Leggi qui tutti i racconti erotici di: Selvaggia

Ho sempre desiderato essere padre.
Fin da quando ero un ragazzino, guardavo i neonati con tenerezza, dolcezza, come se capissi
l’importanza enorme che avevano per la razza umana.
Crescendo, desideravo sempre di più formarmi una famiglia, avere una moglie, dei figli, da
coccolare, da amare, qualcuno a cui trasmettere il mio sapere, il mio estro.
Forse perché la mia, di famiglia, era stata anaffettiva, distante; mio padre, un militare andato
presto in pensione, non parlava mai, si alzava la mattina e si metteva a leggere o andava a
trovare il fratello, che viveva da solo nella casa paterna; mia madre, maestra elementare, non
c’era quasi mai, tra compiti, riunioni, incontri con le famiglie.
Le mie due sorelle, ormai grandi, erano sempre in viaggio per lavoro e quindi ero rimasto solo.
Andai via presto di casa; dopo qualche mese, incontrai Lorella, colei che avrei sposato e amato
per tanti, tantissimi anni, fino ad oggi.
Per scelta, attendemmo un paio d’anni prima di avere un figlio; quando ci decidemmo,
consapevoli che la nostra vita sarebbe cambiata, scoprimmo di aspettare’ due gemelli!
Ovviamente il terrore era doppio, ma la felicità lo era altrettanto.
Così nacquero Luna e Luca, un maschio e una femmina’ così belli, così perfetti.
Anche se non erano entrambi maschi o femmine, erano quasi due gocce d’acqua; per questo
smettemmo di tagliare i capelli a Luna, per non dare adito a scambi e quindi ad imbarazzi da
parte degli altri.
Crebbero unitissimi, insieme; insieme all’asilo, insieme a scuola, insieme al diploma, insieme
all’università.
Anche se noi avevamo fatto in modo di formarli con due identità individuali, non si staccavano
mai.
E arrivò il giorno in cui partirono e andarono a vivere a molti chilometri da noi, per studiare
entrambi alla facoltà di Legge.
La sindrome del nido vuoto si faceva sentire; io e mia moglie, per molto tempo, vagammo per la
casa in cerca di conforto.
Piano piano, però, tutto si normalizzò.
Fino al giorno in cui’
‘Amore, domani i ragazzi verranno a trovarci!’
Mia moglie era eccitatissima all’idea; anche io ero felicissimo, ma cercavo di contenermi.
Non volevo che i miei figli fossero investiti dalle nostre lacrime.
L’indomani andai a prenderli all’aeroporto; mia moglie aveva un’importante riunione di lavoro,
ma sarebbe tornata per pranzo.
Avevo preparato il loro piatto preferito, gnocchi alla sorrentina e quando mia moglie tornò, fu
un tripudio di lacrime, risate, abbracci.
Finito il pranzo, i miei figli si offrirono di rigovernare la cucina; poi andarono a riposare.
Io dovevo uscire per alcune commissioni e quindi li lasciai soli.
‘Ragazzi, devo uscire per un paio d’ore o poco più’ ci vediamo più tardi’.
Mi salutarono’ e intravidi, per un attimo, una strana luce negli occhi di mia figlia.
Fu un lampo, un attimo; scomparve immediatamente, tanto che pensai di essermela
immaginata.
‘Ciao papino, fai con comodo, noi riposeremo, siamo stanchi’
Andai a prendere una sorpresa per entrambi, non sapendo ancora che la sorpresa, involontaria
ovviamente, l’avrei ricevuta io da lì a poco.
Tornai prima, perché mi ero ricordato che mia moglie, quella sera, sarebbe rincasata più tardi e
non mi andava di lasciare i ragazzi da soli.
Cercai di non fare troppo rumore’ e la scena che mi si parò davanti non la dimenticherò mai.
La nostra casa è fatta in maniera particolare; non vedi chi entra dalla porta d’ingresso, ma
chiunque entri, vede ciò che succede nelle camere attigue.
Mia figlia era completamente nuda’ e mio figlio le aveva aperto le cosce e le stava leccando la
figa.
Trattenni il fiato; lo spettacolo a cui stavo assistendo era immorale, peccaminoso’ ma anche
tanto eccitante.
L’incesto; un taboo che non conosceva fine, stava accadendo proprio sotto il mio stesso tetto.
Da quanti anni andava avanti? Come avevo potuto non accorgermene, io che stavo più spesso
in casa con loro?
Mia figlia intanto giocava coi capezzoli, col seno’ il suo magnifico, bellissimo seno’ e io mi
accorsi di avere una grossa, dolorosa erezione.
‘Luna, apriti di più’ sei così bagnata, cazzo’ mi fai sempre arrapare come un porco’ ho
l’uccello talmente duro, che ho paura di sborrarmi addosso”
Mia figlia intanto aveva aperto ancora di più le gambe e le vedevo la fighetta rosa, bagnata e
vogliosa del cazzo di suo fratello.
‘Luca, dai’ fammelo prendere un po’ in bocca’ lo sai che mi piace farti i pompini’ ho proprio
voglia di succhiartelo”
Mio figlio non si fece pregare; tirò fuori l’uccello, la prese per i capelli e glielo ficcò in bocca.
Lei si mise in ginocchio e cominciò a succhiarglielo tutto, leccandogli le palle, l’asta, la cappella,
mentre mio figlio godeva come un porco.
Appoggiai le buste per terra, badando a non produrre il minimo rumore; intanto mi sbottonai i
pantaloni e lo presi in mano.
Sapevo che ciò che stavo facendo era sbagliato, ma la scena che mi si presentava davanti era
così eccitante, che non riuscivo più a contenermi.
‘Luca, ho voglia di chiavare’ dai, mi metto a pecorina e me lo sbatti tutto dentro”
Per tutta risposta, Luca cominciò a leccarle la figa per lubrificarla ancora meglio; dopo si
posizionò dentro, con un colpo solo e cominciò a cavalcarla con foga.
Intanto mia figlia godeva come una matta; i suoi gridolini me lo stavano facendo diventare
sempre più duro.
Fortunatamente so controllarmi; volevo venire’ insieme a loro!
‘Sei una troia Luna’ sei sempre la solita’ me lo fai drizzare e poi vuoi che ti cavalchi’ se lo
sapesse papà, che troietta di figlia che ha’ con la fica sempre bagnata e disponibile’ mio dio,
devo sempre stare attento a non sborrare subito con te’ sei la mia droga, maledizione!’
Come se avesse intuito la mia presenza, Luna si girò verso di me’ e mi sorrise.
Sapeva che c’ero io dal primo momento! Per questo aveva fatto in modo di girarsi affinchè
riuscissi a gustarmi tutto lo spettacolo’
Voleva che la desiderassi, che anche io scoppiassi per lei’
Intanto Luca continuava a cavalcarla, insaziabile’
‘Non ce la faccio più piccola, devo sborrare’ ti prego’ poi ricominceremo’ ma fammi venire
nella tua fica’ ti scongiuro’ dopo continueremo a scopare”
Lei lo guardò e gli fece cenno di sì, che poteva sborrarle nella fica.
‘Oddio Luna, sto per venire’ cazzo’ voglio sborrarti nella fica’ o mio dio’ voglio sborrare’
sto venendo!’
‘Luca, continua, ti prego, sto venendo anche io’ non fermarti, non fermarti!’
Nel sentirla godere, anche io venni, copioso, a fiotti, come non mi era mai successo.
Non riuscivo quasi a reggermi in piedi, per tutta la sborra che avevo prodotto’
Mio figlio nel frattempo tirò fuori il cazzo, ancora duro e voglioso e mia figlia sorrise nel
guardarlo.
‘Ti è piaciuto lo spettacolo, papà?’
Trasalii violentemente; un conto che lo sapesse mia figlia, un conto che lo sapesse anche Luca.
Rimasi inchiodato vicino alla porta, pieno di vergogna’ come avrei potuto affrontarli, ora che
anch’io ero complice del loro ‘crimine’?
Mio figlio mi guardò divertito; entrambi tramavano qualcosa.
‘Papino, che ne pensi di unirti a noi? Ho visto che hai un bel cazzo duro e grosso’ a noi piace
farlo in tre’ e poi tu non sei niente male”
Come? Mi stavano invitando a chiavare con loro? Cosa gli saltava in mente?
Intanto mia figlia si era avvicinata; era ancora nuda e mi mise la mano sul cazzo.
‘Uhm’ qui vedo che c’è qualcuno che ha voglia di una bella chiavata’ che ne pensi di un bel
sandwich?’
Cosa avrei dovuto fare, ora?

Autore Pubblicato il: 17 Novembre 2012Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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