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” Salve a tutti.
Sono la nipote di Sigmund Freud, ed oggi vorrei psicoanalizzare i vostri uccelli e le vostre vagine per capire se è vero o meno che l’amore sia solo una giustificazione al sesso e quest’ultimo sia il vero motore del nostro mondo. ”

Tutte le persone nella stanza, tutte allo stesso momento, fissarono attonite la dottoressa Freud. Alcuni scoppiarono a ridere. Furono invitati a lasciare la stanza. Altri continuavano a guardarsi negli occhi come a voler scoprire, dietro la retina dell’altra persona, se tutto ciò fosse uno scherzo o una barzelletta, per altro anche di pessimo gusto. Furono invitati a lasciare la stanza. La minor parte, due donne e tre uomini, si alzarono in piedi e nell’arco di tempo di un battito di ciglia, lasciarono cadere in terra i propri indumenti.
Le tende dello studio lasciavano filtrare la fioca luce del tramonto dalle finestre. Le lampade sfumarono i propri raggi creando così la giusta atmosfera carica di sensualità. Il sesso era diventato d’un tratto percepibile all’olfatto e l’eccitazione era palpabile, forte.

La segretaria annullò gli altri appuntamenti dalla sua scrivania, all’ingresso dell’ufficio, nella stanza a fianco a quella in cui tre uomini e due donne erano ora completamente svestiti. Le bastarono poche telefonate: la giornata era quasi finita e la dottoressa non aveva molti impegni per le 19. Neanche lei.

I membri eretti dei tre uomini rimasti svettavano fieri in aria, mentre i loro occhi divoravano le curve ed i sessi già umidi delle due donne.
La più giovane di loro aveva preso ad accarezzarsi i seni. I suoi capezzoli turgidi erano poesia agli occhi famelici dei tre giovanotti.
Il camice della dottoressa scivolò a terra, scoprendo il suo corpo tonico completamente nudo. La sua lingua era ora intrecciata con quella della seconda donna in un bacio molto più che appassionato.
Il più duro dei tre si avvicinò alla ragazza rimasta libera, passata ora dall’accarezzarsi a leccarsi i seni. La prese per mano e la condusse ad accomodarsi sul lettino della dottoressa, dove si sdraiò comodamente, allargò le gambe e spinse la testa dell’uomo verso il suo inguine, bramosa di sentire la lingua umida di quest’ultimo sul suo corpo.
Il secondo dei tre uomini si avvicinò al lettino. Il suo glande gonfio sfiorava le labbra della donna sdraiata mentre le sue mani cercavano in ogni modo di capire se il suo seno fosse naturale o rifatto.
La dottoressa e l’altra donna divisero le loro labbra ed accolsero in mezzo a loro il terzo dei tre uomini. Si inginocchiarono davanti alla maestosità del suo obelisco e le loro lingue coinvolsero la cappella e le palle del giovane moro in una danza sensuale, pur continuando a fissare l’una gli occhi dell’altra.
I gemiti di piacere della donna sdraiata filtravano attraverso i muri dello studio. Anche la giovane e carina segretaria della dottoressa, nella stanza a fianco, iniziava ad eccitarsi al suono smorzato dall’affanno di quell’eccitazione
L’alveare della dottoressa colava miele in quantità industriale. Il lungo e duro sapore che aveva in gola era il più appetitoso che avesse mai assaggiato.
La sua compagna era risalita verso i pettorali dell’uomo, senza mai staccargli la lingua dal corpo.
I gemiti della signorina in poltrona cominciavano a farsi sentire anche al piano di sopra. Prontamente, l’uno dei due rimasto in piedi ad occuparsi di lei, le spinse l’uccello in bocca così da contenere il suo entusiasmo.
L’altro gentiluomo, ormai da un bel po’ tra le sue cosce, alzò per un attimo la testa. Cioccolato e fragola con una cascata di noccioline tritate -mentre sto guidando il mio tir sulla A21 in direzione Piacenza- con cono grande, grazie: ma che cazzo’ !? strane le cose che ti vengono in mente mentre lecchi una fica (anche se a me personalmente non è mai successo’ di guidare un tir intendo).

Nella stanza accanto l’eccitazione non era da meno.
La ragazza, diligente collaboratrice della dottoressa Freud, si era trasformata nella sexy segretaria che inconsciamente risiedeva in lei: da Miss Jekill a porno Hyde. La sua giacca era volata in terra e la camicia che indossava sotto era sbottonata a sufficienza per consentirle di potersi palpare, in maniera scabrosa ed in totale libertà i seni, protetti da una fantasia retrò in bianco e nero, con raffinato pizzo a decorare la parte superiore delle coppe (solo 19,90′). L’orlo della sua elegante gonna era salito fino a scoprire il pizzo delle autoreggenti che indossava. Gli slip, anch’essi di pizzo nero come le calze, coprivano ancora la sua intimità ma il violento massaggio che stava stimolando la sua clitoride li stava inzuppando dei succhi del suo frutto.

I due uomini intorno al lettino si erano scambiati di posto. La donna sotto le loro grinfie era a quattro zampe, il suo sesso e la sua bocca avvolgevano le gioie dure dei due marcantonio. L’uomo alla sue spalle le cingeva i fianchi, tirandoli con violenza verso di sé ad intervalli regolari. L’altro, dalla parte opposta, le spingeva il suo piacere in fondo alla gola.
La lampada, il calendario con gli appuntamenti, il blocchetto degli appunti ed il portapenne della stessa pelle del piano centrale della scrivania, erano in terra. Sul mobile la dottoressa era divenuta la troia del terzo uomo, mentre la sua bocca cercava di contenere la colata di fiamme vive che la sconosciuta, seduta sul suo viso, continuava a riversarle in gola.
L’unione della mucca (o pecorina se più vi piace) era la sua posizione preferita e stava facendo effetto alla svelta. Dalla sua cappella bagnata iniziavano a fuoriuscire i primi sintomi del suo orgasmo, era quindi ora di scambiarsi di posto ancora una volta e scoprire se la donna dalle tette rifatte (dopo quasi un quarto d’ora di palpate era finalmente riuscito a capirlo) era abbastanza troia ed eccitata al punto da ingoiare il suo caldo seme senza il minimo lamento.

Il 10% di cotone degli slip stava giocando bene il suo ruolo, ma era arrivato il momento di metterlo in panchina.
La signorina porno Hyde era vicina al suo meraviglioso orgasmo, gli slip erano ora superflui ed erano ora ai piedi della sua scrivania, dove i tacchi delle sue scarpe affondavano nella moquette color mogano. I suoi occhi erano chiusi ma la sua mente visualizzava tutto ciò che accadeva oltre la porta dello studio. La sua espressione tirata dalla goduria ricordava quel quadro che aveva visto esposto nella vetrina del sexy shop dietro l’angolo, pur non guardandosi allo specchio era questa l’immagine che aveva di se in quel momento. Lo sciacquettio dei suoi umori, confuso tra i suoni dei suoi sospiri ed i gemiti che filtravano dall’altra parte del muro, arrivava preciso alle sue orecchie. Nella sua mente tre uomini e tre donne si accoppiavano nelle posizioni che più le piacevano. Non era seduta sulla scrivania dove fino a pochi minuti prima aveva aggiornato le date delle sedute dei pazienti, era una di quelle tre donne. Lo era stata fin dal momento in cui i primi gemiti erano passati dalla sottile fessura che divide il pavimento dalla porta dello studio per raggiungerla. Aveva prima baciato il moro, quello che era arrivato per primo quella sera. Aveva poi slinguato il più fusto mentre l’altro le sussurrava che due seni perfettamente rotondi come i suoi non li aveva mai visti. Era stata in ginocchio davanti a due di loro. Aveva dato le spalle ad uno dei tre. Ad un altro ancora aveva dato qualcos’altro. Ora era arrivato il momento di prepararsi al gran finale.

La dottoressa Freud aveva già avuto il suo dessert.
La crema che il suo uomo le aveva offerto era buona, ma era troppa, oppure lei non aveva ancora imparato bene a deglutire, un po’ come i bambini, dato che buona parte del suo dessert le era colato sul mento e poi sui capezzoli. Ma era buona. Doveva esserlo dato che la sua compagna, quella che fino a poco fa andava a fuoco sul suo viso, cercava di leccare ciò che ne rimaneva dai suoi seni mentre il maitre chocolatier, portatore sano di tanta cremosa bontà al latte, tentava di estinguere una volta per tutte, con la sua lingua, il fuoco che divampava in quest’ultima. O di farla esplodere definitivamente.
Dall’altro lato della stanza, 6300 euro di silicone sussultavano armoniosi, offrendo piacere allo spiritello porcello avvolto in essi. Poco più a nord un atletico 32enne schiaffeggiava con il suo randello le labbra (naturali, queste erano naturali, si capiva) della stessa donna. La sua bocca si schiuse e, quasi come ad attendere l’ok della donna del monte, il suo persecutore le inondò la gola di quelli che, in un’altra occasione, sarebbero potuti essere i suoi bambini (ma lui non voleva avere figli quindi bene così). Gli occhi di lei fissavano eccitati ed intriganti gli occhi di lui. Gli occhi di lui fissavano eccitati e sborrosi gli occhi di lei. Chiuse la bocca per un attimo, poi la riaprì tirando fuori la lingua. Sì, era abbastanza troia. I suoi seni si erano fermati, lo spiritello porcello era pronto. Schizzi roventi di sperma ricoprirono parte dei suoi seni, del suo collo ed un piccolo ciuffo della sua frangetta. Allo stesso tempo il suo inguine venne riscaldato da una ulteriore gettata dei suoi umori. Il suo affanno si stava smorzando, così quello dei suoi due amanti. I loro volti erano soddisfatti. Il più alto ruppe il silenzio:
” Cavolo’ questa psicoanali’ “.
” AAAAHHH “.
L’urlo più assordante e spaventoso che ognuno di loro avesse mai sentito interruppe la frase.
La donna in fiamme era esplosa sotto gli abili colpi di lingua dell’improvvisato vigile del fuoco che tentava di spegnerla.
Contemporaneamente la dottoressa.

Pochi minuti dopo la porta si aprì ed i pazienti lasciarono lo studio. Ognuno di loro fissò un appuntamento per la settimana successiva. L’ultima ad andarsene fu la donna esplosa:
” Signorina davanti alla sua scrivania c’è una pozza di’ bagnato’ e sa di’ ”
” Oh’ ehm’ ho inavvertitamente versato un bicchiere d’acqua’ ”
” Si ma’ ci sono anche quelle che sembrano essere’ le sue mutandine? ”

” ‘ ”
” ‘ ”
” ‘ ”
” E poi cosa è successo? ”
” Non lo so. ”
” Non ricorda più nulla? ”
” Mmm, no’ come mai è affannato? ”
” Ah’ perché’ soffro di una leggera forma di asma. Bene per questa settimana il nostro tempo è finito signorina. ”
” Non trova strano che la dottoressa del mio sogno si chiamasse come lei? ”
” No. I sogni non hanno sempre una spiegazione, specie una spiegazione razionale. ”
” Strano detto da lei. ”
” Potremmo parlarne meglio la settimana prossima, adesso ho un altro appuntamento, mi spiace doverla salutare. ”
” Non si preoccupi, sono io che mi sono dilungata troppo. ”

La porta dell’ascensore si richiuse alle mie spalle dopo aver premuto il tasto del piano terra.
Pensavo e ripensavo. Non tanto allo strano sogno. Mi capitava regolarmente di fare sogni erotici e così bizzarri. Pensavo invece agli strani suoni alle mie spalle, dietro la poltrona su cui ero sdraiata: il rumore metallico di una cintola, l’affanno del dottore, quello strano sciacquettio‘ ne ero certa, e ne ero eccitata.
La distanza fino al piano terra era lunga, inversamente proporzionale alla lunghezza della mia gonna, ed a quell’ora l’ascensore non faceva mai tante fermate: la maggior parte della gente era già a casa.
Ne ero eccitata. Mi piaceva l’idea, cazzo se era intrigante. Mi stavo bagnando solo a pensarci. E solo a pensarci istintivamente portai una mano sotto la gonna. Spostai gli slip umidi che coprivano la mia fica e spinsi lentamente un dito dentro, quello più lungo. Non c’era resistenza, ero eccitata, ero bagnata, calda, vogliosa, ‘
Mi appoggiai ad una parete dell’ascensore, portai l’orlo della gonna sopra i fianchi con una mano e piegai leggermente le ginocchia, allargando le gambe. Chiusi gli occhi, incurante della telecamera di sorveglianza.

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Autore Pubblicato il: 13 Ottobre 2009Categorie: Orgia0 Commenti

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