Ninfa,
dalle membra di mare e di cielo,
emersa spumeggiando dagli abissi,
casto, languido, sereno e senza un velo
era l’attimo, prima che svanissi.
Io t’ammiro e già tu mi tradisci
con i fiori della stagione perduta
e le foglie di acanto,
mentirò ai gigli e alla tempesta
pur di averti accanto,
cerbiatti dai vermigli incanti
corrono nel bosco
dei tuoi pensieri
dolci e infranti.
Ti ho sognata
racchiusa in un’amaca
di pelle,
eri meravigliosa e assai fremente
mentre ti donavi
alle gioie proibite della carne,
come in questo istante.
Ninfa,
che appassionata e selvaggia
ti addormenti nuda sulla spiaggia,
un gabbiano ti si posa sulla spalla,
spalanca le ali al vento e canta.



Ciao..non trovo la tua email..carlettoporcello@gmail.com
Dopo tanto tempo, bello rileggere i tuoi racconti, complimenti
Sempre più forte il desiderio di lasciarsi andare alla lussuria, bel racconto
Ti ho scritto. Sapere che il racconto ti abbia tenuto col fiato sospeso e che il finale ti abbia colpito…
Complimenti, un racconto scritto in un modo eccezionale, che lascia col fiato sospeso...e che travolge con un ottimo plot twist…