bocca e piano morde le grandi labbra, staccandoci da sopra il leggero tessuto delle mutande e lo trattiene fra i denti.
‘Sei eccitata… sento profumo di femmina!’, esclama fra i denti, prima di togliermi le mutande. Si tuffa letteralmente fra le cosce a capofitto, mi allarga al massimo le gambe tenendomi per le caviglie e lecca tutta la fessura, la sua lingua si muove frenetica, mi penetra a fondo la vagina, mi succhia il clitoride, poi torna a leccare frenetica, gemo sonoramente per il trattamento che mi sta facendo. Ad un tratto abbandona le caviglie e si slaccia i pantaloni, lo vedo che se li cala attorno alle caviglie, mi lecca ancora un po’ e poi si rimette eretto, mi appoggia il grosso pene turgido sul monte di venere, cavoli se &egrave grosso, perfettamente proporzionato alla sua stazza fisica, appoggiato lì, copre completamente tutta la mia passerina. Lo impugna alla base e lo muove verso il basso, io aggiusto la posizione appoggiando i talloni sul piano e mi preparo alla penetrazione del grosso membro, ma lui non mi infilza, lo muove su e giù contro il clitoride, strappandomi altri gemiti di piacere, mentre mi masturba con il grosso glande. Infila le forti braccia sotto alle ginocchia e mi solleva, mi prende in braccio come una bambina, sento il grosso e carnoso bastone eretto che mi stuzzica la fessura, ormai completamente schiusa e fradicia, pronta per essere penetrata a fondo dal suo virile turgore, mi rendo conto che lo sto bramando, sono impaziente di essere infilzata dal enorme membro di Davide, ma lui rimanda ancora il momento. Appoggia le mie natiche sul piano di granito, sussulto immediatamente, &egrave gelato e la sensazione &egrave sgradevole, ma dura poco, Davide mi tira con una mano dietro la nuca verso il suo pene, vuole essere succhiato, mi giro e mi metto a quattro zampe sul piano del tavolo, almeno il freddo sulle ginocchia lo percepisco meno. Lo impugno con la mano destra, la sinistra la tengo appoggiata sul tavolo per sorreggermi, lo lecco in punta, assaggio la gocciolina di eccitazione che imperla il grosso glande, &egrave molto salata, il mio olfatto mi conferma che &egrave ben pulito, il mio odore, che ha raccolto masturbandomi con il glande, predomina il suo, spalanco le fauci e lo imbocco lentamente, &egrave molto grosso ed &egrave faticoso tenerlo in bocca.
Faccio del mio meglio, succhio e pompo con movimenti della testa misurati, non voglio ferirlo o irritarlo con i denti, cerco di usare piuttosto la lingua, mentre Davide porta la mano sinistra verso le mie terga e mi stimola all’altezza del perineo, lo preme delicato ma deciso, mi piace e sbrodolo, ormai sono un lago bollente, non vedo l’ora che mi faccia la festa e spenga un pochino le fiamme che mi ardono nel ventre. Il suo respiro &egrave sempre più corto, ogni tanto geme, &egrave molto eccitato anche lui, con frenesia mi solleva la testa, mi strizza i seni un istante, con le grosse mani sui fianchi mi impone di girarmi con le spalle verso di lui, mi impone di divaricare le gambe ed io aggiusto la posizione delle ginocchia sul piano di granito. Adesso sono all’altezza giusta e nella posizione in cui mi vuole, guida il grosso glande nella fessura, il primo affondo non va a buon fine ed io vedo la testa del suo pene sbucare dal mio pube, come se fosse mio, forse lo ha fatto apposta, al secondo tentativo centra il bersaglio ed io mi sento allargare la vagina alla grande. Tende all’inverosimile le pareti interne e risale deciso, con un’unica spinta, arrivandomi fino alla cervice, mi sfugge un gemito che &egrave quasi un gridolino liberatorio, finalmente mi ha riempita, eccome se lo ha fatto, mi sento piena oltre ogni più rosea previsione, quando inizia a muoversi lo fa piano, con calma, assaporando il calore e la stretta frizione sul proprio membro, sto godendo, penso proprio che ne valeva la pena.
‘Mmmh… che fighetta stretta! Ti scoperei per ore!’, sospira direttamente dentro l’orecchio.
‘Si… fallo… fammi impazzire… &egrave enorme!’, ribatto fra un gemito e l’altro. Davide non si fa pregare, comincia a sbattermi con più forza, con la mano destra mi massaggia il clitoride, con la sinistra mi stringe un seno, mentre mi tiene stretta contro di se e pompa con foga, non c’&egrave la faccio più ed arrivo all’orgasmo strillando tutto il piacere che provo. Davide continua impietoso, non si ferma, continua a squassarmi il ventre ed estende incredibilmente il mio orgasmo, sto secernendo umori alla grande, sono bagnatissima, lancio le mie ultime grida sommesse, le mie energie si stanno esaurendo e finalmente si ritrae per darmi un po’ di respiro. Mi accascio sul tavolo appoggiandomi anche con i gomiti, sono in apnea come se avessi corso una maratona, il mio corpo si scuote a tratti con contrazioni involontarie, si, decisamente ne valeva la pena, soprattutto perché il mio partner non ha ancora esaurito la propria eccitazione.
‘Mi piace sentire urlare di piacere una donna! Sei fantastica!’, la sua voce roca mi arriva da un altro mondo, sono ancora in trans da libidine e connetto con difficoltà, scendo dal piano del tavolo gelido e mi metto in ginocchio sull’imbottitura della panca, lo guardo con la palpebra a mezz’asta, &egrave un adone, con un bastone enorme e durissimo, che si erge dalla folta e scura peluria del pube.
‘Guarda come m’hai infradiciato il cazzo!’, dice con l’accento romanesco ancora più marcato, ‘Leccalo! Te piace il tu sapore?’, chiede ed io annuisco, ‘Allora leccalo! Mangnate l’succo del tuo orgasmo! Dai! O sapevo che eri na professionista del materasso… famme ved&egrave quanto sei troia!’, conclude Davide, mentre io con la linguetta fuori dalle labbra, lecco i miei umori dal grosso membro.
‘Brava! Così! Lecca come na cagnetta… famme ved&egrave che cagnetta in calore che sei!’, mi incita, mentre muovo la lingua dentro e fuori dalla bocca, proprio come un cane che si abbevera.
‘Mmmh… che troia che sei… te vojo spaccà in due! Vieni!’, mi prende di nuovo in braccio come una bambina, entra dentro una porticina alla fine del locale cucina e scende una stretta scaletta, lo fa come se non pesassi nulla. Apre un’altra porticina in fondo alla scala ed entra, &egrave una cabina piccola, con un letto ad una piazza e mezzo, mi ci appoggia sopra con la schiena e si mette in ginocchio sul bordo, mi prende in mano entrambi i piedi e mi piega le ginocchia contro il seno, con la mia passera alla sua portata, tenta di penetrarmi ma va lungo, lo aiuto io con una mano e mi infilza di nuovo come un pollo allo spiedo. In ginocchio mi sbatte di nuovo con foga, gemo e grido di piacere, lui ansima ed ogni tanto gli scappa un gemito sommesso, tenta di infilare le grosse dita delle mani, fra le mie dita dei piedi, mentre io con una mano cerco di tenerlo un po’ più distante, mi sta impalando, sento il glande dentro l’utero e mi fa un po’ male. Davide capisce che sta andando troppo profondo e si adatta, senza rallentare la foga, io ormai sono a briglia sciolta e vengo di nuovo, lo faccio come prima, senza trattenermi ed urlo di nuovo di piacere, questa volta &egrave al limite anche lui, emette un grugnito strozzato e si ritrae velocemente, mi stringe le gambe ed il membro rimane stretto a metà coscia, continua a vibrare colpi con il fianco, mentre io vedo il suo glande che appare e scompare, emette un grugnito un po’ più forte e finalmente schizza tutta la sua eccitazione su di me. I primi copiosi fiotti di sperma bollente, escono violentissimi, mi arrivano fin sopra al seno, uno addirittura mi colpisce sotto al mento, emetto un gridolino ogni volta che mi colpiscono, man mano che scema la violenza, aumenta la copiosità ed alla fine, mi ritrovo gran parte del ventre e del seno ricoperto di sperma, mi viene da ridere al pensiero che probabilmente ne aveva immagazzinato di arretrato.
‘Mamma mia… mi hai riempita!’, esclamo divertita, lui sorride radioso e sposta lo sguardo dallo scempio che ha fatto al mio volto, appoggia i miei piedi sul materasso, mentre io con le mani tento di tamponare le pesanti gocce che cominciano a scivolare verso il copriletto.
‘Nun te preoccupà… c’&egrave né ancora in quantità industriale! Me dovrai pregà de smette!’, dice con il sorriso sulle labbra, si mette in piedi ed apre un cassetto, tira fuori un asciugamani e me lo tira, io lo raccolgo al volo e mi ripulisco.
‘Cavoli! Hai intenzione di mandarmi a casa su una sedia a rotelle?’, sorrido divertita, mentre mi metto in ginocchio sul letto e mi avvicino al bordo.
‘Te vojo scopà fino allo stremo! Na topa come te, così troia, va sfruttata! Spero che ne hai ancora voglia! Perché il mio cazzo ha ancora fame!’, ribatte indicando il membro ancora duro come il marmo che gli svetta dal pube, con lo sguardo gli confermo che anche io non sono ancora paga, lui si riavvicina e mi prende in mano i capelli dietro la nucca.
‘Succhia troia! Dagli na bella pulita… che te rifaccio urlà!’, ordina risoluto, mentre io spalanco la bocca e lo accolgo all’interno, sa di sperma e di me, lo ripulisco succhiando e leccando, fin quando Davide mi gira di nuovo con le spalle verso di lui, mi fa mettere a quattro zampe e si inginocchia sul letto, infilandomi di nuovo con foga fino alla cervice e strappandomi un nuovo grido di piacere. Gemo ed urlo, lo incito a scoparmi, ma non ne ha bisogno, vibra dei colpi potentissimi, mi tiene la testa reclinata all’indietro tirandomi per i capelli.
‘Godi troia! Sei proprio na cagna in calore… senti come te monto… te vojo spaccà in due!’, mi incita a sua volta Davide, se avessi saputo che ne sarebbe valsa la pena fino a questo punto, non lo avrei fatto parlare tanto dentro al bar, mi sarei fatta fare seduta stante. Mi sbatte a lungo ed io vengo di nuovo, godo e strillo, ma lui non mi da tregua, mi prende di peso e mi rimette a schiena sotto, mi penetra di nuovo in posizione canonica e mi fotte con foga, continuo a gemere di piacere, lui &egrave un treno in corsa, vuole mantenere la sua promessa e darmelo fino a quando non lo imploro di smettere. Mi schiaccia con forza sul materasso e mi fa godere di brutto, continua a darmi della troia e della cagna in calore, mi piace e mi eccita il suo turpiloquio, mi morde i capezzoli senza fermarsi, sono al limite di nuovo, cazzo questo &egrave davvero un toro. Questa volta non faccio in tempo a venire, ma l’ennesimo orgasmo &egrave solo rimandato, mi prende con le mani sotto la schiena e si gira, adesso sono io sopra di lui a comandare il gioco.
‘Dai troia! Cavalcami’ famme ved&egrave la voja de cazzo che c’hai!’, mi incita, mentre io ci do dentro, galoppo impalata sul suo cazzo enorme e duro, con il busto eretto, mi strizza le tette ed io ricambio strizzandogli i capezzoli, mentre ci guardiamo intensamente, qualche secondo e godo di nuovo, urlando e secernendo copiosamente umori, ancora un po’ e rimango disidratata, cavoli che scopata sto romano.
Mi blocco appena il mio corpo si placa, sono sfinita, ho la vagina completamente indolenzita, mi abbandono sfinita sul suo petto, ansante e sudata, lui mi prende la testa fra le mani e continua a vibrare colpi di maglio verso l’alto, sono completamente spossata, forse adesso &egrave il momento di pregare che si fermi. Raduno un po’ di forze e faccio leva sulle ginocchia per sollevare i fianchi verso l’alto e farlo uscire, Davide libera la mia testa ed io rotolo su un fianco.
‘Mi hai disintegrata! Mi arrendo!’, esclamo con un filo di voce, cercando di vincere il fiatone, mentre mi raggomitolo contro il suo fianco e lo guardo implorante.
‘Bh&egrave… nun me vorrai lascià così!’, dice porgendo il viso verso il suo cazzo ancora implacabilmente eretto.
‘Cazzo! Se continui così mi ci vuole davvero la sedia a rotelle! Me l’hai rotta, &egrave troppo indolenzita!’, protesto.
‘Ok! Lasciamo perde sta fighetta stretta… te vojo lascià un ricordo indelebile de sta scopata!’, ribatte sfrontato, come se non sapessi a cosa si sta riferendo, adesso mi vuol fare del male, tanto male, perché &egrave troppo enorme per il mio culetto.
‘E’ troppo grosso! Non ci entrerà e mi farai male!’, protesto di nuovo, ma lui &egrave già partito e non ha nessuna intenzione di accogliere le mie rimostranze, mi gira di nuovo a pecorina sul letto come se fossi un fuscello, si inginocchia dietro di me e mi lecca l’ano.
‘Dai smettila!’, cerco di divincolarmi ma mi tiene li, con una mano mi tiene i polsi dietro la schiena, come se fossi legata, impedendomi di muovermi in avanti. Potrei sottrarmi sdraiandomi sul letto e stringendo le natiche, ma forse non voglio sottrarmi, &egrave grosso ma voglio provarlo anche li. Fingo di dibattermi per infoiarlo ancora di più, nel frattempo mi rilasso al massimo, non &egrave difficile visto lo sfinimento di cui &egrave preda il mio corpo, la sua lingua si fa strada con facilità all’interno dell’anello anale, mi lecca da dentro e alla fine ci sputa sopra, sento grosse gocce di saliva che mi scendono fra le natiche. Si rimette eretto e con la mano libera lo appoggia allo stretto pertugio, ci siamo penso e mi preparo mentalmente al dolore che sto per provare, mentre continuo la mia pantomima e lo prego di non farlo, ma non cerco più di divincolarmi, altrimenti farà ancora più male. Davide spinge con forza ed il mio sfintere cede immediatamente, permettendo al grosso glande di fare capolino nel intestino, &egrave stato più semplice del previsto, ma non &egrave affatto indolore, anche se la fitta non &egrave molto intensa. Mi sfugge un gridolino di dolore e Davide mi da subito un attimo di tregua, esce immediatamente fuori, dimostrandosi meno stronzo del previsto.
‘Troppo male?’, chiede preoccupato, mentre io agito la testa in senso di diniego.
‘Meno male! Allora vado?’, esclama meno preoccupato e più contento, io annuisco e lui non se lo fa ripetere due volte, appoggia di nuovo il grosso glande e spinge, questa volta la fitta di dolore &egrave quasi impercettibile, quindi non emetto un fiato e Davide allora decide di spingersi più a fondo, lo sento che mi risale l’intestino e mi slabbra completamente, fin quando tocca una parete interna e mi fa male, allora gemo di nuovo di dolore e si ferma.
‘E’ da quando sei scesa dalla macchina davanti al bar, che ho voglia di sfondarti questo bel culetto a mandolino!’, dice con voce roca, mentre inizia a muoversi lentamente. Mi sento le pareti intestinali tese allo spasmo, non mi fa male, ma non provo piacere, sicuramente &egrave più piacevole per lui che per me, forse &egrave perché ho già dato il massimo oggi e sono abbastanza sfinita. Il mio piacere &egrave tutto mentale, dato dalla consapevolezza del senso di dominazione che sta avendo adesso Davide, mentre mi sodomizza, mi costringe ad un rapporto contro natura che aumenta il suo ego di maschio e quindi la sua eccitazione. Non dura tanto infatti, malgrado si muova lentamente, non riesce a trattenersi a lungo, lo sento grugnire di nuovo, ritrarsi velocemente da quello che era una stretto pertugio ed i suoi schizzi caldi che mi colpiscono la schiena, non in quantità industriale come aveva dichiarato, ma di nuovo una buona eiaculazione.
Questa volta mi ripulisce lui con l’asciugamano che avevamo già usato, mentre io non mi muovo, resto nella posizione in cui mi ha sodomizzata, adesso mi brucia il culetto e mi godo l’aria fresca che ci circola liberamente dentro, visto come me lo ha aperto.
‘Cazzo Ilaria… M’hai fatto god&egrave de brutto! Sei mitica!’, si complimenta ansante, mentre porta a compimento il lavoro di pulizia. Io sono così spompata che non riesco nemmeno a rispondere, ma che cavoli se sono appagata, mi riprometto di ricambiare il complimento appena ho ripreso un po’ le forze. Davide sistema un cuscino e si sdraia sul letto, allunga un braccio sotto al mio collo ed io mi ci accovaccio contro il fianco mentre mi abbraccia. Ho la testa appoggiata al suo fianco ed osservo il suo pene che finalmente, lentamente si sgonfia, non sarei stata in grado se avesse voluto fare anche la terza. Giro gli occhi verso l’oblò e vedo il buio fuori, giro il suo polso sinistro per guardare l’ora, sono le diciotto e mio padre sarà in pensiero, avevo detto che sarei passata in banca e sarei andata subito in ufficio. Mi alzo in ginocchio sul letto e scappo verso la cucina, mi fa un po’ schifo camminare scalza sulla moquette sporca, ma cerco di non pensarci, mi rivesto velocemente, mentre arriva Davide.
‘Che fai? Scappi senza nemmeno salutare?’, mi chiede un po’ offeso.
‘Ho lasciato il cellulare in macchina e chissà quante chiamate ho dall’ufficio!’, ribatto trafelata.
‘Sei stato fantastico… una prestazione favolosa… mi hai fatto godere davvero, mi hai sfinita, sono sicura che camminerò male per un paio di giorni!’, aggiungo mentre infilo a fatica i calzini fradici e gelati e le scarpe, che lo sono altrettanto.
‘Lasciami almeno il numero di telefono…’, mi prega Davide.
‘Non hai detto che parti domani?’, gli chiedo, mentre già pronta mi alzo sulle punte dei piedi e gli do un bacino sulle labbra, lui annuisce.
‘Quindi cosa te ne fai del mio numero? Per chiamarmi nel caso in cui ti ritrovi a passare dalle mie parti con un po’ di voglia arretrata?’, domando e mi rendo conto subito dopo di essere stata un po’ troppo stronza.
‘Potrei venire apposta per te!’, risponde un po’ offeso.
‘Sei sposato Davide?’, ribatto seria e lui annuisce.
‘Lo immaginavo… anche io sono sposata… allora va bene, dammi un foglietto ed una penna che ti lascio il numero…’, glielo scarabocchio velocemente e fuggo sotto la pioggia, stando attenta a non scivolare, quando entro in macchina sono completamente fradicia, siedo a fatica sul sedile, adesso il fondoschiena fa malino, guardo il cellulare, sei chiamate da mio padre, lo richiamo e parto a razzo, per rincuorarlo che non mi &egrave successo nulla, mi invento un guasto alla macchina e che non ho sentito il telefono dentro la borsetta. Quando sto per entrare in ufficio, solo per spegnere i computer e tornare a casa, mi arriva un sms: ‘Nuovi ordini… parto domenica mattina… che fai domani? Magari puoi tornare a prendere l’ombrello! Baci… Davide.’; cavoli mi sono dimenticata l’ombrello, ma forse &egrave una buona scusa per tornarci domani pomeriggio, senza avere problemi di tempo. Rispondo subito al messaggio con un altro sms: ‘Magari torno domani pomeriggio, almeno forse mi fai fare ‘anche’ il giro turistico, visto che oggi sono riuscita a vedere soltanto ‘l’albero maestro’:-))).