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Un magrebino di 45-50 anni, taccagno e furbo, si chiama Jamal, è di lui che voglio parlarvi.
Vive in Italia da molto e lo conosco bene, ci ho lavorato, spesso vado da lui per prendere dei mobili
e altre cose e ogni volta si discute per il prezzo, spesso si finisce col litigare. La scorsa estate volevo prendere una cassettiera per rivenderla dopo averla sistemata, ma non avevo abbastanza denaro, così gli chiedo: Jammy, puoi aspettare il prossimo mese per i soldi? E lui come uno stronzo: Come prossimo mese? Io mangio anche questo mese! Affitto pago acnhe questo mese…! Lo fermai bruscamente: Ho capito! Sei proprio uno stronzo! Sono in difficoltà, ho sempre pagato quello che volevi, per una volta potresti aspettare… Si azzittì poi ricominciò con la solita storiella, a quel punto sbottai! –Ma brutto stronzo! Quando non avevi un centesimo sei sempre venuto da me, poi hai trovato quel Pippo, quel vecchio frocio che ti dava soldi per farsi inculare…! Un vero schifo! Solo tu potevi andare con un vecchio del genere!- Subito si alzò in piedi dalla sua scrivania: -Affari miei tu non devi entrare! Capito?- Feci una smorfia: -Va bene, ma lo sanno tutti che hai fatto i soldi grazie al tuo cazzone nero… qua è pieno di froci, io per esempio, sarei disposto a fare qualsiasi cosa per avere quella cassettiera. – Guarda che di solito pagano me e non io pago… – Feci l’offeso e mi avvicinai alla porta, poi voltandomi gli dissi: -Ma che ne sai? Magari ti piacerebbe… venne verso di me, mi prese con forza per un braccio e mi strattonò lontano dalla porta, la chiuse bene e mi tirò verso di lui. Attraversammo la stanza ed entrammo nel suo magazzino, una specie di fondaco umido e sporco, pieno di vecchi specchi e piccoli mobili. C’era una coperta a terra, sporca e poco invitante e Jamal mi buttò con una spinta per terra. Restai sorpreso a fissarlo mentre si toglieva i pantaloni e le mutande scoprendo una mazza nera non ancora dritta ma evidentemente fuori misura!
-Spogliati nudo!- Mi ordinò e io seccato: Ma sei scemo? Qua fa schifo, è sporco ed è pieno di polvere!- Toccandosi l’uccello mi chiese: -Vuoi o no il mobile?- Certo che lo volevo, ma di più volevo il suo cazzo, così mi spogliai nudo come mi aveva ordinato e mi misi inginocchio avvicinandomi al suo totem. Presi a baciargli il cazzo e mi spaventò per quanto era grosso, leccavo bagnandolo bene di saliva in previsione di prenderlo nel culo, non vedevo l’ora ma avevo paura… Ad un certo punto mi fermò e si sdraiò per terra. Lo guardai, era bellissimo, tutto nudo con quella pelle scura e quel tocco di uccello! Lo accarezzai e mi misi a cavalcioni su di lui, dietro di me c’era uno specchio enorme e vedermi riflesso sopra quel magnifico stallone, in un locale pieno di povere, sporco, mi eccitava da morire. Con le mani allargai le natiche e puntai deciso sulla sua enorme cappella, ci vollero tre tentativi, finalmente mi impalai su quel cazzo stupendamente duro e grosso! Jamal ansimava e muoveva un po il bacino ma il mio peso lo bloccava, ero io a decidere il ritmo della cavalcata e lentamente salivo e scendevo sul suo cazzo come una piacevole tortura.
Lasciavo andare il peso completamente per farmelo entrare tutto, mi veniva l’acquolina in bocca fino a farmi sbavare dalla libidine, Jamal mi accarezzava il culo, mi apriva le chiappe e ogni tanto diceva qualcosa nella sua lingua. Ero sudatissimo per il caldo e lo sforzo, andavo al galoppo da oltre mezz’ora, avevo il buco dilatatissimo, doveva sembrargli una fica! Cominciai ad aumentare il ritmo, volevo godere. Galoppavo sul mio stallone sbattendomi come una troia e mugolando lo chiamavo: Jammy, Jammy! Che cazzo grosso! Sei un cavallo!!! Come mi impalo! Mi senti…? Scopami amore mio, sfondami il culo! Ah! Come sei bello! Bono!! Inculami al galoppo! Al galoppo!!!- E saltellavo su e giù tenendo le mani sul suo magnifico petto senza neanche un pelo, ogni tanto mi voltavo per godere lo spettacolo riflesso nello specchio, lo spettacolo di me impalato sul cazzo del rigattiere, per terra tra sporcizie varie. Guardavo la mia schiena ben dritta, il culo bianco aperto con quel magnifico palo nero infilato dentro che facevo scorrere su e giù. Guardavo le sue mani grosse e nere che mi aprivano le chiappe tonde e pelose, i suoi coglioni gonfi che ballonzolavano sotto di me, i miei piedi bianchi, nudi e sporchi accanto alle sue cosce nere e robuste. Mi sentivo guardone di me stesso! Lo guardai negli occhi chiedendogli: -Ti piace? Ti piace il mio culo?- E lui sudato e con lo sguardo sconvolto: -Siiii! Mi piace!!!- Ancora: -Ti piace incularmi? Ti piace tanto?- Jamal: Sii, mi piace tanto, ma dai muoviti! Ti prego! – Si, ti faccio godere nel mio bel culone bianco… Ti mungo quei coglioni da cavallo!- Allungai una mano dietro di me e saltellando su quel palo di carne massaggiavo le sue palle nere e piene di sperma, affondando sempre di più, facendomi aprire in due. Aumentai ancora il ritmo e Jamal ululando come un animale strinse con forza la mi chiappe fino a farmi male e mi schizzò una sborrata bollente e infinita facendomi mugolare di piacere! –Sborrami dentro… siii! Tutto, tutto lo voglio!
Jamal rantolando mi portò verso di lui e mi strinse baciandomi in bocca: -Che troia che sei! Che troia! Sei il più bel culo rotto che conosco!- Gli feci un sorriso e lo baciai ancora, poi mi alzai.
Dopo essermi rivestito me ne andai, avevo il culo dolorante ma avevo goduto come mai prima.
Pensavo che sarebbe stata dura tornare a cazzi di misure normali… Il giorno dopo arrivò Jamal col furgone nel mio laboratorio con il mobile. Entrò sorridendo e mi palpò il culo. –Ciao, sei di buon umore vedo!- E lui: -Si! Voglio invitarti stasera a casa mia a cena. Ti va?- E mi strizzò l’occhio.
-Certo.- Risposi -L’importante è che mi fai una bella cenetta come quella di ieri… tutta a base di carne!- Si fece una risata e mi abbracciò:-Mi piacerebbe che mi facessi godere con la bocca.-
Perentoriamente gli dissi: Amico mio, dipende. Se hai ancora qualche articolo che mi interessa…
Naturalmente scherzavo. Sono ancora oggi il suo amante, ogni settimana ci vediamo e mi piazza davanti allo specchio poi mi incula. A volte mi fa vestire con abiti da donna arabi, mi bacia a lungo, facciamo l’amore per ore. Da qualche mese ha iniziato a spompinarmi, credo si stia innamorando.
Io non lo amo, amo il suo cazzo e basta. Ma questo non posso dirglielo, è sempre un arabo e io non sono più la sua troia, sto diventando il suo ragazzo.

Autore Pubblicato il: 2 Agosto 2004Categorie: Racconti Gay0 Commenti

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