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L’avevo lasciata. Dopo 7 lunghi anni avevo lasciato Barbara. In casa, quel giorno, guardandola negli occhi senza problemi, avevo distrutto il suo piccolo mondo perfetto di amore per le piccole cose, di pranzi caldi al mio ritorno da lavoro, di casa pulita e profumata, di voglia di matrimonio.
“Non so se ti amo o no”, avevo mugugnato, come un lieve rombo dietro l’ansa di un fiume da cui sta per irrompere una piena disastrosa. E la piena era arrivata immediata e dolorosa.
Nessuna protesta, niente di tutto ciò. La consapevolezza di un mondo finito, di ricominciare da capo, di prendere tutte le proprie cose e trovare un altro luogo dove uccidersi nel ricordo o rinascere nella speranza.

Eppure….

Quella sera ci eravamo sentiti per telefono….

-Ciao

-Ciao

-Senti Davide, lo so che è finita, ma stasera ti va di vederci, beviamo qualcosa, facciamo due chiacchere…

-Sei sicura che tu voglia tutto questo?

-No, ma ho voglia di vederti.

-Anche io.

E ci siamo visti. Tacchi alti, come sempre, gonna al ginocchio, perchè non è quello il suo forte. Il suo forte è il seno, non enorme, il suo bellissimo seno, quello che su una ragazza alta 1,65 trasformava il concetto di terza abbondante in una spinta e provacante quinta. Poco trucco, e il dubbio che sotto quella gonna aderente mancasse il segno di qualcosa che avrebbe dovuto esserci, ma forse non c’era. Barbara era a caccia. Barbara voleva me quella sera. La mia Barbara, la sua preda.

Mangiamo pesce, neanche troppo buono e sicuramente troppo caro, e andiamo a bere nella piazzetta lì vicino al ristorante, affacciata sul porto, non troppo lontano dalla sabbia della spiaggia dove pochi mesi prima avevamo lasciato profondi segni di sesso amaro, violento, bellissimo. Un tavolino, qualcosa di forte da bere, le difese si abbassano. E in fondo non c’è più niente da perdere.

-Sai, Ba, che io ho avuto sempre una fantasia, dico una fantasia sessuale, che non ho mai voluto dirti…. forse perchè mi vergognavo…

-Si, lo so, ti sarebbe piaciuto farlo con più donne insieme, lo immaginavo…. vabbè, è andata così….

-Bè, in realtà non è proprio così…

Mi guarda incuriosita, aspetta la continuazione del discorso.

-La mia fantasia non richiede la presenza di altre donne, ma di altri uomini….

Direi che ho attirato la sua attenzione. A Barbara, la mia Barbara, passano davanti sette anni di bei momenti e di brutte litigate, di sesso e mai di tradimenti, mai avuto il sospetto, mai avuto neanche una voce a riguardo. La mia amante esclusiva, perfetta, insaziabile. A Barbara, alla mia Barbara, si sta accorciando il respiro e arrossendo il viso. La conosco. So che in questo momento si sta pentendo di non avere biancheria sotto la gonna, e lo so che non l’ha, sa che quando si alzerà vedrò l’alone di umido proprio lì poco sotto la piega dei glutei. Barbara si sta eccitando, e parecchio.

Per mantenere un contegno, si accende una sigaretta, beve un sorso, in maniera anche troppo provocante, e si schiarisce la voce.

-Bè, le fantasie sono fantasie-

Già, e chissà di quante ti sei vergognata di dirmi e quindi non hai detto, chissà quanti uomini che non hai guardato e quindi hai perso, che potevano farti impazzire tanto quanto o anche più di quello che sarei mai riuscito a fare io.

-I sogni sono desideri, Ba-

-Non devono avverarsi per forza…-

-No?-

Silenzio. Labbra socchiuse e occhi umidi che mi guardano, occhi che brillano non per il pianto, ma per un fuoco che sta bruciando proprio lì, nel basso ventre e risale lungo tutta la colonna vertebrale, in una sorta di spasmo. Quello spasmo che porta a volte all’orgasmo. E non è l’unica a sentirlo. Altra sigaretta.

-Dav, tu sei un porco, come sempre…-

-Come sempre ti è piaciuto, Ba-

-E allora cosa vuoi fare?-

-Con te?-

-Sì-

-Io niente. Tu cosa vuoi fare?-

-Dav, lo sai che per me il sesso non è così importante…-

-Balle-

-Non è la mia ragione di vita-

Gioco l’asso di denari, il colpo segreto

-Ti sfido. Niente gelosia, Ba, niente incazzature. Qui l’amore non c’entra. Ti sfido a scegliere uno, due, tre uomini, quanti pensi di volerne, a portarteli dove vuoi. Non mi interessa se lo vorrai fare anche con me. Ma sinceramente non vorrei perdermela.

Voilà. Barbara ha la pupilla dilatata e gli occhi sgranati, guarda me ma non mi vede. Credo sia una situazione al di fuori della sua immaginazione. Ma conosco bene la sua capacità di adattamento alle idee nuove. Non è stupida. E non è frigida.

-In palio?-

-Niente. Dimostrami che ne hai il coraggio. E scopri se ti piace. E magari fallo in maniera da farmi impazzire di gelosia. Io non l’ho mai fatta una cosa del genere, non so come potrei reagire. E’ una fantasia. Pensa a te che mi guardi mentre tu fai sesso con un altro e io che piango e mi maledico…

Sorrisetto amaro, che si trasformo in una faccia birichina da lolita eccitata. E poi lo vedo. Lo sguardo fiammeggiante della vendetta. “Tutti questi anni di litigate, di screzi e quant’altro, li ho subiti in silenzio e lui mi ha lasciato”. Lo so che lo pensa. Perchè lei è Barbara. La mia Barbara.

-Ci sto. Andata. Ma non stasera.-

-Ok-

-Fra tre giorni ti chiamo. E voglio che porti una telecamera. Voglio che mi riprendi.-

La riaccompagno alla macchina, vedo che è riuscita a trattenere le proprie voglie abbastanza da non macchiare la gonna, e mi perdo nella rotondità del suo sedere.

-Smettila di guardarmi il culo…- Senza voltarsi sapeva cosa guardavo

-Perchè?-

-Non è più roba tua….-

-A maggior ragione…-

La macchina. Lei si gira, con il fuoco negli occhi, e mi tira uno schiaffo. Forte, ma non per fare male. Poi mi bacia, facendo aderire il suo corpo contro il mio. Sento tutte le sue curve, e lei sente il mio rigonfiamento.
Si stacca, e mi sorride.

-Facciamo un giro. Guida tu-

Io che guido la sua macchina. Lei di fianco. Appoggia entrambi i piedi sul cruscotto, in maniera tale che qualcuno abbastanza svelto avrebbe potuto vedere da fuori quello che non c’era. Parto. E anche lei. Comincia a tirare su la gonna, molto lentamente, e quando passiamo davanti alla discoteca ha scoperto le gambe fino al pube. Biondo e odoroso come sempre. Avevo ragione. Niente biancheria. Un gruppo di ragazzini vede lo spettacolo, e esprime apprezzamento a modo loro. Ba sorride, e anch’io.
La statale. Buia, curve dolci. E i seni scoperti, lentamente, facendo agganciare i capezzoli al top che scende fino a farli rimbalzare quando il top non riesce più a contenerli.
Una mano prende la mia, piano, e la accompagno fino al lago conosciuto, caldo e accogliente come acqua termale.
Un tocco fugace, un gemito e il primo, intenso orgasmo. E lo sguardo. Lo sguardo cattivo da lupo che Ba fa quando è pronta a distruggermi. E ci riesce sempre.
Mi tira fuori, lentamente, il pene mentre guido, e iniziando dalla punta, mi inumidisce l’asta fino a quando la sua saliva comincia a colare dal mio scroto fino a bagnare il sedile. Grande, meravigliosa pompinara, la mia Barbara, senza paragoni.
Ci fermiamo. Il ponte della ferrovia. Barbara scende senza rimettersi minimamente a posto, si appoggia con le mani al cofano. I fari sono accesi, la visione è infernalmente paradisiaca.

-Devo farti un disegno…?-

No che non me lo devi fare, troia. Con cattiveria la prendo da dietro. Lei non dice niente. Lo sa che mi piace farla urlare, e a lei piace urlare forte, ma non emette neanche un sospiro. Quattro orgasmi, e poi il mio potente, lungo. Evviva la pillola, sempre che Ba nel frattempo non l’abbia smessa… pensa che ridere!
Tutto in piena vista, ma nessuna macchina era passata in quei quindici, magici minuti. Ba si morde il labbro quando esco da lei, e appoggia il seno nudo al cofano. Lo so che non è stanca, troppo poco per lei, e anche per me.
Una macchina. Senza preoccuparci la vediamo accostare non troppo distante, tre ragazzi su una Golf grigia si fermano, una portiera si apre e di corsa uno esce, va vicino al pilone e innaffia il terreno con un bel pò di vomito. Barbara sorride seduta sul cofano, seno al vento, gambe aperte e sigaretta, con i piedi appoggiati al bordo del paraurti. Coi tacchi sta rigando la sua preziosissima macchina, ma credo che non importi a nessuno dei due. I due tizi con lo stomaco meno in subbuglio scendono dalla macchina, vanno a sincerarsi delle condizioni del loro amico, che sempre piegato in due sembra solo aver finito il primo di parecchi round. Girandosi ci vedono, o meglio vedono Ba, quasi come fosse una apparizione angelica (o demoniaca, più credibilmente). Poche parole, molto probabilmente strascicate dal troppo alcool, e in due secondi si dimenticano del tizio in semi coma etilico e si avvicinano con una scusa geniale

-Avete una sigaretta?-

-Si, aspetta-

Barbara scende dal cofano con studiata lentezza, mettendo in risalto ogni singolo centimetro di pelle nuda, si china attraverso il finestrino aperto comincia a rovistare nella borsetta, per lunghi, eccitantissimi secondi, con il sedere nudo e le labbra della vulva ancora bagnate del mio sperma in mostra. Uno dei suoi desideri: ad avere sette vite, una me la gioco a fare la troia al cento per cento.
Benvenuta nel nuovo mondo.

I due tizi mi guardano. Io sorrido e chiamo Barbara.

-Dimmi-

Voce un pò roca. Bassa. Da fumatrice. La mia Barbara.

-Credo che i nostri amici vogliano offrirti la loro di sigaretta…-

-A me però piacciono i sigari un pò più grossi-

-Bisognerebbe controllare la disponibilità-

Due ragazzini di vent’ anni catapultati in un film porno.
Barbara accende i due sigari. Uno normale tendente al piccolo e l’altro normale e basta. E niente erezione nonostante tutto. L’emozione gioca brutti scherzi. Ba li appoggia al cofano entrambi, e comincia a leccare i due piselli. Quello con l’asta medio piccola comincia a dare segni di risveglio, ma Ba ritiene di avere bisogno di aiuto, oltre che di un incentivo al soffocotto.

-Dav, scopami, mentre succhio i ragazzini.-

Suonava come un insulto alla virilità, chiamarli ragazzini, ma non credo fossero in grado di controbattere, tra alcol e pompa.
Senza troppe cerimonie, infilo il cazzo forte e profondo dentro di lei, spingendola ad ingoiare l’asta del tizio giusto nel momento della sborrata. Ba, con due colpi di tosse e un piccolo rigurgito, assorbe agevolmente l’esondazione, deglutendo il tutto. Soddisfatto il piccolo, Ba passa alla portata principale. Quello che sembrava a riposo un pene ragionevole, ridestandosi raggiunge ragguardevoli proporzioni, soprattutto una cappella decisamente più grande della mia. Con non poca fatica Barbara se lo infila in bocca, e sotto il suo trattamento, il palo raggiunge l’estensione massima, provocando più volte principi di soffocamento alla pompinara. Il ragazzo, non stupido e sicuramente non inesperto, sorride compiaciuto dalla difficoltà di Barbara. Incrociando gli sguardi, faccio l’occhiolino al tipo, e mi sfilo dal pompaggio a cui la stavo sottoponendo, e strappandogli il cazzo di bocca. Con un unico movimento fluido, Ba si gira e viene impalata dall’asta ragguardevole.

-Cazzo…!-

Con la voce strozzata, ma per niente dispiaciuta, Barbara adatta la sua fica in fiamme alle nuove dimensioni, e sfruttando la frequenza sempre più forsennata dell’amplesso, prende il mio pene tra le mani e comincia a segarlo con forza, e in pochi secondi, schizzo copiosamente sul suo corpo, alla mia Barbara, torta di panna e sperma. Tenendosi il seno impiastricciato di seme, Barbara si dedica completamente al tipo, dotato decisamente di ottima tecnica e grande resistenza. Fra i miei e i suoi, avevo notato almeno sei orgasmi di lei, ma probabilmente erano di più. Soddisfatta, ma non contenta finchè non viene dimostrata la sua superiorità, Ba, sfila il pene paonazzo del ragazzo, lo spinge sul cofano della macchina, sale con i tacchi e ci si impala con forza, accovacciata come se dovesse orinare. E’ uno spettacolo meraviglioso, e la lunga asta del ragazzo viene cavalcata a ogni colpo per tutta la sua lunghezza.

-Vieni, figlio di puttana, riempimi di cazzo e sperma, dai, dai, dai, che le troiette che ti scopi non valgono un pelo della mi fica-

In preda al delirio, Ba sbatte le sue tette in faccia al ragazzo ficcandogliele a forza nella bocca. Dopo un quarto d’ora di furiosa cavalcata, e credo almeno quattro orgasmi di Ba, il tipo viene con forza e con un lungo urlo liberatorio. Felice e vittoriosa, Barbara si mette in piedi sopra di lui, e cola tutto lo sperma dalla vulva sul ventre del ragazzo, sperma che lentamente si allarga. Scaricato il fluido, si china sulla pancia e ci intinge le tette dentro, giocando coi fili di sborra che si creano tra capezzoli e addominali. Il trattamento risveglia immediatamente il cazzo del ragazzo, non nella maniera impressionante di prima, ma comunque considerevole. Consapevole di ciò, Barbara prende la sborra nelle mani e comincia a segare con dolcezza il cazzo. Girandosi verso di me, mi fa un sorriso malefico.

-Potevi averlo vergine, stronzo, ma adesso non più-

Con forza spinge il cazzo nel culo, lasciandomi senza fiato. Trattenendo un urlo di dolore, e con le lacrime agli occhi, Barbara si fa sodomizzare per la prima volta da un nuovamente pimpante ragazzo, un’inculata brutale di dieci minuti, uno stupro volontario. Completamente esterrefatto, mi rendo conto di amare Barbara. Ma riportandola verso la mia macchina, capisco che il treno ormai è già passato.

Autore Pubblicato il: 22 Agosto 2008Categorie: Orgia0 Commenti

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