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Sarà che cammino su questo viale di pini, in fretta per quanto possa andare sui tacchi, incontro ad una luce che ancora non vedo, e mi fa sentire smarrita ed ancora più sola, come se ogni donna avesse il giusto compenso, ed io l’unica a quest’ora in cerca d’amore, per questo cammino per questo mi sbrigo, incontro a un’insegna che ancora non vedo, in un parcheggio all’aperto di un supermercato notturno.

Chissà se già mi aspetta impaziente che fuma, oppure è in ritardo per vedermi per prima, perché non m’ha mai vista ed io nemmeno, ed ora non ricordo nemmeno se è alto, se m’ha detto che è moro o ha perso i capelli. E’ la prima volta che accetto un invito, da uno sconosciuto che ho sentito per giorni, e solo stasera mi sono decisa, ad interrompere un sogno di una voce che calda, mi parlava d’amore senza guardarmi negli occhi, m’addormentava serena ogni sera nel letto, accompagnando le voglie per filo e per segno, le forme del seno le gambe più belle.

Mi sento ridicola a pensarlo già bello, che cortese mi dice che sono un incanto, uguale e perfetta all’idea d’un’amante, che un uomo modella quando scende la notte, e la inventa castana se bionda è un po’ troppo, l’ovale del viso i capelli a caschetto, magari un cappello per covarci le voglie, per farci l’amore e pensare al mattino, che s’è fatto una donna signora di classe.

Sarà che cammino e non vedo le luci, che ho lasciato la macchina troppo lontano, perché non voglio che veda la targa, che possa rintracciarmi se in caso non sboccia, l’amore o qualcosa che ci si aspetta di sera, dopo una cena e la candela è finita, e gli occhi si guardano per domandarsi se è ora, l’ora più giusta perché le parole, diventino baci e poi saliva e capelli. Guardo per terra ed evito i sassi, i rami ed i vetri per non strusciare le scarpe, che mi costano un occhio ma mi fanno ancheggiare, mi fanno sentire schiava e padrona, all’altezza del gioco che stasera m’aspetto. Sarebbe un peccato se addirittura cadessi, pensando al vestito che è la prima volta che metto, di seta cinese scollato quel tanto, che un uomo qualunque non farebbe fatica, a pensare che vado verso un incontro, che sto andando da un uomo che mi fissi quel punto, dove senza imbarazzo io voglio che guardi, che s’affoghi e si perda mentre gli chiedo da bere, sul suo divano di pelle nella sua casa del mare, che è qui a due passi almeno mi ha detto, dove il sole s’immerge e rimane il bagliore, come se il giorno non diventasse mai notte, e l’alba domani un’attesa che freme.

Oddio che voglia di sentirmi rapita, d’essere creta per due mani leggere, che sussurrano amore perché non serve la voce, quando l’anima calda le attira e le vuole, nel punto che ora lascio che il vento, si convinca sorpreso che non porto mutande, che mai le porto quando in fondo alla notte, c’è un’insegna di luce ed un uomo che aspetta. Ma stasera davvero sarà una notte diversa, da tutte le altre che mi rigiro nel letto, a cercare sudata la parte più fredda, per rabbonirmi le voglie che colano in sogno, e mi fanno sentire preda e saccheggio, di mandrie in attesa che aspettano il turno. Stasera davvero sarò l’ombra di un uomo, schiacciata sul muro o calpestata dai passi, che sotto un lampione m’allungo e m’accorcio, senza spessore perché non abbia più posto, per contenere il cuore o l’anima tutta, e non avere i sensi che ti fanno gioire, né la coscienza che ti fa male e dolore. Nel sogno succede che sono sesso e poi tette, col viso sfibrato senza occhi né forma, perché non serve all’amore uno sguardo profondo, mai nessuno m’ha chiesto di vederci un tramonto, né aghi di pino che cadono a grumi

Le macchine sfrecciano e fanno paura, mi tengo la gonna sollevata dal vento, non sia mai che qualcuno potesse pensare, che una donna a quest’ora che cammina sull’Appia, non è altro che un sogno a portata di tasca, due gambe gemelle a portata di mano. Se fosse davvero comunque che cambia, io sto andando da un uomo che non ho mai visto, che non so se è pelato o ha gli occhi di ghiaccio, se ha un cuore che batte ogni tanto più forte, semmai dico mai ha preso il coraggio, di dire ad una donna che l’ama davvero, di passarci una sera come spero stanotte, perché il giorno non sia sempre uguale domani, svegliandomi sfatta sotto un altro soffitto.

Sarà che cammino e non vedo la fine, di un’attesa che sale ad ogni passo che faccio, ad ogni respiro più denso che gonfia il mio petto, che è bello abbondante e stasera davvero, lo mostro e lo offro seduta che aspetto, che mi serva da bere e mi dica mia cara, e mi chieda discreto se un po’ l’ho rifatto, perché non cala e sta dritto e strappa l’ardore a chiunque stasera ne bagni le voglie. Chiunque stasera, rallento e ci penso. E se non fosse lui, ma un altro? Se ha detto a un suo amico di incontrare una donna? Di farsela tutta di sesso e di bocca, perché ha la voglia che tracima e avanza, e lui od un altro che cambia stasera? Per me cambierebbe soltanto la voce, per il resto le mani il viso la bocca, le voglio perfette al desiderio che sale. E sale e s’insinua senza rendersi conto, che sono i miei sogni e non c’è niente di vero, e magari al parcheggio non trovo nessuno, neanche un commesso che fa il turno di notte, neanche un suo amico che s’appaga di bocca, neanche uno squillo per avvertirmi che tarda.

Ma poi se ci penso non cambierebbe poi molto, perché quello che voglio è quest’attesa che dentro, mi dà ansia e mistero e nutre il mio cuore, mi fiacca le gambe che ora più lente, lasciano al dubbio se è lui o un suo amico, se ha i capelli castani o li ha persi da tempo. Mi fermo e ci penso e guardo l’insegna, l’Appia è deserta e nel parcheggio c’è un’ombra, che fuma e cammina ma non distinguo la faccia, l’ansia mi prende e gli volto le spalle, lasciando ad un sogno la strada che resta, perché stasera davvero ho incontrato l’amore, che è dentro me stessa e non può essere altrove.

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Autore Pubblicato il: 19 Novembre 2005Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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