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ECCO !

Spesso la realtà supera l’immaginazione e certi pensieri affollano
inaspettatamente la mente svelandoci all’improvviso ciò che avevamo sotto agli
occhi e non vedevamo.
—–
Zia Giulia mi aveva invitato a trascorrere qualche giorno da lei. Mi sarei
riposato dopo il pesante impegno della maturità e le avrei fatto un po’ di
compagnia. Viveva al Lido, con la vecchia mamma, Lucietta, e i due bambini,
Anna di 6 anni e Piero di 4, che andavano dalle suore anche d’estate, alla
spiaggia degli Alberoni, con lo scuolabus che li prendeva la mattina e
riportava a casa nel tardo pomeriggio, dopo la merenda.
La cosa non mi dispiaceva e il Lido mi attraeva.
—–
Fui accolto festosamente.
Zia Giulia mi abbracciò affettuosamente e aveva gli occhi lucidi.
“E pensare, Pat, che ti facevo il bagnetto. Avevo 16 anni ed eri il mio
bambolotto vivente!”
Io avevo da poco superato i 18, quindi lei andava verso i 35.
Era una bella bruna, formosa, un po’ dura nell’espressione del volto. Ma ne
aveva ben ragione: era vedova da tre anni e la vita era dura. Non tanto
economicamente, quanto per la solitudine. Mamma Lucietta, mia nonna, era
anziana e aveva strane manie di perfezionismo per cui i bisticci erano
quotidiani. Nonna lasciava tutto in asso e se ne andava in chiesa, o al circolo
a giuocare a carte con le sue amiche.
Rosetta, la colf, dopo aver rigovernato la cucina, il pomeriggio andava via. L’
aspettava il “moroso”.
—–
La giornata trascorse tra mille ricordi e il clima era caldamente familiare. I
bimbi ascoltavano attenti. Nonna Lucietta di quando in quando assentiva.
Dopo cena andammo a prendere un gelato e poi a letto. Per me la giornata era
stata abbastanza pesante, anche per il viaggio.
“Pat” –disse zia Giulia- “domattina andiamo in spiaggia, ti faccio vedere il
nostro capanno. Potrai andarci anche senza me. Ti presento a Nane, il
bagnino.”
—–
Spiaggia bella, tenuta benissimo. Quando zia uscì dal capanno, in costume,
furono molti a guardarla con ammirazione. Inutile negarlo. Era una gran bella
donna e la sua piena floridità metteva in risalto le forme. Solo sulla fronte
quelle rughe testimoniavano la sua tensione interna, la sua tristezza, una
specie di odio verso la vita che l’aveva condannata a restare sola. In verità
era lei a voler essere sola perché avrebbe potuto facilmente rifarsi una vita.
Era giovane e piacente. Ma già la sera prima quando accennai al suo isolamento
mi disse che non avrebbe mai dato un patrigno ai suoi figli! Lo disse
duramente!
—–
Devo confessare che era la prima volta che consideravo zia Giulia come donna,
e mi compiacevo di avere una zia così affascinante. Del resto, anche la mia
mamma, sua sorella, era molto bella.
Ero assorto in queste considerazioni e mi accorsi che c’era un certo
compiacimento nei miei pensieri e una certa eccitazione… altrove!
Mi venne quasi da sorridere. Doveva essere la carica ormonale della gioventù.
Ero seduto sul telo e zia sulla sedia a sdraio, di fronte a me. Spettacolo
allettante per la verità. Mi guardava sorridendo e c’era tanta tenerezza nei
suoi occhi.
Sembrò scuotersi da qualcosa che le affollava la mente.
“Pat, io vado a casa. Oggi Rosetta non viene. Devo fare qualche piccola spesa.
Tu resta pure. Di solito pranziamo verso l’una… ciao…”
Si alzò, venne verso me, si chinò, mi carezzò la testa, mi baciò sulla
guancia.
“Ciao, Pat.”
“Ciao, zia.”
—–
Restai a guardare il mare, pigramente andai a tuffarmi, poi una doccia e mi
rivestii per andare a casa, anche se era ancora molto presto.
Mi aveva dato la chiave del portoncino. Entrai senza far rumore. La porta
della camera da letto di zia era socchiusa. In casa non c’era nessuno. Andai a
guardare. Zia era seduta sul letto, ancora con la gonna e la blusetta che aveva
quando era andata via dalla spiaggia, e si massaggiava la caviglia sinistra con
una espressione di dolore sul volto.
Bussai piano.
“Zia, posso entrare?”
“Vieni, Pat… vieni…”
Mi avvicinai al letto.
“Cosa hai?”
“Una storta… non so come mi sia capitato, ma nell’ingresso, appena tornata a
casa, mi si &egrave piegato il piede… fa male…”
“Aspetta che prendo del ghiaccio…”
Andai in cucina, presi del ghiaccio dal freezer lo misi in un tovagliolo e
tornai da lei.
Poggiai il ghiaccio sulla caviglia che era leggermente gonfia.
“Pat, nell’armadietto del bagno c’&egrave una pomata per le distorsioni, per favore
prendila che mi faccio un piccolo massaggio, spero passi il dolore.”
Andai, presi il tubetto della pomata e tornai da lei.
“Posso mettertela io, zia.”
“Grazie, caro, ma non vorrei darti fastidio.”
“Dai, non scherzare.”
Sedetti sul letto, presi delicatamente il piede e lo poggiai sulle mie gambe,
aprii il tubetto e feci uscire una piccola parte della crema che misi sulla
caviglia. Con una mano tenni il tallone, la gamba leggermente sollevata, e con
l’altra cominciai a strofinare leggermente la crema sulla caviglia. Lentamente.
Molto lentamente. Zia aveva gli occhi chiusi e la fronte lievemente corrugata.
Era bello carezzarla così. Pelle liscia, vellutata. Quasi senza accorgermene
salii con la mano verso il polpaccio. Lo sentii irrigidire.
“Ti fa male, zia?”
“Un po’.”
“Vuoi che lo massaggi?”
“Si, grazie.”
La mano, aperta lo carezzava, palpeggiava, si soffermava a gustarne il calore,
la morbidezza. Il vestito s’era appena alzato e lasciava intravedere la coscia.
Fu spontaneo alzarle la gamba, porre il piede sulla mia spalla. Ora scorgevo
fino alle mutandine! Stavo eccitandomi maledettamente. Vedevo, o immaginavo,
che quale peluzzo sfuggiva dai bordi e la cosa mi faceva impazzire. Avevo gli
occhi fissi li e la mano seguitava a salire, inarrestabilmente, all’interno
della coscia. Sentii che la gamba si irrigidiva. La guardai, aveva gli occhi
chiusi e le labbra strette, sentivo che tremava…. Ormai non potevo più
fermarmi…. Avevo perduto ogni controllo…. Afferrai il centro delle mutandine e
lo tirai verso me… infilai la mano… era un mucchio di seta palpitante…. umido…
un dito si insinuò tra il turgore della labbra che sembrarono disserrarsi…
Alzai lo sguardo verso zia Giulia.
Mi guardava cogli occhi sbarrati il volto che esprimeva uno strano stupore,
come fosse in attesa di qualcosa d’altro….
Il grembo palpitava.
Infilai le mani sotto la gonna, presi i bordi delle mutandine e cominciai a
sfilarle… lei alzò le natiche e l’indumento presto fu a terra, accanto al
letto.
Fu istintivo alzarle del tutto il vestito e abbassarmi a baciarla. Là…
sentendo il suo profumo di donna, assaporando il distillato della sua
femminilità che la mia lingua lambiva golosamente.
Fremeva, la bellissima Giulia, muoveva il capo a destra e sinistra. Con le
mani tremanti e insicure mi liberai dei pantaloni, del resto, e il fallo si
erse in tutto il suo incontenibile desiderio. Non avevo pazienza, non ne potevo
più, mi sdraiai su lei, tra le sue gambe e il glande cercava bramoso il rorido
ingresso del suo sesso. Dovetti guidarlo con la mano. Era liscia, scivolosa,
sentii che mi veniva incontro.
Entrai in lei…
“Ecco!”
Fu un grido, il suo, di liberazione… di vittoria… di raggiungimento della
meta…
Incrociò le gambe sulla mia schiena.
I miei movimenti erano sempre più insistenti e profondi…
Mi ricambiava con ardore, impeto, passione.
La sua voce era un gorgoglio sordo…
“Ecco! Ecco!…..Ecco!”
Sentii che il suo orgasmo stava per travolgerla, la invase, squassò….
“Eeeeeeeeeeeeeeccooooooooooo!”
E quando il fiume caldo del mio seme la invasi, le pareti della vagina
sembravano una mungitrice impazzita. Avida, ingorda, esigente, insaziabile.
Eravamo sudati, affannati.
Giacqui su lei.
Mi carezzò la testa, la prese tra le mani, mi baciò sulla bocca.
“Sei meraviglioso, Pat…. Meraviglioso… Non lo immaginavo… Hai fatto felice la
tua zietta… l’hai inondata di te, deliziosamente…. Non ne potevo più… non ne
potevo più… sono tornata a vivere…. Grazie Pat…. grazie”
Piangeva e mi baciava il volto, freneticamente, e seguitava a mungermi
voluttuosamente…. tanto che stavo rapidamente rifiorendo, in lei, ed ero
nuovamente eccitato. Non immaginavo una cosa simile.
“Oddio… Pat… ma tu….”
Ripresi a muovermi. Dapprima lentamente, poi, stimolato dal suo grembo dalla
sua lingua che mi lambiva il volto, le orecchie… divenne un ritmo frenetico,
con le sue gambe sul mio dorso, le mani artigliate sulle mie natiche e lei che
si dimenava impetuosamente, arcuando le reni e accogliendomi bramosamente
sempre più stupita e travolta dal nuovo prepotente orgasmo che la lasciò senza
respiro….
Lascio immaginare lo scompiglio del letto, degli indumenti, il sudore, l’
appiccicume delle nostre abbondanti secrezioni che stillavano dal suo sesso….
Scosse la testa.
“E’ tardi… devo rassettare….”
Ma restava immobile. Sgusciai lentamente da lei. La baciai sulle labbra, la
carezzai… mi alzai, a fatica, raccolsi le cose mie che avevo sparso, e andai
verso la mia camera.
Sentii che si chiudeva nel bagno. Vi rimase a lungo. Intanto, nonna Lucietta
era tornata ed era andata in cucina, a preparare qualcosa per il pranzo.
Quando zia Giulia uscì dal bagno vi andai io, poi, sempre in silenzio, tornai
in camera, a leggere, in attesa del pranzo.
—–
Sedemmo a tavola.
Nonna Lucietta guardò fissamente la figlia.
“Hai una strana espressione, Giulia. Il volto luminoso, stirato. Anche la tua
ruga in fronte &egrave sparita. Stai proprio bene… vero, Pat, che &egrave bella la tua
zietta?”
“Certo, nonna, certo, molto bella… e lo &egrave sempre stata…”
“Ma ora sembra contenta… ti aspettava, sai? Inutile, sei proprio il suo nipote
diletto!”
Mi sembrò scorgere una strana inflessione, una particolare accentuazione, la
voce della nonna. Qualle parola “diletto” aveva una ambigua pausa. Suonava
“di…. letto”! Ma forse ero io che avevo la coda di paglia!
Zia Giulia guardò la madre, senza parlare, con volto radioso e atteggiamento
di sfida.
Nonna seguitò, imperterrita.
“Ti fa bene l’aria di mare, Pat. Ti ci voleva. Sta attento, però, a non
scottarti e cerca di adoperare ogni precauzione….”
Era proprio un sorrisetto sardonico, il suo.
Finimmo di pranzare quasi in silenzio.
Nonna aggiunse che ci voleva un riposino. Avrebbe fatto bene a tutti.
Andai nella mia camera, era abbastanza fresca, e in penombra.
Mi svestii, rimasi solo con il boxer. Supino, guardando il soffitto, e il
ricordo del recente accaduto mi frullava nel cervello, mi agitava e mi
eccitava. Non avrei mai pensato che potesse accadere una cosa simile. Mi
assopii.
Ebbi la sensazione che qualcosa sfiorasse le mie labbra.
Come un lieve bacio.
Aprii gli occhi.
Era zia Giulia, che lambiva le mie labbra con la sua lingua.
Levò il volto, mi guardò sorridente.
“Disturbo?”
Non sapevo cosa rispondere, mi sembrava un sogno. Comunque l’evidenza della
mia impetuosa eccitazione era in piena manifestazione.
Lei indossava una vestaglia leggera, aperta sul davanti, e si vedeva bene che
sotto era nuda. Il seno florido sembrava offrirsi generoso, e il nero triangolo
serico che ornava il suo pube aveva riflessi invitanti.
Lasciò cadere la vestaglia.
Era nuda, completamente nuda, dinanzi a me, con un’espressione tra l’allegra e
il preoccupato. Si voltò per andare a chiudere la porta a chiave. Che
spettacolo! Un fondo schiena da urlo. Mi venne la voglia di morderlo.
Tornò verso me, mi fece cenno di farle posto. Si sdraiò accanto a me, su un
fianco, con queste poppe che fu spontaneo carezzare. Lei, intanto, con gesti
delicati e decisi, mi sfilò il boxer e restò a guardare la mia completa
nudità.
“Sei bello, Pat….lo ho sempre saputo….”
Non indugiò in parole, carezze, si sdraiò su me e prese il mio fallo
portandoselo tra le sue gambe larghe. Era calda e umida, fremente, la guaina
che lentamente accolse il mio ansioso scettro di carne.
Spinse avanti il bacino. Mi sembrò che il glande avesse toccato il suo fondo.
“Ecco!!!!”
Aveva la testa lievemente rovesciata indietro, il seno sul mio petto, il
ventre palpitante, la voce roca.
“Ecco!!!! Pat…. Ecco!!! Sei mio….!”
Cominciò lentamente, voluttuosamente, ogni tanto baciandomi, e il respiro
divenne più frequente, un suono roco, insistente usciva dalle sue labbra…
finché divenne una cavalcata travolgente, e il suo “ecco!” si ripeteva di
continuo, sempre più in fretta…. Non resistevo più, stavo per versare in lei il
mio seme rovente…. “Eccoooooooooo! Si, eccooooooo! Ecco, Pat, dammi tutto….
Tutto… tuttooooooo!”
Si abbatté su me, andante, sudata e mi carezzava il volto.
Il suo respiro si calmò lentamente. Era completamente abbandonata. Io, ancora
in lei. Si appisolò, ed era bellissimo restare così, anche se faceva caldo.
Non so quanto tempo passò. Senza svegliarsi, scivolò lentamente da me e si
mise su un fianco, voltandomi le spalle. Ero sgusciato dal suo grembo. Mi girai
verso lei e sentii le sue tonde natiche aderire a me. Con cautela, infilai il
mio membro semirigido nel caldo e appiccicaticcio solco del suo delizioso fondo
schiena, tutto intriso del per le conseguenze del suo impetuoso cavalcare. Una
mano cercò il suo seno, sentì il turgido dei capezzoli, li titillò. Lei si
accomodò meglio sulle mie gambe, strinse il glutei, mi eccitò.
Le afferrai golosamente una mammella.
Pensai che non avevamo usato alcuna precauzione. Che fa, le dovevo domandare
qualcosa in proposito?
Chissà se dormiva.
Lentamente si voltò verso me, e io mi chinai a baciarle un capezzolo, a
succhiarlo golosamente.
Senza aprire gli occhi, emise un lungo gemito.
“Si, Pat, sei meraviglioso…..”
Si muoveva, allungò una mano e prese il mio membro che, ormai, era pienamente
rinvigorito.
Mi sussurrò in un orecchio.
“Lo voglio ancora, Pat…. ancora….”
“Ma… non prendiamo alcuna precauzione….”
“Dopo, Pat, ci pensiamo dopo…adesso… ti voglio…!”
Intanto, s’era messa supina, con le gambe aperte e leggermente sollevate,
poggiando i talloni sul letto. Come resistere a un’offerta del genere, e
perché! Le varezzai il pube, le tette, la baciai sulla bocca, e mi sistemai tra
le sue gambe. Portai il glande al tepido e umido orificio fremente e con
lentezza provocante ed stuzzicante cominciai a penetrarla….
“Ecco! Ecco! Che bello…. Come sei bravo….”
Alzò il bacino per venirmi incontro, intrecciò le gambe sulla mia schiena.
Rimasi fermo, assaporando e godendo le contrazioni del suo sesso. Come volesse
carezzare il mio, mungerlo, svellerlo e conservare in lei….
“Ecco! &egrave lui…. Si….é lui….”
Fu una cosa paradisiaca, come non mai….
Le sue nari fremevano, le labbra tremavano…
“Sei straordinario Pat…. Non immaginavo potesse essere così bello…. Mi fai….
Si…. Mi fai….. Ecco…. Ecco…. Ecco…………Eccoooooooooo!”
E ancora una volta l’orgasmo la sconvolse, si agitava, sussultava, il grembo
impazzito, la vagina vorace, divoratrice, come fosse in preda a una
convulsione, con suoni rauchi e inarticolati che le uscivano dalla bocca.
C’era ancora del seme in me, e lo riversai in lei che lo attendeva con ardore
voluttuoso… e, di nuovo, si abbandonò del tutto. Esausta. Solo la vagina
mungeva ancora.
—–
Il pomeriggio zia Giulia andò dalla ginecologa sua amica e al ritorno mi
sussurrò nell’orecchio che aveva sistemato tutto… per il passato e per l’
avvenire.
Mi guardo con occhi di fiamma, e le nari frementi.
Mi aveva ammaliato quella donna. Mi eccitava in modo straordinario. E’ vero
che ero giovane e sempre infoiato, ma mi stava capitando l’inimmaginabile. Con
mia zia, con zia Giulia.
Nonna Lucietta sogguardava, scuoteva il capo e seguitava a leggere.
Dopo cena i bambini andarono a letto e zia disse alla madre che andavamo a
prendere un gelato. Il Gelatone ne faceva di magnifici.
Nonna annuì, senza parlare.
Appena usciti zia si mise sottobraccio, e mi disse di non chiamarla zia. Non
voleva sembrare troppo vecchia.
Mi venne in mente una specie di compromesso.
“OK. Ti chiamerò Zagiù! Un nome che conosciamo solo noi, e dice tutto. Gli
altri lo crederanno un vezzeggiativo.”
Si guardò intorno e furtivamente mi baciò l’orecchio.
“Mi vuoi a dormire con te, Pat?”
Le sorrisi.
“Dormire, Zagiù?”
Annuì.
“Si……dopo!”
Bastarono quelle parole per eccitarmi, e pensai al rientro a casa.
“Hai detto che &egrave tutto sistemato. Vero?”
“Si, la mia amica mi ha dato una PGD…”
“Una PGD?”
“Si, Pillola Giorno Dopo, e poi mi ha prescritto quelle che devo prendere
sistematicamente…”
Mi guardò ancora.
“Peccato, Pat. Un figlio da te sarebbe bellissimo…. Ma…. Chissà….”
Non indagai.
Gelato, passeggiata, casa.
Dormivano tutti, a quanto sembrava.
“Ti raggiungo presto.”
Zagiù mi dette un bacio lieve e andò nella sua camera.
Io mi preparai per andare a letto, indossando solo un paio di pantaloncini.
Era abbastanza fresca la camera, il condizionatore manteneva una temperatura
piacevole, ma sapevo che Zagiù lo avrebbe spento.

Dopo qualche minuto, silenziosa e sorridente, avvolta in una leggerissima
vestaglia, entrò Zagiù e chiuse la porta a chiave.
Con studiata malizia andò allo specchio, lasciando che la vestaglia si aprisse
mostrando il turgore del seno, prosperoso e ben sostenuto, le splendide forme
adornate d’uno scuro triangolo che nascondeva il suo delizioso scrigno d’
amore.
Lasciò cadere la vestaglia. Gambe deliziosamente tornite, e il voluttuoso
tondeggiare delle natiche che ancora una volta mi fecero desiderare di
morderle, come pesche succose.
E’ ben comprensibile la incontenibile erezione che, a suo modo, rese omaggio a
quello spettacolo invitante e voluttuoso. Mi alzai dalla poltrona e mi misi
dietro lei, col fallo fuoriuscito dai pantaloncini e prontamente infilatosi tra
i glutei mentre le afferrai le tette.
Si strinse a me, ancheggiando lascivamente.
La presi tra le braccia e la deposi sul letto. La carezzai, con dolcezza la
feci sdraiare a pancia sotto e, finalmente, cominciai a lambirle e
mordicchiarle le natiche che erano sode e tremavano al tocco della mia lingua e
dei miei denti. Con la mano cercò la mia testa, la carezzò.
Come fosse una richiesta muta, lentamente si voltò, supina, le gambe
divaricare.
La mia bocca era vicina al suo grembo e la mia lingua andò subito alla ricerca
del suo sesso, caldo, profumato. Il piccolo clitoride si erse al primo tocco, e
le labbra sembrarono gonfiarsi. Era dolce e aspro nel contempo, il sapore che
la lingua andava raccogliendo, penetrando e girando intorno. Il grembo
palpitava, sentivo che il piacere stava impossessandosi di lei. Si, era così.
Le sue dita tra i capelli erano inquiete, nervose, spingevano e si ritraevano,
le pareti della vagina fremevano, il clitoride impazziva. Il sapore divenne più
salino, più abbondante…..
“Ecco! Sì, amore mio, ecco! Vieni da me….in me…. Subito….”
La penetrai quasi con furia, e sentii che non potevo andare oltre…. Stantuffai
con tutta la mia passione, il mio ardore, sentendola invasa da un piacere che
mi trasmetteva voluttuosamente.
Raggiungemmo insieme l’orgasmo, freneticamente, impetuosamente….
“Ecco, Pat……ecco….eccoooooooooooooooooooooo……mi fai morire dal piacere….”
——
Mi aveva convinto a trasferirmi alla Ca’ Foscari. E gli anni trascorsi con lei
sono indimenticabili: amore, passione, erotismo, tenerezza, voluttà.
Soprattutto comprensione. Questo non mi impediva di studiare e portare a
termine il corso di laurea.
Quando dovetti trasferirmi mi baciò a lungo, e mi sussurrò “Grazie”. La
strinsi tra le braccia.
“Ora, Pat, non potrò mai più dire ‘Ecco!’”.
Non &egrave vero, ogni vota che ci incontriamo &egrave sempre una cosa meravigliosa. E i
suoi “Ecco!” mi rendono felice.

— —- —–

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