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Racconti erotici sull'Incesto

Capitolo 6 – Confessioni di una madre frustrata

By 2 Settembre 20232 Comments

Bolla

Sul momento non ebbi alcuna difficoltà ad accettare la richiesta di mio figlio di dormire nel mio letto accanto a me.

Però non potei fare a meno di chiedermi quali desideri e conseguenze ci potessero essere sotto questa richiesta.

Scacciai i miei pensieri osceni ripetendomi che si trattava solo della richiesta molto bella da parte di un ragazzo premuroso che voleva fare compagnia alla propria madre in un periodo di profonda tristezza.

Le nostre giornate assumevano nuovamente una routine regolare e piena di momenti assieme.

Come sempre, la mattina mi svegliavo prima di lui e gli preparavo la colazione. Mi salutava con un bacio sulla fronte e andava a scuola.

La mattina era il momento più difficile, proprio per la sua assenza.

Per questo motivo, mi tenevo occupata curando la casa e svolgendo tutte le commissioni domestiche. Nel poco tempo libero passavo a salutare qualche amica.

Ogni tanto fissavo lo schermo nero del computer in soggiorno e mi convincevo che non fosse roba per me, che la privacy di mio figlio fosse sacra e che in ogni caso non avrei appreso nulla di diverso da quello che già sapevo.

Per il suo ritorno da scuola, il pranzo era in tavola e lui mi raccontava tutto quello che aveva imparato a scuola.

Se il pomeriggio non fosse uscito con qualche amichetto, saremmo stati assieme. Leggevamo, guardavamo la televisione o uscivamo per una passeggiata, una commissione o una visita a un museo.

Quando uscivamo, stava sempre appiccicato al mio fianco o alle mie spalle, in maniera molto affettuosa e mostrandomi il suo bel sorriso.

Fino al pomeriggio, la stessa routine di prima con un indefinibile elemento di affetto in più da parte di entrambi, segno che il nostro legame si stava rafforzando ancora. Però, grazie a lui, le mie nottate erano migliorate notevolmente.

Generalmente, dopo cena si chiudeva in soggiorno e restava al PC per un’ora o poco più.

Sapevo che molto probabilmente passava quelle ore a masturbarsi e immaginavo che seguitasse a guardare i suoi video porno e, ovviamente, a schizzare il suo giovane sperma guardando madri impegnate a fare sesso con i propri figli.

Anche stavolta non ne feci un dramma. In quelle circostanze ogni attività che potesse aiutarlo a distendersi era benvenuta; quindi, decisi di mettere da parte definitivamente ogni piano di parlare con lui di questi suoi gusti sessuali.

Una volta sfogatosi, andava a sciacquarsi in bagno per poi raggiungermi a letto, dove guardavamo un film in televisione per un’altra oretta.

Durante la visione del film iniziava il nostro solito “siparietto” dei piedi.

Ebbene, ogni sera da quattro anni chiedo a mio figlio di farmi un bel massaggio ai piedi, trattamento che ho sempre amato.

Il copione è sempre lo stesso: lui inizialmente rifiutava ridendo, dicendo prima di essere stanco e poi che “questa casa non è un albergo, figuriamoci un centro massaggi!”

Subito attaccavo a fare le fusa e a insistere con voce un po’ acuta come una gattina, dicendogli scherzosamente che avrei fatto qualsiasi cosa per un bel massaggio ai piedi dopo una giornata così stancante.

Imitando un miagolio supplicante, allungavo uno dei miei piedi in cerca di attenzioni verso il suo volto e mio figlio ridacchiando e annuendo si dedicava a massaggiarmi entrambi i piedi.

Se qualcuno mi chiedesse le ragioni per cui mi considero una madre fortunata, nell’elenco ci sarebbe indubbiamente il fatto che da quattro anni ho un figlio che ogni notte mi massaggia i piedi.

Adoro la sensazione delle sue mani bianche e affusolate che passano tra le mie dita dei piedi, le stringono, distendono la pianta del piede, scendono lungo il collo del piede e massaggiano delicatamente il mio tallone, per poi risalire e ricominciare.

Devo confessare che durante questi massaggi mi capita di perdere la cognizione del tempo. Mi rilasso così tanto da ritrovarmi a perdere la concezione del tempo e del reale; potrebbe serenamente iniziare a baciarmi i piedi con desiderio e probabilmente glielo lascerei fare.

Dopo una mezz’ora di massaggio mi dava uno schiaffetto sul polpaccio per indicare la fine del trattamento, ricambiando il mio sorriso beato e accucciandosi accanto a me.

A quel punto ci scambiavamo un bacio della buonanotte sulla guancia e dormivamo.

Spente le luci, mi abbracciava forte stringendomi la mano e dandomi tanti bacetti e questo contribuiva a rasserenarmi.

In questi momenti, mi sembrava quasi di percepire la sua eccitazione sotto il pigiama; non so se fosse una mia suggestione ma avevo l’impressione che quel massaggio ai piedi dopotutto piacesse molto al suo pisellotto.

In ogni caso, da bravo galantuomo, il mio piccolo evitava diligentemente di strusciarmi il membro addosso prima del sonno.

Era l’inverno del 2019 e, in sua compagnia, le notti sembravano meno tristi e il mio umore migliorava.

Il successivo colpo di scena della nostra storia credo sia noto a tutti.

A inizio 2020 apprendemmo dell’inizio della pandemia da COVID19.

Ogni giorno, commentavamo assieme le notizie del telegiornale: “Tesoro, dobbiamo stare attenti e cercare di uscire il meno possibile; domani faccio la scorta di mascherine e disinfettante, speriamo bene!”

Lui mi sorrideva divertito: “tranquilla mà, finché staremo assieme non ci succederà nulla, siamo entrambi sani no? E poi ne abbiamo passate di peggio!”

Gli schioccai un bel bacio sulla guancia e dissi: “vorrei avere la metà del tuo sangue freddo, mi fai vivere ogni problema come una gioco di coppia!”

Il riferimento al gioco di coppia lo lasciò interdetto, quindi continuai tutto d’un fiato a dire “..come nei giochi a premi in televisione, si vince o si perde in coppia”.

Annuì allegramente e rispose, con i soliti esempi colti: “Massì, dopotutto è come un piccolo Decameron, ci stiamo solo isolando per sopravvivere alla… peste nera, creeremo una sorta di realtà parallela e dimostreremo che l’uomo, attraverso la propria intelligenza, possa dare un ordine alle cose!”

Risi di cuore per quell’esempio divertente e aggiunsi senza pensarci: “magari evitiamo giusto di raccontarci le storielle erotiche!”

Per un secondo temetti di averlo offeso con quella puntualizzazione, invece lo vidi sorridere, quasi apprezzasse che assecondassi il suo accostamento letterario e ridendo rispose “peccato, stavo proprio per cucire la mia veste di Panfilo, madonna Fiammetta!”

Ridemmo assieme di gusto, anche se in realtà non ero così esperta di Boccaccio.

Dopo andai a controllare su internet e scoprii che Panfilo, “tutto amore”, era innamorato di Fiammetta “che arde d’amore come una fiamma”.

Sorrisi per quella timida dichiarazione d’amore da parte del mio piccolo e mi chiesi, finalmente rasserenata, cosa sarebbe successo in quel periodo confuso.

A livello tangibile, il grande cambiamento nella nostra vita (non dissimile dalla vita di molti) fu l’isolamento in casa. Uscivo solo per fare la spesa e con le massime cautele.

Mio figlio rimase gran parte di quel periodo in casa a leggere e a frequentare la didattica a distanza.

Se dovessi descrivere quel periodo lo paragonerei senza dubbio a una bolla.

Tutto ciò che avviene fuori dalla bolla non conta, è solo rumore di sottofondo.

In effetti la bolla è anche una metafora perfetta del desiderio incestuoso. Lì dentro le regole del mondo reale contano poco. L’importante è ridurre la pressione del sangue; la bolla è accogliente come una piccola sauna ma è anche soffocante.

Respirare senza bramare, stuzzicare o toccare l’oggetto del proprio desiderio non è semplice quando si è in perenne ed esclusivo contatto con esso.

Un palliativo di cui mi sono privata è la masturbazione.

Raggiungere l’orgasmo aiuta a ridurre la pressione della bolla, permette di respirare senza ansimare al solo pensiero di un contatto proibito.

Per fortuna mio figlio non si è privato di un simile sfogo; tuttavia, credo che anche lui sentisse l’urgenza di soddisfare gli istinti più di frequente rispetto alla consueta sega serale.

All’inizio era solo una sensazione. Sentivo nell’aria i suoi ormoni.

Complice l’inizio dell’estate, giravamo poco vestiti per casa. Io con una vestaglia molto leggera e la biancheria sotto, lui in canottiera e mutande.

Lo notavo aggirarsi per casa con questo inequivocabile, quotidiano rigonfiamento sotto le mutande.
Più il rigonfiamento spingeva, più una morbosa curiosità mi possedeva. Saranno passati anni dall’ultima volta che ho visto il sesso di mio figlio e confesso che non mi sarebbe dispiaciuto dare un’occhiata al suo pisellotto, senza l’inutile schermo di quelle mutande.

Peraltro, notai con fastidio che si trattava di mutande strette, di quelle che avevo comprato anni fa.

Da un lato non mi dispiaceva che fossero di taglia inferiore perché mettevano bene in mostra il suo rigonfiamento, però come madre ero curiosa ma anche apprensiva.

Curiosa di guardare con i miei occhi quello che a una mamma dovrebbe essere precluso, ossia il sesso eretto del proprio figlio e come sia cresciuto con il passare del tempo.

Un’emozione forse poco comprensibile per una madre. Ma una madre è anche una donna. Una donna che sa. Perché io so il motivo per cui è così duro. La mamma. La donna che lo ha visto nascere, crescere, eccetera.

Apprensiva perché non volevo che provasse dolore nel tenere il pene stretto tra mutande così scomode.

In quel periodo mi ritrovavo spesso a fantasticare involontariamente su quelle mutande.

Mi immaginavo seduta a sgridarlo affettuosamente perché utilizzava mutande vecchie, troppo piccole e scomode.

Gli avrei detto di avvicinarsi, restando in piedi.

Avrei preso quelle mutandine gonfie dall’elastico e le avrei tirate giù, fino alle sue caviglie.

Finalmente mi sarei tolta lo sfizio di vederlo, di sentirne l’odore.

Poi mi sarei inginocchiata in mezzo alle sue gambe.

Avrei sollevato una gamba per volta per togliergli le mutande, il cazzo di mio figlio che pendola sopra di me e mi accarezza la nuca, i capelli.

Poi avrei tirato fuori dei boxer più comodi, nuovi di zecca e avrei ripetuto il procedimento per farglieli indossare e coprirlo, mentre la bolla gemeva, urlava il proprio disappunto.

Fantasie, tutto qui.

Però decisi che avrei dovuto fare qualcosa.

Era l’estate del 2020.

Quella mattina ero appena tornata dal supermercato.

Mio figlio Angelo stava in soggiorno, come al solito, a seguire le lezioni da remoto.

Pensai di portargli una bella coppetta di gelato per una merendina al volo e, sovrappensiero, entrai senza bussare.

Non si accorse che stessi entrando.

Si stava masturbando, il cazzo eretto stretto nella mano che andava su e giù.

Nello schermo del computer, inequivocabile pornografia.

Una mora formosa con capelli ricci e una vestaglia rosa, stesa a letto, teneva in mano il pene di un ragazzo più giovane in piedi. Il prosieguo era immaginabile.

In quel momento ho dovuto resistere.

Resistere alla tentazione di inginocchiarmi vicina a lui, il suo splendido cazzo duro a pochi millimetri dal mio volto.

Non ci sarebbe stato bisogno di dire nulla. Sarebbe successo così, in maniera del tutto tacita.

Lui avrebbe continuato a guardare il porno da seduto.

E io inginocchiata al suo fianco, come una gattina, con gli occhi fissi su quel movimento della sua mano, in attesa di un suo cenno.

Fino all’orgasmo, alla cascata di sperma.

Vieni qui Angioletto, sposta l’asta di fronte a me.
E vienimi addosso.

Mi schiarii la voce tremolante e dissi solo “tesoro..”

Dopo pochi secondi, appena sentita la mia presenza, mio figlio ha subito chiuso il video per poi cercare di rimettere goffamente il pene dentro le mutandine.

Avevo intravisto la sua asta abbastanza bene durante la masturbazione e devo ammettere che non mi era dispiaciuta affatto. Credo fosse un pene nella media, dello stesso bianco della sua carnagione e con un bel glande, di un viola acceso.

Trovai buffa la sua scelta di chiudere prima il video e poi di rimettere a posto l’attrezzo.

Pensai che cercasse di evitare che io leggessi il titolo del video ma forse fu solo un meccanismo istintivo.

Sorrisi dicendo con voce tremolante: “passo dopo, tranquillo”, ed uscii.

Dieci minuti dopo mi raggiunse in cucina indossando un paio di pantaloncini.

Era parecchio imbarazzato: “scusa mamma eravamo in pausa e, ecco, ho pensato di svagarmi un attimo. Non conoscevo la trama di quel video, era la prima volta che lo vedevo”.

“Tranquillo tesoro non hai fatto nulla di grave, è normale alla tua età avere certi momenti”.

Decisi di parlare apertamente, senza durezza e con una nota di serenità rassicurante.

“Lo so che stai diventando un ometto, quindi non casca il mondo se succede che mamma ti veda per sbaglio! La masturbazione è qualcosa di naturale e non dovresti rinunciare ad essa!”

Da che pulpito.

“Sono tua mamma e ti ho già visto nudo un milione di volte quando eri piccolo, che sarà mai? Non devi spiegarmi nulla. Anzi, d’ora in poi metterò sulla scrivania del computer un bel pacco di tovaglioli Kleenex, almeno non rischi di sporcare nulla!”

Lo vidi sollevato e sorpreso. Probabilmente aveva inventato una storia convincente da dirmi nel caso in cui avessi letto il titolo del video ed era sorpreso per la mia reazione tranquilla e, anzi, quasi complice. Conoscendomi avrà immaginato che lo avrei sgridato dopo quello spettacolino. Cuore di mamma.

“E poi, piccolo mio, ti devo confessare una cosa..”

“Cosa?”

“Guardandoti mi sono emozionata tantissimo.”

“In che senso?”

Mentii: “nel senso che mi ha riempito d’orgoglio vedere mio figlio crescere, stai diventando un vero ometto! E infatti al supermercato ti ho preso una sorpresa.”

“Una sorpresa?”

Tirai fuori dal sacchetto della spesa due bei pacchi di boxer di vari colori.

Aprii una scatola e tirai fuori un boxer.

“Ta-da! Super boxer nuovi di zecca, larghi e accoglienti, basta con quelle mutandine scomode, domani te le getto tutte nel cestino. Adesso è ora che passi a una biancheria più grande e.. comoda!”

E così dicendo feci passare scherzosamente dal foro posizionato davanti al boxer un dito smaltato di rosso, mimando un pene che fuoriusciva dall’ampia mutanda.

Iniziammo a ridere assieme del siparietto e mi abbracciò sereno. Gli schioccai un bacio sul collo e quasi mi parve di sentirlo rabbrividire.

Qualche giorno dopo mi svegliai mattiniera come al solito e vidi mio figlio accanto a me, in pieno sonno, il cazzo duro come il marmo che usciva prepotentemente dalla fessura dei boxer.

E di colpo la Bolla iniziò a tremare come un vulcano, dello stesso colore e dello stesso calore della mia vagina incandescente.

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